Petra: settima meraviglia del mondo

Sono circa 250 i chilometri che separano la capitale giordana Amman da un sito, quello archeologico di Petra, che per peculiarità ed importanza detiene il diritto di entrare a far parte dell’itinerario ideale di ciascuno. Nata come insediamento edomita, Petra ha poi nel corso degli anni acquisito i lineamenti di città capitale nabatea, divenendo quindi epicentro di una civiltà la cui propensione al commercio mise tra loro in collegamento la penisola araba meridionale con le coste mediterranee.




Intorno all’ottavo secolo dopo la nascita di Cristo, Petra divenne tuttavia vittima di un processo di abbandono graduale, incentivato sia dal costante diradamento delle rotte commerciali sia da cataclismi che della natura sono braccio armato. Malgrado gli anfratti siano stati per lungo tempo abitati da nuclei familiari beduini, al sito venne negato quel prestigio riconquistato solo alla fine dell’Ottocento, quando l’intero complesso venne esposto alle luci della ribalta dall’esploratore di origine svizzera Johann Burckhardt.

I prospetti incavati nella parete rocciosa, riconducibili per una loro fetta considerevole a sepolcri, tramutano questo luogo in un qualcosa di non replicabile nella sua originale unicità. Questo, insieme a tanti altri aspetti, hanno giocato un ruolo di primo piano nel facilitare l’attribuzione di un riconoscimento, quello di Patrimonio UNESCO, riservato ad una fetta elitaria di storici e naturalistici. Ad addobbare d’oro massiccio una tavola già ricca di suo fu la l’immissione di Petra, nel 2007, nella schiera ancor più esclusiva delle sette meraviglie del mondo moderno.

Geograficamente parlando, il sito archeologico di Petra va rintracciato in un lembo di terra compreso tra il Golfo di Aqaba ed il Mar Morto. La sua altitudine oscilla tra un minimo di 800 metri ed un massimo che sfiora i 1400 metri. Il centro abitato più velocemente raggiungibile è quello di Wadi Musa. Malgrado si tratti di un villaggio che al proprio interno possa vantare un numero di abitanti non troppo superiore ai 6.000, tra le sue strade è possibile scovare ristoranti dove mangiare un boccone ed alberghi nei quali poter trascorrere la notte.

Le attrazioni

Neanche troppo metaforica porta di ingresso di Petra è rappresentata dal Siq, una gola relativamente angusta la cui lunghezza è pari ad 1,5 km circa. Il suo attraversamento può essere portato a termine sia e piedi sia, per un’esperienza ancor più singolare e certamente più agevole, a dorso di un cammello. La percorrenza di codesto canyon placa anche gli animi più irrequieti, deliziando l’intimità dell’essere con tonalità che, a seconda dell’esposizione alla luce solare, possono andare da un delicato rosa fino ad arrivare ad un ocra il cui pigmento ha fin da tempi molto antichi caratterizzato sia gli indumenti maschili che quelli femminili. Capolinea della traversata è costituita dalla facciata che, forse meglio di tutte le alte, ha reso Petra oggetto del desiderio di ogni visitatore: il tempio di Khazneh. Le sue origini sono causa di differenti e tra loro contraddittorie ipotesi, tutte accomunate da una collocazione temporale compresa tra  il 100 a.C ed il 200 d.C. Con ogni probabilità, tenendo tuttavia sempre presente un beneficio del dubbio che è immediata conseguenza della frammentarietà delle conclusioni, El Khazneh venne portato a compimento per custodire nel proprio perimetro le spoglie di Areta III, sovrano nabateo salito al trono successivamente alla dipartita del fratello. 

Imperdonabile errore, una volta giunti nel sito archeologico di Petra, sarebbe non fare scalo al Teatro Romano. Malgrado la presenza di una denominazione che potrebbe facilmente trarre in inganno, la struttura originaria venne eretta dai Nabatei. Essi, oltre 2000 anni orsono, sfruttarono gli incavi naturali che lo costeggiano.




Fin dal momento in cui la l’attuale Giordania venne posta sotto l’onnipotente egida di Roma, un secolo prima della nascita di Cristo, il teatro subì un incisivo intervento di ampliamento, per una capienza che raggiunse quindi la ragguardevole quota di 8000 spettatori. Quello che ai giorni nostri potrebbe essere chiamato un adeguamento di tipo strutturale costò tuttavia la distruzione di tombe che qui trovavano la propria perpetua collocazione.

L’interesse storico che confeziona artigianalmente l’abito di Petra, abbellendolo con argentei bottoni, cresce a dismisura per via delle Tombe Reali. La prima, in ordine di rigorosa importanza, è certamente la Tomba dell’Urna, i cui primi passi vanno annotati al 70 d.C. La lussuriosa abbondanza che sfoggia è senza falsa modestia ostentata in un salone centrale ed in una facciata ai lati della quale sono situate due vigili schiere di colonne. Al secondo porto, per pregevolezza storico-architettonica, si piazza meritatamente la Tomba della Seta. La sua bellezza è stata minata da agenti atmosferici che, nonostante l’irruenza, ne hanno solo in minima parte compromesso l’attrattiva. Giallo, grigio e rosso si uniscono in un abbraccio solidale, partorendo un effetto visivo povero di scontatezza ma benestante nelle sue infinite sfumature.

La scorza avveniristica che ricopre il nuovo museo di Petra fascia di manto setoso i circa 300 reperti che al proprio interno resistono indomite alle offese del tempo. La maggior parte di questi risale all’Età della Pietra. La sua estensione occupa ben 1.800 metri quadrati, questi ultimi somma di otto sale e di una ventina di monitor il cui compito è quello di dare visione immaginifica della tanto leggendaria quanto misteriosa civiltà nabatea.

Chiamata anche al-Madbah, l’Altura dei Sacrifici dimora sul cucuzzolo dello jebel Madbah. Per entrarci, bisognerà passare attraverso una coppia di obelischi.




Lo spettacolo che allo sguardo si prospetta è immediata conseguenza non soltanto di due altari dalla conformazione circolare e di catini dove scorre acqua limpida come il cielo sovrastante, ma anche di un panorama sottostante corposamente incentivato dalla posizione favorevole.

L’arteria principale di Petra venne data alla luce, subito dopo l’annessione all’Impero romano, su tutto ciò che rimaneva di un’antica strada nabatea. La sua larghezza raggiungeva in alcuni punti i 6 metri, con monumentali colonne che nella loro uniforme successione accompagnavano i viandanti nel loro cammino. Lì dove essa iniziava, c’era una fontana eretta per omaggiare le ninfe, creature leggendarie venerate fin dai tempi dell’Antica Grecia. Di questa sono ben poche le impronte visibili, sostituite da quelle appariscenti di un possente albero di pistacchio.

Sui colli che sorvegliano dall’alto i musei c’è il Deir, la cui imponenza viene comprovata da una larghezza di 42 metri e da un’altezza di 45 metri. Venuto al mondo nelle vesti di monumento funebre dedicato al re Obodas I, questo venne a piccoli sorsi tramutato in monastero nel periodo in cui l’Impero romano fece del Cristianesimo la propria religione regina.

Ultima portata di questo menù è, a gudurioso completamento del tutto, rappresentata da “Petra by night”. Quando il sole cala, la città si illumina di un esercito infinito di luci. Le cupe tenebre della notte cedono di buona lena spazio ad uno spettacolo che, nella sua silenziosa tranquillità, infonde agli astanti la sensazione di trovarsi in una dimensione parallela dove il tempo si ferma, il cielo osserva, l’anima ride. Diventare spettatore di “Petra by night” prevede un costo di entrata pari a 17 JD, che al cambio ammontano a 22 euro circa. L’ingresso non è compreso all’interno del Jordan Pass. Unica gratuità interessa i bambini al di sotto dei 10 anni.

   

Qualche consiglio utile

Per procurarsi il biglietto, tre sono le opzioni selezionabili. La prima è quella di acquistarlo direttamente all’ingresso. La seconda è quella di procedere connettendosi al sito visitjordan.com. La terza, ancor più pratica, va ricollegata al Jordan Pass, che tra propri servizi comprende anche l’ingresso a Petra. Il costo d’entrata è di 50 JD un giorno e di 80 JD per tre giorni. Per apprezzare il luogo nella sua reale aura, il consiglio è quello di spalmare la visita su un paio di giorni. Qua e là, vi saranno banchetti dove munirsi di tutto ciò che è necessario. Le tariffe esercitate, tuttavia, sono leggermente piò alte rispetto agli accessibili standard locali. Da Amman, un’auto a noleggio vi condurrà qui nel giro di 3 ore al massimo. In alternativa, è bene virare su un autobus della compagnia JETT Bus. Il prezzo del biglietto si aggira in questo caso intorno agli 8,50 JD.

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