Tel Aviv, icona di un Paese che dalle ceneri del passato impara

Capitale d’Israele dal 1948 fino all’anno successivo, Tel Aviv ingloba a sé popolazione che nella sua interezza conta quasi 500.000 abitanti. Città che della florida economia israeliana è centro dal quale raggi verso l’esterno si propagano, Tel Aviv sta vivendo da almeno due decenni crescita ulteriore, rifocillata da coloro i quali da ogni continente vogliono tangerne pelle resa rugosa dal tempo ma che bella ugualmente è rimasta.  A Tel Aviv, tuttora, tantissime sono la ambasciate battenti drappello di tutti quei Paesi che ad Israele son legati da vincolo diplomatico. Cosa vedere, quindi? Partiamo!



Luoghi da vedere

Rinchiudere Jaffa tra le mura di canoni prefissati potrebbe rivelarsi errore madornale. Le prime difficoltà non tarderanno a giungere fin dalla fase inerente la sua tutt’altro che agevole definizione. Se è vero che secondo tati essa altro non rappresenta che quartiere ormai fagocitato da una città in costante divenire, è altrettanto che, dall’altro lato, ci sono coloro i quali d’essa fanno un centro che, a dispetto di pacifica convivenza, fa comunque storia a sé. Nel volere di non contrariare nessuna delle due fazioni, con nessuna di esse ci schiereremo nettamente, provando di contro a darne definizione che tra oggettività e parere scaturente da visita diretta possa costituire equilibrio armonioso e speriamo per nulla stucchevole. Se delle sue origini volessimo aver notizia, 4.000 passi indietro dovremmo compiere. Si è in presenza di colei che, con certezza quasi matematica, per antichità è zona che nei confronti delle altre senz’altro eccelle. Rispetto al centro cittadino di Tel Aviv, Jaffa occupa frangente posto a meridione, quadrante nel quale, soprattutto quando la settimana volge a termine, ricche casate locali si recano per trascorrere ore lontane sia dal trambusto del quotidiano sia da stress che in alcuni casi è purtroppo inevitabile. Sulle rive d’un mare azzurro quanto il cielo che lo sovrasta, tanti sono i ristoranti nei quali poter gustare delle ottime pietanze a base di pesce. Stando a quel che afferma racconto leggendario ebraico, il nome di cui l’area si fregia andrebbe ricondotto a quello che identificava Jafet, figlio di Noè. Nonostante odiernamente Jaffa possa non spiccare se in considerazione prendessimo il suo scalo marittimo, alcune delle sue più preziose peculiarità potremmo altrove andarle a cercare. In loco, infatti, vegetano frutti tanto succulenti quanto caratterizzati da gusto del quale mai ci si stanca. Vero punto forte, se nel particolare volessimo scendere, va rintracciato in agrumi che vanno dal pompelmo fino ad arrivare all’arancia. A Salomone dovremmo arrivare nella fattispecie in cui difforme destinazione d’uso avessimo voglia di analizzarne. Allora, infatti, Jaffa fu porto nel quale merci d’ogni genere trovavano sicuro approdo. 1.400 anni prima della venuta al mondo di Cristo, tuttavia, questo lembo di terra venne forzosamente requisito da chi, come gli egiziani, qui fecero scalo nascondendosi all’interno di anfore d’argilla. Influenza arabeggiante fu con mano toccabile almeno fino al 1917, quando il generale di origine britannica Allenby fuori di casa cacciò le ultime truppe turche rimaste. Scaramucce si succedettero in seguito, con scontri nei quali la controparte araba e quella ebraica di santa ragione se le diedero almeno fino al 1948, anno nel quale i secondi ebbero definitivamente la meglio. Da allora fino ai giorni nostri, Jaffa venne plasmata ad immagine e somiglianza di una popolazione semitica che pian piano ha saputo mettere in piedi attività che vanno da gallerie d’arte a caffetterie, da strutture dove potersi cibare d’un prelibato boccone fino ad arrivare a realtà dove l’artigianato autoctono riscontra massima libertà espressiva. Colma di suggestione è la Mazal Magim St, contornata da vicoletti la cui denominazione è la medesima di ciascun segno zodiacale. In prossimità di simile arteria, stabile al quale far visita è il Museo Ilana Goor.


L’epiteto che lo etichetta è collegabile a quello di chi, nel 1995, fondazione ardentemente ne volle. La collezione che internamente dimora, sfondo nel quale il termine eclettismo sta come il cacio sui maccheroni, dagli addetti ai lavori è stata ribattezzata “la giungla artistica”. Da terra eretto alla fine del Settecento, l’immobile che attualmente ospita la struttura museale fu in passato locanda nella quale un minimo di ristoro si concedevano coloro che verso Gerusalemme, per pellegrinaggio, erano diretti. Alla fine dell’Ottocento, però, il fabbricato venne tramutato in polo nel quale veniva prodotto sapone all’olio d’oliva.  Sono circa 500 le creazioni che il museo gelosamente affagotta, raccolte da Ilana Goor per lasso temporale ammontante a mezzo secolo. Trecento rappresentazioni scultoree sono elemento che ulteriormente arricchisce raccolta la quale merita d’essere attentamente scrutata. I manoscritti dagli apostoli redatti parlarono d’una comunità di ebrei, praticanti culto credente in Cristo, piuttosto folta. A Jaffa, pare inoltre che San Pietro riuscì a riportare in vita una donna di nome Tabità. La chiesa, omaggiante l’apostolo che a Roma spirò, venne fatta elevare dagli spagnoli durante gli ultimi due decenni dell’Ottocento. Nel basamento sul quale essa verso l’alto s’estese venne in principio adagiata una cittadella frutto del volere di Luigi IX, sovrano di Francia nel Duecento. Nella chiesa, il senso della vista alimentare potrete contemplando vetrate che della maestria bavarese sono eccellente risultato. Manufatto ulteriore che sfuggirvi non potrà è il dipinto ritraente la visione di San Pietro.






 

Classico e contemporaneo, al Museo d’arte di Tel Aviv, sono facce d’una medaglia lucente come l’oro e resistente come il più imperforabile degli acciai. Aperto al pubblico entrante nella prima metà degli anni Trenta, le opere facenti parte della vasta esposizione sono state congegnate sia da esponenti locali sia da chi di diverse scuole artistiche è stato portavoce dalla fluente parlata. Tra la fine degli anni Novanta ed il principio degli anni Duemila, il museo è stato destinatario di importanti interventi di matrice ampliativa, volti ad allargare capienza che perfettamente s’adegua ad afflusso in continuo incremento. Ciò per il quale cosa buona e giusta sarebbe venire è, e scusate se è poco, sintetizzabile in una raccolta di tele le quali, oltre ad essere quantificabili difficilmente, sono celestiale manifestazione di correnti come il cubismo, l’espressionismo, il surrealismo ed il fauvismo. Interpreti il cui solo nome tanto fascino alla vostra anima infonderà sono Picasso, Mirò, Klimt, Pollock e tanti altri ancora. Un decennio fa, è stato messo a punto un nuovo padiglione le cui pareti interiormente posizionate delimitano esposizione esclusivamente dedicata a scatti fotografici. In aggiunta ad una collezione che perpetuamente permane ve ne sono altre a carattere temporaneo che tra loro si rincorrono. Gli orti botanici che esternamente presenziano sono piedistallo dal quale ascendono sculture dai lineamenti sinuosi.

 

L’acqua salmastra del mare non è unico e solo combustibile che alimenta motore il quale non perde un colpo. Qualora dall’alto volessimo visionare Tel Aviv, colorazione addizionale che trovare potremo è quel verde che alla vita si lega tramite vincolo di sinonimia. Giaciglio dove speranzosa cromaticità senza screzio risiede è lo Yarkon Park, colui che tra i parchi pubblici locali, sia per dimensione che per importanza, impera. Superficie sulla quale gli arti stiracchia è pari ad oltre 3.500 ettari. Sostando per qualche altro secondo dinanzi all’incontrovertibilità dei numeri, alcune statistiche quantificano in oltre 16 milioni i turisti che, da tutto il mondo, a cadenza annuale qui si riversano. Prati sui quali l’erba è sempre ben tagliata, giardinetti dove molteplici sono le varietà vegetali impiantate, una voliera ed un parco di matrice acquatica sono materie prime di un agglomerato nel quale in tutta spensieratezza fermarsi tra un’attrazione e l’altra. Un paio sono inoltre gli ambienti nei quali, ad intervalli regolari, diversi eventi musicali outdoor vengono organizzati. Passaggi iniziali della sua posa in opera risalgono al 1969, con il completamento del lavori che invece giunse appena quattro anni più tardi. Sei sono in tutto i giardini che il terreno partizionano. Quello che per beltà incanta è il Rock Garden, spicchio rispecchiante multicromaticità geologica di uno stato giovane, ma dalla storia a tre cifre. Qui, pareti rocciose danno ad intervalli regolari il cambio a varietà floristiche la cui somma dà valore 3.500. Lo Yarkon, il fiume che sul versante est fiancheggia il parco, tange il Mar Mediterraneo. Ultimamente, diversi sono stati gli interventi volti a provare il corso d’acqua di un inquinamento purtroppo non completamente estirpato.

 

Se per vivacità a Piazza Habima conferita andrebbe la palma del migliore, Piazza Rabin racconta vicende con la voce rattristata di chi ad esse ha direttamente e suo malgrado assistito. Qui, nel 1995, il terrorista israeliano Ygal Amil uccise con due colpi di pistola alla schiena Yitzhak Rabin, Primo Ministro di Israele dapprima dal 1974 al 1977 e poi dal 1992 alla data del suo epilogo terreno. Quando evento così funesto ebbe luogo, migliaia furono i ragazzi che in piazza scesero per dar di lui dovuta memoria. Tanti dei disegni allora da essi riportati ad oggi rimangono, nel tentativo di rimembrare un uomo che con reverenza ha servito la sua patria. Nel punto esatto dove l’ex generale venne brutalmente assassinato, un muretto venne dato alla luce. Non troppo lontano, monumento ulteriore suffraga coloro i quali hanno patito le indicibili sofferenze dell’Olocausto, tragedia che per 6.000.000 di persone segnò la parola fine. Spesso, Piazza Rabin è palcoscenico di rassegne musicali e sfilate.






 

Di giorno e di notte, Piazza Habima pullula di chi, terminato lunga e produttiva giornata lavorativa, nei suoi meandri vuol perdersi per ritrovare finalmente sé stesso. Nastro deputato a funzionale collegamento con il lungomare è dato da sentiero alberato uniformemente costeggiato da essenze sul cui fusto, talvolta, troverete amache occupate da coloro i quali piccola o grande tregua desiderano. Per voi che non partite senza farvi accompagnare da un buon volume, aree riservate a simile dotto hobby sono state via via appositamente messe a punto. Istituzioni culturali tutt’intorno troneggiano. Una di queste è il Palazzo della Cultura, un avveniristico auditorium capace di supportare capienza pari a quasi 2.500 persone. Altro angolo che dalla guida corrente eliminare non potremo è il Teatro Habima, aperto nel 1912. Nel mese di gennaio del 2012, esso è stato finalmente riaperto dopo esser diventato oggetto di massicci lavori di ristrutturazione, a loro volta condotti dall’architetto Ram Karmi, morto l’anno dopo. L’opera di rifacimento, costata prezzo davvero esorbitante, ha ampliato la sua estensione interna, aggiungendo spazio ulteriore di 500 metri quadrati, suddivisibili in tre sale tra loro distinte. Centralmente rispetto al piazzale, splendido giardino floreale si prospetta. Bastione che come vigile sentinella tutt’attorno controlla è però dato dall’opera scultorea, interamente ricoperta d’acciaio, chiamata Three Circles. Edificata a cavallo tra il 1967 ed il 1976, essa ha il compito di far ricordare periodo economico poco felice che il Paese visse proprio in quel decennio.

 

Le spiagge

Se, tra le tante mete che preliminarmente vaglierete, la vostra scelta ricadrà proprio su Tel Aviv, motivazione di simile selezione andrebbe cercata non solo in monumenti e nei segni di secoli che troppo frettolosamente si rincorrono, ma anche in spiagge che asseconderanno ogni genere di esigenza, sia per voi adulti che per i più piccini. Elenco, perciò, non potrà risparmiare quelle che, per caratteristiche, crediamo che più possano piacervi:



  • Gordon Beach. Qualsiasi aspettativa giustamente nutrirete, troverà qui degno coronamento. La sabbia è fine e bianca come farina setacciata, il lungomare che alle spalle incede è tra i più moderni del Paese mediorientale ed i ristoranti riportano in carta manicaretti a base di pesce freschissimo. Senza minimamente tralasciare infantile divertimento, avrete l’opportunità di poter scegliere tra attività che sulle dita di due mani potrete contare. Tra le più gettonate, come facilmente si potrebbe arrivare a credere, ci sono il beach volley e gli sport acquatici. Particolare che ad essa farà certamente guadagnare punti è dato sia dalla vicinanza dal centro cittadino sia da strutture ricettive che egualmente si trovano ad un tiro di schioppo;

  • Frishman Beach. Spiaggia di cui ci stiamo accingendo a parlare è, allo stesso modo di colei che quest’ultima ha preceduto nella schiera, davvero molto ampia e funzionale per tutte quelle famiglie che qui sbarcano con bambini al seguito. Per entrare in mare, i fondali non sono infatti troppo profondi. Giornalmente, sedute di fitness vengono organizzate per chi, neanche quando vive spensierato soggiorno vacanziero, vuole fare a meno d’una forma fisica che possa essere definita ottimale. La passeggiata è stata di recente rimodernata, e lungo di essa tanti ristorantini attenderanno solo il vostro cordiale ingresso. Una piccola torre s’occupa invece di dar lustro alla street art, espressione artistica nata non troppi anni fa;

  • Hilton Beach. Apprezzamento maggiore è quello ottenuto da chi del surf ha fatto vera e propria ragione di vita. Sul versante settentrionale, di contro, dalla compagnia del vostro amato cane potrete non prescindere. Sedie a sdraio, ombrelloni, docce e servizi igienici saranno guarnizione superficiale di un’offerta che sulla sola scorza non si sofferma. Per quel che interessa il parcheggio, due sono le opzioni. La prima, a pagamento, è quella di posteggiare l’auto in quello appartenente al vicino Hotel Hilton. La seconda, invece, è quella di sostare in un parcheggio pubblico tuttavia perennemente saturo. Nel lembo centralmente localizzatosi, a sventolare grazie alle folate ventose è la bandiera arcobaleno, simbolo di una spiaggia gay friendly;




  • Bograshov Beach. Nel tracciar contorno di una spiaggia che tra quelle a Tel Aviv appartenenti è forse la più sottovalutata, parchi allieteranno calde ore nelle quali sia i più grandi che i più piccini evaderanno da quel che contraddistingue il quotidiano. Punta colorante viene impressa da qualche palestra all’aperto gratuita dove rassodare la muscolatura. Panorama che in linea d’aria poco dista servirà su argenteo vassoio da un lato il Mar Mediterraneo e dall’altro architetture che nelle retrovie rimangono senza tuttavia mostrare timore reverenziale. Quando il languore suona al campanello, anche qui imbarazzo della scelta caratterizzerà i ristoranti.

 

I mercati

Paragrafo che verso la conclusione ci avvia metterà ordinatamente in fila mercati nei quali gusti, sentori e rumori saranno note d’una melodia che riascolterete senza mai seccarvi:

  • Carmel Market. Vivacità è qui termine che alla volatilità preferirà la sostanza. I commercianti che operano all’interno di questo mercato vendono tutto quel che nella vostra testa potrebbe seppur momentaneamente transitare. Dalle spezie all’abbigliamento, dall’elettronica fino ad arrivare alla frutta, al Camel Market tutto parla senza far minimamente attenzione al tono della voce. Il caos, sovrano regnante, costituisce lega la cui lucentezza sempre e comunque a sé magnetizza turisti arrivanti da ogni angolo del globo. Atto inaugurale d’un mercato che presenzia nel gruppetto delle istituzioni locali è stato girato negli anni Venti del secolo scorso. Malgrado l’ambito commerciale, ad oggi, si sia spostato in una piattaforma online dove poter acquistare di tutto, Carmel Market resiste imperterrito, conservando animo coriaceo originario. Esso è aperto tutti i giorni, ad eccezione del sabato. Il martedì ed il venerdì, come se ciò che è stato appena detto non fosse sufficiente, artisti di strada si esibiscono e tanti piccoli artigiani autoctoni danno saggio della loro abilità;

