San Pietroburgo, capitale culturale russa

Per estensione e per abitanti censiti, San Pietroburgo è il secondo centro abitato russo. Istituita dallo zar Pietro Il Grande, San Pietroburgo è una città che da ogni angolo emana cultura. Senza perderci in orpelli ulteriori, cosa buona e giusta è a questo punto intraprendere un viaggio che speriamo sia di vostro gradimento.

La Fortezza di Pietro e Paolo

Eretta da terra nel primo decennio del Settecento, la Fortezza di Pietro e Paolo è ubicata sull’Isola delle Lepri, lembo di terreno tutt’attorno costeggiato dal corso del fiume Neva. La sembianze tuttora visibili sono la rappresentazione materiale di un progetto, quello dell’architetto di origine italiana Domenico Trezzini, avallato da Pietro il Grande, primo imperatore di Russia. Almeno inizialmente, anche e soprattutto per via dello scoppio della Grande guerra del Nord (conflitto iniziato nel 1700 e terminato 21 anni più tardi), ad essa vennero affidate mansioni di matrice prettamente difensiva, destinazione d’uso che nel corso dei secoli verrà sensibilmente mutata. Almeno fino alla prima metà del Novecento, infatti, è qui che dovettero scontare la propria pena coloro i quali mostravano aperta opposizione ai regimi politici in carica. Nel voler citare solo qualche esempio, particolare menzione la meritano personaggi come Bakunin e Trotskij. Internamente, la cattedrale dei Santi Pietro e Paolo avvolge le spoglie della stragrande maggioranza di chi, in Russia, ha goduto di un potere inarrivabile. Tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del decennio successivo, qui vennero inoltre traslati i resti sia dell’ultimo zar, Nicola II, sia della propria famiglia. Ergendosi, la cattedrale culmina con una guglia della quale perfettamente visibile è la sua aurea colorazione. L’altitudine raggiunta ammonta, in corrispondenza della sua parte apicale, a poco più di 122 metri. Una figura angelica, intenta a mantenere tra le proprie mani una croce, ai giorni nostri costituisce una della rappresentazioni simboliche più importanti e riconosciute della città. Soggetta a chiusura nel 1919, la cattedrale venne tramutata cinque anni più tardi in una struttura museale. Due ponti, entrambi fabbricati in legno, vi daranno la possibilità di accedere alla Fortezza di Pietro e Paolo. Il primo, quello di San Giovanni, venne completato nel 1706. Il secondo, quello del Coronamento, fu realizzato oltre due secoli dopo. Se qualcosa in più sulla storia della città avrete voglia di conoscere, tutto quello che dovrete fare sarà entrare all’interno di uno dei molteplici musei che nel perimetro sono stati nel tempo allestiti. Uno di questi è il Museo storico di San Pietroburgo. Nei mesi corrispondenti alla stagione estiva, la spiaggetta posizionata esteriormente rispetto alle mura diventa sito nel quale cittadini e non si concedono una breve permanenza sotto i raggi del sole.




 

La Cattedrale di Sant’Isacco

Proseguendo il nostro viaggio a San Pietroburgo, dalla lista non avremmo potuto escludere la Cattedrale di Sant’Isacco. La posa della prima pietra va fatta risalire al 1818, con gli ultimi interventi che invece vennero posti in essere quattro decenni più tardi. Nella speciale classifica delle chiese ortodosse che nel mondo primeggiano per altitudine, la cattedrale di Sant’Isacco occupa un’onorevole seconda piazza. Penetrando con lo sguardo la facciata esterna, ciò che facilmente potreste notare è la presenza di colonne (112 in tutto) fatte interamente di granito rosso. Se è vero che la prima venne innalzata nel 1828, è altrettanto vero che furono necessari ben 2 anni per mettere in piedi quelle restanti. La cupola, alta la bellezza di 21,8 metri, è dimostrazione di quanto l’ingegneria possa raggiungere livelli di assoluta eccellenza. Lamine in rame ne ricoprono l’intera superficie esterna. La lavorazione delle stesse avvenne applicando una lega nella quale tra loro vennero fusi oro e mercurio. Per via dei fumi emanati da quest’ultimo, una sessantina di lavoratori persero purtroppo la vita. Sommando tutto l’oro allora utilizzato, il peso raggiunto fu pari a circa 100 chilogrammi. Proseguendo internamente, l’area occupata dalla cattedrale è quantificabile in 4.000 metri quadrati. Al massimo della sua capacità, essa sarebbe in grado di accogliere 14.000 fedeli. I migliori artisti russi dell’epoca vennero coinvolti nella decorazione degli interni. I motivi grafici, in totale, sono più o meno 150, realizzati facendo uso della tecnica denominata “affresco a secco”. La pittura, infatti, venne stesa sulla superficie murale ad intonaco ormai completamente asciutto.

Il Palazzo d’Inverno

Pensando a San Pietroburgo, ciò che nella mente immediatamente affiorerebbe è il Palazzo d’Inverno. Il nome di cui tuttora si fregia non è affatto casuale. E’ qui, infatti, che nella stagione invernale albergavano gli zar. I lineamenti che odiernamente sfoggia scaturiscono da una settecentesca cooperazione nella quale la zarina Elisabetta fu la commissionante e Bartolomeo Rastrelli il braccio operante. L’intento, fin dal principio, fu quello di dar sostanza ad una concezione, quella di città nella città, perfettamente intravedibile nell’egualmente notoria Reggia di Versailles. Nel piano posto inferiormente, le finestre si caratterizzavano per un’altezza che, se paragonata a quella delle altre, appariva maggiore. Uniche variazioni che vennero decretate interessano le tonalità di colore esterne. Il verde tuttora in essere, intervallato dal colore bianco sia delle colonne sia delle articolate decorazioni, venne fino alla seconda metà degli anni Quaranta rimpiazzato da un rosso che forse alla costruzione non rende troppa giustizia. Oltrepassando la scorza, penetrando quindi fino all’interno, ciò che ruberà l’occhio è la tanto armoniosa quanto equilibrata mescolanza tra impronta barocca e neoclassica. Lo Scalone d’Onore, annualmente ed in concomitanza con la festività dell’Epifania, veniva percorso in maniera trionfale da uno zar il quale direttamente partecipava al sentito rituale della “benedizione delle acque”. In basso furono allestiti ambienti dove venivano espletate sia le incombenze domestiche sia quelle burocratiche. Salendo fino al secondo piano, invece, ciò che si poteva trovare è riassumibile negli alloggi spettanti alle cariche più elevate, tra cui gli ufficiali. Le camere che per lusso spodestavano le altre vennero ovviamente fruite dalla casata imperiale. Nelle immediate vicinanze del palazzo, nel 1764, Caterina la Grande ordinò la posa in opera del Petit Ermitage, un rifugio verso il quale la sovrana fuggiva per trovare quella pace non pienamente garantita da una vita di corte colma di doveri. Qui, Caterina amava farsi letteralmente accerchiare da dipinti acquisiti in occasione dei molteplici viaggi in giro per il Vecchio Continente. Fortemente danneggiato nel 1837 da un incendio le cui cause sono rimaste ignote, il Palazzo d’Inverno fu dapprima sottoposto ad un’attenta ristrutturazione e poi, nel 1917, convertito in quartier generale del governo provvisorio russo a seguito della caduta dell’ultimo zar, Nicola II.




 

L’Ermitage

Dopo averne citato la versione ridotta, ciò che faremo è soffermarci su un museo che, a livello globale, beneficia di un interesse che non conosce declino: l’Ermitage. Pur contenendo qualcosa come 3 milioni di manufatti in totale, lo spazio a disposizione permette di porre dinanzi alla pubblica ammirazione soltanto 60.000 esemplari. Riprendendo quello che è stato detto prima, a giocare un ruolo di primo piano nel processo di rapido incremento delle collezioni fu Caterina la Grande, spinta da una passione viscerale per il bello e saggiamente raccomandata dal filosofo francese Diderot. Nel corso della sua esistenza, essa acquistò oltre 2.000 quadri. Altri zar, dopo di lei, rimpinguarono ancor di più un insieme già piuttosto nutrito. Quando ad imperversare fu la Rivoluzione Russa, tanti dipinti vennero purtroppo venduti. Senza sminuire un avvenimento comunque deprecabile, in loco sopravvivono agiatamente opere di artisti come Cèzanne, Degas, Gauguin, Rembrandt, Van Gogh, Caravaggio, Rubens e Renoir. Diversificata è la varietà dell’esposizione, che dedica specifici segmenti anche a manufatti egizi e romani.

La prospettiva Nevskij

Come un tronco che elevandosi sobriamente si dirama, la Prospettiva Nevskij percorre un centro abitato che intorno ad essa sembra raccogliersi. Incedendo lungo un tratto la cui lunghezza sfiora i 4,5 chilometri, essa si contraddistingue per una larghezza compresa tra i 25 ed i 60 metri. La costruzione avvenne a cavallo tra il 1711 ed il 1721. Muovendo dalla Piazza del Palazzo, dove sostare all’Ermitage è d’obbligo, la Prospettiva Nevskji s’interseca piacevolmente con luoghi, quelli che stiamo per elencare, che se avete tempo dovrete senza esitazione scrutare:



  • La cattedrale di Kazan. Connotato che la distingue dal resto è dato dal costante e regolare susseguirsi di 144 colonne corinzie. Volgendo lo sguardo in alto, l’attenzione verrà catturata dalla cupola, il cui diametro supera abbondantemente i 17 metri;
  • Il Palazzo Stroganov. L’appellativo, richiamando la potente casata che ne volle l’edificazione, identifica uno tra i palazzi più fascinosi della città. La storia di cui è protagonista, temporalmente ambientata nel 1742, narra di un intervento nel quale l’edificio iniziale, di un piano e mezzo, venne significativamente ampliato. I discendenti, ereditandone la proprietà, modificarono in maniera drastica gran parte degli interni, giovando dei servigi di una ventina di architetti. Nel 1918, il palazzo venne nazionalizzato divenendo “Casa-Museo Nazionale Stroganov”. Da un lasso temporale nel quale la dimenticanza esercitò su di esso una pungente morsa esso uscì nel momento in cui divenne parte del Museo Russo;
  • Il Ponte Anickov. Assemblato originariamente in legno (1715), il ponte venne prima a più intervalli rinforzato e poi, nel 1841, riedificato in pietra. Il parapetto fu congegnato dall’architetto di origine tedesca Karl Schinkel, con lo scultore Pyotr Klodt che invece curò personalmente la creazione di statue ritraenti una razza equina araba. Quando Leningrado fu assediata, nella Seconda Guerra Mondiale, ognuna di esse fu smontata e riposta in un luogo sicuro;
  • La Piazza Ostrovskij. L’epicentro di un grazioso giardinetto è rappresentato da un’effige scultorea ritraente Caterina II, alta poco più di 4 metri. Attorno al basamento sul quale poggia, altre statue hanno assunto carattere quasi vivente. Tra queste, vi sono quelle dedicate ad Ekaterina Daskova ed a Gavriil Derzavin, poeta e drammaturgo morto nel 1816.

 

Il complesso Peterhof

Dimostrazione di quanto il concetto di bello possa creare assuefazione è Peterhof, un complesso dichiarato nel 1990 Patrimonio UNESCO e che nelle mensilità estive diventava stabile residenza di Pietro Il Grande. A dispetto di dimensioni che al sobrio lasciano poco margine, l’eleganza è invisibile solo per chi distraendosi non ne gusta i sentori. Fuori, vivaci fontane e vialetti su entrambi i lati sorvegliati da arbusti sono gioia allo stato puro. L’acero e l’olmo sono le essenze presenti con frequenza maggiore. Le rose, i cui petali di tanti colori rallegrano un’atmosfera già di suo gioviale, fanno tutto il resto. Per quello che riguarda invece i palazzi più importanti, essi sono in questo modo classificabili:

  • Il Gran Palazzo. Perfezionato nel 1755, decisiva fu la costruzione dei due padiglioni posti lateralmente. Tutti e due, previo nullaosta della zarina Elisabetta, sono stati pensati da Bartolomeo Rastrelli;
  • Il Palazzo Monplaisir. Era qui che Pietro Il Grande dava modo a chi accorreva a fargli visita di mettersi a proprio agio. Notevole è la stanza nella quale avvenivano le cerimonie, con il suo rivestimento ligneo.

Altri musei

Dato l’alto tasso di beltà finora sviscerato, avremmo potuto fermarci qui. Nel chiudere la lista, vorremmo tuttavia provvedere a catalogare un altro paio di musei che, secondo il nostro modesto parere, varrebbe la pena di adocchiare:

  • Il Museo navale militare centrale. Gli appassionati di tale ambito, in loco troveranno pane per i propri denti. La quasi interezza dei resti andrebbe ricondotta alla gloriosa storia della Marina Militare Russa. Armamenti, rare documentazioni, progetti in forma cartacea, monete ed arredamenti sono solo alcune delle preziosità che qui troverete;
  • Il Museo Statale dell’Artico e dell’Antartico. L’intitolazione lascia intravedere una trattazione, inerente entrambi i poli terrestri, pressochè unica in tutto il globo. Aperto al pubblico nel 1930, il museo protegge tra le sue mura attrezzi utilizzati nelle esplorazioni, diorami e, come se questo non fosse ancora sufficiente, qualche frammento del dirigibile “Italia”.

Qualche dritta utile

Nel chiudere, qualche consiglio che, siamo certi, vi sarà utile:

  • Tra i piatti tipici di San Pietroburgo, citazione esclusiva meriterebbero i Sirniki, delle deliziose frittelline nel cui impasto vengono aggiunti ingredienti come la farina, le uova e lo zucchero. Solitamente, vengono serviti in accompagnamento a dell’ottima marmellata di fragole;
  • Per muovervi in città, avete l’imbarazzo della scelta. C’è la metropolitana (costo ticket 45 rubli) in primis, composta da 5 linee e da quasi 70 stazioni in tutto. Avendo necessità di raggiugere le zone periferiche, potrete virare sul tram, per un biglietto che vi costerà 40 rubli (52 centesimi di euro). Fortemente sconsigliato è l’utilizzo dell’auto, sia a causa delle indicazioni in cirillico sia per via del traffico intenso a tutte le ore. Se non volete perdervi l’animo più romantico di San Pietroburgo, un tour in barca è ciò che fa per voi. In questo caso, il prezzo di una corsa ammonta a 100 rubli;
  • Tra le compagnie aeree che dall’Italia raggiungono San Pietroburgo ci sono Belavia e Lufthansa. Il periodo migliore per visitarla va da giugno ad agosto, quando le temperature sono quindi più miti;
  • Per un alloggio in hotel a tre stelle, le tariffe sono comprese tra i 45 ed i 70 euro. In albergo a 4 stelle, invece, spendereste non meno di 100 euro a notte.
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