Salento: le spiagge più belle

Altresì notorio con l’epiteto di penisola salentina, il Salento è colui che dello stivale italico traccia i contorni del tacco. Tre sono le province, di cui una soltanto immissibile nella sua interezza in una subregione che sempre più diviene oggetto del desiderio di vacanzieri ed amanti della scoperta: Lecce, Taranto e Brindisi. Rimanendo nell’oggettivo dei numeri, i mari che con esso convivono senza fargli guerra sono due. Il primo è il Mar Ionio, mentre il secondo è il Mar Adriatico, rintracciabile ad ovest della sempreverde cartina geografica. Lingua, architettura e cucina sono solo alcuni dei tratti che dal resto della regione pugliese la differenziano. Emblema della profonda diversificazione è la permanenza di minoranze linguistiche. Nella penisola salentina centrale, odiernamente corrente è un dialetto che dal greco discende direttamente: il griko. Nei paesini che costeggiano Taranto, invece, comunità arbereshe tengono intatte usanze la cui scorza è per fortuna dura a morire. Meritevole di citazione accogliente è la pizzica, una danza i cui natali vanno scovati seppur con plausibile beneficio del dubbio nel Settecento. Avendo provveduto a mettere a punto quella che si spera sia stata degna presentazione, intento che segue è quello di rispondere a tutti coloro i quali, in questo momento, si stessero chiedendo quali sono le spiagge più belle di questa parte d’Italia. Ebbene, senza ulteriori indugi, partiamo!

 




La spiagge

Nella lingua territoriale marittima appartenente al comune di Porto Cesareo, nella provincia leccese, la spiaggia di Punta Prosciutto rappresenta meta d’arrivo per chiunque, da ogni angolo del globo, abbia ferrea volontà e tenace intenzione di trascorrere attimi di blu colorati e di tranquillità dolcemente sfumati. La ribalta che si accinge a prospettarsi è quanto di più scarno da contaminazioni si possa desiderare, con un insieme tutt’altro che nutrito di casupole le quali, quasi come dei punti messi lì per rompere una seccante monotonia, si alternano a dune dove la sabbia assume colorazione che solo il perfettamente lindo può eguagliare. La bassezza dei fondali fa della spiaggia di Punta Prosciutto luogo nella cui estensione poter permettere ai bambini di giocare in tutta tranquillità, senza assillo o inquietudine alcuna. Pregio ulteriore di questo scorcio di Eden è rappresentato dal fatto che, essendo in gran parte composto da spiaggia libera, unico gesto sufficiente sarà munirsi di sdraio ed ombrellone. Il risparmio, nel caso in cui si tenga conto del lato prettamente economico, sarà oltretutto assicurato. Il tratto nel quale essa rizza gli arti è considerevole e trapuntato, ugualmente alle strisce che caratterizzano il manto di una zebra, da degli angoli di macchia mediterranea che del meridione italiano è particolare distintivo.  Nel segmento che del nord fa criterio orientativo, la spiaggia di Punta Prosciutto mostra zone che verso la roccia nutrono particolare predilezione. Più a sud, invece, quest’ultima cede spazio ad una sabbia che il buon Dio stende nel volere nobilissimo di dar assaggio del bello, quello vero. Dall’altro lato del suo limite geografico settentrionale, posto nei confronti del quale è bene rivolgere particolare attenzione è Torre Colimena, frazione ubicata in territorio soggetto a giurisdizione manduriana. Il suo appellativo è chiaro riferimento alla torre che del medesimo nome si identifica. Essa costituisce solo una delle torri a scopo difensivo fatte erigere nel Quattrocento da Carlo V, desideroso di porre finalmente un risolutorio argine alle incursioni turche che in zona accadevano tutt’altro che di rado. Per chi, una volta giunto nella spiaggia di Punta Prosciutto, proprio non vuole procedere alla talvolta seccante installazione di un ombrellone, alcuni lidi presteranno tutti i confort necessari.





