Nevada e Las Vegas

Legittimo inquilino della posizione numero 7, in ordine di ampiezza della superficie occupata, tra gli stati facenti parte della confederazione statunitense, il Nevada assume l’effettuoso e preziosamente colorito appellativo di “Stato d’Argento”. Percorrendone la sua estensione territoriale, incombenza tutt’altro che complicata sarebbe notare paesaggi a forte trazione desertica. La motivazione che in questo elemento naturalistico risiede va ricercata nella sua collocazione all’interno del Gran Bacino, un bacino di tipo idrografico i cui confini sono rintracciabili ad oriente dai Monti Wasatch e ad occidente dalla Sierra Nevada, un agglomerato di rilievi che in California prosegue la propria bisontica corsa. Nell’idioma spagnoleggiante, il nome proprio “Nevada” assume il significato di un paesaggio avvolto da una candida ed uniforme coltre di neve. Nelle epoche che precedettero l’ingresso degli invasori dal Vecchio Continente provenienti, a giacere sul suolo nevadano vi era un insieme di popolazioni indigene, tra cui i Paiute ed i Washoe. Fattore scatenante di una celebrità tuttora attiva in ogni parte del mondo va cercata in una legislazione libertaria a sua volta rea di aver tramutato uno stato assai poco densamente popolato (soli 40.000 abitanti nell’Ottocento) in un luogo nel quale da ovunque si giunge per tentare la fortuna o per trascorrere giorni nettamente differenti da quelli che caratterizzano la vita quotidiana. Facile è quindi immaginare che settore economico portante è rappresentato dal turismo, con le attività minerarie estrattive che tuttavia generano introiti economici di tutto rispetto. Attualmente, il Nevada occupa la quarta piazza tra le nazioni nelle quali vengono estratte le quantità maggiori del più prezioso dei metalli. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, lo stato chiese ed ottenne la separazione dallo Utah, adottando l’epiteto che attualmente lo rende universalmente discernibile. Entrato nella federazione americana nel 1864, il Nevada costituisce uno dei pochissimi esempi di stato che, a seguito del suo riconoscimento, riuscì ad ingrassare frontiere che oggi racchiudono politicamente una superficie pari ad oltre 285.000 chilometri quadrati. Nei primi insediamenti a scopo prettamente minerario, giocare d’azzardo era attività priva di regolamentazione alcuna. A dispetto di codesto vuoto normativo, esso era tuttavia gesto compiuto regolarmente da un numero tutt’altro che esiguo di persone. Nel 1909, un divieto ne spazzò temporaneamente via l’esercizio fino al 1931, quando il sistema legislativo ne decretò il ritorno in auge. Tra i corsi d’acqua che ne attraversano il percorso terreno, il fiume Humboldt è quello che forse merita considerazione più cicciottella. Il tragitto che percorre, concepito ad est e partoriente nel punto cardinale opposto, non culmina in alcun oceano, ma in corrispondenza di un lago identificabile con il medesimo nome. Slanciata è la linea di confine che il Nevada condivide con l’adiacente California. La sua lunghezza, tocca infatti la ragguardevole quota di 400 miglia, l’equivalente di circa 640 chilometri.

728*90

Il tour nevadiano

Non lontanissima dal centro abitato di Overton, localizzato nella contea di Clark, la Valley of Fire è tappa d’esordio di un viaggio che sarà giusto ed armonioso mix tra selvaggia natura ed ammaestrata contemporaneità. Si tratta di un parco naturale le cui generalità vanno fatte risalire alla presenza di formazioni di arenaria rossa, sorte dalle dune di sabbia ben 150 milioni di anni orsono. La distanza chilometrica che separa questo sito dalla notoria Las Vegas è di 80 chilometri, con un’altitudine che nel suo punto più elevato supera seppur di poco i 900 metri. Per varcarne metaforicamente il portone di casa, basterà percorrere la Valley of Fire Road, un’arteria che da capo a capo striscia lungo un percorso di quasi 17 chilometri. Un punto informativo in esso ubicato avrà lo scopo di rispondere ad esigenze dei turisti che verranno ancor più soddisfatte con aree appositamente progettate per gite e campeggi. I più temerari, potranno infine cimentarsi in escursioni che per sempre imprimeranno impronta lungo le pareti dell’essere.

