Phuket: mare, divertimento e perdizione

Localizzata nella parte meridionale della Thailandia, Phuket è tra le sue isole la prima della classe. La costiera, discontinua nella sua irregolarità, incastona vegetazione di origine tipicamente tropicale. Gli scenari che s’avvicendano vanno da baie di sabbia ricoperte a zone rocciose che a picco sul mare scendono. Popolazione che nella località risiede è quantificabile in quasi 400.000 anime, parametro che tuttavia è destinato a salire quando la stagione dà il via ad affluenza turistica in crescita continua. Cosa ammirare di una gemma così rara? Vediamolo subito.



Cosa vedere

Nell’area posta a meridione, quel che ruba la scena è una scultura che, dall’alto dei suoi ben 45 metri, tutti verso il basso attentamente scruta. Eretta da terra nel 2004, l’opera scultorea raffigurante Buddha si caratterizza inoltre per una larghezza che, nel punto che esternamente sporge di più, è pari a poco meno di 25 metri. Giunti al suo cospetto, impressione che immediatamente avrete è quella di sentirvi talmente piccoli da apparire simili agli insetti ad occhio nudo meno facilmente visibili. Si tratta di attrazione che, nel simboleggiare meglio di altre una Phuket che vuol solo essere famelicamente letta, è annualmente destinazione di un numero di turisti davvero considerevole. Tra le statue che albergano in territorio thailandese, colei di cui ci stiamo accingendo a parlare occupa tuttavia la terza posizione. Materiale che in sede di messa in opera venne utilizzato fu il calcestruzzo, avvolto a sua volta da uno strato relativamente spesso di marmo giungente dalla Birmania. Luogo verso il quale ella rivolge sguardo accusatore è la baia di Chalong. Nel 2008, al Grande Buddha venne riconosciuto, per volere del capo dell’ordine dei monaci buddhisti thailandesi, il prestigioso ed a sé attirante riconoscimento di “Tesoro buddhista di Phuket”. Per quel che riguarda l’esborso economico di cui l’opera ha necessitato, cifra in questione sfiorò la quota ragguardevole di 30 milioni di baht. Grossa parte si simile finanziamento provenne allora da donazioni a carattere prettamente privato. Seppur immersa in un presidio forestale soggetto a protezione da parte delle autorità locali, l’edificazione fu preceduta da annessa approvazione. Nel piccolo polo museale che non troppo lontano giace avrete possibilità, oltre che di acquisire qualche nozione in più inerente il processo che ha portato alla fabbricazione della statua, anche di provvedere ad acquistare qualche materiale ricordino. Lontana qualche passo dal museo c’è una scalinata la cui percorrenza permetterà di giungere su cima dove la scultura, immobile, gode di posizione assolutamente privilegiata. Particolare che al caso non può essere lasciato è dato dalla presenza, su medesimo lembo territoriale, di una statua ulteriore, alla principale accomunata per motivo grafico, ma da essa differenziatasi per via di dimensioni senz’altro meno imponenti (altezza 12 metri). Malgrado il posto sia vittima di minori affollamenti durante il giorno, il consiglio che ci sentiamo di darvi è quello di fare una capatina quando il sole inizia a nascondersi dietro l’orizzonte.




Se siete alla ricerca del tempio buddhista che a Phuket per importanza domina, punta della bacchetta dovrà arrestarsi al cospetto del Wat Chalong. Da terra eretto nella prima metà dell’Ottocento, l’ubicazione andrebbe rintracciata se verso sud ci si incammina per una decina di chilometri circa. Diversi sono gli immobili suddividenti un agglomerato che tra le sue accese colorazioni annovera un verde ampiamente testimoniato dai giardini che lo affardellano. Struttura che in prima posizione si piazza per altezza è uno stupa che dal basamento in altezza si rizza per una sessantina di metri. Al proprio interno, pare sia protetta da mano carezzevole una scheggia ossea del Buddha. Sia le mura perimetrali che i soffitti del tempio sono a festa decorati da motivi grafici atti a dar raffigurazione dell’esistenza della divinità. Ognuno dei piani, inoltre, è trapuntato da auree sculture nel corso degli anni date in dono. Il Wat Chalong si partiziona su un trio di ben distinti livelli. Detto questo, niente vi impedirà a tal proposito di seguire moto ascensionale raggiungendo deliziosa terrazzetta dalla quale, oltre a poter beneficiare di un panorama che scippa il respiro, avrete opportunità di seguire con la coda dell’occhio il volo leggiadro dei volatili. Accortezza che per forza di cose dovrete alla lettera seguire sarà quella di privarvi delle scarpe. Se di mente dovesse sfuggirvi, a rimembrarvi questo ci sarà l’enorme matassa di calzature raggruppate in prossimità della soglia  d’ingresso. Lateralmente rispetto al tempio, raccolti bazar daranno modo di portare con voi souvenir di qualsiasi genere e grandezza.




Se, in occasione del vostro soggiorno a Phuket, qualcosa di diverso rispetto a spiagge e paradisi privi di contaminazione vorrete vedere, scelta verso la quale orientare la lente di ingrandimento è rappresentata da una lunga e sana passeggiata nei meandri di quello che forse potrebbe essere definito il proprio cuore pulsante: Phuket Old Town. Prima di passare alla parte pratica vera e propria, consiglio che potremmo darvi è quello di entrarvi in concomitanza di una fascia oraria consona. Nelle calde ore mattutine, infatti, i parametri termici sono talmente elevati da poter potenzialmente rendere la permanenza ostica. Fatta quella che era una premessa dovuta, la prima fermata prende il nome di Thai Hua Museum. Aperto al pubblico un decennio orsono, questo accogliente polo museale riposa profondamente su uno stabile, risalente agli anni Trenta del Secolo scorso, nel quale chiaro è il riferimento ad un’impronta architettonica capace di mischiare tra loro influenze cinesi e portoghesi. In totale, le stanze interne sono 13, dislocate su un paio di piani. La gita prende inizio in quello che superiormente è posto, padiglione nel quale diverrete diretti visori delle ragioni e dei passaggi che hanno caratterizzato l’enorme flusso di immigrati di origine cinese. Alcuni angoli sono stati invece allestiti per omaggiare settori che vanno dalla gastronomia all’abbigliamento fino ad arrivare ad eventi che annualmente in zona si tengono (tra cui il festival vegetariano). Arteria sulla quale poggiare i piedi è quella riconoscibile con l’epiteto di Ranong, nella quale celebre mercato esibisce le merci più diverse. Suddivisibile in due metà, a contrapporsi frontalmente sono una zona dove gli autobus tutto il giorno stazionano ed un segmento che stringe la mano al mercato vecchio. Qualora siate amanti di tutto quel che contiene zucchero, fiera che nella maniera migliore dà sfogo a tal libidinosa fantasia è chiamata Lor Rong. Un paio almeno sono le specialità da addentare. La prima è il Kao Maow Tod, una banana la cui frittura avviene nel grasso bollente e la cui croccante consistenza superficiale le viene data da sparuti chicchi di riso. Altro dolce col quale deliziare le vostre papille gustative è l’O Eow, preparazione che per certi versi ricorda la granita nostrana. Si tratta di gelatina di banana corroborata da ghiaccio tritato e sciroppo. Via imperante è senza alcuna ragione per dubitare Thalang Road. Quello che la renderà agevolmente riconoscibile va cercato in architetture che con sapienza hanno saputo creare connubio tra lineamenti tipicamente lusitani e tratti thailandesi. Vivacità è particella respirabile se dalla sua atmosfera ci si fa inebriare. Un piccino santuario cinese è senza via di scampo attorniato da una serie infinita di attività commerciali, da ristorantini dove poter assaggiare bocconi non troppo formali a negozi dove vengono commercializzati volumi cartacei, da caffè fedeli alle ultime tendenze fino ad arrivare a boutique dove l’eleganza è di casa. Di domenica, Thalang Road subisce momentanea metamorfosi, diventando “Phuket Walking Street”, mercato dove più difficile sarà pensare a quello che non potrete trovare.



Le spiagge

Maggiore isola thailandese per ampiezza, diretta responsabile del successo di cui Phuket si compiace è una rete fitta di spiagge, tra loro accomunate da sabbia bianca quanto il bucato appena lavato e da un mare il cui blu somiglia agli occhi di una donna che viene dal nord. Se ci azzardassimo a scegliere quelle più belle, accettereste impresa così ardita? Nel dubbio, quella che segue non sarà classifica meramente numerica, ma semplice insieme di raccomandazioni che speriamo troverete costruttivo:




  • Nella fattispecie in cui vogliate trascorrere attimi contraddistinti da silenziosa tranquillità, la Spiaggia di Patong potrebbe non essere la giusta alternativa. Milioni sono le persone che ogni anno ne affollano i tre chilometri e mezzo di lunghezza, superficie che oltre ad essere continuamente sfondo di numerosi eventi è attrezzata tuttavia di tutto punto. Quando il sole è alto nel cielo, un bagno tra le sue acque rifocillerà sia la mente che il corpo. Quando le tenebre calano, invece, nulla vi impedirà di scatenarvi a ritmo di musica. Evenienza per nulla rara è quella di trovarvi di fronte a ragazze avvenenti il cui unico scopo è quello di passare insieme a voi istanti dove il bollore sale. Se incedete verso nord, la lingua di terra sulla quale vi imbatterete è meno soggetta a densi flussi, con l’acqua che apparirà indubbiamente più pulita;

  • Distante la miseria di una manciata di minuti dalla spiaggia di Patong, Freedom Beach è litorale a carattere semi privato (fruibile perlopiù dai clienti dell’Hotel Meridien) che può essere raggiunto montando su un’imbarcazione. La sua accessibilità è garantita nella sola alta stagione, compresa solitamente tra il mese di dicembre e quello di giugno. Siffatta piccola traversata, tra andata e ritorno, renderà indispensabile esborso che va dai 1.200 ai 1.500 baht. La bellezza raggiunge picchi tali da trasformare l’indifferenza in ipotesi davvero molto remota. Le acque sono gradevolmente calde, con la spiaggia i cui granelli sono talmente fini da non poter essere singolarmente afferrati. Se al soggiorno in loco volete dare movimento maggiore, portare con voi tutto quello che vi serve per praticare lo snorkeling non è idea malvagia. Un piccolo ristorantino vi permetterà di gustare pietanze tipiche ed abbeverarvi con liquidi ghiacciati;

 

  • Terzo suggerimento è indicabile con l’appellativo di Paradise Beach, nome che in realtà dice tutto. Sono solo 4 i chilometri che la separano da Patong, con una coppia di baie da setosa sabbia ammantate e da vigorose palme di cocco protette. A dispetto di un’estensione neanche troppo pronunciata, soprattutto negli ultimi tempi è in atto radicale trasformazione. Da angolo dove il silenzio comandava essa si sta infatti tramutando in palcoscenico nel quale le feste regaleranno divertimento ed i negozi inietteranno antidoto contro stimolo consumistico. Se la folla per i vostri gusti è troppa, camminata d’un centinaio di metri al massimo v’accompagnerà sul lato sinistro, verso una cala più intima;

  • Una balda ed avventurosa gioventù è fetta di clientela che a Banana Beach fa da padrona. Essa è allergica alle luci accecanti dei riflettori. Preferisce rimanere indietro, celata dalla sua timidezza e  tuttora parzialmente incontaminata nella sua natura. Prendendo in considerazione sia una superficie niente affatto ristretta sia un mare nel quale specchiarsi osservando veritiero riflesso, le ragioni di sviluppo turistico talmente poco pronunciato rimangono a noi ignote, e forse è meglio così. Ristorantino non troppo costoso vi darà modo di mangiare pesce freschissimo a poco prezzo. Contiguità col Parco Nazionale di Sirinath è pretesto sufficiente per chi dello snorkeling fa vera e propria ragione di vita;

  • Se praticanti più o meno occasionali delle discipline acquatiche, prospettiva con la quale rinvigorire l’animo è tracciabile dinanzi a Kalim Beach. Le fragorose onde marine, all’atto di collidere con le slanciate pareti rocciose, offrono spunto anche per scatti fotografici da far sviluppare con rispettosa perizia. Litorale in questione, per coloro ai quali lo sport non interessa affatto, è munito di altre baie nelle quali relax è unico codice d’accesso;


  • Tanti sono coloro che definiscono Bang Tao Beach la più bella tra tutte le belle. Stiracchiatasi su oltre 8.000 metri, l’ampiezza si riveste dalla presenza di numerose e lussuose strutture ricettive, dal Banyan Tree Resort fino ad arrivare al Dusit Thani Laguna Phuket. Equidistante sia dallo scalo aeroportuale sia da Patong, spesso la scelta ricade su di essa per via di una pacatezza tuttora tastabile. Se avete tempo a sufficienza, ciò che proprio non potrete depennare è “Boat Avenue”, dove botteghe commerciali e ristoranti tendenziosi colmeranno appetiti e desideri. Nella serata del venerdì, un mercato notturno vi darà il diritto di assaggiare preparazioni che forse mai avete neanche sentito nominare;


  • Ubicata nella parte sudorientale dell’isola, Cape Panwa è una spiaggia avente divisione bifocale. La sezione ad occidente guardante è sormontata da strato uniforme di sabbia e mostra lunghezza che non supera i 70 metri. Dirimpetto vi è un edificio che ospita la sede operativa della Marina Militare Thailandese. Ai due lati, scena che di frequente si porrà dinanzi ai vostri occhi è quella nella quale assisterete sia a pescatori intenti a portare a casa qualcosa di sostanzioso sia a bambini che si cimentano in tuffi acrobatici. Non ci sono attrezzature tipiche di una spiaggia a trazione unicamente turistica, ma al contrario ci sono bar e ristoranti sicuramente accessibili;

  • Correnti acquatiche propizie sono elemento attirante coloro i quali, pur con diverso grado d’esperienza, praticano snorkeling, kayak ed altre discipline al mare attinenti. Conversione inversa  differenzia Surin Beach da tante delle spiagge finora descritte. Nei decenni scorsi, infatti, Surin Beach era tratto dove far baldoria, festeggiare ed udire le note frizzanti di Dj bisognosi di farsi le ossa. Alla natura, qui, è stato ridato tutto quello che per diritto acquisito le apparteneva. Sabbia sottile, acqua riflettente e palme che versano esotica spolverata sono solo alcuni degli elementi caratterizzanti. Quando il numero di bagnanti è più alto, sono molteplici i venditori locali che, pur di racimolare qualche baht, offrono pietanze del posto e bevande refrigerate;

  • Nella nona cella alberga Rawai Beach. Spaparanzarsi sulla sua sabbia è chiave di volta di una quiete in equilibrio perenne. Facile, da qui, intravedere isolette non troppo distanti. A destra, sono tante le barche che ormeggiano in attesa di chi ne tiene le redini. Quando le raffiche ventose lo consentono, il kite surf è sport perfetto per l’occasione. Questa spiaggia ha sempre riscosso successo anche e soprattutto a causa dei ristoranti che ne circumnavigano la superficie. Per qualche ora, accomodandosi in terra su una stuoia, sembrerà di esser diventati d’un tratto thailandesi. Per qualità del cibo e per prezzi, essi battono per distacco quelli delle zone più turistiche. Il mercato dei frutti di mare è sito dove addentrarsi. Dopo aver acquistato quel che più vi aggrada, potrete farvi preparare il tutto in uno dei tanti ristoranti, al prezzo approssimativo di 100 baht al chilo;

  • Decima ed ultima spiaggia è quella di Nai Harnm, nelle cui retrovie tante dolci collinette svettano. Il perimetro meridionale che d’essa fa parte è attraversato da un piccolo ruscello che nasce in un lago non troppo lontano. 300 baht ogni ora basteranno se, nel rilassarvi, avrete voglia di farvi fare un delicato massaggio.

La prostituzione

Paragrafo a sé deve essere dedicato ad un fenomeno, quello della prostituzione, che a Phuket (ma anche nell’intera Thailandia) prospera a dispetto della sua intrinseca immoralità. Imbattersi alla ricerca di una ragazza disponibile diviene, in quel di Phuket, gesto che non necessita di sforzo disumano. Sebbene la pratica sia in Thailandia illegale fin dai primi anni Sessanta, l’esecutivo locale mai ha preso provvedimenti concreti per arginare un qualcosa che, al contrario, viene tollerato forse per via dei mostruosi introiti economici. Essere incriminati è fattispecie assai rara, dato che si dovrebbe oltrepassare dei limiti che la legge non delinea espressamente. Chi viene in vacanza a Phuket, apparirà almeno inizialmente incuriosito dal termine Go Go Bar. Ma di cosa si tratta, precisamente? Essi altro non sono che dei locali notturni nei quali delle donne si esibiscono con balletti provocanti al fine di intrattenere clienti o potenziali tali. Sebbene nella maggior parte di questi l’entrata sia gratuita, all’interno vi vedrete quasi costretti a pagare drink ad una o più ragazze che al vostro cospetto si presenteranno. Due sono i consigli. Il primo è recarvisi, se possibile, in compagnia di chi c’è già stato. Il secondo, ancora più importante, è quello di chiedere sempre i documenti delle ragazze con le quali tentare un approccio. La pedofilia, in Thailandia, è infatti un reato molto grave. A Patong, con ogni probabilità l’arteria dai turisti più soggetta a frequentazioni è la Bangla Road. Discernere un normale locale da un Go Go Bar è facile. Se vedete dinanzi alla porta di ingresso qualche ragazza con indosso indumenti succinti, quasi sicuramente vi siete imbattuti in un Go Go Bar. In alcuni di questi locali stazionano anche coloro che vengono chiamati ladyboy, transessuali che in Thailandia sono destinatari di rispettosa tolleranza. Tra i Go Go Bar più famosi, è possibile far cenno dell’Harem, del Rock Hard e del Suzy Wong’s.

Qualche dritta

Gran finale è, come sempre, destinato a consigli ulteriori:



  • Decine sono le tratte aeree che partono ogni giorno dall’Italia. La quasi interezza di questi fa scalo nella capitale thailandese: Bangkok. Se il tragitto prevede almeno uno scalo, tempo occorrente per raggiungere Phuket dall’Italia ammonta a circa 18 ore. Da Bangkok, si può arrivare nell’isola anche in autobus, nell’arco di più o meno 12 ore. Essa è infatti collegata alla terraferma grazie al Sarrasin Bridge;
  • Moneta ufficiale è il baht. Al cambio, un euro corrisponde a circa 35 baht;
  • Periodo migliore dell’anno per tale soggiorno è quello compreso tra il mese di dicembre e quello di marzo. Le precipitazioni sono infatti meno frequenti e l’umidità lascia un po’ di tregua;
  • Le tariffe degli alberghi, se prenotazione avviene col giusto anticipo, sono piuttosto convenienti. Per una stanza in hotel a tre stelle, infatti, l’esborso va dai 40 ei 65 euro. In albergo a 4 stelle, invece, il prezzo per notte può toccare picchi di 170 euro;


  • Similmente a tutte le città del mondo, ci sono zone migliori delle altre nelle quali albergare. Con i bambini al seguito, Kamala è certamente la migliore scelta possibile. In posizione più a sud, Patong è segmento dove la trasgressione regna. Se potete disporre di un budget relativamente limitato, Karon Beach vi consentirà di risparmiare qualcosina. Se, invece, quel che volete trovare è esclusività, Surin Beach o Bangtao Beach sono o potrebbero essere due delle possibili opzioni;
  • Per volete girare qua e là in maniera indipendente, quel che dovrete fare è noleggiare uno scooter. All’agenzia alla quale vi rivolgete nulla importa se siete o meno in possesso della patente, ma agli agenti importerà eccome. Mai allontanarsi dall’albergo senza passaporto. Il prezzo ammonta a 900 baht al giorno, circa 25 euro. Se rimarrete a Phuket a lungo, vi verranno applicate delle promozioni più convenienti.
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