Nashville, non solo country

Capitale del Tennessee, per residenti censiti Nashville precede un altro grande centro come Memphis. In oltre 600.000 popolano attualmente una città che in ambito musicale (e non solo) ha nei decenni saputo imporsi. La sua fondazione è temporalmente collocabile nel 1779. Il nome, invece, è lo stesso di un generale di Brigata, Francis Nash, perito nella battaglia di Germantown. Passando da queste parti, quali sono i luoghi principali da vedere? Scopriamolo.




Partenone

Il nomignolo fregiante Nashville, effettivamente soprannominata “Atene del Sud”, appare tutt’altro che casuale. Se è vero che il Partenone ateniese è colui il quale fra le costruzioni greche eccelle ineguagliato, è vero anche che nel territorio appartenente alla città del Tennessee ve n’è una copia relativamente fedele. Edificato, in occasione di un’importantissima esposizione fieristica, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo seguente, le fattezze che attualmente mostra scaturiscono da una serie di interventi, inerenti il prospetto, posti in essere nella prima metà degli anni Trenta. Lo stabile originariamente dimorante il loco, successivamente sottoposto ad un adeguamento ulteriore, si componeva di materie prime come legno e gesso. Varcando la soglia delimitante l’ingresso, internamente avreste la facoltà di contemplare un’opera scultorea effigiante Atena Parthenos, del tutto analoga a quella realizzata dallo scultore ed architetto ateniese Fida. L’altezza che la caratterizza ammonta a poco più di 10 metri. Alcune pellicole cinematografiche sono state girate qui. Una di queste, risalente al 2010 e diretta da Chris Columbus, è intitolata “Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini”.




Hermitage

A proposito di icone, ricollegare l’Hermitage alla sola e bella San Pietroburgo sarebbe, seppur non propriamente errato, quantomeno riduttivo. Distante 16 chilometri dal centro abitato di Nashville, la piantagione omonima ha fin dal 1804 ospitato colui che, tra la schiera comprendente i presidenti statunitensi, occupa la settima posizione in ordine squisitamente temporale: Andrew Jackson. La costruzione regina, dalla conformazione rettangolare, si distingue per una larghezza pari a 32 metri e per un’altezza che al contrario sfiora i 16. L’ingresso principe volge a meridione, sorretto da un maestoso colonnato racchiudente cinque elementi. Penetrando attraverso il portico e sollevando lo sguardo, notereste la presenza d’una balconata anteriormente cinta da una balaustra quadrangolare. Scrutando la sola facciata meridionale, l’impressione che avreste è quella di una costruzione sovrastata da un tetto pianeggiante. La prospettiva muterà attenzionando gli altri tre angoli, ciascuno dei quali mostrante un tetto a falde totalmente ricoperto da lamine di stagno. La piantagione, denominata Hermitage dall’illustre padrone originario, distava poco più di 3 chilometri dal corso del fiume Cumberland. Dopo aver acquistato il podere, Jackson e consorte si stabilirono, almeno inizialmente, all’interno d’una minuta casupola in legno. Fra il 1818 e l’anno seguente, periodo nel quale Jackson assunse la carica di Governatore della Florida, lo stabile in questione fu sostituito da una residenza in muratura. Il terreno circostante s’estendeva per circa 400 ettari, 80 dei quali adibiti alla sola coltivazione del cotone. Interiormente, oggi, è stata allestita un’esposizione museale visitata ogni anno da un numero di accorrenti mediamente quantificabile in 250.000 unità. In territorio statunitense, prendendo in esame tutte le altre case presidenziali, l’Hermitage è senz’altro quella meglio preservata.

Campidoglio

Il costruttore William Strichland, redattore del progetto, definì il Campidoglio una vera e propria meraviglia. L’impronta stilistica, racchiudente lineamenti che con fedeltà ricalcano quelli dell’architettura greca, viene nel concreto materializzata dalla presenza di componenti caratteristici come colonne ioniche ed una lanterna. Quest’ultima poggia a sua volta in corrispondenza dell’apice della cupola, che invece rievoca il monumento coregico di Lisicrate. Visionando gli ambienti posti internamente, da raggiungere percorrendo una scala in marmo, colpiscono sia le opere pittoriche affrescanti le pareti sia una nutrita raccolta di volumi. La biblioteca è superiormente percorribile da una loggia la cui balaustra è stata uniformemente affiancata da busti in ghisa ritraenti personaggi come William Shakespeare.




Country Music Hall of Fame

Tra gli anni Sessanta e gli anni Sessanta del secolo scorso, il genere musicale country fu capace di generare, anno dopo anno, fatturati a sei zeri. Alcune influenti ed intuitive personalità, tra le quali appare quella del produttore discografico Omar Bradley, riuscirono nell’intento di estendere la platea di un genere il quale, arricchendosi di sonorità tipiche del pop, all’epoca letteralmente spopolò. Nella lista contenente gli esponenti più in voga di allora vanno immessi artisti del calibro di Patsy Cline e Tammy Wynette. Che ne siate o meno accaniti sostenitori, il Country Music Hall of Fame costituisce una tappa da non perdere. Aperta al pubblico nel mese di gennaio del 1967, l’esposizione racchiude a sé una gran varietà di oggetti. Scatti fotografici, video interattivi e riproduzioni in scala intendono, nel loro piccolo, rappresentare un mero esempio. La facciata dell’immobile è stata decorata da elementi grafici simboleggianti una musica country che, almeno in ambito statunitense, non conosce crisi. Alcuni degli infissi si caratterizzano per una singolare foggia, richiamante alcuni componenti del pianoforte. Tra le opere che nel meritare interesse andrebbero degnate d’una sosta prolungata vi è quella riproducente una stazione radio non troppo difforme da quella sita non troppo lontano dal centro cittadino. Ogni disco cingente la torre somiglia al tipico solco di un vinile, supporto recentemente riscoperto.




Broadway

Dopo il Partenone e l’Hermitage, un ulteriore celeberrimo richiamo colma Nashville di un’attrattiva che man mano diviene difficilmente resistibile. Broadway è il nome catalogante una delle maggiori arterie urbane locali. La sua suddivisione interna consta di angoli nei quali, tra un sito e l’altro, sostare trascorrendo momenti all’insegna del divertimento. Parlare d’intrattenimento, qui, non vuol dire esagerare. Broadway, nel suo tutt’altro che ristretto perimetro, ospita infatti un quartiere, Lower Broadway, i cui locali vengono giorno e notte animati dalle vivaci note della musica country. Se avete fame, il problema non si pone, dato che la gran varietà di ristorantini e bakery assicura l’imbarazzo della scelta. Programmando con minuzia la vacanza, potreste pensare di alloggiare in questa zona. Tante infatti sono le strutture ricettive qui risiedenti. Alcune delle attrazioni adocchiabili in loco possiamo elencarle in questa maniera:



  • Il Frist Art Museum. Facente parte della schiera dei luoghi storici statunitensi, lo stabile nel quale originariamente dimorava un ufficio postale è stato, nel 2001, tramutato in una struttura che, contrariamente ad ogni altro museo, pone dinanzi alla pubblica ammirazione mostre perlopiù temporanee ed itineranti. Connettendovi al sito web del museo, potreste acquisire qualche notizia in più inerente sia le esposizioni passate sia quelle in programma. Una galleria interattiva, riconoscibile con la sigla MAQ, permette ai turisti di cimentarsi nelle specialità artistiche più diverse, dall’intaglio alla pittura;
  • La Bridgestone Arena. Inaugurata nel 1996, l’arena assicura ospitalità alle dispute casalinghe dei Nashville Predators (hockey su ghiaccio). Durante la sua posa in opera, un paio di operai subirono dei gravi infortuni. Al massimo della propria capienza, la Bridgestone Arena è in grado di contenere poco più di 17.000 spettatori.



Siti ulteriori

Se d’un itinerario ad ora piuttosto articolato non siete sazi, addizioneremo a quel che è stato già scritto una manciata ulteriore di chicche:

  • Il Johnny Cash Museum. Inaugurato nel 2013, esso vuol suffragare uno dei più grandi interpreti country mai esistiti, scomparso nel 2003: Johnny Cash. Il soprannome affibbiatogli, quello di “Man in Black”, va ricondotto alla sua nota predilezione nei confronti degli abiti neri. Oltre a raccontare le fasi salienti della sua esistenza, dalla carriera artistica ai suoi trascorsi nelle forze aeree, il museo deve la propria densa frequentazione alla presenza di diversi oggetti appartenuti all’artista, dai costumi di scena ai manoscritti fino ad arrivare agli strumenti musicali ed alle pagelle scolastiche;
  • Lo zoo. Passeggiando con tranquillità, alcune delle specie che qui vedreste sono riassumibili nel ghepardo, nel fenicottero, nella tartaruga azzannatrice e nel lorichetto;
  • Il Centennial Park. Inizialmente (e per intero) ricoperto di sole piantagioni, dopo la Guerra Civile Americana questo lembo di terra venne trasformato in un parco pubblico odiernamente occupante una superficie pari a 132 acri. Il Partenone, in loco, è solo una delle cose da contemplare. Su uno dei suoi versanti, ad esempio, è stato nel 2016 adagiato un monumento comprendente raffigurazioni di personalità fortemente legate al mondo femminista, come Carrie Chapman Catt ed Abby Crawford Milton.

Qualche dritta

In chiusura, i consigli di rito:



  • Il periodo migliore per giungere a Nashville è quello compreso tra il mese di aprile e quello di ottobre;
  • Per una stanza in hotel a 3 stelle, le tariffe vanno da un minimo di 135 ad un massimo di 150 euro a notte. Se la volontà è invece quella di pernottare in un hotel a 4 stelle, potreste arrivare a spendere anche 200 euro a notte (al cambio, più o meno 245 dollari);
  • Nashville gode dei servigi di un aeroporto internazionale. Alcune delle compagnie vagliabili in proposito sono Lufthansa (scalo a New York da Roma) ed Alitalia (scalo a Washington da Roma).
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