Quanto sei bella, Tbilisi

Accingendoci a parlare d’una Tbilisi che del Caucaso è perlina che non necessita di logorroica lucidatura, quel che potremmo in un primo momento chiamare in causa è una leggenda che strettamente la riguarda. Pare che, in origine, la Capitale della Georgia sia stata conglomerato macchiettato da foreste. La fondazione delle città avvenne circa 4 secoli dopo la nascita di Cristo, ad opera del sovrano Vackhtang I Gorgasali. Cinque anni fa, l’integrità di un centro abitato dall’acuta memoria e dall’audace perseveranza venne violata da un nubifragio nel quale si contarono quasi 20 vittime. Furiosa battura d’arresto non rase al suolo le certezze di una Tbilisi che al mondo si apre senza bisogno di urlo sgraziato.



La tabella di marcia

Edificata a cavallo tra il 1995 ed il 2004, la cattedrale della Santissima Trinità è tra le chiese ortodosse al mondo più elevate struttura che la terza piazza occupa. Visionandone la facciata che esternamente si trova, lo spettacolo che dinanzi si prospetta è mix pregno d’equilibrio tra impronta stilistica tipicamente georgiana e caratteri appartenenti all’architettura di tipo bizantino. Idea inerente l’erezione da terra di simile fabbricato venne partorita tra la fine degli anni Ottanta ed il principio degli anni Novanta, quando un concorso a carattere sovranazionale avrebbe dovuto decretare quale, tra i progetti facenti parte della competizione, sarebbe stato quello al quale dar concreto seguito. Disordini politici, uniti a problematiche inerenti l’ordine pubblico, ritardarono in maniera significativa la venuta alla luce di una cattedrale volta a favorire la resuscitazione di vitalità ecclesiastica per troppo tempo immersa in un sonno profondo. Fondi economici destinati alla sua materializzazione provennero sia da versamenti privati sia da donazioni elargite da cittadini semplici. Lembo di terra selezionato fu quello sul quale precedentemente poggiava chiesetta armena suffragante la Theotokos, titolo riconosciuto a Maria di Nazareth fin dal quarto secolo che la nascita di Cristo seguì. Elemento che nell’occhio penetra immediatamente è quello posto in cima, una cupola che con forza vien mantenuta da un numero di colonne pari ad 8. Aspetti che pregio aggiuntivo le conferiscono andrebbero rintracciati sia in un rivestimento aureo sia in una croce che rappresenta massima estensione verticale. Se è vero che la pavimentazione è stata uniformemente affagottata da lisce lastre marmoree, è altrettanto vero che l’altare è finemente ornato da pregevoli mosaici. Le tele, creazioni addizionali che le pareti poste internamente a festa vestono, sono state realizzate da un team di talenti posti sotto la sapiente guida di Amiran Goglidze. Delle nove cappelle che formano ordinata suddivisione, cinque di esse giacciono sottoterra. L’estensione della cattedrale della Santissima Trinità ammonta, se nella sua interezza presa, a circa 5.000 metri quadrati.



Fermata che, immediatamente dopo quella che il ghiaccio frantuma, ci sentiamo di mettere in risalto assume denominazione tanto eloquente quanto riconosciuta a livello universale di Ponte della Pace. Aperto al pubblico una decina di anni orsono, il Ponte della Pace costituisce sostanza toccabile d’un progetto redatto da un architetto italiano, Michele de Lucchi. Se il concetto di bello ad esso accostato presenta dimensioni riducenti e riduttive, è perché esso si caratterizza per qualcosa che varca le ristrette frontiere della sola bellezza estetica. Quel che infatti emblematizza è collegamento pacificatore tra due punti, coppia di istanze che dopo sofferta separazione tornano finalmente a stringersi la mano. Nel caso in cui tal metafora volessimo applicarla alla realtà dei fatti, quel che in relazione andrebbe messo va riassunto nel quartiere riconoscibile con l’epiteto di Bericoni, zona che in città è tra le più antiche, e nel quartiere di Rikhe, destinatario negli ultimi anni di numerosi interventi atti a radicale riqualificazione. Nel percorrere da sponda all’altra il fiume Kura, il Ponte della Pace rappresenta un qualcosa di molto simile ad una farfalla che delicatamente s’appoggia sul pelo dell’acqua. Materie prime che in sede di posa in opera vennero utilizzate furono l’acciaio dei suoi tubi ed il vetro al quale conformazione triangolare è stata data. Di notte, spettacolo che per il senso della vista sarà acqua che disseterà è assicurato dalla gran quantità di luminarie le quali, nell’avvolgere totalmente lo scheletro del ponte, prolungamento delle stelle notturne appaiono.




