Paris mon amour

Involucro contenente un’infinità di ricchezze sia artistiche che architettoniche, è da Parigi che si espande la storia di una nazione, la Francia, che delle pagine della storia è sempre stata una delle scriventi principali. Senza indugiare troppo, passiamo ad analizzare quelli che secondo noi sono i luoghi che, transitando di qui, proprio non potrete trascurare.

La Torre Eiffel

Non esordendo con la Torre Eiffel, avremmo colpevolmente oltraggiato la città di cui essa è il simbolo più o memo incontrastato. Il nesso indissolubile che vicendevolmente lega Parigi alla Torre Eiffel viene, in primis, efficacemente dimostrato dai dati inerenti un afflusso turistico quantificabile in 6 milioni di visite annuali. Questo, come facilmente si potrebbe intuire, ne fa uno dei monumenti al mondo più visionati. Ubicata a poca distanza dai margini della Senna, la Torre Eiffel poggia su un basamento la cui altezza ammonta a poco più di 33 metri sopra il livello del mare. A costeggiarla vi sono stabili la cui importanza, seppur minore se rapportata a quella che la caratterizza, rimane comunque indubbia. Qualche esempio è rappresentato dall’Ecole Militaire e dal Palais de Chaillot. Il lembo di terra sul quale ormai dal 1889 essa permane può essere facilmente raggiunto usufruendo della locale metropolitana. Focalizzando momentaneamente l’attenzione sui numeri, l’altitudine della Torre Eiffel è pari a 320 metri. Si tratta di una cifra che, almeno fino al 1930, le è valso il titolo di struttura più elevata del mondo. Eretta da terra nel giro di un paio di anni, le venne affidato il compito di commemorare, in occasione dell’Esposizione Universale, i 100 anni dallo scoppio della Rivoluzione Francese. L’unica materia prima utilizzata in fase di posa in opera fu il ferro, per un numero totale di barre che si attesta su quota 18.000. I pezzi sono stati assemblati tra loro sfruttando bulloni la cui somma darebbe modo di ottenere un totale ammontante a 5 milioni. Un peso pari a 10.000 tonnellate altro non fa che comprovare materialmente l’imponenza delle sue fattezze. Nel primo decennio del Novecento, la Torre Eiffel corse il serio rischio di cadere sotto i colpi di una demolizione energicamente caldeggiata da una minoranza culturale che, senza comprenderne il fascino, la osteggiava senza ritegno. Odiernamente, ad essa è stato riconosciuto un fascino che, se verrete, tasterete in prima persona. Qualora abbiate voglia di raggiungere la vetta, le opzioni saranno due. La prima, indubbiamente più faticosa, è quella di percorrere la lunga scalinata. La seconda, senz’altro più agevole, vi darà modo di fruire di un paio di ascensori la cui trasparenza faciliterà una visuale unica.



La Cattedrale di Notre Dame

Nel mese di aprile dello scorso anno, le fiamme d’un incendio, divampate nel corso di una serie di interventi di restauro, danneggiarono gravemente un luogo, la Cattedrale di Notre Dame, dichiarato Patrimonio UNESCO agli inizi degli anni Novanta. Malgrado la partenza di lavori volti a restituirle la bellezza originaria, essa tuttora rimane il sito nel quale ha sede l’arcivescovato parigino. Stando a quel che impone la legislazione transalpina, decretante la netta distinzione tra il potere ecclesiastico e quello temporale, l’attuale proprietario dell’immobile rimane l’autorità statale, la quale ne ha tuttavia concesso l’uso alla Chiesa. Portata a compimento nel 1344, la Cattedrale di Notre Dame è divenuta nel corso dei secoli palcoscenico nel quale numerose cerimonie aventi immensa valenza si sono svolte. La facciata esterna regina volge ad occidente, con una larghezza totale della stessa ammontante a 43,5 metri. Per quello che invece interessa l’altezza, essa è pari a 45 metri, dato dal quale omettiamo tuttavia volontariamente le torri laterali. L’aspetto esteriormente mostrato dalla Cattedrale di Notre Dame è stato fonte di ispirazione per costruzioni ulteriori, a cominciare dalla Cattedrale dell’Assunzione di Covington, piccolo centro facente parte dello stato americano del Kentucky. Le vetrate, la cui rimozione avvenne in concomitanza dell’incendio accennato prima, vennero a cavallo tra gli anni Cinquanta ed il decennio susseguente create dall’artista Jacques Le Chevallier. Queste furono installate per rimpiazzare quelle più antiche, ormai risalenti al Settecento. Se prese nella loro totalità, s’estendono lungo una superficie di 400 metri quadrato. La presenza iniziale di un organo va fatta risalire alla fine del Duecento. Lo strumento, reputato ormai antiquato, venne dapprima affiancato ad un altro organo nel 1403 e poi definitivamente sottoposto ad una definitiva sostituzione nel 1425.





