Mosca, semplicemente

Dodici milioni di residenti, una superficie totale di oltre 2.500 chilometri quadrati ed un onorevole piazzamento tra le prime 10 città più densamente abitate del globo rappresentano dati numerici incontrovertibili, ma comunque insufficienti a descrivere un Capitale, Mosca, che immediatamente e nel particolare ci accingiamo a tratteggiare per voi. Pronti? Partiamo!



 

La Piazza Rossa

Tra le piazze regine della Capitale russa, la Piazza Rossa spicca su tutte le altre, sia per significato emanato sia per intrinseca iconicità. Lunga 700 metri, larga 130 ed ubicata in prossimità delle mura che ad oriente cingono il Cremlino, la sua estensione totale ammonta a poco meno di 75.000 metri quadrati. Si tratta di un luogo il quale, interponendosi tra il Cremlino e la Città del Catai, quest’ultima rappresentante un quartiere storicamente abitato da residenti dediti al solo commercio, rappresenta inoltre il punto dal quale le principali arterie cittadine nascono, proseguendo tutt’intorno il proprio percorso. Contrariamente a quello che per errore si potrebbe pensare, la sua denominazione non va ricondotta né alla colorazione degli stabili che la ornano né, in egual misura, ad un comunismo che qui nel Novecento ha floridamente attecchito. L’appellativo, infatti, andrebbe correttamente ricollegato all’attributo krasnaja, facente parte dell’idioma locale e che, tradotto nella nostra lingua, sta a significare appunto “rossa”. Stando a quel che alcune documentazioni in proposito testimoniano, pare che una simile intitolazione le sia stata attribuita nel Seicento. Lungo il perimetro della piazza dimorano alcuni tra i monumenti russi più affettuosamente baciati dalla notorietà. Data una varietà che doppia quel che con una sola mano potremmo difficilmente quantificare, cosa buona e giusta è enumerarne nella maniera che segue alcuni che, secondo noi, sarebbe bene quantomeno visitare:

 



 

  • La cattedrale di San Basilio. Eretta da terra nella prima metà del Cinquecento, la cattedrale di San Basilio ha assunto sostanza grazie a Ivan IV, desideroso di commemorare degnamente l’annessione di centri tuttora importanti come Kazan e Astrachan. I lineamenti che esternamente sfoggia, sia dal punto di vista meramente cromatico sia architettonico, in Russia non hanno alcun termine di paragone. Dagli inizi degli anni Novanta, essa è entrata di diritto a far parte della prestigiosa lista dei Patrimoni UNESCO. La consacrazione di una costruzione inizialmente nota con la denominazione di chiesa della Trinità avvenne il 12 luglio del 1561. Nell’arco di quattro secoli, lasso di tempo che racchiude un’esistenza lunga e talvolta movimentata, la Cattedrale di San Basilio ha più volte rischiato di sparire da un mondo che certamente ne avrebbe sentito la mancanza. Da dirompenti fiamme fino ad arrivare ad un regime comunista il quale, nella persona del suo capo incontrastato Stalin, avrebbe voluto raderla al suolo per dar campo libero a parate a dir poco pompose, essa è però rimasta in piedi, divenendo oggi più che mai l’emblema di una Mosca che corre veloce senza però scordare le gloriose origini. Prima di varcare la sua soglia di ingresso, esteriormente la vostra attenzione verrà rubata dalla presenza di cupole le cui colorazioni, tante e variegate, sono state applicate loro a cavallo tra il Seicento e l’Ottocento. Entrando e completando quindi una visione che saldamente s’incollerà nell’angolo della vostra mente dedicata ai ricordi più belli, nove sono le cappelle che tra loro messe insieme vanno a dar vita alla sua composizione. Le decorazioni che le adornano, prese singolarmente, si differenziano sia per i motivi grafici sia per le tonalità coloristiche applicate. Non di rado, potreste imbattervi in gruppi canori che all’interno di una di queste si esibiscono;

 

