Vanitosa Capri

Nell’immaginario collettivamente diffusosi, Capri da sempre fa affiorare alla mente un insieme di luoghi le cui peculiarità nutrono predilezione particolare verso visori economicamente facoltosi. Una delle motivazioni, quella più facilmente stanabile, è rappresentata dal fatto che, con il trascorrere dei decenni, essa si è man mano trasformata in meta vacanziera per una panciuta serie di celebrità, sia italiane che internazionali. Ad impreziosire di stile ricercato un’isola perennemente azzurreggiante vi è l’altrettanto estesa gamma di pellicole cinematografiche che all’interno del suo ristretto territorio sono state girate. Alcuni significativi esempi citabili sono “Totò a colori”, “A spasso nel tempo” ed “Il disprezzo”, quest’ultimo liberamente tratto dall’omonimo romanzo, scritto nel 1954, ad opera dello scrittore e giornalista di origine romana Alberto Moravia. Nell’intento di riuscire, con tutto il rispetto che questo centro merita, a provare che l’aura della quale si ricopre rimane frutto di un qualcosa di artificiosamente costruito, ottima cosa sarebbe far cenno di una posizione i cui favori della geografia le consentono di esser raggiunta in breve tempo dagli scali portuali più vicini, tra cui ovviamente quello di Napoli. Oppostamente a quello che si potrebbe per errore credere, si tratta di un aspetto che fa di essa destinazione decisamente funzionale ad un soggiorno temporalmente ristretto ed a costi che, quindi, potranno essere ottimizzati come meglio non si potrebbe. Differentemente da Ischia e Procida, Capri costituisce isola di origine carsica. Piazzatasi alla ventunesima posizione, per estensione territoriale, tra le isole politicamente appartenenti al nostro Stivale, questo piccolo angolo paradisiaco esibisce tutt’altro che di rado montagnole che in alcuni casi superano addirittura i 500 metri di altezza.  Per ciò che interessa il suo litorale, aspetto che in meno di un secondo penetra lo sguardo è la sua foggia irregolare, nella quale si danno tra loro il cambio grotte in gran parte visitabili con piccole imbarcazioni e scogli che verso l’acqua sottostante scendono in fretta e furia. A proposito delle grotte, colei che gode di maggiore popolarità è senza dubbiosa apparenza la Grotta Azzurra, in ogni tempo fonte d’ispirazione di scritti ed opere letterarie. Sciagurata mancanza sarebbe parlare di Capri senza immettere nel bollore del calderone i suoi Faraglioni, un tris di picchi di matrice rocciosa. A ciascuno di questi tre è stato affibbiato un appellativo. Colui che del gruppetto è il più innamorato del mare che lo bagna è il Faraglione di Fuori, sola ed unica abitazione della lucertola azzurra, per la prima volta descritta alla fine dell’Ottocento.

L’itinerario

Riprendendo, a proposito del percorso da seguire, il discorso inerente i Faraglioni, questi entreranno senza sconto di pena nella cella di ciò che più veementemente rimarrà incastrato nell’animo del visitatore. Nella loro numerica classificazione, questi possono essere riassunti nella maniera che segue:

  • con i suoi 109 metri, il faraglione di Terra è indubbiamente il più alto fra i tre. La sua denominazione va ricondotta al fatto che si è al cospetto di colui che, nel gruppetto di cui è parte integrante, è il solo ad essere ancora rimasto attaccato alla terraferma;
  • vi è poi il faraglione di Mezzo, squarciato centralmente da un cunicolo che lo penetra nella sua interezza;
  • in ultimo c’è il faraglione di Fuori, la cui altitudine raggiunge quota 104 metri.

Piccola sezione venne dedicata ai Faraglioni anche tra le raffinate pagine dell’omerica Odissea, il cui nerbo intriso di leggenda fa di essi arma scagliata dal ciclope Polifemo. Al loro aspetto attuale ha contribuito senza dar mai segnale di mancanza l’azione erosiva dell’acqua, la cui forza ha gradualmente condotto alla formazione di strettoie anche molto profonde. Solitaria sopravvissuta ai numerosi smottamenti è la galleria posizionata nel Faraglione di Mezzo, la cui superficie ha anzi subito ulteriore allargamento.

