Osaka: emblema di un Giappone che corre senza scordare

Seconda città giapponese per numero d’abitanti censiti, Osaka vive di tante singolarità che, nel decretarne l’unicità, in qualsiasi altro luogo diventano trovabili solo con potentissima lanterna. Se tra loro vengono paragonati gli abitanti che di mattina la abitano con coloro che invece di notte ci dormono, il divario appare davvero molto largo. Ad una popolazione che in notturna tocca le 2.6 milioni di unità corrisponde infatti popolazione la quale, di giorno, s’attesta su quota 3,7 milioni. Qualora di dato che testimonia ampiamente trazione economica nitidamente visibile, allora dovreste farle visita ed avere contatto diretto con le tante bellezze con la quale è decorata.

 



Le tappe

Simbolo d’una città il cui moto perpetuo non lascia margine a pigro assopimento è il suo castello, tra i siti verso i quali numero maggiore di turisti da tutto il mondo affluisce. Demolito nella seconda metà dell’Ottocento ma ridato alla luce con fattezze pressochè inalterate, il ruolo da esso magistralmente recitato nel processo di riunificazione nipponico, nel Cinquecento, fu d’indubbia importanza. Nel voler rintracciare terrena ubicazione, altro non bisogna fare che cercare nelle vicinanze immediate del parco omonimo, polmone verde di un centro che in sua mancanza soffrirebbe d’ ineguagliabile menomazione. Eretto da terra nei pressi del lato settentrionale del monte intitolato Uemachi-daichi, il Castello di Osaka troneggia dall’alto di posizione che definire privilegiata non sarebbe iperbolica affermazione. Per quel che concerne la totalità della sua estensione, parametro corrispondente ammonta a circa 1.000 metri quadrati. Quel sul quale comodamente poggia è riassumibile in una coppia di piattaforme, a loro volta fermamente rette da mura pregne d’imponenza. Lo stabile centralmente posto esibisce ripartizione del tutto particolare. Se è vero che esteriormente i piani sono cinque, è altrettanto vero che internamente il loro numero arriva a toccare ragguardevole quota otto. Simile singolare conformazione, se addizionata all’altura sul quale stiracchia le gambe, ne faceva fortino valicabile non senza immane sforzo. Da ormai qualche anno, è stata nelle pareti interne allestita un’esposizione museale il cui scopo, neanche troppo celato, è quello non soltanto di omaggiare il trascorso storico di città in evoluzione irrefrenabile, ma anche quella personale di personaggi che ad essa hanno dato lustro, tra cui Toyotomi Hideyoshi, militare giapponese vissuto nel sedicesimo secolo. Momento nel quale suggestione avvolge l’atmosfera con gigantesche dosi di meraviglia è quello nel quale i ciliegi come per magia fioriscono, dando vita a spettacolo unico nel suo genere. Per via delle gradevoli condizioni metereologiche primaverili, molteplici sono le famiglie che qui decidono in quel periodo di abbandonare momentaneamente il quotidiano trambusto, rifugiandosi in un confortevole ed informale pic nic.





Se verso Osaka partite con bambini al seguito, tappa della quale a meno non potrete fare è senza ombra di dubbio alcuna quella riconoscibile con l’epiteto di Universal Studios Japan. Aperto alla pubblica fruizione alla fine del mese di marzo del 2001, si è in presenza di un parco divertimenti a carattere tematico il quale, stando a quello che diverse stime affermano, a cadenza annuale è in grado di ospitare elevatissima media di 10 milioni di visitatori. Simile elemento, alla nuda statistica appartenente, gli conferisce il diritto di cingere il proprio collo con la medaglia destinata a colui che, dopo il Tokyo Disney Resort, è fabbrica dei sogni al quale affidamento maggiore si fa. Imposizione scaturente dalla natura stessa del luogo vi porterà indietro del tempo, dandovi modo di scendere nella fermata coincidente con infanzia libera da ogni patema d’animo. Essendo al cospetto d’un parco pensato soprattutto per un pubblico d’età non troppo avanzata, le attrazioni di cui si compone sono pensate e progettate proprio per tal fetta di clientela. Nel caso in cui alla fantasia infantile continuiate a preferire la pacatezza tipica di adulto pensante, questo luogo potrebbe quindi non fare per voi. Il partizionamento tiene conto di criteri fortemente caratterizzanti. Da Waterworld a Jurassik Park, dal mondo a romanzesca trazione di Harry Potter fino ad arrivare all’ostentato sfarzo hollywoodiano, in loco porre dei limiti ai sogni è leva d’un freno che dalla dotazione verrà omessa. Ciclicamente, eventi d’ogni tipo, come feste di carattere natalizio o rassegne riservate al fantastico mondo dei manga nipponici, arricchiscono ulteriormente quella che appare offerta nutrita da sé. Impetuose come acque che a valle scendono sono le montagne russe, terreno fertile per chi con flusso adrenalinico corposo convive giorno dopo giorno. Tra un’attrazione ed un’altra, possibilità supplementare sarà quella che vi darà diritto di beneficiare di qualche attimo di meritato riposo, mangiando qualcosa in uno dei tanti ristoranti, facendo compere in negozio oppure semplicemente rilassandosi tra le rive di laghetti limpidi come animo pio. Prezzo del biglietto ammonta a 7.900 yen per gli adulti ed a 5.000 yen per i bambini.