  • Lobnoe mesto. Localizzato dinanzi alla Cattedrale di San Basilio vi è una sorta di basamento in pietra la cui lunghezza è pari a 13 metri. Le prime testimonianze cartacee che ne attestano l’esistenza vanno fatte risalire ai tempi di Ivan il Terribile, sovrano che proprio da qui usava interloquire con gli abitanti della bella Mosca. In seguito, il suo utilizzo andava soprattutto a riguardare gli ukaz, dettami aventi forza di legge proclamati dallo zar in persona. A dispetto d’una leggenda mai pienamente comprovata, su un simile piedistallo non è mai stata posta in essere alcuna esecuzione. Strutture in legno dedicate alle impiccagioni venivano infatti solitamente assemblate nelle retrovie della Cattedrale di San Basilio. Durante i giorni che precedevano la Pasqua, sulla sua superficie veniva verosimilmente riprodotto il calvario;

 

  • Il Mausoleo di Lenin. L’inaugurazione di un sito che meglio d’ogni altro simbolizza il potere di cui per decenni qui il comunismo ha beneficiato è databile al 1930. Successivamente alla dipartita di Lenin, il suo corpo venne dapprima attentamente imbalsamato e poi esposto al cospetto del pubblico omaggio. Ciascuna delle fasi di conservazione della salma venne personalmente curata da Aleksej Abrikosov. L’originario monumento ligneo vene nel giro di poco tempo espanso per via anche e soprattutto di una corposa affluenza. Tra la fine degli anni Venti e gli inizi del decennio seguente, le previsioni inerenti una prolungata preservazione della salma condussero verso l’edificazione di una struttura in marmo e granito. La superficie esterna del mausoleo si contraddistingue per una facciata lunga poco meno di 25 metri. Della sua singolare conformazione, tendente al piramidale, va ricordata un’altitudine che, sviluppandosi su gradoni che vicendevolmente si sovrappongono, tange quota 12 metri. Prendendo ad esame il segmento temporale compreso tra gli anni Venti e gli anni Settanta, dalle stime risulta un afflusso di devoti quantificabile in oltre 10 milioni di unità. Lo scopo del transito, odiernamente, è radicalmente mutato. Se è vero che prima la motivazione della visita era costituita da un doveroso omaggio a colui che diede vita alla Rivoluzione, è altrettanto vero che oggi il Mausoleo di Lenin è divenuto una semplice e generica attrazione;





 

  • Il GUM. Attualmente, qui gli amanti dello shopping e del lusso non faticherebbero a trovare pane per i propri denti. In un simile palazzo, infatti, vi è una serie di negozi dove poter acquistare abiti ed accessori firmati dalle più importanti case di moda del mondo. La sua estensione, ammontante a circa 80.000 metri quadrati, denota in maniera assai funzionale un’imponenza palese. A proposito degli spazi interni, la frammentazione vien data dall’alternarsi di tre piani ed altrettante gallerie. La sua posa in opera venne ultimata nel giro di 3 anni, dal 1890 al 1893. Negli anni Cinquanta, il GUM divenne oggetto di una serie di lavori a carattere ristrutturativo, avallati dal regime comunista e compiuti per provare a riportare alla ribalta una costruzione che tuttora ricopre un’importanza primaria.

 

 

Il Cremlino

Ricordando Mosca, sarebbe impossibile non permettere alla propria mente di distrarsi dinanzi ad un pensiero, quello avente come protagonista principe il Cremlino, che approdandovi potrete tramutare in una realtà solida. Quello sito nella Capitale russa, oppostamente a ciò che si potrebbe pensare, è solo una delle cittadelle fortificate, i cremlini appunto, che a macchia di leopardo trapuntano il Paese orientale. Sull’appezzamento che ad esso assicura una degna ospitalità, gli uomini si stabilirono fin dall’Età del Bronzo. Le prime documentazioni attestanti l’esistenza del Cremlino moscovita sono state redatte nel 1147. Fra il Trecento ed il Quattrocento, la sua estensione venne ulteriormente ritoccata verso l’esterno. All’epoca vennero infatti innalzate possenti palizzate in quercia, queste ultime rimpiazzate poco dopo da mura in candida pietra. Gran parte dell’aspetto che oggi ostenta gli è stato dato tramite interventi posti in essere negli anni Ottanta del Quattrocento. Pareti murarie e bastioni, oltre ad essere irrobustiti, vennero ricoperti da mattoni di colore rosso. Nel primo decennio dell’Ottocento, Napoleone ordinò al proprio esercito di posizionare qui delle cariche esplosive. Se è vero che la maggior parte di queste non fece fortunatamente il proprio dovere, è altrettanto vero che i danni apparvero sicuramente considerevoli. La cinta muraria presenta un’altezza variabile, compresa tra i 5 ed i 19 metri. Una ventina sono invece le torri. Le tre che si posizionano in corrispondenza dei vertici del triangolo che contorna il perimetro del Cremlino mostrano una conformazione rotondeggiante. Qui, due sono gli edifici che tra le pagine del vostro itinerario dovrete assolutamente annotare:

  • Il Gran Palazzo del Cremlino, costruzione nella quale risiede la massima carica politica russa. La facciata sembra seguire lo stesso corso della Moscova. I tratti somatici risultano piuttosto semplici, andando tuttavia a comporre un mix equilibrato tra eclettismo e classicismo. Gli interni, diversamente da quel che si trova all’esterno, sprizzano ostentazione da ogni poro. Le decorazioni, oggetto di un attento restauro negli anni Novanta, sono tanto articolate quanto tuttavia molto eleganti. La suddivisione si ramifica in due. Uno dei frangenti è interamente dedicato all’organizzazione di cerimonie. L’altro, al contrario, contiene tuttora ambienti privati precedentemente utilizzai dei membri della casata reale;

 

  • L’Arsenale. Questo edificio, dalla forma rassomigliante ad un trapezio, venne nell’era medievale preceduto da depositi dove veniva stoccato il preziosissimo grano. Quando questi vennero dati alle fiamme, Ivan il Terribile ordinò ad un gruppo di progettisti tedeschi e russi di plasmare lo stabile che tuttora potrete scrutare. Nella prima metà dell’Ottocento, qui vennero esposti armamenti appartenuti alle truppe nemiche che alla Russia si contrapposero in occasione della campagna napoleonica.





 

La Collina del Passeri

Analogamente ad una Roma che da italiani troppo spesso oltraggiamo, anche Mosca ha gradualmente accresciuto le proprie fattezze nei pressi di sette piccole alture. Una di queste, quella che forse gode del maggior blasone, va distinta con la denominazione di Collina dei Passeri. Dal 1924, anno nel quale Lenin esalò il proprio ultimo respiro, fino al 1991, la collina assunse l’epiteto di colui grazie al quale la Rivoluzione a tinte socialiste ebbe ragion d’essere. Nel punto apicale della collina, l’altitudine ammonta a ben 220 metri. Nel Seicento, a valle sorse il monastero di Sant’Andrea, dismesso poco più di un secolo dopo. Negli anni Cinquanta, sul lembo di terra che nelle sue immediate vicinanza staziona, venne costruita una selle sedi dell’Università statale. Per dar modo ai visori di ispezionare un panorama che non ha eguali, è stata inoltre congegnata una piattaforma dalla quale contemplare è d’obbligo. Qui, a cadenza annuale, vengono infine organizzate rassegne dedicate a discipline sportive che ad esempio prevedono l’utilizzo della mountain bike.

Il Parco Gorky

Lungo le sponde della Moscova, sorge un parco divertimenti che, tra una meta e l’altra, sia per gli adulti che per i piccini rappresenterebbe una pausa pregna di spensieratezza. Si tratta del Parco Gorky, aperto al pubblico nel 1928 e suffragante, per via del suo nome, uno dei massimi scrittori e drammaturghi russi del secolo scorso. La superficie da esso ricoperta supera seppur di poco il chilometro quadrato. Ad intervalli regolari, in loco ci sono sia eventi fieristici sia competizioni messe in piedi col solo obiettivo di lasciar privi di fiato gli astanti. Uno dei frangenti, come è facile immaginare, è dedicato quasi esclusivamente ai più piccini. Salendo sulla ruota panoramica, invece, la prospettiva che dinanzi a voi si profilerà non avrà nulla da invidiare a quella che giace in una tela.




 

Quando la stagione invernale giunge, vi sarà data la possibilità di pattinare sul ghiaccio. La celebrità del parco è vertiginosamente aumentata grazie alla diffusione d’un romanzo, redatto dallo scrittore statunitense Martin Cruz Smith, intitolato Gorky Park. Un altro richiamo è inoltre presente nel brano dei Pooh “Dall’altra parte”.