 

La Basilica del Sacro Cuore

Rimanendo per ora saldamente ancorati all’ambito prettamente religioso, un luogo ulteriore che prima di partire dovrete immettere all’interno della vostra tabella di marcia è rintracciabile in quella che viene chiamata Basilica del Sacro Cuore. Uno degli aspetti che la caratterizza riguarda il materiale che venne usato durante la sua posa in opera. La particolare tipologia di roccia non permette alle polveri di stazionare stabilmente sulla sua superficie. Quando imperversa la pioggia, perciò, la Basilica del Sacro Cuore riacquisisce come se nulla fosse il suo lindo candore. Per altitudine, essa si piazza al terzo posto tra gli immobili più alti della capitale transalpina. La sua impronta architettonica si ispira dichiaratamente a quella che contraddistingue la Cattedrale di Périgueux. Prima di entrare, ciò che proprio non potrete fare a meno di notare saranno le opere scultoree ritraenti personaggi del calibro di Giovanna D’Arco e Luigi dei Francesi. La superficie internamente posta appare relativamente scarna. L’unico acuto registrabile è dato da un mosaico aureo che per estensione è tra i più grandi al mondo.



 

La Saint Chapelle

Eretta da terra nel giro di soli sette anni, la Saint Chapelle venne data alla luce rispondendo alla volontà dell’allora sovrano Luigi IX. Tra le sue pareti interne, avrebbero dimorato indisturbate alcune reliquie riconducibili alla Passione di Cristo. Una di queste, quella che spicca per valore intrinseco, è rappresentata da un piccolo frammento della croce. A dispetto di un’edificazione che venne ultimata in davvero poco tempo, essa non ha mai mostrato alcun segnale né di cedimenti né di anomalie di tipo strutturale. Tornando alle reliquie, queste vennero da qui rimosse quando la Francia venne sconvolta dai moti rivoluzionati del 1789. La cappella superiore venne congegnata per far da scrigno ai resti appartenuti a Gesù Cristo. Proprio per questo, le pareti sono state finemente decorate sia con opere di matrice scultorea sia con vetrate che, favorendo effetti luminosi da perdere il fiato, saranno una delle ragioni per le quali dovreste venire qui. Gli episodi biblici elegantemente rappresentati sono oltre un migliaio, e vanno dalla Genesi fino ad arrivare alla Resurrezione. A proposito della cappella inferiore, la sua altezza è di 7 metri, con delle volte il cui sfondo sfoggia una colorazione tendente al blu. Sulla sinistra, una creazione pittorica rappresentante l’Annunciazione costituisce il dipinto murale più antico di Parigi.

 

L’Arco di Trionfo

Nel culminare, i Campi Elisi si congedano consegnando in dono ad ogni visore l’Arco di Trionfo, monumento parigino ormai stabilmente entrato a far parte d’ogni cartolina che acquisterete prima di rincasare. Esso venne fatto innalzare per volere di Napoleone Bonaparte, per commemorare la vittoria ottenuta ad Austerlitz. Da terra, esso si eleva percorrendo un tratto che si arresta raggiugendo i 50 metri. La profondità, invece, misura 22 metri. Ormai dagli anni Settanta, è qui che termina una delle rassegne ciclistiche più prestigiose, il Tour de France.

 

 

La Reggia di Versailles

Avendo tempo a sufficienza (e se non ne avete, trovatelo, dato che ne vale la pena), una sosta dinanzi alla Reggia di Versailles sarà un autentico toccasana, sia per un animo che beneficerà della sua magnificenza sia per una vista che da essa non vorrà più staccarsi. Nata nel Seicento, la Reggia di Versailles venne fatta costruire per ordine di Luigi XIV, il quale volle geograficamente distanziarsi da una Parigi i cui abitanti vennero considerati difficilmente gestibili. E’ qui che risiedette, fino allo scoppio della Rivoluzione Francese, la casata reale transalpina. La lingua territoriale sulla quale permane misura oltre 63.000 metri quadrati, con un parco antistante la cui estensione è invece pari a 815 ettari. Facendo ingresso nella sontuosa reggia, c’è la galleria degli Specchi, i cui elementi riflettenti danno vita a contrasti di tipo luminoso che, nell’alternarsi a pregevoli stucchi, concepiranno uno spettacolo per il quale vale la pena di venire. Nell’epoca in cui la monarchia ebbe potere di vita e di morte, è in questa stanza che si radunavano coloro i quali avrebbero poi dovuto incontrare il sovrano in persona. Nonostante una grandiosità che non ammette repliche, nella galleria degli Specchi vennero solo sporadicamente ambientate delle ricorrenze. Quando simili avvenimenti accadevano, il trono veniva dislocato al termine della sala. Sia la reggia che gli edifici che da essa dipendono accolgono opere tuttora ammirabili. Alcuni degli artisti citabili sono Renoir, Le Brun e Vouet. E’ qui, infine, che nel 1919 venne sottoscritto il trattato che pose fine alla Prima Guerra Mondiale.

 

Il Pantheon

Meno conosciuto, ma non meno affascinante dei siti finora descritti, è il Pantheon, alto 80 metri ed ultimato nel 1789. Se è vero che nel momento della costruzione esso funse da semplice chiesa, è altrettanto vero che col tempo venne convertito diventando il luogo nel quale sono stati sepolti i personaggi più influenti della storia francese. Alcuni di questi sono: Voltaire, Victor Hugo, Emile Zola, Louis Braille, Marie e Pierre Curie, Simone Veil e Henri Grégoire.

L’Opéra Garnier

Non siete ancora sazi? Ebbene, sappiate che il viaggio non è ancora terminato. La prossima fermata è costituita dall’Opéra Garnier, un teatro congegnato tra l’anno 1861 ed il 1865. Il suo assemblaggio subì, nel corso degli anni, molteplici brusche interruzioni. Una di queste dovette sopraggiungere per via dell’inizio della guerra franco-prussiana. Esternamente, le decorazioni marmoree presentano colorazioni tra loro difformi. La stragrande maggioranza delle sculture, invece, tende a ritrarre personaggi facenti parte della mitologia greca. Dei busti bronzei raffigurano, al contrario, alcuni tra i più grandi compositori di sempre, tra cui Rossini e Mozart. Internamente, l’opaco del velluto e l’aureo delle pareti diverranno due costanti onnipresenti. Attorno al lampadario, all’altezza del soffitto, avrete l’opportunità di spalancare le pupille al cospetto di un bellissimo dipinto plasmato da Marc Chagall, uno degli esponenti principali delle correnti del fauvismo che del cubismo.




 

I musei

Una sezione a parte, per via della loro estrema varietà, la meritano i musei. Tra quelli che noi personalmente abbiamo visitato ci sono:

  • Il Museo del Louvre (biglietto per le collezioni permanenti 8.50 euro). Se non si tratta del polo museale più celebre del mondo, poco ci manca. Questo sorge lì dove Filippo Augusto, settimo re di Francia in ordine di successione, fece edificare una struttura fortificata prima di partire per una Crociata databile 1190. Il palazzo, così come ai giorni nostri si presenta, scaturì da alcuni interventi ordinati da Carlo V due secoli più tardi. In loco, risiedette la monarchia francese fino al trasloco che li condusse fino a Versailles. Balzando fino al secolo scorso, fu Mitterand a decretare lo svolgimento di lavori i quali, oltre ad ampliare il complesso, diedero vita alla celeberrima piramide. Per quel che concerne i dipinti, la Gioconda di Leonardo da Vinci è colei che sovrasta gli altri. La varietà, tuttavia, è talmente accentuata che potrete spaziare andando da artisti del calibro di Lorenzo Lotto e Piero della Francesca fino ad arrivare Claude Lorrain e Rembrandt. A proposito dell’arte scultorea, invece, udirete un soave acuto di fronte alla Venere di Milo ed alla Vittoria di Samotracia;

 

  • Il Museo d’Orsay (ticket 14 euro). Istituito tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta, esso è noto soprattutto per le tele facenti capo alla corrente impressionista. Alcuni esponenti che ne hanno dato lustro sono Monet, Degas, Pissarro, Morisot e Manet. Un’altra esposizione è stata invece dedicata a pittori post-impressionisti, tra cui l’olandese van Gogh ed il francese Paul Gauguin;

  • Il Museo Guimet (costo biglietto 11,50 euro). In questo caso, si è in presenza di una delle esposizioni trattanti le forme d’arte asiatica più grandi del globo. Questa venne allestita sotto la diretta supervisione del suo fondatore, quel Guimet che durante il suo girovagare nel continente asiatico portò con sé tanti dei reperti qui esposti. Il lasso di tempo coperto dalle opere è lungo circa 5.000 anni, con l’esposizione che pertanto spazia sfiorando Paesi e civiltà tra loro antipodiche. Ogni piano contiene un settore ben distinto. Quello situato più in basso, ad esempio, ingloba una mostra nella quale sono state poste dinanzi alla pubblica ammirazione opere cinesi, pachistane, afgane ed himalayane. Salendo, Corea e Giappone sono stati onorevolmente rappresentati;

  • Il Museo nazionale della marina. Istituito negli anni Venti dell’Ottocento, il museo nazionale della marina contiene interiormente modellini rappresentanti imbarcazioni risalenti ad ogni epoca. Come se ciò non bastasse, l’esposizione comprende anche armamenti, attrezzi usati per la navigazione e qualche opera d’arte. Una delle attrazioni più importanti è data dalle decorazioni impresse sulla poppa della galea appartenente a Luigi XIV;
  • Il Museo Jacquemart André (prezzo del biglietto 12 euro). I padiglioni sono due. Il primo omaggia sia la pittura dei Paesi Bassi sia l’Ancien Règime. Le firme più illustri sono, per entrambe le scuole, quelle di Boucher, Hals e Rembrandt. Il secondo, al contrario, tratta l’età rinascimentale, con artisti della portata di Sandro Botticelli e Paolo Uccello.

 

I mercatini

Prima di passare ai consigli finali, vi piacerebbe se vi elencassimo quelli che per noi sono i mercatini più suggestivi di Parigi? Se si, date un’occhiata:

  • Les Puces de Saint Ouen. Si tratta di un mercatino talmente importante da comparire nella schiera di quelli più frequentati. In loco, troverete sia articoli d’arredamento sia indumenti altrove irreperibili. Non sarà per niente proibitivo, infatti, scovare capi come divise risalenti al secondo conflitto mondiale. Piatti in porcellana e strumenti musicali antichissimi sono delle chicche ulteriori;
  • Mercato Monge. Ubicato nell’omonima piazza, esso viene allestito nei giorni della domenica, del mercoledì e del venerdì. Una quarantina di ortolani espongono le proprie materie prime, ognuna delle quali tanto genuina tanto deliziosa. Formaggi e vini sono solo un assaggio, seppur riduttivo;
  • Mercato dei fiori e degli uccelli di Place Louis Lépine. Nei giorni che vanno dal lunedì fino al sabato, varietà floreali e graziose piantine delizieranno tutti coloro i quali verso la natura nutrono un amore sconfinato. La domenica, invece, qui avrete la possibilità di comprare piccoli volatili ed animali domestici vari;
  • Marchè Saint Pierre. Chi gli abiti preferisce confezionarseli da solo, in questo delizioso mercatino troverà stoffe e tessuti d’ogni genere e colore.

 

Qualche dritta

Per concludere (in bellezza, si spera), i consigli finali:



  • Il periodo migliore per giungere qui coincide con l’arrivo della stagione autunnale, viste le temperature che saranno più o meno comprese tra i 12 ed i 15 gradi;
  • Tra i mezzi migliori per muovervi dentro Parigi vi è senza ombra di dubbio alcuna la metropolitana, la quale consta di 16 linee e di circa 300 stazioni in tutto. Acquistando un biglietto giornaliero, sosterrete un costo pari a 12 euro. Per quello che attiene gli autobus, essi sono piuttosto suscettibili al caos cittadino giornaliero, ma vi daranno modo di visionare gli scorci nelle vicinanze dei quali transiterete. Una quarantina di linee sono attive anche di notte. Per la zona 1, quella che poi comprende l’intero centro di Parigi, il biglietto costa 1,90 euro. Proprio per via del traffico sempre intenso, cosa buona e giusta è non usufruire dell’auto;
  • La tradizione gastronomica francese assicura l’imbarazzo della scelta. Cominciando direttamente col dessert, sarebbe un peccato andar via da Parigi senza aver assaggiato la Paris Brest, un dolce composto da un paio di strati di pasta choux intermezzati da un liscio velo di crema. Il tutto viene in superficie spolverato con dello zucchero a velo. Un’altra leccornia sono i macarons, pasticcini fatti con albume d’uovo e farina di mandorle.
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