Samarcanda, una storia lunga oltre due millenni

Seconda città uzbeka per densità abitativa, Samarcanda è attraversata dalla via della seta, arteria capace di collegare tra loro il continente asiatico e quello europeo. Frapponendosi tra i due blocchi, le collidenti contaminazioni l’hanno col tempo tramutata in un centro che, se amate la storia, dovrete quanto prima raggiungere. In seguito, abbiamo selezionato per voi le attrazioni più belle.

 


Il Registan

Individuare l’epicentro di Samarcanda è davvero molto semplice. Una parola ne etichetta una storia lunga secoli: Registan. Originariamente, era qui che la popolazione locale si radunava per udire gli interventi di chi, essendo parte della casata reale, veniva solennemente introdotto dallo squillo di lunghe tubazioni in rame soprannominate dzharchis. Su tre dei quattro lati della piazza giacciono altrettante madrase, ciascuna delle quali dichiarata Patrimonio UNESCO all’inizio degli anni Duemila:

  • La madrasa Ulugh Beg (prezzo ticket 6 euro, valevole per tutte le madrase). Eretta da terra nell’anno 1417 e completata cinque anni più tardi, la sua suddivisione interna consta di un paio di piani i cui lati misurano, rispettivamente, 56 e 81 metri. Essendo alta poco più di 16 metri, essa può essere intravista anche da distanze piuttosto accentuate. Esternamente, le sue fattezze sono finemente ornate da piastrelle la cui colorazione tende al blu. Gli infissi sparsi lungo tutto il suo perimetro permettono all’illuminazione solare di penetrare. Il sentore di verde vien dato da graziosi giardinetti nei quali stazionano molteplici varietà vegetali. Giungendo al suo cospetto, sarà impossibile non rimanere ammaliati dalla grandiosità di un arco la cui altezza di 32 meri sovrasta il resto dello stabile. Il suo frangente apicale è stato interamente rivestito da mosaici raffiguranti le stelle. L’azzurro della cupola si aggiunge ad un edificio interiormente ancor più ricco. Ogni angolo della madrasa racchiude sia aule sia ambienti supplementari nei quali agli studenti veniva dato modo di prepararsi adeguatamente alle lezioni;



  • La madrasa Sherdar. La sua posa in opera, se paragonata a quella caratterizzante la prima madrasa, è temporalmente collocabile circa due secoli dopo, nel 1619. Di conformazione somigliante ad un rettangolo, essa ha negli anni dovuto patire le offese che da alcuni sismi le sono state rivolte. Vicino ad ogni angolo del prospetto s’elevano verso l’alto minareti di oltre 30 metri, a loro volta cinti da una cornice molto simile ad una stalattite. Se è vero che esteriormente le linee geometriche sono da sole capaci di rubar lo sguardo, è altrettanto vero che, entrando, lo spettacolo s’arricchisce. Le mura perimetrali, insieme alle volte, sono state infatti sapientemente adornate adottando una metodologia nota con l’appellativo di koundai;
  • La madrasa Tilla Kari. Ultimata nel 1660, questa madrasa è pertanto la più giovane tra le tre. L’epiteto di cui di fregia ha una precisa ragione, ricercabile negli ornamenti aurei visibili varcando la soglia di ingresso.



La moschea di Bibi-Khanym

Nella lista comprendente i siti della città che in ordine di importanza senz’altro primeggiano non potremmo che immettere la moschea di Bibi-Khanym (prezzo ticket 90 centesimi di euro), consacrata nel 1404, larga ben 109 metri e lunga poco meno di 170. Incedendo dal versante nordorientale, la sensazione immediatamente percepibile deriva dall’imponenza di una cupola che, nell’adagiarsi su un basamento quadrangolare, in corrispondenza della sua cima tange i 40 metri di altitudine. Nel cuore del cortile vi è un piedistallo sui cui marmi elegantemente decorati va poggiato il Corano. Stando a ciò che in tanti affermano, pare che fino a qui sia ne giunta una copia appartenuta ad Uthman ibn Affan, genero di Maometto e redattore di un testo, il Corano appunto, inizialmente trasmesso solo vocalmente.  Le dimensioni della moschea non sono affatto casuali. I suoi tre saloni erano infatti volti a contenere, nella giornata del venerdì, tutti gli uomini residenti a Samarcanda.

Lo Shah-i-Zinda



Il nome Shah-i-Zinda (prezzo ticket 1 euro) designa un importante agglomerato di matrice funeraria visitabile dirigendosi verso nord. Superata l’entrata, altro non dovrete fare che percorrere una rampa i cui scalini, per via del tempo che passa, appaiono un tantino scivolosi. Perfezionata la risalita, dinanzi a voi si prospetterà qualcosa di realmente magnifico. Su entrambi i lati di un vialone, infatti, sono state ordinatamente disposte costruzioni le cui decorazioni, secondo tanti, presenziano tra quelle più belle riconducibili all’arte islamica. Nell’omaggiare alcune influenti personalità legate da vincolo di parentela a Tamerlano, la quasi totalità dei mausolei è stata congegnata tra la fine del Trecento e gli inizi del secolo susseguente. Durante la parte iniziale del vostro cammino, dovreste doverosamente sostare al cospetto del Mausoleo di Shirin Bek Ata e del Mausoleo di Shadi Mulk Oko. Nel primo, sono state disposte le spoglie della nipote di Tamerlano.




Nel secondo, invece, riposa la sorella. Le ultime tombe avrete modo di contemplarle fruendo di una scalinata ulteriore. Dato che rivestono i ¾ del perimetro d’una piazza a forma di rettangolo, farete fatica ad immortalarle tutte simultaneamente. Per intrinseca solennità, a spiccare qui è senza ombra di dubbio alcuna il Mausoleo di Kusam ibn Abbas, cugino di Maometto e protettore della città. In passato, vennero riportati alla luce i resti di un individuo rimasto tuttora privo d’identificazione ma probabilmente vissuto in età medievale.

 


Gli altri mausolei

A proposito di mausolei, ci sentiamo di suggerirvene altri due:

  • Il mausoleo di Khoja Doniyor. Il fabbricato consta di cinque cupole le quali a loro volta sovrastano quello che, forse, è uno dei sarcofagi più lunghi al mondo. I suoi 18 metri affagottano con dolcezza la salma di Daniele, profeta ebraico. Le dimensioni s’intrecciano ad un racconto che tanto ha di leggendario. Pare, infatti, che il corpo del profeta cresca annualmente d’un centimetro. I resti di Daniele vennero, per volere di Tamerlano stesso, traslati a Samarcanda da Susa, odiernamente appartenente al territorio iraniano;


  • Il Mausoleo di Tamerlano. La posa della prima pietra va fatta quasi certamente risalire al 1403. Con raffinata ricercatezza, a darvi il benvenuto sarà un portale i cui elaborati ornamenti interessano sia le incisioni impresse ad ogni mattone sia mosaici che definire belli potrebbe apparire quantomeno riduttivo. Le piastrelle esterne presentano colorazioni tra loro difformi e che vanno dal blu al bianco fino ad arrivare all’azzurro. La cupola, alta fra i 12 ed i 13 metri, è d’un blu qua e là punteggiato da stelle e candidi punti.


Il Bazar Siyob

Tra i maggiori bazar di Samarcanda, il Bazar Siyob è quello che per distacco eccelle. Ad approdare giornalmente qui non sono soltanto gli abitanti del centro uzbeko, ma anche visitatori giungenti da ogni angolo del globo. Dalla moschea di Bibi Khanym, la distanza è senza fatica colmabile anche a piedi. Quantificabili in poche centinaia sono i venditori trattanti ogni genere di mercanzia. Un alimento onnipresente è il naan, un pane lievitato che dall’India si è man mano diffuso sia in Asia centrale che nel Medio Oriente. In mancanza di una farcitura iniziale, il naan è perlopiù consumato in accompagnamento a verdure o formaggi.





 

Il Museo Afrasiab

Sarà bene esaurire l’itinerario con una debita permanenza tra le inestimabili ricchezze del Museo Afrasiab (prezzo ticket 2,30 euro), lontano un paio di chilometri dal centro cittadino. Cinque sono le stanze espositive interne, vicendevolmente differenziate da criteri meramente temporali. In ognuna di esse, infatti, il visore assisterà a fasi differenti d’una storia che con magnanimità c’ha in eredità ceduto Samarcanda. I manufatti esposti, più di 20.000 in tutto, provengono da scavi effettuati in ogni angolo della regione. Armi, oggetti in ceramica, volumi ed opere scultoree sono solo alcuni degli esempi menzionabili.


 

Qualche info

I consigli, per concludere:



  • Il periodo migliore per visitare Samarcanda è compreso fra i mesi di aprile e settembre;
  • Per una stanza in hotel a 3 stelle, non spendereste più di 45 euro a notte. In un albergo a 4 stelle, invece, le tariffe non sono inferiori ai 70 euro;
  • Per volare fino a Taskent, capitale uzbeka, una delle compagnie vagliabili è Rossija Airlines. Da qui, la distanza da colmare ammonta a poco meno di 270 chilometri. Per il tratto in questione, fortemente raccomandata è la fruizione del treno.




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