Praga

Semplicemente Praga

Se una sola fotografia bastasse a riportare tutto ciò che rende un luogo bello da vivere, quello che rimane un detto non pienamente provato sarebbe quindi destinato ad entrare irrimediabilmente nel buio profondo della più anonima e pietosa miscredenza. Il brivido del tentativo sarebbe tanto ardito quanto apprezzabile, ma non apparrebbe sufficiente per rinchiudere all’interno di una superficie dalla conformazione rettangolare una città che, con impeto sempre maggiore, sta gradualmente entrando nelle grazie di un’infinità di viaggiatori. Il fatto che ella sia ambita non va imputato ad una nomea fine a sé stessa e del tutto manchevole di contenuto, ma a sembianze che in tutta la loro eleganza trafiggono il cuore di chi giunge con spine di una rosa la cui fragranza permane, rilasciando lentamente feromoni per i quali non esiste antidoto efficace e riconosciuto. Mettere piede per la prima volta a Praga infonde in ciascuno l’impressione di essersi appena imbattuto all’interno di una dimensione terrena ma parallela, talmente differente da ciò che disegna la stinta tela del giornaliero da riuscire perfino a provocare uno spavento che, tuttavia, rimane preludio ad un’infatuazione inguaribile. I minuti che precedono l’atterraggio di un volo che in questo luogo conduce sono quanto di più indimenticabile possa esistere in un mondo nel quale si pensa troppo ma poco si ascolta. Il sole che si accinge a coricarsi dona infatti alla visuale un tocco quasi speziato, fatto di calde sfumature di un rosso restio ad ogni genere di aritmetica catalogazione. L’impressione di presentarsi al cospetto di una regina la cui pelle resiste agli insulti del tempo è istantanea. La visita ad ogni monumento  sembra d’un tratto costituire gesto secondario d’una contemplazione di cui essi sono margine di sartoriale fattura. Praga è deliziosa come poche, impenetrabile nella glacialità del suo sguardo, leggiadra nello strascichio dei suoi delicati indumenti, odorosa in tutto quel che sempre sprigiona, talmente ricca da potersi permettere di razionarne l’immorale prorompenza. Lo scrittore e poeta di origine argentina Borges la definì, in una delle sue più significative citazioni, “piena di sogni in altrettanti sogni”. Ogni singola parola di questa frase è cruda in tutto quel che ne rende essenziale il lessico, ma calzante quanto un abito da sera su un corpo privo di ogni immaginabile imperfezione.   Percorrerne le vie, gustarne i tradizionali manicaretti, godere di un cielo che dall’alto la seduce impunemente, fare l’amore lasciandosi ammantare dalla suggestiva notte praghese sono infatti tanti zuccherini frutti di un albero che non attende stagioni, ma ne crea in continuazione senza mai cercare tregua. Poco importa se la relativamente ridotta superficie ne delinea una statura metrica non troppo accentuata. L’importante è spogliarsi della selettività degli stereotipi, vivendone quel che la fregia con tutti gli strumenti interpretativi reperibili in loco.

Le tappe del tour

In un centro abitato dove diverse sono le influenze che positivamente hanno inficiato sui suoi piacenti lineamenti, la medesima compenetrazione può essere piuttosto facilmente notata anche sul modo di essere di chi la abita da generazioni. Malgrado, a prima vista, le donne e gli uomini praghesi possano sembrare assai restii a qualsiasi genere di informazione, tale impressione scemerà a passo di gazzella. Il biondo dorato della chioma delle sue donne rispecchia efficacemente la dolcezza di un sussurrio. La fierezza degli uomini è invece lascito di un passato non troppo lontano il quale, forgiandone la tempra, ne ha forse reso coriacea la scorza.

Nella fattispecie in cui codesto doveroso preludio sia riuscito nel neanche tanto celato intento di far affiorare la gergale acquolina in bocca, a sferrare il colpo di grazia sarà il tragitto che segue:

  • tappa di apertura sarà il Castello di Praga, tra i siti la cui visita richiederà senza margine di errore alcuno più tempo. Si tratta di un complesso protetto da un insieme di elementi fortificativi la cui costruzione va fatta risalire al IX secolo. A partire dal primo ventennio del Novecento, il Castello di Praga è diventato la residenza ufficiale della massima autorità politica locale. Nella sua evidente maestosità, la struttura vanta una posizione privilegiata attribuibile ad un’altura che ne sorregge il peso. Una superficie totale che sfiora i 70.000 metri quadrati fa in modo che il suo nome possa essere immesso nella schiera dei castelli più grandi del pianeta. La fusione tra due antitetiche credenze forgia un agglomerato dall’indubbia pregevolezza sia architettonica che artistica. Se da un lato la devota spiritualità ceca trova nella Cattedrale di San Vito il proprio materiale punto di riferimento, dall’altro lato il profano risponde con forza pari e contraria facendo di una viuzza emblema della perpetua brama umana di ricchezza. Il Vicolo d’Oro, infatti, è braccio armato del volere di Rodolfo II d’Asburgo, sovrano che a cavallo tra il Cinquecento ed il Seicento deteneva il potere sulla zona. Era tra le casupole che ne dipingono il suo districarsi che, all’epoca, si trovavano le botteghe di alchimisti al quale venne affidato il compito di tramutare i metalli più poveri in quello che, per preziosità, non ammette rivalità: l’oro. All’ingresso principale del Castello di Praga bisogna far ritorno non per disorientamento ma, di contro, per assistere al cambio della guardia, momento nel quale gli ufficiali dell’Esercito Ceco si rendono artefici di un rituale da non perdere per nessuna ragione al mondo;

 

 

  • vi sono luoghi, in ogni angolo della Terra, nei quali i flussi turistici fanno da padrone impositivo, scegliendo autonomamente una linea editoriale caratterizzata da tanti proclami ma da non  altrettanto contenuto. Di opinione trasversalmente opposta è il quartiere Malà Strana, il cui taglio oculare rimane fermamente ancorato ad un vocabolo “tradizionale” del quale qui è ancora possibile leggerne il significato. Rasa al suolo da un incendio nella prima metà del Cinquecento, Malà Strana imparò da quella sciagura la maniera per rinascere, ancora più bella di prima. I motivi barocchi dei suoi edifici ne fanno irresistibile leccornia, per un pasto che verrà ulteriormente rimpinguato da raccolti piazzali, palazzi visivamente magnetici e scorci che di un bacio rubato rimangono sfondo ideale;

 

 

  • altro spicchio praghese da deglutire a piccoli morsi è Staré Mesto, chiara dimostrazione di quanto Praga sia piacevolmente ossessionata dalla voglia di stupire gli astanti. Posizionato in prossimità della riva destra del fiume Moldava, questo quartiere si fa notare per la propensione maggiore ad una modernità che del passato non ne è però colpevole carnefice. Gli istinti consumistici potranno essere abbondantemente nutriti grazie alla gran quantità di negozietti i cui souvenir saranno ricordo tastabile di un’esperienza incancellabile. Attrazione sovrana di quella che nella lingua italiana potrebbe essere soprannominata la “Città Vecchia” rimane l’orologio astronomico, realizzato nel 1410 da un orologiaio di nome Mikulas Kadan. Dalla parte superiore del Municipio, la cui torre è alta ben 70 metri, esso inscena una commedia musicale brillante, graziosa, standardizzata ma mai noiosa. Il funzionamento sul quale esso si basa è sicuramente elaborato e si compone di due distinti quadranti. Ogni ora, nell’intervallo quotidiano compreso tra le 9 e le 23, dodici apostoli in miniatura fanno capolino da un paio di piccole finestre, formando un corteo immortalato da chiunque passi di lì;

  • fonte primaria di collegamento tra le due rive della Moldava è il Ponte Carlo. E’ servendosi di esso che dalla Città Vecchia si potrà raggiungere senza troppo dispendio energetico Malà Strana. La sua lunghezza presenta dimensioni tutt’altro che trascurabili (515 metri), così come una larghezza che consente ad artisti squattrinati o a cultori dell’acquerello di occupare metro dopo metro un sito la cui omissione sarebbe colpa grave;

 

  • introdursi nel quartiere ebraico praghese sarà come mettere insieme tra loro tanti pezzi di un mosaico dove la maggiore traccia stilistica sarà dettata da uno stato d’animo malinconico, riflessivo, sprezzante di una purtroppo dilagante superficialità. Qui, gli ebrei hanno scandito la marcia dei propri giorni fin dal X secolo, facendo tesoro di spazi ristretti ma ottimizzati al meglio. Il grigio è il colore dominante, onnipresente in un cimitero dove le lapidi si innalzano da terra curvandosi come anziani stanchi ed arrancanti. Nota triste di una melodia ancor più commuovente è suonata tra le mura della sinagoghe, nelle quali molteplici sono le esposizioni che mostrano ai turisti oggetti i quali, pur utilizzabili nella quotidianità, vanno collocati in un’epoca dove l’astio e la persecuzione divennero costanti mortifere. Il prezzo di entrata è pari a 330Kc per gli adulti, con gli studenti ed i minori di 15 anni che invece dovranno pagare 220Kc;
  • una capatina presso la Casa danzante è gesto altresì ineludibile. L’edificio, architettonicamente se non altro singolare, nasce con l’intento di rappresentare una delle più grandi coppie danzerine di sempre, quella composta da Ginger Rogers e Fred Astaire;

  • se, in senso figurato, la cima di questo soggiorno praghese viene scalata da luoghi che ne incarnano l’essenza, in senso lato l’apice è rintracciabile nella Torre di Petrin. Portata a compimento alla fine dell’Ottocento, questa torre panoramica sfiora un’altezza di non molto superiore ai 60 metri. La collina che fin da allora le concede calorosa ospitalità si trova invece a 300 metri sopra il livello del mare. La modalità più semplice per raggiungere questo posto è la funicolare, per la quale va acquistato lo stesso biglietto (costo 26Kc) valido sia per gli autobus che per la metropolitana. Il lembo di terra che costeggia la torre è campo di battaglia di un verde che qui assume cromaticità variegate quanto le specie floreali impiantate.

 

Cosa mangiare (e bere)

La cucina praghese è molto diversa, ovviamente, da quella italiana. Ciò la rende quindi meritevole di interesse, sia per varietà delle materie prime usate sia per sentori intensi ed avvolgenti. Prima pietanza è, come facilmente si potrebbe immaginare, il gulasch. Si tratta di un piatto la cui preparazione prevede l’uso di carne bovina, cipolle, carote e peperoncino. Il tutto viene poi annacquato da una salsa tendente al marrone sulla quale inzuppare gnocchi di pane che solitamente fanno parte dell’impiattamento.

Passeggiando tra i vicoli della Città Vecchia, non sarà complicato imbattersi in bottegucce nelle quali, con maestria e sapiente velocità, viene servito il trdelnik, un dolce di forma cilindrica consumabile in purezza oppure con farcitura a base di crema di nocciola o marmellata.

Decine sono, infine, i birrifici artigianali dove poter gustare in tranquillità birre qualitativamente ottime. Una di queste è la birreria “U Tri Ruzi”, locale a più piani all’interno del quale, in accompagnamento ad un grosso boccale, potranno essere consumati piatti semplici a buon prezzo. Altro pub, meno pubblicizzato ma indubbiamente da frequentare, è il Prague Beer Museum. La varietà di birre selezionabili è vasta, il goulasch preparato davvero buono e la musica dal vivo vale il tragitto fin lì.

 

Qualche info utile

L’offerta, per quel che riguarda le strutture ricettive, è davvero molto vasta. L’efficientissimo sistema di trasporti pubblici (il cui abbonamento mensile costa l’equivalente di 20 euro) consente, dalle attrazioni principali, di poter raggiungere alberghi ed hotel anche piuttosto distanti.

Se siete dei semplici turisti, una vacanza praghese risulterà piuttosto accessibile dal punto di vista economico. Qualora il budget a disposizione non permetta di alloggiare in albergo, ci sono ostelli nei quali pernottare corrispondendo tariffe che si aggirano intorno ai 15-20 euro.

Strumento utilissimo è costituito dalla Praga Card, che consente di accedere gratuitamente ad una cinquantina di siti e di beneficiare di promozioni all’interno di diversi ristoranti. Il suo costo, per una permanenza di 3 giorni, è di 56 euro.

 

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