  • Jaffa Flea Market. Ubicato a distanza risibile da dove risiede la Torre dell’Orologio, colui che nella lingua italiana potrebbe tradotto con dicitura “mercato delle pulci” è saporito miscuglio tra presente e passato. Facendovi strada lungo tortuose stradine, tesori d’ogni sorta libererete da dimenticanza se capaci di cercare sarete. Tappeti e piastrelle persiane, utensili d’antiquariato, gioielli e monete che tanti anni sulle spalle portano vengono alla rinfusa disposti, nella quasi volontà di mettere alla prova il vostro saper attentamente adocchiare. Competenza ulteriore che in fretta dovreste possibilmente acquisire è la capacità di strappare un buon prezzo, sempre molto utile in posti come questo. Malgrado l’attività di siffatto mercato su tutti i giorni possa non spalmarsi, bar ed i ristoranti contigui sempre e comunque dinanzi a voi tappeto rosso stenderanno;

  • Sarona Market. Se il cibo da strada è per voi religione da professare con maggior assiduità possibile, a Sarona Market dovreste senza ombra di dubbio alcuna recarvi. Un centinaio sono le aziende, trattanti sia alimenti locali sia piatti che dall’estero provengono, che della vostra cernitura faranno impresa la quale richiederà disumane difficoltà. Proemio di un successo riscosso in davvero poco tempo andrebbe fatto risalire al 2015, quando fin da allora questo mercato è per tutti diventato peccaminoso approdo. Tradizioni culinarie vicendevolmente antitetiche ma da provare una dopo l’altra durante il vostro cammino di fronte ai vostri piedi si prostreranno. Cucina thailandese, greca, cinese, statunitense, israeliana ed italiana saranno compresenti in perimetro dove il gusto godrà e la fame zittita verrà.

 




Dritte finali

Nel salutarvi, altro non potremmo fare che fornirvi elenco dei consigli finali:

  • Periodi migliori nei quali sbarcare sono aprile/maggio e settembre/ottobre. Qualora possibilità avrete di poter scegliere senza restrizioni uno dei due lassi temporali, sappiate anche che nella stagione estiva le temperature sono comprese tra i 25 ed i 33 gradi centigradi. Quando a far capolino è invece l’inverno, le precipitazioni sono più frequenti ed i parametri termici raggiungono picchi pari a 15 gradi circa;
  • Lo scalo aeroportuale più vicino, quello intitolato a Ben Gurion, dista la miseria di una quindicina di chilometri. Essendo in presenza di una città la cui superficie è davvero molto estesa, non potremmo certo consigliarvi di visitarla interamente a piedi. Unica striscia territoriale che anteponendo un piede all’altro potreste percorrere è il modernissimo lungomare, fonte di gioia per gli occhi e di spensieratezza per l’anima. Al problema della percorribilità ecosostenibile s’è cercato di porre rimedio allestendo fitta rete sia di biciclette che di monopattini elettrici. Se è vero che l’autobus costituisce la migliore alternativa qualora da un circoletto all’altro del centro cittadino vorrete le vostre membra traslare, vero è anche che le medie distanze vengono coperte da un’altrettanto efficiente rete di treni. Per quel che riguarda il biglietto, esborso economico minore dovrete ovviamente sostenere nel caso particolare del bus. Il costo del ticket ammonta infatti all’equivalente di 1,50 euro;

  • Sezione non potremmo che riservarla ai piatti che ad ogni costo dovrete assaggiare. Uno di questi, boccone che probabilmente mai avrete sentito neanche vagamente nominare, si chiama Shakshuka, portata qui dai tunisini. Si è in presenza di una mistura, nella quale immergere dovrete la Pita, composta da pomodoro, peperoni, spezie, pepe nero e uova. Pietanza ulteriore assume la denominazione di Hraimi, adatto a chi beneficia d’un palato d’amianto. Ingrediente principale è il pesce, condito con salsa che definire piccante forse sarebbe poco;

  • I prezzi degli alberghi dipendono dal budget di cui potrete disporre. Stanza in hotel a tre stelle esige spesa pari a circa 85 euro a notte. Diverso è il discorso se orientassimo la lente verso stanza in hotel a 4 stelle. Le tariffe sono infatti comprese tra i 120 ed i 170 euro;
  • Moneta avente corso legale ad Israele è il nuovo siclo. Al cambio, 1 euro corrisponde a 4 sicli

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