 

La cattedrale di Cristo Salvatore

Portavoce ulteriore di una spiritualità a Mosca sentitissima è la cattedrale di Cristo Salvatore. Completata una ventina di anni orsono, si è in presenza di una chiesa ortodossa che, tra quelle predicanti il culto orientale, primeggia per altezza. Quando anche gli ultimi militi appartenenti all’orda napoleonica furono loro malgrado costretti ad abbandonare la Capitale russa, Alessandro I manifestò espressamente la volontà di far erigere una cattedrale suffragante proprio il Cristo Salvatore. Il piano ubicato inferiormente commemorò la vittoria ai danni di Napoleone. Le pareti murarie, interamente fabbricate in marmo proveniente da Carrara, vennero addizionalmente impreziosite da piastre raffiguranti coloro i quali nella Guerra Patriottica di inizio Ottocento comandarono le truppe. Quando Lenin morì, la cattedrale venne fatta esplodere. Su quel che di essa rimaneva, sarebbe dovuto sorgere il Palazzo dei Soviet, costruzione che però, data la penuria di risorse economiche, rimase esclusivamente una verbale intenzione. La ricostruzione, che come detto prima terminò nel 2000, è stata facilitata da una raccolta fondi alla quale parteciparono anche dei normali cittadini. Il Ponte dei Patriarchi, capace di sormontare il corso della Moscova, venne congegnato tra il 2003 ed il 2004. L’edificio religioso, di cui il ponte è un elemento serviente, ha nel corso degli anni ospitato eventi caratterizzati da una forte valenza anche simbolica. Uno di questi è la canonizzazione di colui che per ultimo ricoprì la carica di zar, Nicola II.

 

La cattedrale della Dormizione

Della sapiente maestria italiana è simbolo un altro pezzo che, legandosi agli altri, plasma quel che agli occhi del mondo rende Mosca grande, immensa: la cattedrale della Dormizione. Furono necessari quattro anni per perfezionarne le fattezze, con l’ultima pietra che venne posata nel 1479. L’edificio è sostanza materiale di un progetto redatto dall’architetto di origine bolognese Aristotele Fioravanti. Nella prima metà del Cinquecento, è qui che venne incoronato Ivan il Terribile. Quando la classe dirigente comunista trasferì il proprio quartier generale nel centro moscovita, venne resa fattiva la proibizione di ogni genere di funzione di tipo religioso al proprio interno. L’unica eccezione va rintracciata nella messa commemorante le festività pasquali del 1918. Secondo quel che sostiene un racconto tuttora pregno di oscurità, pare che qui Stalin dispose l’organizzazione di una funzione nella quale chiedere aiuto, in vista della possibile ed imminente invasione nazista, a chi domina il regno dei cieli. Agli inizi degli anni Novanta, la struttura venne nuovamente consegnata tra le mani della Chiesa Ortodossa Russa.

 

Il Teatro Bolshoi

Una capienza pari a 1800 posti, un’omaggiante raffigurazione sul biglietto da 100 rubli ed una nascita che va fatta risalire agli anni Venti dell’Ottocento sono solo alcuni degli aspetti che nel darsi il cambio contraddistinguono una delle sale teatrali più notorie del globo, il Teatro Bolshoi. Esso di erge da terra sullo stesso segmento nel quale, prima, stazionava il Petrovskij, dato alle fiamme nel primo decennio dell’Ottocento. Fu Giuseppe Bove, architetto dalle chiare origini italiche, a presiedere i lavori inerenti la sua posa in opera. Fino al 1840, qui venivano inscenati copioni unicamente russi. Un incendio ulteriore, scoppiato nel 1853, danneggiò sensibilmente uno stabile che però venne ripotato qualche anno dopo al suo antico luccichio. Nel 2005, una sensibile ristrutturazione riuscì nell’intento di restituire al teatro la foggia che mostrava nel periodo che precedette l’avvento di Stalin. In quell’era, infatti, divennero vittime d’una colpevole rimozione sia i lampadari sia dei pregevoli stucchi risalenti alle epoche precedenti.

 

I musei

Un paragrafo a parte, anche nel caso particolare di Mosca, va per forza di cose riservato ai musei. Quelli che personalmente abbiamo avuto modo di visitare sono i seguenti:

  • La Galleria Tret’jakov (prezzo biglietto 500 rubli). Edificata a cavallo tra il 1902 ed 1904, essa è stata gradualmente ampliata, annettendo a sé alcuni immobili che la costeggiavano. Tra questi, vi era la chiesa di San Nicola in Tolmachi. Tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, l’intera collezione all’interno esposta venne ulteriormente arricchita tramite l’aggiunta di elementi facenti parte della collezione personale di George Costakis. Attualmente, sono poco meno di 200.000 i pezzi posti al cospetto del pubblico ammirante. Le arti, facile intuirlo, sono le più diverse e vanno da quella pittorica fino ad arrivare a quella inerente la scultura. Tra gli autori maggiormente rappresentati ci sono Venecianov, Nikonov, Perov e Serov;
  • Il Museo Puskin delle Belle Arti (prezzo biglietto 400 rubli). Venuto alla luce nel 1912, questo polo museale accolse in prima battuta calchi ricavati da opere scultoree celebri. Odiernamente, questi sono stati disposti nella superficie coincidente al piano inferiore. Col tempo, alla collezione sono quindi stati addizionati quadri realizzati da pittori italiani, fiamminghi ed olandesi. Pezzi ulteriori di un’esposizione già ricca di suo vanno scovati in reperti riconducibili alla civiltà egiziana ed alla Roma antica. Vera e propria gemma, la quale per preziosità vale certamente il costo del biglietto, è rappresentata da quello che viene chiamato il tesoro di Priamo, una gamma di manufatti rinvenuti grazie all’archeologo tedesco Heinrich Schliemann, in quella che prima era Troia. Artisti che per blasone danno lustro alla struttura sono, nel particolare: Botticelli, Canaletto, Chagall, Degas, Renoir, Monet, Munch, Picasso e van Gogh;
  • Il Museo statale di storia (prezzo biglietto 500 rubli). Ubicato a metà strada tra la Piazza Rossa e la Piazza del maneggio, si è i presenza di un museo che tra le sue mura perimetrali avvolge un insieme sconfinato di oggetti appartenuti a tutte quelle popolazioni che, dal Paleolitico ad oggi, hanno abitato il vastissimo territorio russo. Piatto forte di un pasto che più ricco non potrebbe essere è costituito da quel che rimane di un’imbarcazione prelevata dai fondali del Volga. Una portata supplementare, tutt’altro che povera, è poi data da alcuni oggetti aurei riconducibili con ogni probabilità all’era scita. Un particolare interesse va poi rivolto all’altrettanto variegata raccolta di monete, le quali sommate danno modo di ottenere un numero molto vicino alle 600.000 unità;
  • Il Museo della Cosmonautica (prezzo biglietto 300 rubli). Aperto al pubblico nella prima metà degli anni Ottanta, questo museo vi darà l’opportunità di venire a conoscenza di qualche nozione aggiuntiva riguardante il lungo e laborioso percorso che ha portato l’uomo nello spazio. Oggetti e riproduzioni sono stati esposti col fine di dare un racconto esaustivo di un’astronomia e di un comparto altamente tecnologico, quello spaziale, che da sempre vede la Russia in primo piano. Annualmente, sono 300.000 gli ospiti che qui decidono di entrare;
  • Il Museo della Vodka (prezzo biglietto 100 rubli). Per coloro i quali di tanto in tanto si concedono un momento nel quale sorseggiare (con moderazione, ovviamente) un buon drink, il Museo della Vodka è una tappa tanto funzionale quanto sconosciuta ai più. L’unico inconveniente, qui, potrebbe derivare dalla presenza di sole indicazioni in russo. In sostanza, si tratta di una struttura nella quale vengono passati in rassegna tutti i principali marchi di una bevanda largamente consumata soprattutto nell’Europa orientale. Per una visita che può esser definita completa, una trentina di minuti saranno più che sufficienti.

 

I grattacieli

Distante 4,5 chilometri dalla Piazza Rossa, il Moscow International Business Center è un agglomerato di grattacieli che sanno verosimilmente incarnare la volontà della nazione russa di tornare a rappresentare un’avanguardia non solo storica, ma anche economica. Tra i grattacieli che verso il cielo s’innalzano ci sono:

  • La Torre 2000. Al proprio interno, a dimorare ci sono perlopiù ambienti destinati agli affari. A proposito delle dimensioni, queste sono sintetizzabili risaltando un’altitudine di 104 metri, un’estensione totale pari a 61.000 metri quadrati ed una suddivisione di ben 34 piani;
  • Il Mercury City Tower. Per altezza, esso si piazza al terzo posto tra i grattacieli sparsi lungo il territorio russo. Al proprio interno, si danno il cambio residenze private (per un totale di 90 chilometri quadrati) ed uffici (20 chilometri quadrati);
  • La Torre Imperia. Il nome suggerisce, le dimensioni confermano. I piani danno modo di ottenere un totale di 60, l’altezza supera seppur di poco i 238 metri ed interiormente convivono una struttura ricettiva, degli alloggi ed alcuni uffici. Le vetrate che interamente rivestono la facciata conferiscono la straordinaria possibilità di poter vedere alcuni tra i luoghi più belli di Mosca, tra cui il corso del fiume Moscova ed il Cremlino;
  • OKO Tower. In questo caso, i grattacieli sono un paio. Quello guardante a sud è alto 354 metri. Quello settentrionale, invece, presenta un’altezza nettamente minore, pari a 245 metri. In posizione sottostante, l’agglomerato in questione può far affidamento sui servigi di parcheggi piuttosto ampi.

 

Qualche suggerimento

Per concludere, come di consueto, non potevano mancare alcune dritte:

  • In generale, il periodo migliore per giungere a Mosca è quello compreso tra il mese di aprile e quello di giugno. Giungendo a luglio, le temperature potrebbero raggiungere picchi anche di molto superiori ai 30 gradi. D’inverno, ovviamente, è il gelo a far da padrone;
  • Venendo qui, non potrete far a meno di assaggiare il borsc, una zuppa che come ingrediente impone la barbabietola, alimento comunemente utilizzato anche in Ucraina. Ulteriori materie prime che entrano a far parte di questa preparazione sono la cipolla, la carota, il pomodoro ed in alcuni casi anche la carne, solitamente di maiale. Manicaretto ulteriore è il manzo alla Stroganoff. Si tratta di tranci di carne di manzo fatti cuocere con l’ausilio di una purea vellutata ricavata da panna fermentata;


  • Prenotando con debito anticipo, una stanza in hotel a tre stelle vi costerà tra i 40 ed i 55 euro a notte. In albergo a 4 stelle, invece, la tariffa massima non supera mai gli 80 euro. La moneta ufficiale russa è il rublo. Al cambio, un euro corrisponde a circa 89 rubli;
  • Chi ama andare a dormire tardi, è bene che sappia una cosa. Mosca, come ogni metropoli degna di questo nome, è piena zeppa di discoteche. Una di queste è il Propaganda, punto d’incontro per moscoviti e non da ormai due decenni. A cadenza regolare, dj sia locali che di valenza internazionale vengono qui, dando sfoggio della propria arte e permettendo a chi affluisce di divertirsi in pista. Fino allo scoccare della mezzanotte, in loco potrete gustare anche un buon boccone. La fetta di clientela abbracciata è trasversale, e va dai semplici studenti fino ad arrivare ai cultori del genere techno. Un’altra discoteca famosissima è il Gipsy Club, nella quale approdano in maniera particolare visitatori stranieri, quindi anche italiani. Rispetto all’inaugurazione, avvenuta nel 2011, qualcosa ha certamente subito variazioni. Inizialmente, si trattava infatti di un ambiente fine, ricercato e caratterizzato da una ricezione molto rigida all’entrata. Via via, però, le maglie si sono sensibilmente allargate;


  • La rete di trasporti pubblica, a Mosca, è moderna ed efficiente. Essendo in presenza di una città estesissima, girarla a piedi potrebbe apparire quantomeno laborioso. Tra il Cremlino, San Basilio e la Piazza Rossa potrete tuttavia dilettarvi in una piacevole passeggiata. Qui, il mezzo di trasporto migliore è certamente rappresentato dalla metropolitana. Le linee sono 15, le fermate sono invece poco meno di 300. Annualmente, 3 milioni di persone se ne avvalgono. La metropolitana è talmente bella da valere anche la partecipazione, se vorrete, a dei tour con tanto di guida. Per fascino, la linea numero 5 primeggia senz’altro. Per una corsa singola in metro, il costo è di 57 rubli circa. Se non volete prendere la metro, un’altra ottima alternativa è costituita da autobus e filobus che, pressappoco, percorrono le stesse tratte.

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