A Melendugno (Lecce), Torre dell’Orso è tappa comprensiva di una spiaggia esaustivamente rispondente non soltanto ai bagnanti che nella limpidezza del suo mare intendono umidire le membra, ma anche a coloro che al surf dono legati da una passione che i limiti del viscerale li ha ampiamente superati. La trasparenza delle acque va senz’altro attribuita all’azione mitigatrice delle correnti che dal canale d’Otranto scaricano indubbia vitalità. Così chiamata per via di un bastione dal quale, fra il Quattrocento ed il Cinquecento, avvistare l’incedere minaccioso delle navi nemiche, la spiaggia Torre dell’Orso è stata ripetutamente destinataria della Bandiera Blu, riconoscimento riservato a poche elette. Altra teoria, in controtendenza rispetto a quella appena menzionata, sostiene che il toponimo possa rappresentare collegamento, seppur piuttosto lontano, alla foca monaca. Un paio di scogliere racchiudono il lembo in esse interposto, una cala dalla lunghezza approssimativa di 800 metri. Nelle retrovie, una pineta artificialmente allestita conferisce alla tela quel verde che sta bene con tutto. Nella scogliera posta inferiormente alla torre di vedetta, alcuni cunicoli accoglievano in passato gli arnesi utilizzati da chi della pesca faceva fonte di primario sostentamento. Non molto distante dalla spiaggia, le “Due Sorelle” si uniscono dando alla luce piatto verso il quale astinenza visiva è effetto certo. In base a ciò che sostiene un racconto tanto leggendario quanto tuttavia inverosimile, pare che questi due faraglioni siano tutto quel che rimane dei corpi di due sorelle che, giunte sulla spiaggia per cercare evasione momentanea dal trambusto quotidiano, si siano talmente allontanate dalla riva da non esser più riuscite a fare ritorno.


Situata a distanza per niente proibitiva da Otranto ed accessibile solo e soltanto tramite comunque piacevole passeggiata (il tratto da percorrere non è più lungo di 400 metri), la baia dei Turchi è in questa maniera segnalata in quanto, nel fare affidamento su un racconto ormai consolidatosi all’interno della cultura popolare locale, fu proprio qui che i turchi attraccarono, assediando Otranto e facendo razzia di tutto quel che hanno tra le proprie mura trovato. Ciò che di baia dei Turchi va rimembrato è riassumibile in una spiaggia sabbiosa ed anch’essa esente dall’attività deturpatrice umana e, come se questo non fosse ancora sufficiente, nel fatto che essa faccia parte dell’oasi dei Laghi Alimini, il cui particolare ecosistema è habitat naturale propizio per diverse specie, sia animali che vegetali.

Affacciante sul Mar Adriatico, a Porto Badisco spetta il diritto di prender parte a quella che si spera possa essere lista sufficientemente esaustiva. Poco meno di una decina di chilometri la separano dalla vicina Taranto. Per arrivare da qui a Lecce, invece, il percorso da dover in auto coprire apparirà nettamente più laborioso, data la distanza pari a 37 chilometri. Oltre che di un mare che se potesse parlare racconterebbe storie troppo belle ed avvincenti, Porto Badisco si fa altresì conoscere per la tradizione gastronomica legata alla preparazione dei ricci marini, autentica finezza con la quale arricchire le tavole. Stando a quel che sostiene una delle teorie maggiormente pronunciate, fu in questa spiaggia che Enea sostò dopo esser fuggito in fretta e furia da Troia. Esposta ai riflettori della notorietà negli anni Settanta, la Grotta dei Cervi è ulteriore elemento che di Porto Badisco sarebbe infattibile omettere. Si tratta di una grotta naturalmente formatasi il cui interno giunge agli onori della cronaca storica per il semplice fatto di rappresentare uno dei più imponenti complessi pittorici neolitici del Vecchio Continente. Cunicoli la cui bellezza non dà opportunità di descrizione conferente giustizia sono lungo tutta la loro superficie adornati con graffiti al tempo realizzati con guano di pipistrello.

Quella che nel parco naturale regionale Porto Selvaggio (Nardò) dimora è una spiaggia nella quale l’intimità si sposa alla perfezione con la sua innata natura. Il mare terso che ne cinge la sabbia, oltre che essere sottofondo rispettosamente sovrastato da voce intonata, accoglie a braccia spalancate specie acquatiche dal fascino indubbio, come la stella marina ed il polpo. Ad un bagno rigenerante nell’aderenza delle sue acque è possibile far seguire una lunga e tutt’altro che faticosa camminata tra una natura circonvicina il cui principio attivo farà in modo di dimenticare per qualche ora i problemi del giornaliero. Dall’insopportabile caldo torrido estivo si potrà scappare recandosi nella foresta adiacente, dove la fragranza dei pini allieterà l’olfatto ed il refrigerio della loro ombra donerà pace. In uno dei lati della spiaggia, è presente un’area nella quale organizzare, pur con imprescindibile rispetto, gioviali picnic. Nei mesi in cui l’afflusso turistico risulta più marcato, un chiosco farà in modo di accontentare sia il senso di fame che quello di sete.




Frazione che del comune di Salve (Lecce) tesse trama territoriale, Marina di Pescoluse consegna tra le mani di chi accorre uno scenario naturalistico che nulla ha da invidiare alle spiagge finora doverosamente descritte. Quando il mare termina, a subentrare subito dopo è un litorale radente, la cui colorazione della spiaggia tende ad assumere colore medesimo del bianco latte. Nelle retrovie, dune ritoccano composizione assuefacente. Essendo orientata verso il punto cardinale meridionale, le acque lasciano intravedere il fondo lungo tutto l’arco delle quattro stagioni. Lontane il tempo di un battito di folte ciglia ci sono cavità di origine carsica. Se del solo bagno non ci si accontenta, suggestione storica verrà rilasciata da un monumento megalitico preistorico e da una tomba sorta 2.500 anni prima della nascita di Cristo.

Il nomignolo di “Caraibi dello Ionio” sembra calzare come sartoriale vestito su misura ad una spiaggia, quella di Punta della Suina, che condisce Gallipoli di una spezia che sapor sfacciato le dà. La leggera sensazione di assopimento che la prospettiva tenderà ad indurre è atto iniziale di un sogno dal quale svegliarsi non si potrà più. Un mare blu come la mantella di una fata, una spiaggia dalla cui sabbia farsi lentamente cullare ed una vegetazione che cresce priva di ostruttivi ostacoli è tutto quello che distingue un posto il quale, per via dell’evidente intimità che induce, non può che essere sempre più frequentata anche da personaggi più o meno illustri. Sia sul lato destro che su quello sinistro, ci sono delle piccole scogliere, occhi che scrutano l’orizzonte avvistando eventuali sguardi accusatori. L’accesso e la fruizione vengono rispettivamente garantiti da un’area parcheggio e da una pedana in legno.




Colmare tratto che conta non più di 4.000 metri permetterà, dalla località di Alliste (Lecce), di bussare alla porta di una delle sue frazioni: Capilungo. L’intero comparto economico della zona viene quasi per intero rifornito da un settore turistico che qui è attività prevalente. La costa, diversamente dalle località fino al paragrafo scorso elencate, si caratterizza da scogliere ed anfratti la cui foltezza non è inversamente proporzionale ad un relax sempre e comunque ampiamente assicurato. Contrariamente a quello che si potrebbe erroneamente pensare, la balneazione è assolutamente praticabile ed anzi incentivata da un mare troppo seducente e largamente sedotto. Gli abitanti del luogo, il cui occhio attento osserva e vigila di continuo, permettono addirittura ai loro bambini di nuotare in un posto dove le basse scogliere costituiscono impaccio al quale ci si abitua molto presto. Cespuglietti di mirto, i cui fiori biancastri sono inno alla vita, vegetano a Capilungo indisturbati, aiutati generosamente da un turismo di nicchia che non ne pervade la sincera spontaneità.

Torre Vado, a Morciano di Leuca (Lecce), è una marina che nella stagione invernale conta a stento un’ottantina di perseveranti anime. L’epiteto col quale si fa chiamare è indicazione più che funzionale ad un soggiorno qui che sarebbe coronamento di un itinerario che dal ritmo della pizzica salentina si fa irresistibilmente trascinare. Pare, infatti, che il nome scaturisca dall’estrema facilitò con cui è possibile giungere in spiaggia. La posizione geografica è punto di forza ulteriore, dato che da qui è impresa semplice spostarsi nel giro di poco tempo dallo Ionio all’Adriatico e viceversa. La torre omonima, uno dei tanti stabili dai quali nei secoli scorsi di scorgeva la linea dell’orizzonte, è membro individuale di un gruppetto in zona che appare decisamente gremito. La corsa del tempo ha ad essa affiancato una serie di costruzioni di recente edificazione. Torre Vado è bersaglio più ambito sia per chi la vacanza vuol trascorrerla in solitudine sia per chi intende condividerne i momenti insieme alla propria famiglia. Pizzerie, trattorie, punti di ristoro vari ed abitazioni da affittare troveranno pronta e valida risposta agli interrogativi che perverranno.



Spostandosi ad Ugento (Lecce), la spiaggia di Torre Mozza è tappa congedante di un tour che chi scrive vorrebbe non finisse mai. A nord, essa va a ricongiursi col bianco pallido di Torre San Giovanni, dando in questo modo alla luce un litorale tanto lungo quanto pieno di inestimabili sorprese. Immancabile apparizione è la torre cinquecentesca, privata dall’inarrendevolezza del tempo di uno dei suoi componenti apicali. Partizionando la spiaggia, il poligono che a meridione dimora fin dalla notte dei tempi è ad ora attrezzato con tutto quello che ai visitatori serve. Camminando verso nord, invece, la visuale gradualmente varia, con piccole dune sabbiose e frammenti di macchia mediterranea da proteggere con tutte le forze in corpo. Su richiesta, alcuni lidi mettono regolarmente a punto lezioni di pizzica che immergeranno i praticanti negli angoli più veraci della cultura salentina.

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