Se a Capri si potesse chiedere con questionario orale il colore preferito, la risposta conterrebbe con matematica certezza il colore azzurro. A dimostrare il dato è la Grotta Azzurra, conosciuta fin dai tempi in cui Tiberio aveva potere di vita o di morte su ogni cittadino romano. La fessura che all’esterno si apre è solo per metà occupata dal mare. La luce solare che riesce ad intrufolarsi è perciò capace di proiettare una pellicola nella quale sfumature celesti sono preludio, svolgimento ed epilogo. Quando la grandezza di Roma venne meno, colei che in età imperiale era costruzione absidata marittima divenne destinataria di prolungata incuria dalla quale guarì soltanto negli anni Venti dell’Ottocento. Nel 1826, il poetante tedesco Kopisch si rese protagonista, insieme ad un gruppo di persone del luogo, di un’esplorazione grazie alla quale la Grotta Azzurra, oltre ad acquisire il nome odierno, riconquistò anche la visibilità che merita. Secondo gli addetti ai lavori, la fascia oraria migliore per visitarla è quella tra le 12 e le 14. Dal mese di novembre fino a marzo, la Grotta Azzurra viene di solito chiusa al pubblico. L’ingresso ha un costo di 14 euro, di cui 10 per la barca ed i restanti 4 per il ticket vero e proprio.

Nel segmento Est dell’Isola di Capri, beatamente coricata sul cucuzzolo del Monte Tiberio, c’è Villa Jovis, struttura d’epoca imperiale tra le meglio conservate di tutto il bacino mediterraneo. Avere  piena consapevolezza della sua grandezza vuol dire smembrare numeri che, per ciò che concerne la superficie da essa occupata, raggiungono i 7 chilometri quadrati. Privata dalle polverose dimenticanze del tempo da Norbert Hadrawa ed Amedeo Maiuri, Villa Jovis ha aiutato coloro che l’hanno studiata a comprendere meglio l’impatto dell’egida romana nell’intera zona. Questa, insieme ad altre ville sparse nei territori adiacenti, hanno rappresentano epicentro del potere romano per più di un decennio. Riguardo alla personalità di colui che tra le proprie mani deteneva il potere dell’Impero, Tiberio, contrastanti sono le voci che tra loro cozzano. A chi lo descrive come una persona crudelmente dispotica si contrappone chi, al contrario, sostiene si trattasse di un imperatore mite, loquace quel tanto che basta per apparire restio agli accecanti riflettori della ribalta. Ad un periodo lungo di oblio che accomunò il destino della villa a quello di tutte le bellezze circostanti, ha seguito un lasso nel quale dogma primario divenne “rivalorizzazione”. Negli anni Trenta, in particolare, i ruderi che nel tempo si erano depositati intorno a Villa Jovis vennero finalmente rimossi, ridando all’intera struttura quella dignità che da tempo le era stata ormai negata. L’altura gode di una vista che spazia lungo tutti i centri presenti in prossimità. Da qui, infatti, si vedono senza troppa fatica Procida, Ischia ed il Golfo di Napoli. L’entrata a Villa Jovis rende obbligatorio l’esborso di una somma pari a 6 euro.

Nota ai più con l’affettuoso nomignolo di Piazzetta, Piazza Umberto I ingrazia parte marginale della zona storica caprese. Coloro che della sua ospitalità hanno tratto vantaggio sono stati dapprima il mercato all’aperto e poi, giungendo fino ad oggi, un insieme di locali sui cui tavoli potersi accomodare e trascorrere in compagnia di amici a parenti ore liete. I prezzi, come si potrebbe agevolmente arrivare a credere, sono decisamente più alti se rapportati a quelli esercitati dalle attività ristorative ubicate altrove. A dispetto di questo inconveniente economico, lasciarsi servire comodamente seduti ad un elegante tavolino è come vivere, seppur per un fugace momento, il lusso e lo sfarzo della pomposa celebrità. Da qui si ramificano tutte le principali arterie cittadine. Una di queste è Via Cammarelle, la strada dello shopping per eccellenza.