Azzurro sarà colore evidentemente preponderante nel caso in cui la voglia è quella di recarsi al piedi del lago Tahoe. Cartina alla mano, avvistarlo significherà spostare il dito indicante ad est rispetto alla città di Carson City. Quel che innalza l’asticella del blasone che da sempre lo impreziosisce è la limpidezza di acque protettivamente difese dai rilievi che le costeggiano. Nel punto contraddistinto da profondità più accentuata, il lago Tahoe sfiora e scavalca di pochissimo i 500 metri. Diverse sono state le pellicole cinematografiche americane che qui sono state girate. Una di queste, colei che forse beneficia di amore più morboso, è quella interpretata dall’indimenticata Whitney Houston “Guardia del Corpo”. Tastabile sviluppo abitativo attorno è accorso solo successivamente alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Prodigio architettonico che dell’occhio sarà soddisfazione che quantificare non si può è la diga di Hoover, uno sbarramento artificiale in calcestruzzo congegnato nel 1935. Nel momento in cui venne inaugurata, essa era medaglia d’oro per generazione quantitativa di energia idroelettrica. Distante una cinquantina di chilometri da Las Vegas, la sua intitolazione omaggia colui che più di altri ne incentivò la messa in opera, il trentunesimo Presidente degli Stati Uniti Herbert Hoover. Il completamento dell’infrastruttura avvenne un paio di anni prima rispetto alla tabella di marcia originariamente prefissata. Quello che nelle battute iniziali fu previsto era il conferimento alla costruzione di uno stile neogotico. La rotta venne però invertita nell’attimo in cui si comprese che l’opzione, con ogni probabilità, non si addiceva alla diga. Artefice della sensibile modificazione fu l’architetto Gordon Kaufmann, il quale affidò il compito di decorarne le pareti interne ad un artista originario di Denver, Allen True. Quest’ultimo concordò con lo staff di ingegneri operanti una procedura riconoscitiva delle tubazioni basatasi sulle loro differenti colorazioni. Per ciò che invece concerne le creazioni scultoree, la loro realizzazione venne in prima persona curata dall’artista Oskar Hansen.

Allontanandosi notevolmente da quello che costituisce il cardine del viaggio nevadano, Las Vegas, un tratto pari a oltre 190 chilometri è solco volto a fare in modo che quest’ultima e la cittadina fantasma di Rhyolite non possano tra loro stringersi la mano. Il suo sviluppo coincise con gli inizi del secolo scorso, quando nuda e cruda corsa all’oro fece dell’area punto di appoggio per diversi temerari in cerca di provvidenziale e sospirata fortuna. Nel primo decennio del Novecento, Rhyolite venne equipaggiata di tutti i servizi occorrenti ad un quotidiano degno. Corrente elettrica, allaccio idrico e linea ferroviaria avevano dovevano assecondare le esigenze sia di coloro che lavoravano nelle miniere vicine sia di chi, al contrario, tra le sue casupole desiderava godere di attimi distensivi e squisitamente normali. Secondo alcune stime, pare che in quel periodo la popolazione totale contasse oltre 4.000 anime. Decadenza altrettanto celere le piantò lama nel cuore. Le risorse minerarie videro esaurimento, con conseguente ed inevitabile fuga che, in men che non si dica, assunse le misere proporzioni di una densità abitativa la quale, poco meno di un decennio più tardi, rasentò la cifra neutra dello zero. Il carattere spettrale di Rhyolite divenne, da lì in poi, peccaminoso dolcetto per chi qui volle ambientare lungometraggi archiviabili nella sezione dedicata al genere western.

Dei laghi di formazione artificiale più grandi di tutti gli Stati Uniti, il lago Mead è il primo della classe. Ostruendo il naturale decorso del fiume Colorado, la diga di Hoover ha quindi estratto dal focolare del proprio forno un bacino la cui capienza, al massimo della propria portata, sopporta l’impressionante quantità d’acqua di 25 miliardi di metri cubi. Nel crearlo, vennero svuotati interi centri abitati, localizzati originariamente in corrispondenza della zona. Uno di questi era la cittadina di St.Thomas, nella quale superstite ultimo ne abbandonò una delle sue case nel 1938.

Cosa vedere a Las Vegas

Se i siti finora elencati non sono stati sufficienti a soddisfare le aspettative, parte rimanente di uno stomaco ancora vuoto per metà verrà prontamente riempita da Las Vegas e dallo scintillio delle sue mille luci. La sua intera area metropolitana racchiude la porzione territoriale che nell’intero territorio degli Stati Uniti è soggetta alla crescita demografica più evidente. La gran quantità di casinò, in aggiunta all’imbarazzante varietà di locali per adulti ed alla reperibilità di bevande alcoliche ad ogni ora del giorno e della notte rappresentano in toto fattori che le sono valse lo pseudonimo di “Sin city”, ossia città del peccato. Conseguenza ulteriore di un progresso economico che qui non conosce strisce d’arresto è, come se tutto ciò che è stato appena detto non fosse sufficiente, l’organizzazione tra le sue strade di pellicole e serie cinematografiche statunitensi, tra le quali appropriato è accennare “Ocean’s Eleven” e “Rain Man”. Fin dal 1998, anno in cui esse vennero aperte alla fruizione pubblica, le fontane del Bellagio, insieme ai loro circa 1.200 getti d’acqua, hanno centrato alla perfezione l’obiettivo di affascinare turisti che non distoglieranno lo sguardo da esse. Connubio sensoriale simmetrico verrà perfezionato dalle note di brani musicali che non saranno mai gli stessi.

