Pamukkale, bianca come il cotone

Ad una ventina di chilometri dalla città di Denizli, Turchia meridionale, giace un sito nel quale natura e storia sembrano essersi felicemente unite in matrimonio. Dichiarato Patrimonio UNESCO tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi del decennio susseguente, Pamukkale identifica un sito la cui denominazione, se tradotta in italiano, sta a significare “castello di cotone”. La motivazione di un appellativo così singolare risiede nella presenza di candide formazioni di travertino all’interno delle quali, gorgogliando, affiorano acque di tipo termale. Giungendo qui, vi sarà dato modo non soltanto di beneficiarne, ma anche di mirare l’antichissima città di Ierapoli, centro appartenente alla regione storica della Frigia e che annualmente accoglie mediamente 1,5 milioni di accorrenti.



L’origine

Il moto perpetuo delle placche tettoniche, oltre a provocare ripetutamente sismi, ha facilitato la venuta alla luce di fonti termali. Spuntando in superficie, le acque perdono una grossa percentuale di anidride carbonica. Il carbonato di calcio, nel momento in cui i parametri termici tendono ad abbassarsi, dà quindi vita ad una sorta di vasche naturali sulla cui superficie si stratificano, alternandosi, travertino e calcare. La singolarità che caratterizza Pamukkale poco si presta ad ogni genere di paragone. Questo perché, sparsi nel globo, pochi sono i luoghi che mostrano affinità accomunanti. Volendo citare un esempio, dovremmo dirigerci verso la provincia grossetana, arrestandoci dinanzi alle terme di Saturnia. Nel Novecento, Pamukkale divenne suo malgrado vittima della mano deturpante umana, spesso e volentieri rea di snaturare quel che in realtà andrebbe toccato con estrema delicatezza. Diverse strutture ricettive vennero erette in prossimità del lembo di terra che sovrasta la vecchia Ierapoli, disfacendone una fetta importante dei preziosi ruderi. Le acque, inoltre, vennero colpevolmente convogliate nell’intento di colmare le piscine degli hotel. Una stradina in asfalto, serpeggiando tra le vasche del complesso, avrebbe poi dovuto consentire agli ospiti di risalire il sito senza troppa fatica, magari utilizzando la bicicletta. L’UNESCO fu quindi costretta ad intervenire, mettendo a punto una serie di misure volte ad invertire una simile tendenza. Se è vero che le strutture alberghiere vennero fatte demolire, è altrettanto vero che, odiernamente, la presenza di personale sorvegliante impedisce ogni abuso.

Le attività

Un processo di graduale sedimentazione, lungo ben 15.000 anni, ha perciò portato alla formazione di un agglomerato che per dimensioni è intravedibile anche dal frangente apposto della vallata, ad una ventina di chilometri. Una volta approdati qui, cosa fare? In seguito elencheremo per voi una serie di attività:



  • Come in un’opera pittorica nella quale si incrociano tonalità vivaci ma nulla affatto collidenti, anche qui, ad approcciarsi, sono il bianco delle vasche, l’azzurrognolo dell’acqua ed il verde dilagante delle pianure sottostanti. Ogni bacino è attentamente sorvegliato da figure che vi imporrano, mentre vi accingerete a visionarne da vicino le fattezze, di privarvi delle scarpe;
  • La passeggiata discendente, attorno ad ogni formazione calcarea, avrà una durata compresa fra i 35 ed i 50 minuti. Il consiglio che a questo punto ci sentiamo di darvi è quello di procedere alla visita durante le ore pomeridiane, quando cioè l’afflusso è minore ed i raggi solari, infrangendosi contro le pareti rocciose, non vi abbaglierebbero;
    • L’acqua, a Pamukkale, si contraddistingue per temperature le quali, mediamente, oscillano fra i 33 ed i 35 gradi. Dai benefici apportati si trae giovamento fin da tempi antichissimi. Fare il bagno in una vasca qui aiuterà, oltre che a contrastare sia le affezioni di tipo respiratorio che quelle interessanti la pelle, anche a rinforzare il sistema immunitario.

    L’antica Ierapoli

    Ierapoli non l’abbiamo dimenticata. E come avremmo potuto trascurare le rovine d’una città dove la storia si respira in ogni anfratto? Tra i punti salienti di una visione che personalmente ci è rimasta nel cuore, vi sono:



    • Il teatro romano. L’aspetto originario gli venne conferito, con ogni probabilità, nell’Età Giulio Claudia, epoca convenzionalmente compresa tra il 14 d.C ed il 68 d.C. Lo stabile, per tratti sfoggiati, denotava una certa affinità ai canoni tipicamente ellenistici. In età severiana, al teatro vennero apportate diverse e significative modifiche. L’edificio scenico, infatti, venne ampliato così da supportare il maestoso prospetto della frontescena, riccamente decorata da opere scultoree posizionate su più piani. Il teatro, al massimo della propria capacità, dovette ospitare più o meno 20.000 spettatori. Il marmo utilizzato in sede di posa in opera venne verosimilmente estratto nelle cave di Thiountas;
    • La Porta dell’Inferno. Nel 2014, un gruppo di archeologi (nostri connazionali) si è reso responsabile di una scoperta sensazionale. Da una fessura, porta d’ingresso di una grotta attraversante la parete rocciosa, fuoriesce perpetuamente anidride carbonica. Penetrando internamente, la quantità di gas aumenta fino a raggiungere livelli incompatibili con ogni forma di vita. Sembra che, nell’antichità, qui si svolgessero riti in occasione dei quali venivano dati in sacrificio degli animali. Stando a quel che afferma una credenza locale, quello che esce in realtà altro non è che l’alito del Maligno, intento a piantonare l’accesso agli Inferi;

    • Il Museo Archeologico di Ierapoli. Tre sono i padiglioni che contribuiscono alla sua suddivisione interna. Tra le pareti del primo sono custoditi alcuni sarcofagi. Nel secondo, invece, dinanzi alla pubblica ammirazione sono stati posti manufatti giungenti sia da Ierapoli che da Afrodisia. Nel terzo, infine, tuttora contemplabili sono sculture d’epoca romana. Una di queste ritrae Attis, il paredro di Cibele;
    • Il Tempio di Apollo. Esso giaceva su una superficie larga 70 metri. La sua edificazione va fatta probabilmente risalire al III secolo d.C., ma vi sono diverse opinioni discordanti in proposito. Per datare alcuni dei suoi componenti strutturali, bisogna infatti fare un ulteriore balzo all’indietro, fino al I secolo a.C. L’omaggio ad Apollo va dedotto per via della presenza di due stele marmoree.




    Le info

    Per concludere, la solita carrellata di dritte:

    • Il ticket per entrare a Pamukkale ha un costo pari a 50 lire turche, poco più di 5 euro al cambio;
    • L’apertura si estende dalle 8 del mattino alle 18;
    • Diversi sono i viaggi organizzati che, da Istanbul, conducono qui. Atterrati nell’antica Bisanzio, quel che potrete fare sarà prendere un altro aereo che vi porterà a Denizli, distanze 20 chilometri da Pamukkale. Le compagnie aeree attive per questa tratta sono Turkish Airlines e Pegasus.



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