Cuore battente d’una città che anno dopo anno dà il benvenuto ad un numero di visitatori ormai in costante incremento è senza ombra di dubbio alcuna il Giardino Botanico della Georgia. Specie floreali d’ogni sorta cercano e trovano calorosa ospitalità in un luogo dove natura non è solo un vocabolo, ma dimensione sprigionante essenza che inebria. Facendo dovuta menzione di numeri che meglio di qualsiasi altra cosa ne testimoniano sia grandezza che intrinseco significato, sono 161 gli ettari che tra loro addizionati plasmano tutt’altro che ristretta superficie. Quasi 5.000 sono invece le varietà floristiche. Nel momento in cui d’esso le origini vogliamo cercare di comprendere, bisognerebbe far riferimento ai carteggi redatti di proprio pugno da Jean Chardin, commerciante di preziosi transalpino che nel recarsi nella bella e radiosa Georgia approfondito cenno ne fece. Nella prima metà dell’Ottocento, tre giardini posti sotto diretta giurisdizione della locale casata reale vennero vicendevolmente incollati, così da permettere assemblaggio di un Giardino Botanico nel quale depurare sia mente che corpo dall’assordante clamore della città. I cultori dell’arte fotografica scorgeranno fragrante pane per i propri denti. Tanti sono infatti gli scorci da immortalare, prospettive da portare con sé in casa rimembrando fascino d’un viaggio che sorprendervi vi saprà. Frequentazione a cadenza giornaliera non interessa i soli residenti a Tbilisi, ma anche ospiti da tutto il mondo giungenti. Recentemente, ad entrare a far parte del Giardino Botanico è stato quello che in passato altro non era che luogo nel quale le salme dei praticanti culto musulmano venivano tumulate. Personaggio che tra essi godette di maggiore notorietà fu Mirza Fatali Akhundov, scrittore di origine azera morto nell’anno 1878. Entrata regina è ubicata nei pressi della Fortezza di Narikala. Stando a quello che narra racconto da generoso filo di leggenda condito, pare che quest’ultima sia stata congegnata prima della venuta al mondo di Tbilisi. La struttura, se verso distensione si vuol orientare l’occhio indagatore, pare infatti stringerla nello spazialmente finito d’un affabile amplesso. Fetta maggioritaria dei suoi elementi fortificativi venne ultimata tra il Cinquecento ed il Seicento. Nel primo trentennio dell’Ottocento, un rovinoso sisma divenne carnefice di nutrita serie di danneggiamenti ai quali, per mezzo di successive ristrutturazioni, venne tuttavia posto pronto rimedio. Il popolo mongolo la ribattezzò “Narin Qala”, traducibile nella nostra lingua nella dicitura “Piccola Fortezza”.



Epicentro irradiante sussulti che gli animi gentilmente scuoteranno è costituito da Piazza della Libertà. Storia che su tanti capitoli vien ripartita è su tal striscia territoriale stata scritta, a volte con l’inchiostro ed a volte col sangue fuoriuscente dalle ferite riportate da innocenti. Se il trascorso ci facessimo raccontare, tanto capiremmo sulla celerità con la quale un posto, analogamente alla sfera caratteriale umana, è capace di variare. Di dominio battente altri drappelli è stato per secoli nolente destinataria una popolazione, quella georgiana, che dalle ceneri ha saputo trarre sia insegnamento che concime fertilizzante. Nel periodo che al dominio sovietico corrispose, ovvia intitolazione che alla piazza venne attribuita fu quella omaggiante dapprima Lenin e poi Beria, georgiano di nascita e stretto collaboratore di Stalin. Attorniata da fluido candore è un’opera anagraficamente giovane, dante riguardosa memoria ed elevata quel tanto che basta da dar modo al capo di rizzarsi perpendicolarmente all’insù. Alta 35 metri, la sobria appariscenza della Statua di San Giorgio è potente lume che intravisto può essere da ogni angolo del centro abitato. Il manufatto scultoreo che in cima sussiste è frutto di preliminare lavorazione di frammento bronzeo a seguire placcato in oro. Nello sfoggiare iconica rappresentazione di un bene che sulla malignità ha la meglio, la Statua di San Giorgio palesa carnale attaccamento dei georgiani a colui che del Paese è patrono proteggente.

Dopo aver in lungo ed in largo contornato mete che dalla classicità non intendono allontanarsi, istante propizio è quello di traslare animo respirante curiosità verso perimetro che del contemporaneo è diretto discendente. A Fabrika Tbilisi, quella che nel secolo appena congedatosi altro non era che fabbrica nella quale indumenti venivano prodotti è stata trasformata in un centro a trazione culturale dove creatori pensanti, operando in un’area che spazialmente condividono, danno voce ad un artigianato autoctono che riscoprendosi si fa esteriormente apprezzare. L’immobile, stiracchiatosi su basamento di oltre 7.000 metri quadrati, è quadrilatero dove permangono sale appositamente allestite per conferenze, intime boutique ed un ostello che nel circondario troneggia per dimensioni. Soffermarsi al cospetto della facciata che esternamente staziona, ciò di cui chiave di lettura andrà stanata è una street art con colpevolezza reputata deturpante. Gli interni, invece, ritoccano senza stravolgere uno stile industrial che nessuna gomma cancella. Le pareti non hanno rifiniture, i tubi non si nascondono ed alcune macchine sono state lasciate nel tentativo di rimembrare passato che tanto deve ancora insegnare.




Sulle pendici del Monte Mtatsminda, parco di 100 ettari che col medesimo appellativo si fa chiamare è punto d’approdo al quale, se a Tbilisi venite con famiglia al seguito, rinunciare non potrete. Dal livello del mare, altitudine dalla quale beneficiare di veduta che definire spettacolare sarebbe approssimazione al ribasso ammonta a 770 metri. Mezzo collegante via Chonkadze al parco in questione è una funicolare lunga poco più di 500 metri. Di valente macchina fotografica dovreste munirvi se un giro vorrete fare a bordo di una ruota panoramica che per completare una corsa impiega più o meno 12 minuti. Come se ciò ancora non fosse sufficiente, ad esaltare infantilismo che mai deve assopirsi saranno giochi d’acqua, montagne russe e giostre le cui colorazioni rallegrano anche lo spirito più triste.




Oggettino da portar con voi sulla via d’un amaro ritorno lo troverete, con probabilità che quasi certezza diviene, tra gli schiamazzi del mercato d’antiquariato che a Tbilisi di maggior lume s’avvantaggia: il Dry Bridge Flea Market. Contare sulle dita di due mani minuti che per percorrerlo avrete a disposizione si rivelerà idea non supportata da alcun fondamento, dato che per ore in loco vi perderete. Anteponendo piede all’altro, sarà come ritornare ad un antico che mai queste sponde ha completamente abbandonato. Nell’aprirsi una breccia nei vostri cuori, il mercato confesserà senza mentire lato artistico che anche se intenditori non siete non risparmierà sorpresa. Decine sono infatti gli artisti di strada intenti a ritrarre tutto quel che intorno a loro vedono. Sul piano dove essi lentamente operano, ciò al quale assisterete è mansueta coesistenza tra colori che d’abbattimento non vogliono sentir parlare. Articoli che sbirciando ripescherete saranno non soltanto rappresentati da cimeli che del periodo sovietico sono materiale lascito, ma anche da monete ed oggettini d’argento che dinanzi al flusso valutante dei vostri occhi brillantemente luccicheranno. Esposti non troppo nelle retrovie saranno anche dischi di cantautori italiani, molto apprezzati quando il regime comunista in zona era agente legiferante.

Nulla affatto lontana da Piazza della Libertà, la Torre dell’Orologio del Palazzo delle Marionette è tocco epilogante di una vacanza georgiana forse diversa da quella che solitamente immaginare potrete, ma che proprio per questo sarà capace di farsi ricordare fino alla fine dei vostri giorni terreni. Fatta murare nel 2011dal burattinaio Rezo Gabriadze, ai suoi piedi staziona cordoncino che per fattezze sa come ci si distingue. Altrettanto singolare colonna, situata non lontano dal quadrante smaltato d’oro dell’orologio, sorregge in realtà un nulla che concetto flebile perennemente rimane. L’edificio, analogamente alla nostra torre pisana, s’innalza seguendo movimento tutt’altro che simmetrico, palesando stortura che verso il lato sinistro pende. Ad intervalli di 60 minuti, un angelo si mostra dalla balconata e, nell’aiutarsi con un martello, applica leggero colpettino ad una campana. Il suono è preludio a scenetta che senza fronzoli descrive il ciclo vitale d’ognuno di noi. Un uomo ed una donna si conoscono, si sposano, danno alla luce un bambino, invecchiano insieme e muoiono.





 

Dritte finali

Non vi priveremo dei nostri consigli neanche in simile occasione:

  • Nel progettare con debito anticipo il soggiorno, fattore verso il quale è bene prestare attenzione è ovviamente costituito dal periodo dell’anno nel quale giungere a Tbilisi. La stagione primaverile e quella autunnale appaiono lassi temporali sicuramente più funzionali. D’estate, infatti, le temperature possono raggiungere picchi di 35 gradi che mal s’adattano a passeggiate prive di fatica;
  • Le tratte aeree dirette che dal nostro Paese conducono a Tiblisi sono sempre di più. Due tra le compagnie da porre al vaglio sono Ryanair e Georgian Airways. Se prenotate in ritardo ed un volo diretto proprio non lo trovate, opzione altrettanto valida ma leggermente meno pratica è quella di far scalo ad Istanbul con Turkish Airlines. Oppostamente a quel che per mancata conoscenza potreste immaginare, un solo giorno potrebbe essere non sufficiente per visita che possa definirsi approfondita. Al contrario, 2 o 3 giorni dovrebbero bastare;

  • Moneta ufficiale georgiana è il lari. Al cambio, 1 lari corrisponde a 28 centesimi di euro;
  • Data la presenza d’un centro storico non estesissimo, suggeriamo di provvedere a prenotare una camera d’albergo lì, muovendovi a piedi se di tanto non dovrete allontanarvi. Se per bus o metropolitana optate, un biglietto dal costo di 0,50 lari (avente durata di un’ora e mezza) varrà sia per l’uno che per l’altra. La corsa numero 37, attiva nell’arco delle 24 ore, collega l’aeroporto alla città. La metropolitana di Tbilisi, suddivisa su due linee che tra loro si intersecano nella Station Square, è moderna e caratterizzata da piacevole efficienza;

  • Arteria cittadina dove quantitativo maggiore di locali si concentra è Akhvlediani Street. Lateralmente, la strada pullula infatti di ristoranti e pub nei quali, quando cala la notte, potrete dar modo al divertimento di esprimersi senza frenante restrizione. Club che in città è vera e propria istituzione è il Bassiani. Impianto d’amplificazione all’avanguardia, serate impreziosite da Dj beneficianti di fama non soltanto nazionale ed una pista da ballo sulla quale scatenarvi sono solo alcuni degli elementi che qui possono e devono farvi precipitare. Altro locale che segnarvi dovrete è il Cafè Gallery. A dispetto di una capienza ridotta, serate dove a regnare la musica fanno da sfondo ad interpreti facenti parte dei generi più disparati. Quando la luce del giorno è alta nel cielo, un caffè sulla terrazzetta è gesto col quale godere anche di straordinaria veduta sulla città;
  • Piatto principe della cucina locale è il Khachapuri. Si tratta di una focaccia di notevoli dimensioni ripiena di formaggio Imereti, uova ed erbe aromatizzanti. Altra portata sono i Khinkali, involtini riempiti di carne macinata e spezie;

  • Per una stanza in hotel a tre stelle, le tariffe partono dai 40 euro e sfiorano i 70 euro per notte. Tariffe leggermente più alte vengono applicate in alberghi a 4 stelle nei quali alloggio costa più o meno 80 euro;
  • Qualora dalle proprietà curative delle acque termali vogliate farvi cullare, le Terme di Abanotubani sono meta nella quale tanti turisti confluiscono. In passato, personaggi illustri ne hanno tratto vantaggio. Pare che Puskin, poeta e drammaturgo russo vissuto tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, abbia definito quelli di cui qui egli stesso è stato fruitore i migliori bagni termali della sua esistenza. Ciascuna seduta ha durata temporale di un’ora. Se piccolo sovrapprezzo verserete, vi verranno forniti un telo e delle ciabatte. Massaggi e trattamenti ingrossano un’offerta variegata di suo.




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