Se, da Capri, al cielo ci si vuole avvicinare il più possibile, alla cima più elevata è bene recarsi. Composta dalla medesima tipologia rocciosa che modella i lineamenti dell’intera isola, Monte Solaro è location nella quale sostare quasi per decreto provvisti di macchina fotografica. La veduta che di sotto alberga vale infatti il tempo minimo occorrente per arrivarci. Viste le oltre 900 specie vegetali ritrovate in loco, reputare la sua flora lussureggiante è dare giudizio oggettivo. Spostando l’obiettivo verso le varietà faunistiche, il falco pellegrino e la lucertola azzurra ne sono sovrani senza pretendenti. Tutti quei turisti che ad una salutare camminata non rinunciano, da Anacapri potranno arrivare a piedi al Monte Solaro avendo come riferimento il percorso appositamente tracciato. Considerando egualmente Anacapri come punto dal quale partire, in seggiovia basteranno invece una decina di minuti.

A dividere amministrativamente l’Isola di Capri vi sono due comuni distinti. Uno di questi è Anacapri, collocata sulla parete Nord del Monte Solaro. Quello che tra gli edifici anacapresi vince per blasone è Villa San Michele, il cui biglietto di ingresso ha un costo di 8 euro. Per ripercorrere il suo percorso, è giusto digitare sui comandi della macchina del tempo l’anno 1895, quando un dottore scandinavo si invaghì dei ruderi di una cappella (dedicata a San Michele) lì ubicata, risalente a poco prima dell’anno 1000. In concomitanza con i lavori di adeguamento strutturale, non lontano dalla vigna contigua venne restituito alla luce del sole quello che sopravvisse di un’antichissima villa romana. Ai reperti dissotterrati venne data una seconda opportunità, entrando a far parte della villa, tuttora stabile nella sua posizione eretta.

Le spiagge

Tra tutte le spiagge nelle quali assumere colorazione ambrata, quella di Marina Grande è leader per vastità. A dispetto della contiguità con il punto dove attraccano gli aliscafi, le sue acque sono davvero pulite. Uno dei suoi punti forti è l’utilizzabilità di una serie di servizi che facilitano anche la frequentazione di nuclei familiari con bambini o soggetti affetti da disabilità. Un tratto di spiaggia libera è scrutabile non troppo lontano dal luogo dove si acquistano i biglietti per gli aliscafi. In posizione trasversalmente opposta si trova poi la ciottolosa Marina Piccola, raggiungibile sia in autobus che a piedi. La sua esposizione a Sud fa di Marina Piccola un comparto territoriale molto poco esposto alle raffiche di vento. Nota stonata potrebbe essere un sole che, anche nella bella stagione, tende a salutare piuttosto celermente. Distante dagli scompigliati afflussi turistici, la zona del Faro è cornice dove permanere a tu per tu con il sole che accarezza delicatamente la materia. Prossimo alla spiaggia libera è un bar dove, in mancanza di una sedia a sdraio, se ne può tranquillamente affittare una.

Cucina e strutture ricettive

Nutrirsi a pranzo con un buon primo piatto è cercare tra le pagine del menù una porzione sostanziosa di scialatielli. Rispetto alla pasta per eccellenza, gli spaghetti, essi risultano alla vista più corti, al palato più coriacei ed al tatto sensibilmente più consistenti. Abbinabili a del buon pesce pescato in giornata, gli scialatielli derivano da un impasto privo di uova. Altro formato autoctono di pasta sono i ravioli capresi. Il ripieno che essi avvolgono è equilibrata convivenza di maggiorana, caciotta e parmigiano. Per il condimento, le alternative sono un buon sugo di pomodoro o il classico burro e salvia. Una delle specie ittiche di cui il mare caprese è ricco è il totano, materia prima irrinunciabile di una delle preparazioni capresi più amate. In un fondo di olio, aglio e peperoncino, vanno aggiunti dapprima i totani ridotti a listarelle. Trascorsi 5 minuti circa, il tutto va sfumato con un bicchiere di vino bianco. Nei venti minuti che restano, gesto finale prevede l’aggiunta di qualche pomodorino, di acqua e di patate tagliate a cubetti.

Righe finali verranno riservate ai prezzi. Per una notte trascorsa nel mese di luglio tra i confort di un B&B ad Anacapri, ad esempio, le tariffe partono da 120 euro. Discorso diverso vale per un hotel a 4 stelle, la cui  permanenza notturna potrebbe arrivare a costare anche 280 euro. Una cena in pizzeria per due persone, invece, vale 40 euro.

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