Viaggio a Salamanca

Alla fine degli anni Ottanta, Salamanca fu destinataria di un titolo, quello di Patrimonio UNESCO, che tanta giustizia rende al suo inestimabile valore sia culturale che architettonico. La fama che da ogni angolo del mondo la incensa è attribuibile non solo all’ateneo più antico di Spagna, ma anche a siti che nel deliziarvi colmeranno di incanto la vostra permanenza qui. Vediamo insieme quali.



Plaza Mayor

Plaza Mayor, della splendida Salamanca, rappresenta il fulcro. Durante la sua posa in opera, la superficie appariva maggiore rispetto a quella attualmente occupata. La conformazione odierna, plasmata dalle mani sapienti del progettista Alberto de Chirriguera, le è stata donata nella prima metà del Settecento, quando la sua estensione è stata notevolmente ristretta. Nelle costruzioni che la attorniano vennero trasferiti gli uffici del municipio. Il padiglione posto ad oriente, denominato Pabellòn Real, è punteggiato da medaglioni sui quali sono state riportate le fattezze di alcuni sovrani spagnoli. In corrispondenza degli altri frangenti, al contrario, le effigi sono state realizzate nell’intento di omaggiare alcuni dei personaggi più importanti ed influenti della storia iberica. Su uno di questi medaglioni, rimosso tre anni orsono, venne rappresentata la figura di Francisco Franco. I lineamenti attuali della pavimentazione, insieme alle sfumature cromatiche che le ornano ogni angolo, sono frutto di alcuni interventi posti in essere negli anni Cinquanta. Precedentemente, infatti, in posizione centrale stazionava un giardino rivestito da arbusti e colorate varietà floreali. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, Plaza Mayor non mostra agli accorrenti una perfetta conformazione quadrata. Se è vero che il quadrante orientale è lungo 80,60 metri, è altrettanto vero che, ad esempio, quello ubicato ad occidente si caratterizza invece per una lunghezza pari a 81,60 metri.




La Cattedrale Vecchia

Dopo aver attraversato senza fretta alcuna la prima tappa, il momento è propizio per visionare in tutta la propria beltà la Cattedrale Vecchia. Eretta da terra a cavallo tra il 1100 ed il 1200, la sua denominazione tende a distinguerla nettamente da una Cattedrale Nuova che tra non molto tratteremo. Penetrati internamente, la Cappella Grande vi darà il benvenuto facendo di voi visori di uno spettacolo tanto articolato quanto tuttavia davvero suggestivo. Ben 53 sono i dipinti effigianti altrettanti avvenimenti dell’esistenza di Cristo. Procedendo, a delinearsi dinanzi a voi sarà, sempre più nettamente, una lapide commemorante Mafalda di Castiglia, figlia del sovrano Alfonso VIII e morta all’età di 13 anni. In passato, nel perimetro appartenente alla Cappella di Santa Barbara, gli studenti iscritti al locale ateneo svolgevano i propri esami finali. Una manciata di torrette, congegnate in era medievale, fanno egualmente parte del complesso. La Torre del Gallo, ad esempio, è così chiamata per via della presenza, in cima, d’un segnavento riproducente proprio il fiero animale. Per quel che invece riguarda la Torre delle Campane, negli ambienti visitabili all’interno vennero in principio allestite delle camere detentive. Un doveroso cenno va, per concludere, riservato alla Cappella di San Martino. Tra le sue pareti, infatti, venivano riposti tutti quegli oli con i quali successivamente colmare le lampade.




 

La Cattedrale di Santa Maria dell’Assedio

Nel descrivere la Cattedrale di Santa Maria dell’Assedio, celebre perlopiù con l’epiteto di Cattedrale Nuova, è bene prima d’ogni cosa annotare una data che nel comprovarne l’importanza appare quindi significativa, quella del 17 giugno 1887. Fu allora che, infatti, le venne riconosciuto il titolo di Monumento Nazionale. L’edificazione richiese un lasso temporale dilatato, compreso tra il 1513 ed il 1733. Nell’affiancare la Cattedrale Vecchia, essa dovette almeno inizialmente colmare le lacune di quest’ultima, considerata poco capiente. Giunti al cospetto dell’uscio d’ingresso, voltandovi verso il lato sinistro rimarrete sorpresi da un singolare particolare grafico. Un cosmonauta ed una scimmia impugnante un gelato costituiscono dei motivi aggiunti recentemente, nel 1992. Incedendo, le vetrate filtreranno i raggi solari donando loro colorazioni assai varie e vivaci. Nel Settecento, del legname ricavato da alberi di noce venne utilizzato per dare alla luce un coro. Lungo le spalliere degli stalli, come se ciò che è appena stato detto non bastasse, dei pregevoli elementi visivi ritraggono alcuni santi nati in territorio spagnolo. La Cappella di Gesù Nazareno, pezzo aggiuntivo di un insieme che se ne arricchisce, comprende una raccolta di tele realizzate da autori d’origine italiana.



p3″>La Casa de las Conchas

Da Salamanca, non potreste andar via senza aver mirato la Casa de las Conchas. La posa della prima pietra va fatta risalire al 1493. L’impronta stilistica gotica s’unisce senza prevaricare ad un plateresco che proprio nel Paese iberico trovò la propria espressione massima. Il prospetto è stato ad intervalli regolari puntinato da conchiglie (300 in tutto) simboleggianti la congregazione di San Giacomo di Santiago di Compostela. Anche alla Casa de las Conchas è stato attribuito, alla fine degli anni Venti, il riconoscimento di Monumento Nazionale. Nella prima metà degli anni Novanta, al completamento d’una lunga e laboriosa ristrutturazione seguì l’apertura, nelle stanze che ne suddividono gli interni, della Biblioteca Pubblica Nazionale. L’elaborata architettura, ulteriormente testimoniata sia dalle ampie gradinate sia da un chiostro che permane centralmente, ha una ragione ben precisa. Nel Cinquecento, infatti, i re spagnoli erano soliti concedere corposi emolumenti a tutte quelle casate che non ne avrebbero osteggiato l’influenza. L’ingresso è sovrastato dall’emblema dei Maldonado. L’esponente principe, don Rodrigo, ne incentivò in prima battuta la costruzione. Il cortile, fruibile senza dover sborsare alcuna tariffa, esercita il medesimo orario di apertura della biblioteca. Gli archetti che lo cingono, nel mixare con armonia linee rette e linee curve, vengono solidamente sorretti da colonne il cui marmo è stato estratto a Carrara.




Il ponte romano

Ad unire da secoli le due sponde del fiume Torres ci pensa il ponte romano, una delle tante icone di una città da cartolina. Segmento indispensabile di un’arteria, la Via dell’Argento, volta a far dialogare tra loro la città di Mèrida e quella di Astorga, il ponte romano potrebbe, stando a quel che affermano alcuni studiosi, risalire al regno di Traiano. Alcune correnti contrarie tendono invece a ricollegarlo all’epoca in cui a regnare era l’imperatore Vespasiano. Per quel che interessa le dimensioni, queste sono sintetizzabili risaltando sia una lunghezza 176 metri sia una larghezza che da lato a lato misura invece poco meno di 4 metri. 26, infine, sono gli archi sottostanti.

Il Palacio de la Salina

Notorio anche col nome di Palazzo dei Fonseca, Palacio de la Salina esemplifica come meglio non si potrebbe un’architettura civile che a Salamanca risulta altrettanto degna di interesse. L’epiteto, tuttora, rimane un argomento di disputa. L’opinione imperante, però, risalta un racconto che tanto ha di leggendario. Pare infatti che, nel Cinquecento, un’eminente personalità ecclesiastica, tale Alonso de Fonseca, recandosi in città col fine di prender parte ad una rassegna, si sia fatto accompagnare dalla sua prorompente amante, Juana Pimentel “La Salina”. I finestroni completanti il prospetto del palazzo vengono elegantemente bordati da colonne a loro volta attraversate da fini scanalature. Una serie di medaglioni tratteggiano sia figure mascoline che femminili. Tra questi, spicca quello suffragante Cleopatra, morta a causa del morso d’un serpente. Dal vestibolo, il quale funge da accogliente anticamera, nasce quindi un corridoio, a sua volta sgorgante da quel che rimaneva dell’antico stabile di matrice gotica in origine stazionante. Ai giorni nostri, nel Palacio de la Salina risiede il Consiglio Provinciale.

 

I musei

Un paio in tutto sono i musei che personalmente abbiamo avuto modo di visitare:



  • Il Museo Art Nouveau y Art Dèco. L’intitolazione della palazzata che a sé ne ingloba l’intera esposizione (Casa Lis) ossequia chi, come Miguel de Lis, girando in lungo ed in largo il Vecchio Continente ebbe modo di carpire la genesi di correnti artistiche rivoluzionarie. Le mostre caratterizzanti codesto polo museale sono in toto accomunate dalla giacenza non soltanto di opere pittoriche, ma anche di manufatti scaturenti dalla lavorazione di materie prime come vetro e ceramica. Ciascuno di essi è stato realizzato tra l’Ottocento ed il Novecento;

  • Il Domus Artium 2002. Nel 2002, anno in cui Salamanca divenne Capitale Europea della Cultura, si scelse di rivalorizzare un ex penitenziario, tramutandolo in un sito museale trattante esclusivamente l’arte contemporanea. Soprattutto negli ultimi anni, perciò, a Salamanca hanno iniziato a coesistere pacificamente un passato glorioso ed un presente che, per voce di esponenti alla ricerca perenne d’uno spazio nel quale esprimersi al meglio, ha fame di innovazione. Recentemente, uno sguardo attento è stato rivolto a tutti quegli artisti operanti nell’ambito dei nuovi media. Tra questi, cosa buona e giusta è ricordare Almut Linde, Roland Fischer e Julian Rosefeldt.




 

L’Università di Salamanca

Istituita nel 1218, l’Università di Salamanca costituisce temporalmente il primo ateneo sorto in terra spagnola. Artefice di una visione destinata nei secoli a giovare d’un credito enorme fu Alfonso IX, re di Leòn dal 1188 al 1230. I capitoli iniziali d’un percorso che ad oggi conserva il proprio vigore furono redatti all’interno di location differenti rispetto a quella attuale. Se è vero che solo dopo due secoli l’ateneo potette beneficiare di una sede tutta propria, è altrettanto vero che le attività si svolsero almeno inizialmente non soltanto nei locali appartenenti alla Vecchia Cattedrale, ma anche in alcune stanze messe a disposizione da locatori privati. Nei primi due decenni del Quattrocento, dopo l’acquisizione di alcuni lembi territoriali, venne dato il via a lavori che avrebbero condotto alla nascita delle Escuelas Mayores. Contemplando la facciata, un particolare cattura più degli altri. Si tratta di un teschio. Poco più in alto, un’altra rappresentazione scultorea effigia qualcosa di molto simile ad una rana. Nell’incarnare il peccato della lussuria, la rana servì come monito per i circa 6.000 studenti (tutti di sesso maschile) che mediamente frequentavano l’Università di Salamanca. Accedendo, vi consigliamo una capatina sia nei pressi della biblioteca sia nei meandri d’un chiostro realmente grazioso. La prima, lunga 41 metri e larga 12, subì nel 1664 dei danni al tetto. Nel cortile interno, invece, vegeta floridamente una sequoia impiantata nel 1870 e donata da un ateneo statunitense.

Le info

Per chiudere, i consigli di rito:



  • Il metodo migliore per approdare a Salamanca prevede l’utilizzo, in alternativa, sia dell’autobus che del treno. Scesi all’aeroporto Barajas di Madrid, nel giro d’un paio di ore arriverete in città. Le corse, distanziate di più o meno un’ora l’una dell’altra, sono giornalmente attive dalle 7 alle 22;
  • In ambito meramente urbano, l’unica soluzione vagliabile è invece l’autobus. La linea è attualmente gestita dalla Salamanca de Transportes. Potrete acquistare il ticket una volta a bordo, ad un costo di 1,05 euro;
  • Per godere a pieno di una città la cui bellezza ammalia, il periodo migliore è quello compreso tra maggio ed ottobre. Per una stanza in hotel a 3 stelle, i prezzi sono compresi fra i 35 ed i 50 euro a notte. In un albergo a 4 stelle, invece, potreste arrivare a spendere 80 euro a notte.




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