Punto di un elenco ancora lontano dal vivere completamento è l’acquario di Osaka, inaugurato agli inizi degli anni Novanta nel quartiere di Minato-ku. A dispetto di apertura ormai trentennale, diversi sono stati gli interventi dei quali esso è stato destinatario, l’ultimo dei quali deve essere fatto risalire al 2013. Nel conteggio delle vasche, il totale tange quota 14. Le dimensioni d’ognuna, se mai si perde di vista la destinazione d’uso, è tale da consentire a specie marine dal Pacifico provenienti di vivere agiata esistenza e di riprodursi, garantendo quindi legittima continuità. Quantificazione ulteriore, stavolta inerente proprio queste ultime, sforna dati davvero considerevoli. Seicento sono infatti le varietà poste dinanzi alla pubblica ma rispettosa ammirazione. Pesciolini d’ogni colore e dimensione, squali e anfibi rappresentano soltanto alcuni degli infiniti esempi ai quali potrebbe essere data oggettiva menzione. Lente di ingrandimento deve essere senza ombra di dubbio alcuna puntata verso quegli animali che, per via della dissennata azione dell’uomo, rischiano imminente estinzione. Una di queste è lo squalo balena, la cui lunghezza può sforare il limite dei dieci metri. Accedere all’acquario prevede esborso pari a 2.300 yen.

Dimensione spirituale viene in modo tanto riflessivo quanto funzionale incarnato dal grande santuario di Sumiyoshi. Il complesso è puzzle i cui tanti piccoli pezzi sono magistralmente rappresentati da strutture lignee che, quando le condizioni l’han reso necessario, sono stati nel corso del secoli sottoposte a lavori di restauro. La recinzione riesce nell’intento di racchiudere dentro di sé superficie di 90.000 metri quadrati. Se ad esso confrontiamo tutti gli altri santuari Sumiyoshi uniformemente sparsi lungo il ristretto territorio giapponese, quello di cui ci stiamo accingendo a parlare è colui che per antichità primeggia. Edificato due secoli dopo la venuta al mondo di Cristo, racconto che tanto ha di leggendario sostiene che esso sia stato fabbricato per suffragare l’imperatrice, rincasata dopo aver guidato le sue truppe in territorio ad oggi appartenente alla Corea. Quando a ricoprire la carica istituzionale massima fu Nintoku, in posizione adiacente rispetto al santuario venne congegnato scalo portuale il quale, nell’offrire i propri servigi sia all’imperatore sia all’esercito da quest’ultimo presieduto, diventò tra i maggiori approdi marittimi giapponesi. La sagoma, verso occidente rivolta, è sormontata da simboli shinto. Lateralmente rispetto al tempio, una coppia di palizzate esibisce foggia d’un rosso acceso. Festività alla quale anno dopo anno seguono pompose celebrazioni è quella che si tiene nel lasso di tempo compreso tra il 31 luglio ed il primo giorno del mede d’agosto. Nell’arco di queste 14 ore, quel che viene omaggiato con reverente ricordo è proprio la fondazione del santuario.

La dicitura Shitenoji è indice che contiene concetto multi sfaccettato. Dietro il nome, difatti, a prender forma c’è un aggregato di templi la cui erezione, con qualcosa che oltrepassa il semplice e mero calcolo delle probabilità, venne posta in essere quasi 600 anni dopo la nascita di Cristo. Scintilla che fece divampare incendio il cui vigore mai si affievolisce fu quella generata dal sovrano ereditario Umayado, il quale di ritorno da conflitto che contrappose sé e le sue truppe agli altolocati praticanti del culto shintoista, espresse il desiderio di far del buddhismo religione nipponica universalmente praticata. Sebbene gli stabili siano stati nei secoli affagottati dall’attività distruttrice di numerosi incendi, a questi ultimi è sempre stato posto rimedio con ricostruzioni volte a restituirne splendore originario. Malgrado entrare non preveda esborso alcuno di danaro, la visita dell’area internamente ubicata rende necessario il pagamento di un ticket. Nel patio, tempestato di rotondeggianti pietruzze, si corica una pagoda su cinque piani ripartita. Il tempio maggiore, d’oro come l’aura che sa emanare, include l’effige del Buddha. A piedi, non più di qualche minuto basterà per incrociare cammino itinerante con quello stanziale del giardino Gokuraku-jodo, riproduzione ligia del Paradiso occidentale del Buddha Amida. Al tempio spettante è anche struttura i cui lati altro non sono che scrigno di inestimabili tesori, da tele antichissime fino ad arrivare a testimonianze cartacee.

Se al passo lungo passo d’una civiltà troppo poco spesso approfondita ancora non riuscite a star dietro, capatina al Museo di Storia di Osaka vi sarà di grande aiuto. Al pubblico aperto nel 2003, la torre che strutturalmente è componente preponderante si rizza frontalmente rispetto al Castello precedentemente citato. Tra ciò che dentro è stato ordinatamente disposto, avrete modo di annusare la lenta ma evidente metamorfosi di Osaka, che da antica capitale giapponese si è man mano trasformata in una città tutt’altro che statica, al futuro più o meno prossimo guardante e colma di locali dove spolverare brio sulla propria notte. Se verso i musei in generale nutrite avversione, temere non dovrete. In aggiunta a reperti che muteranno tal preconcetto, in maniera perpetua vengono mandati in onda dei filmati i quali, meglio d’ogni guida, vi spiegheranno tutto quel che, all’uscita, più non dimenticherete. Quello che dai tradizionali musei occidentali lo differenzia va cercato ne fatto che visione della mostra parte dai piani più in alto localizzati. La macchina del tempo farà inizialmente scalo nell’anno 651, quando Palazzo Naniwa venne da base rialzato. Niente odiernamente rimane di quest’ultimo, ma ricostruzioni attinenti ai ritrovamenti susseguitisi ne daranno idea assolutamente verosimile. Seguendo andamento discensionale, step ulteriore omaggia il periodo compreso tra il Medioevo e gli albori della modernità. Fino alla seconda metà dell’Ottocento, Osaka ed il suo porto furono destinazione di corposi flussi commerciali. Scendendo ancora, s’arriva al settimo piano, dove il Novecento è intervallo vivente in tutto quello che memoria ne dà. Se dopo certosina visita rifocillarvi vorrete, un negozio di souvenir ed un ristorante replicheranno ad ogni esigenza. Prezzo del ticket è pari a soli 600 yen.

Lingua territoriale sulla quale si estende la Baia di Osaka dispone di tutto quello di cui necessitate per vacanza che alla costruttività possa aggregare anche la giusta concentrazione di divertimento. Attorniarla vorrà dire salire su perfetta copia della Santa Maria, una delle tre caravelle con la quale Colombo scoprì l’America. La crociera sulla baia ha durata pari a poco meno di un’ora. Se la vacanza ad Osaka viene in agosto pianificata, evento che perdere non potrete sarà Summer Sonic, rassegna musicale dove artisti sia locali che internazionali faranno cantare, ballare e ad occhi aperti sognare. Nella Baia di Osaka, tra l’altro, c’è anche un centro congressi modernissimo: l’ATC Hall. Esposizione dopo esposizione, passerete ad esempio da mostre inerenti i serpenti a incontri incentrati sul modellismo. Un giretto sulla ruota panoramica, in aggiunta, agevolerà veduta sul centro. Per completare la corsa basterà poco più di un quarto d’ora. Assaggiare manicaretti facenti parte dell’autoctona tradizione gastronomica si può, al Naniwa Food Theme Park. Pietanze gustabili saranno le polpettine takoyaki ed i kushikatsu, degli spiedini fatti sia con carne che con vegetali.

Il Teatro Bunraku è passaggio che segna il giro di boa di un’esperienza che, credeteci, vorremmo non finisse mai. Malgrado quel che l’apparente semplicità potrebbe far trasparire, simile manifestazione artistica, nella quale comparse primarie sono le marionette, ha in realtà fondamenta che nel profondo si radicano. La tanto creativa messinscena è alternanza tra coloro che con sapienza muovono le marionette e chi, invece, narra con voce piacente sia le vicende dei protagonisti sia lo scenario nel quale essi interloquiscono. Ogni marionetta viene manualmente prodotta da manovalanze che, nel dare ad esse sembianze il più possibile umane, danno attenzione anche agli aspetti più a margine. Altra prerogativa va stanata negli scambi dialogici. Essendo stati redatti nel diciannovesimo secolo, tanti sono i termini incomprensibili perfino per l’ultima generazione di giapponesi. Sebbene negli ultimi decenni si sia cercato discorso sincronico con il pubblico che assiste, tanti credono che questa scelta vada contro la natura primordiale di questa forma d’arte. I prezzi per vedere tali spettacoli partono da 1.000 yen.




 

Tratto di mezz’ora separa la stazione di Osaka dal Parco Minoo, che rispetto alla città abita indirizzo dislocato a settentrione. Momento dell’anno nel quale sfondo rende al massimo delle proprie possibilità cade nel mese di novembre, quando le foglie degli alberi cambiano tonalità cromatiche e donano veduta che non ha simili altrove. Tre quarti d’ora vi ci vorranno per attraversare sentiero che, a dispetto della sua leggera inclinazione, vi premierà con spettacolare cascata finale. Con un po’ di fortuna, scimmie e cervi faranno caponino durante la non troppo faticosa traversata. Se tempo della visita coincide con la tiepida stagione autunnale, non potrete che assaggiare le tradizionali foglie d’acero fritte ed avvolte da strato sottile di croccante tempura.

I consigli

Paragrafo conclusivo va riservato alla consueta carrellata di consigli, così elencabili:

  • Prima abbiamo fatto menzione delle takoyaki. Esse altro non sono che delle deliziose ed accattivanti polpette preparate amalgamando insieme tranci di polpo, zenzero messo precedentemente a marinare e cipolla verde. La pastella, capace di dar loro consistenza alla quale resistere non si può, è fatta con una farina di grano molto particolare. Il costo di queste polpette è pari all’equivalente di circa 7 euro. Altro piatto immissibile è il taiko-manju, dessert che s’assembla sovrapponendo due strati di pancake. Quando la cottura è terminata, i ripieni selezionabili sono i più diversi e vanno dalla crema alla vaniglia fino ad arrivare alle confetture a base di frutta;
  • Moneta avente corso legale è lo yen. Al cambio, un euro corrisponde a circa 121 yen;
  • Una stanza, se si sceglie di dormire in hotel a tre stelle, ha costo pari a circa 65 euro a notte. Se la scelta vira su una struttura a quattro stelle, i prezzi sono invece compresi tra i 70 ed i 100 euro;
  • Tra le compagnie aeree che verso Osaka volano ci sono Turkish Airlines, Air France e KLM;
  • Un cappuccino, ad Osaka, costa più o meno 427 yen, circa 3,50 euro. Il prezzo di una bottiglietta d’acqua ammonta invece a 102 yen, 85 centesimi di euro. Se quel che volete è una birra, costo corrispondente è di 400 yen, 3,30 euro;
  • Trattandosi di una città dove il traffico è copioso ad ogni ora, a piedi potrete camminare ben poco, anche per via del fatto che i siti da visitare non sono tra loro così ravvicinati. La rete di mezzi pubblici è moderna ed efficiente. Sono 8 le linee della metropolitana, per un totale di 125 stazioni. Costo del biglietto, dipendente dalla corsa opzionata, va dai 180 yen fino ad arrivare ai 370 yen;
  • Se celebrità di Osaka deriva per gran parte dal cibo, l’area chiamata Dotonbori è luogo nel quale sollazzare le papille gustative. Se cercate un ristorante nel quale mangiare il fugu (pesce palla fritto), un’ottima scelta potrebbe essere quello denominato Zubora-ya. Per gustare invece un ottimo piatto ramen, locale verso il quale orientare la lente di ingrandimento è il Dotonbori Ramen Taishokudo;
  • Per chi d’America ama appariscenza e megalomania, un salto nella zona intitolata America-mura è gesto doveroso. Colorate opere murarie, chioschi dove viene commercializzato cibo da strada, gallerie d’arte e caffetterie sono il trionfo della genuina e sanguigna informalità;
  • In ultimo, c’è Den Den Town, zona dove l’elettronica primeggia sul resto. Consolle, giocattoli, Dvd mai usati e tanto altro ancora tracciano i contorni di un quartiere dove poter concludere anche buoni affari.
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