I malinconici del Bel Paese avranno possibilità di recuperare a Little Venice quel pezzo per strada lasciato. Sito riconducibile alla presenza adiacente dell’Hotel Venetian, il suolo a quest’ultimo antistante è gradevolmente invaso da una fedele riproduzione, in scala 1:2, del campanile di San Marco e del ponte di Rialto. In un lago artificialmente allestito, delle gondole a remi doneranno verosimiglianza ad una commedia il cui copione è scritto con perizia.

Nel gruppetto delle 25 strutture ricettive più grandi del globo, 19 di esse sono dislocate sulla Las Vegas Trip, i cui edifici ammiccanti e le irradianti luminarie sono vera e propria oasi persasi nel bel mezzo del deserto che la attornia. Sarebbe errore per il quale inginocchiarsi non riportare nella guida corrente il Ceasars Palace, i suoi oltre 3.000 alloggi e le torri che in schiera da cinque guardano al cielo. La pennellata che sulla tavolozza della materia l’ha disegnato strizza l’occhio ad architetture evidentemente romaneggianti. Nell’albergo, inoltre, vengono periodicamente organizzati avvenimenti sportivi, alcuni dei quali rimasti nelle pagine di storia moderna. Il prezzo delle camere parte da 110/120 €.

Per avere visione globale del paesaggio che intorno a Las Vegas impera, oltre alla Stratosphere Tower non potrebbe esserci luogo migliore. I 350 metri di altitudine la fanno balzare in cima alla classifica delle torri panoramiche statunitensi. Sulla sua parte apicale, vasta è la serie di attrazioni dove provar divertimento. Una di queste si chiama Insanity, una sorta di carosello nel quale i passeggeri vengono fatti ruotare con brividosa lestezza. Tristi vicende hanno caratterizzato il passato recente della torre. A partire dal 1996, sono ben 5 gli individui che da qui hanno deciso di buttarsi giù.

Per far affiorare alla mente idea alquanto caricaturale dell’antico Egitto, basta recarsi ai piedi del Luxor Hotel, distinguibile nel capo meridionale della Las Vegas Strip. La sua foggia piramidale non accetta fraintendimenti, così come la presenza di numerose suite che della sobrietà non sanno significato. Costruito agli inizi degli anni Novanta, il Luxor Hotel si serve di speciali ascensori che salgono e scendono obliquamente. 

Al New York – New York Hotel&Casinò, la strada che scorpora Las Vegas e la Grande Mela verrà sorvolata alla velocità della luce. Sono sei le torri che, nel dare ossigeno ad una facciata frontale alquanto fedele, raffigurano tangibilmente alcuni degli edifici più in voga della città percorsa dall’Hudson. Ad ogni segmento della struttura è stato dato l’appellativo dei quartieri di New York. All’esterno, delle montagne russe circuiscono lo stabile. Il prezzo delle camere parte da 110€.

Eretto previo volere del mafioso statunitense di origine ebraica Bugsy Siegel, il Flamingo è il resort più anziano tra quelli che adagiano i basamenti nello Strip. Il casinò vegeta su 7200 metri quadrati, con gli alloggi che numericamente sforano quota 3.000 unità. Il prezzo delle camere parte da 80€.

Ultima fermata nella città del Peccato è il Circus Circus. L’insieme di sostantivi che gli elargisce riconoscibilità richiama apertamente tutto il fascino del mondo circense, con il resort che tutti i giorni diventa ribalta di spettacoli colmi di suggestione. Nel 1997, esso fu destinatario di un corposo intervento di ristrutturazione, in concomitanza del quale venne costruito un nuovo padiglione.

Informazioni utili

Trascorrere una o più notti nella prima dama nevadana prevede costi che, come in occasione di ogni viaggio, vanno calibrati sulle disponibilità monetarie. Per un soggiorno che riesca a concentrarsi nel mese di settembre, prenotare 3 o 4 mesi prima vorrebbe dire corrispondere tariffe che, per una struttura a cinque stelle, potrebbero raggiungere quota 360 euro (circa 400 dollari). Se non si è troppo esigenti e ci si accontenta di un hotel a tre stelle ubicato in posizione periferica, il costo tasta l’equivalente compreso tra 40  ed i 65 euro. Las Vegas giova dei servigi dell’aeroporto internazionale McCarran, scalo molto ben collegato a rotte sia americane che europee. Più di 50 milioni sono i turisti che ogni anno transitano qui. Sono sempre di più, inoltre, coloro che arrivano a Las Vegas in macchina. Los Angeles, d’altronde, dista “soli” 400 chilometri.

1342

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *