Taipei, bellezza che non t’aspetti

Optando in via del tutto momentanea per una fantasia da non tralasciare in occasione del delicato passaggio che dall’infanzia porta all’adolescenza, Taipei potrebbe dar l’immediata impressione di un insieme di monoliti i quali, nel tentativo di toccare il cielo sovrastante, tendono tuttavia a dimenticare tutta la calorosa accoglienza che dal terreno posto al di sotto puntualmente ricevono. Recarsi per puro diletto in una città che di asiatico ha ancora davvero tanto sarebbe come iniettare dosi equilibrate di giustizia nella pelle di una zona fin troppo trascurata dalle principali guide turistiche. Se la ragione umana non avesse raggiunto i progrediti livelli attuali, sintetizzare un così vasto continente in due o tre paesi che politicamente e di diritto gli appartengono potrebbe costituire atto precedente a seppur grossolana giustificazione. Tuttavia, per una propensione al turismo che possa reputarsi spinta da ambizioni se non altro lungimiranti, allargare gli orizzonti e scovare quel che è vittima di conoscenza meno approfondita è avventura il cui potenziale è tuttora parzialmente inesplorato. Perdersi in paranoiche riflessioni, nel caso del centro taiwanese di Taipei, è come ingurgitare frettolosamente un piatto la cui bontà deve essere assaporata lentamente, a piccoli morsi, prendendosi tutto il tempo di un mondo che parla troppo ma riflette quel tanto che basta per apparire talvolta immaturo. Piantando i piedi tra l’asfalto delle arterie cittadine, primo particolare che di fronte allo sguardo si inchina è dato da una gradevole mistura architettonica, frutto di influenze sia politiche che culturali che nel corso di secoli si sono tra loro susseguite. In altre parole, non riuscirà affatto complicato notare due strutture le quali, malgrado possano essere collocate a pochi metri l’una dall’altra, sono frutto di concezioni del tutto differenti. Similmente ad un uomo che della monogamia non sa davvero cosa farsene, il coloniale amoreggia in contemporanea sia con l’architettura tipicamente nipponica sia con una visione spaziale moderna che di Taipei fa città proiettata verso un futuro neanche troppo lontano. Il comparto economico, come gran parte delle metropoli asiatiche, appare diversificato. Dal settore farmaceutico a quello metallurgico, da quello meccanico a quello inerente la chimica, dal tessile fino ad arrivare all’editoria, Taipei è fedele e dettagliata immagine riflessa di un Paese, Taiwan, il cui progresso è soprattutto negli ultimi anni quantificabile con cifre oggettivamente intolleranti alla miseria. Portata a compimento codesta riassuntiva premessa, opportuno è perciò iniziare a sviscerare tutti i punti dell’itinerario che segue.



 

Gli step da compiere

L’appellativo di “Taipei 101” è significante di un concetto retrostante veementemente ancorato ad una risoluta volontà di successo. Fino a non più di 11 anni fa, la torre meritava senza proposizione condizionale la palma cingente di edificio più alto del mondo. A dispetto di un primato che negli anni immediatamente successivi ha preso l’itinerante decisione di salpare verso altri lidi, la meraviglia suscitante non subisce danneggiamento alcuno. La forma del grattacielo ricorda, seppur con elaborato processo di carattere intellettuale, quella della pianta del bambù, vegetale che nel continente asiatico ricopre ancora ai giorni nostri importanza sia quotidiana che specificatamente pratica. Un numero di moduli pari a otto sfoggia reciproca ed ammirevole sovrapposizione. Le angolature sono caratterizzate dalla presenza di ulteriore elemento identificativo locale, la figura del drago. Ogni giorno, gli uffici al proprio interno ubicati danno occupazione ad una quantità di lavoratori che a pieno regime raggiunge ragguardevole quota 10.000. Una sezione apposita è dedicata al posteggio sia di auto che di moto.  Se resiste a sollecitazioni, è perché un mastodontico ammortizzatore statico compie giorno dopo giorno quel che sulla carta venne messo in sede di progettazione. Fin dagli anni della sua messa in opera vera e propria, la Taipei 101 dovette tollerare una scossa la cui entità raggiunse magnitudo 6,8.



E’ visitabile e si può salire fino all’ultimo piano utilizzando quello che nel 2017 ha vinto il premio come ascensore più veloce del mondo. Vi consiglio l’ora del tramonto, godrete di uno spettacolo unico sullo skyline della città, il prezzo del biglietto per gli adulti è di circa 18 € ed è aperta al pubblico dalle 9:00 alle 22.



Sessione d’esame di storia, priva di valutazione aritmetica ma comunque di tastabile interesse, verrà svolta qualora la volontà sia quella di attuare una breve ma consigliatissima permanenza al National Palace Museum. Ciò per il quale varrebbe davvero la pena varcare la sua porta di ingresso è rintracciabile in una collezione di manufatti d’arte imperiale cinese che, vicendevolmente sommati, sfiorano cifra numerica ammontante a 700.000. Nel 2008, un’indagine statistica condotta a livello globale lo immise nella onorevole schiera dei poli museali più frequentati del mondo. Dando occhiata penetrante alle sue pareti esterne, l’elemento strutturale principe tende amorevolmente le mani ad astanti i quali, notandone la foggia, avranno assaggio senz’altro riduttivo ma anticipante rispetto a quello che dentro c’è. Inaugurato nel 1965, il National Palace Museum è stato gradualmente oggetto di una serie susseguente di interventi di matrice ristrutturativa. L’ultimo di questi va fatto risalire al 2002. Il budget stanziato fu di 21 milioni di dollari, esborso volto a rendere l’intero polo più moderno ed agevolmente fruibile. In quel periodo, porzione maggioritaria dell’edificio venne chiusa al pubblico, con la tanto agognata riapertura che avvenne nel 2007. Le mostre a carattere permanente, sia pittoriche che calligrafiche, vengono fatte ruotare a cadenza trimestrale. A dispetto della brevità, tali esposizioni riscuotono continuo ed espresso apprezzamento. Bronzi, dipinti, porcellane e giade saranno comparse di una pellicola alla quale il singolo turista darà traccia del tutto soggettiva. Rimembrante ingrediente non da tutti gradito ma ampiamente utilizzato anche nella cucina nostrana, il “cavolo di giadeite” è con ogni probabilità uno dei pezzi che di più rallegreranno l’animo. Una piccola cavalletta si nasconde tra le sue foglie, con queste ultime che sono indice di maestria inerente sia la naturale combinazione cromatica sia i lineamenti di una creazione tanto singolare quanto pregna di meraviglia.



Il prezzo del biglietto è di circa 10€

Se le prime due destinazioni hanno rubato tempo che al sole basta per calare, primo giorno di simile soggiorno taiwanese andrà senza diritto di replica completato al mercato notturno di Shilin. Esso potrà essere opportunisticamente tramutato in fruttuosa occasione in prossimità della quale poter gustare alcuni dei piatti locali più notori. Principio delle sue attività andrebbe collocato nell’Ottocento, secolo nel cui burrascoso incedere furono migliaia i nipponici che si gettarono a capofitto nel commercio di carni, verdure, frutta e pesce. A dividere in parti eguali il mercato sono due distinte sezioni. La prima, quella appena menzionata, è stata nella sua quasi interezza destinata al settore alimentare. La seconda, quella che per prossimità cinge il corpo del Teatro Yang Ming, pullula al contrario di bancarelle dove chi adora gli indumenti potrà dar libero sfogo alla propria voluttà. Oppostamente a quello che si potrebbe per errore pensare, il mercato notturno di Shilin è usufruito sia da turisti da tutto il globo provenienti sia da persone del luogo, le quali ad intervalli settimanali qui si recano per fare la spesa.

Se è vero che i templi sono materia prima irrinunciabile per una gita in salsa asiatica alla quale possa essere attribuito rispetto, è altrettanto vero che a Taipei l’imbarazzo della scelta è in questo senso lampante. Colui che per antichità svetta su tutti gli altri è il tempio Longshan, eretto nella prima metà del Settecento. Per coloro che credono nell’esistenza di qualcuno che sopra allo squisitamente umano si pone, tra le sue mura si verrà soprattutto per ricevere dritte concernenti la situazione sentimentale, quella professionale e quella ovviamente facente capo alla salute. Conoscendone il trascorso storico, aspetto dal quale scaturirà profonda riflessione è racchiudibile nel termine “resistenza”. Il tempio Longshan è stato infatti soggetto oppresso di eventi, sia naturali che direttamente nati da cattiveria umana, che tante volte ne hanno sbriciolato la scorza. A dispetto di cotanta distruzione, la sua luce brilla ancora di medesimo splendore. In aggiunta ad elementi che della spiritualità buddista sono veneranti icone, ulteriori altari rappresentano invece dedica a santità cinesi come Mazu, protettore dei pescatori e dei marinai. L’ingresso è gratuito.



Monumento nazionale che di fiorente fama gode è il Chiang Kai-shek Memorial Hall. Al generale e politico cinese, morto proprio a Taipei nel 1975, è stata elargita l’intitolazione di un sito a nord confinante con il Teatro Nazionale ed a meridione contiguo rispetto alla Sala dei Concerti. Tutt’intorno, un panciuto parco versa supplementare grandiosità al tutto. I quattro lati che ne forgiano i tratti somatici sono di colore bianco, a sua volta contrastato dal blu del tetto apicale. La forma ottagonale non vegeta da fortunosa coincidenza. Secondo la tradizione locale, infatti, il numero 8 simboleggia abbondanza e fortuna. Per giungere al suo cospetto, andrà percorsa una delle due rampe (89 gradini ciascuna) che parallelamente seguono andamento all’andata ascensionale. Il piano terra dello stabile trattiene a sé una raccolta di volumi descriventi sia la storia personale di Chiang Kai-shek sia quella di Taiwan, Paese dove l’incanto dimora beatamente.



Godere di veduta privilegiata dall’alto si trasformerà, da iniziale e mero desiderio, in dato di fatto. Tutto questo grazie all’ausilio della Maokong Gondola, cabinovia da cittadini e non solo usabile fin dal 2007. La lunghezza del tratto percorso non supera i 4,5 chilometri, con stazione di imbocco ubicata nei prezzi dello zoo. Per un’esperienza ancor più movimentata, una delle soluzioni è data dall’opportunità di scegliere di viaggiare su cabine il cui basamento è stato fatto rivestire di spesso vetro. Per mezzo di questo, tutto ciò che è posto sotto sarà perfettamente visibile. Odiernamente, la tariffa da corrispondere è la stessa di quella che contraddistingue le normali cabine, senza ombra di dubbio alcuna adatte a chi soffre di vertigini. Ci sono 3 tipi di biglietto: NT$70 (1 stop), NT$100/3,00€ (2 stops) and NT$120/3,50€ (3 stops).

 

Se l’asticella dello stress raggiunge livelli oltre insostenibili, una capatina al quartiere termale di Xinbeutou è salvifico toccasana contro tutti i mali. Tra le zone di Taipei, questa è la più alta. Lungo tutta la valle transitano torrenti le cui acque termali emanano vaporoso candore. Gli arbusti ed i praticelli sono sovente avvolti da nebbia che mina la visibilità ma non la pelle vellutata. Malgrado il centro città non sia troppo distante, a regnare in questo posto è una rilassatezza che rinvigorirà l’umore. Una ventina di minuti di metro basteranno per arrivarci. Dalla fermata intitolata Beitou bisognerà scendere, salendo sui coloratissimi vagoni che qui sbarcano. 



.



Nel chiudere in bellezza siffatto cammino, una divertente sosta allo zoo di Taipei è coronamento di un romanzo scritto con slanciata grafia. Dai suoi battenti vennero fatti entrare i primi ospiti nel 1914, quando l’isola taiwanese era ancora subalterna di ferma dominazione giapponese. A proposito di dimensioni che mai costituiscono branca da sottovalutare, queste vanno riepilogate risaltando una superficie globale ammontante a ben 165 ettari. Panda, pinguini, koala ed ippopotami sono solo alcune delle specie animali che in loco trascorrono esistenza perennemente posta dinanzi agli scatti dei visitatori. Per raggiugere lo zoo di Taipei, bisogna salire in metropolitana, posando piede in terra in prossimità dell’omonima fermata.

 

Cucina ed alloggio

Annodata con giro doppio alla cultura di un luogo è un’arte culinaria che, per molti versi, ne descrive come meglio non si potrebbe origini ed usanze. Tra i manicaretti verso i quali appropriato sarebbe orientare la scelta vi è il guao bao. Si tratta di una fetta di pane dapprima sottoposta a cottura a vapore e poi riempita di una farcitura a sua volta contenente pancetta di maiale, coriandolo ed arachidi grossolanamente sbriciolate. Altra preparazione attenzionabile viene identificata con il sostantivo di beef noodles soup. Si è in presenza di una zuppa composta da carne bovina brasata, brodo, verdure e spaghetti cinesi. Terza ed ultima proposta è il ba wan, consistente in un impasto traslucido la cui forma ricorda quella di un disco. Il ripieno varia in sincronia rispetto alla regione nel quale esso viene preparato. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, esso è fatto di germogli di bambù, carne di maiale e funghi shiitake. 



Per un alloggio, infine, valgono le stesse regole in vigore per tutte le destinazioni del mondo. I prezzi dipenderanno sia dal periodo dell’anno sia dal genere di sistemazione. Per una camera singola, in hotel a tre stelle, le tariffe sono pari all’equivalente compreso fra i 30 ed i 75 euro. Per essere invece beneficiari delle comodità di una struttura a quattro stelle, il corrispettivo per notte non dovrebbe superare esternamente i 100 euro. In via del tutto generale, la stagione migliore per visitare sia Taipei che Taiwan in generale è la primavera, quando le temperature raggiungono picchi assolutamente sopportabili di 23 gradi.

 

270

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *