Miami, benessere a stelle e strisce

Nel voler andare indietro nel tempo, dovremmo fermarci all’anno 1896 per trovare il periodo esatto in cui Miami venne fondata. Il tanto costante quanto tuttavia repentino aumento della popolazione residente è dovuto, oltre che all’eccellente qualità della vita, anche ad un fenomeno migratorio ad oggi avente origine soprattutto nei Paesi caraibici. A 45.000 ammontano attualmente coloro che con noi condividono le origini italiane. Cosa vedere a Miami? Quali sono le sue attrazioni più belle? Analizziamolo insieme.




 

Ocean Drive

In corrispondenza del frangente meridionale della città scorre una strada la quale, per via anche e soprattutto di un’iconicità che poco si presta ad ogni dubbio, è capace nel suo piccolo di dar una visione globale di ciò che Miami rappresenta agli occhi del mondo. Si tratta di Ocean Drive, un lembo di terra che si frappone tra il centro abitato vero e proprio ed un litorale il cui fragoroso movimento è perpetuo. Quel che immediatamente attira l’attenzione va rintracciato nella presenza di strutture ricettive caratterizzate da un’impronta stilistica tendente all’Art Decò. Molteplici sono, a tal proposito, le costruzioni che sono state poste sotto una tutela se non altro doverosa. Tra gli stabili che in loco stazionano, cosa buona e giusta sarebbe far menzione di quella che, prima della sua prematura e drammatica dipartita, costituiva una delle residenza del grande stilista italiano Gianni Versace. Visionandone attentamente i connotati, ciò che all’istante notereste è quel sentore di mediterraneità agevolmente trovabile solo nelle nostre coste meridionali.



Originariamente, la casa appartenuta a Versace altro non era che un convento iberico sottoposto ad un’attenta ristrutturazione. Tra gli aggiustamenti che il grande e notorio esponente della moda decise di apportare vi fu l’aggiunta non soltanto d’un giardino sfarzoso, ma anche di una piscina. Proseguendo, avvistereste costruzioni a più piani, la maggior parte dei quali sorti nell’ultimo decennio del millennio scorso. Uno di questi ricalca fedelmente un progetto, risalente alla prima metà degli anni Novanta, messo a punto da Michael Graves, progettista di origine statunitense. L’afflusso, sia di turisti che di residenti abituali, appare corposo sia quando il sole è alto nel cielo sia nelle ore notturne, momento nel quale la gran quantità di locali e di ristorantini si riempie. Gli appassionati di cinematografia sapranno sicuramente che, nel 1983, Ocean Drive divenne per un po’ il palcoscenico di alcune delle scene del film intitolato Scarface.

Lincoln Road

Volgendo lo sguardo a settentrione, quel che potrete scorgere è rappresentato da un’altra arteria cittadina baciata dal labbro carnoso della notorietà. Congegnata nella prima metà del Novecento da Morris Lapidus, Lincoln Road spicca per esser diventata uno dei primi perimetri dell’intera Florida adibito al solo transito pedonale. Se volessimo cercare le motivazioni ulteriori del suo successo, l’impresa sarebbe agevolissima. Questo perché quel tocco di colore che sta bene con tutto le viene dato dall’infinità di attività commerciali nelle quali entrare e far compere. Incedendo, tra il negozio dal quale siete appena usciti e quello verso il quale volete invece dirigervi, avrete la possibilità di assistere alle performance dei tanti artisti di strada che qui permangono giorno e notte.



Se viaggiate con amici al seguito, non potrete evitare di fare una sosta all’interno di locali nei quali gustare bibite fresche e fantasiosi cocktail. La suddivisione della strada, focalizzando nuovamente l’attenzione sullo shopping, si dirama tracciando quattro ulteriori segmenti. Uno di questi, quello che senza dubbio primeggia su tutti gli altri, è quello che si basa quasi esclusivamente sui capi di abbigliamento e sugli accessori da poter abbinare a questi ultimi. Il secondo, al contrario, vede come proprio elemento cardine il sempreverde mondo delle calzature. Contrariamente a quel che potreste pensare, approdando a Lincoln Road vi sarà dato modo di reperire anche un paio di attività dove, se vi piace leggere, stanare volumi anche piuttosto rari. I brand che per mezzo dei loro punti vendita qui hanno sede sono quelli che potremmo facilmente trovare anche nelle grandi città italiane, da Zara fino ad arrivare a Lacoste.

Baia di Biscayne

Dalla lista dei posti da vedere assolutamente, mai avremmo potuto escludere la Baia di Biscayne. Lunga una cinquantina di chilometri e larga poco più di 13, essa racchiude nella propria estensione le residenze di alcuni dei personaggi più famosi del mondo del cinema (e non solo). Gli isolotti di matrice artificiale venero alla luce nel momento in cui si volle tramutare la baia in un luogo attraversabile anche da imbarcazioni di grosse dimensioni. Nella lista delle isole che eccellono per celebrità vanno immesse Palm Island, Hibiscus Island e Star Island. Qui, tra l’altro, trascorrono parte della propria luminosa esistenza personaggi del calibro di Julio Iglesias e Gloria Estefan. Per percorrere la zona, le alternative da porre al vaglio sono un paio. La prima concerne l’utilizzo della barca. In questo caso, vere e proprie visite guidate vengono messe a disposizione di tutti coloro i quali abbiano intenzione di sapere qualcosa in più non soltanto sulla conformazione della baia ma anche sullo stile di vita dei personaggi che in loco abitano. La seconda, senz’altro più accessibile dal punto di vista economico, è l’automobile. Gli isolotti comunicano vicendevolmente grazie ad alcuni ponti.



Bayfront Park

Senza allontanarci più di tanto, potremmo condurre il nostro cammino verso uno dei parchi più importanti di Miami, Bayfront Park. La sua posa in opera visse le proprie fasi iniziali nella prima metà degli anni Venti, con l’apertura al pubblico che invece avvenne soltanto un anno più tardi. Negli anni Ottanta, il parco divenne destinatario di una sensibile ristrutturazione, con l’onere dell’impresa che venne consegnato tra le mani dell’architetto nipponico Isamo Noguchi. Nel 1933, qui ebbe luogo una delle pagine più nere della cronaca di allora. Giuseppe Zangara, anarchico di origine calabrese, tolse la vita al primo cittadino Anton Cermak. Il giorno dell’assassinio concise con la visita del Presidente degli Stati Uniti Roosevelt, che proprio in quel momento si trovava in compagnia di Cermak. Tre furono i colpi di pistola che gli vennero inflitti. Insieme al sindaco, un’altra persona perse la vita. Rassegne di ogni genere si svolgono periodicamente all’interno di un paio di efficienti strutture. La prima, che al massimo della sua capienza è in grado di raccogliere poco più di 10.000 spettatori, è il Bayfront Park Amphitheater. Il secondo, invece, è il Tina Hills Pavillion, dove a poter sedere sono solo 1.000 astanti. La sera del 31 dicembre, qui si radunano più o meno 70.000 festeggianti, desiderosi di attendere il principio dell’anno nuovo. Un’altra prestigiosa rassegna che in loco si tiene è l’Ultra Music Festival, il cui svolgimento si spalma su un paio di fine settimana. Il genere nell’occasione maggiormente trattato è quello della musica elettronica, particolarmente apprezzato soprattutto dai più giovani.

Miami Seaquarium

La fondazione del Miami Seaquarium si tenne nel 1955. La data va tenuta a mente, perché ci permette di affermare che si è in presenza dell’acquario più antico di tutto il territorio statunitense. Quando esso venne aperto alla pubblica fruizione, questo eccelleva anche per dimensioni. Negli anni Sessanta, è qui che vennero girati alcuni tra gli episodi più belli di Flipper, una saga televisiva che allora riscosse molto successo, sia tra i grandi che soprattutto tra i più piccini. Annualmente, mezzo milione di visitatori varcano la propria soglia di ingresso.

Proprio per questo, gli spettacoli che tra loro si alternano hanno una cadenza sia diurna che notturna. Ad ulteriore dimostrazione della varietà che caratterizza il sito, possiamo aggiungere che nel Miami Seaquarium ci sono sia luoghi dove giacciono specie meramente marine sia superfici dove invece vivono animali di terra. La vasca nella quale si esibiscono i leoni marini assume la denominazione di Golden Dome Sea Lion Show. Un acquario che per fascino sia intrinseco che estrinseco vi ammalierà è quello che racchiude alcune delle specie tropicali più belle. Un armonioso volteggiare, insieme a colorazioni talvolta sgargianti, rappresenterà qualcosa che sicuramente terrete a mente. Altra varietà qui ampiamente rappresentata è il lamantino, ben mirabile in una vasca il cui nome è Manatee Exhibit.



Little Havana

Se è vero che talvolta un epiteto dice tanto, è altrettanto vero che nella fattispecie particolare di Little Havana la diceria in questione appare se non altro azzeccata. L’estensione di questo spicchio territoriale  ammonta a poco più di 8 chilometri quadrati, con una densità abitativa che è invece quantificabile risaltando gli oltre 70.000 residenti. Se di questi ultimi volessimo rintracciare le origini, è a Cuba che dovremmo guardare. La denominazione di cui il quartiere ancora oggi di fregia venne diffusa nella seconda metà del secolo scorso, quando l’afflusso di immigrati cubani aumentò smisuratamente. Altre nazionalità in loco censibili sono quella honduregna e quella nicaraguense. Facendo un salto qui, magari con una fame che via via fa capolino, potrete entrare in uno dei tanti ristoranti cubani ancora attivi. I manicaretti in carta saranno tanti, ognuno dei quali strizzante l’occhio ad una tradizione gastronomica, quella cubana appunto, fatta di materie prime semplici e di un gusto che non si fa attendere.

Fragranze che passeggiando verranno sondate dal vostro olfatto saranno quelle inconfondibili dei sigari e del caffè. Per quel che interessa i primi, diversi sono ancora gli artigiani che sapientemente li producono. Particolarmente sentito è anche il Carnevale, con un Calle Ocho Festival che alla fine degli anni Ottanta si aggiudicò un primato alquanto singolare. Quasi 120.000 persone presero parte a quella che allora venne definita la coda di conga più lunga del globo. Nonostante la pratica del baseball in Italia non riesca a raggiungere un riscontro così elevato, se da essa siete quantomeno incuriositi potreste recarvi nei pressi del Marlins Park, uno stadio dove la locale compagine disputa i propri match casalinghi.

Monkey Jungle

Tante guide trattanti la città di Miami dimenticano di riportare Monkey Jungle, un parco dove non soltanto viene compiuto uno studio approfondito sui primati, ma dove se vorrete potrete ammirarne la vita e le abitudini. Quando venne scelto il luogo dove allestirlo, si virò su una striscia territoriale nella quale le condizioni metereologiche sono in tutto e per tutto analoghe a quelle che caratterizzano l’ecosistema asiatico. Quando negli Stati Uniti incombette l’ombra della crisi economica di fine anni Venti, la direzione decise di applicare una tariffa di entrata di 10 centesimi.



Vista l’abitudine delle scimmie a preservare un habitat che sentono proprio, si scelse di optare non per gabbie che ne avrebbero compromesso la qualità della vita, ma per particolari tragitti in grado di mettere al riparo coloro che ad esse venivano a far visita. Nel tempo, il parco venne ulteriormente allargato. Uno degli interventi più importanti fu legato all’allestimento di un padiglione in grado di riprodurre le condizioni vigenti nella foresta amazzonica. Lì, tuttora, vegetano indisturbate sia specie animali provenienti dall’Amazzonia sia varietà vegetali in loco trapiantate. In tutto, i primati presenti qui sono più o meno 400, con un numero di specie non inferiore alla trentina. Alcuni esempi menzionabili sono il gibbone e la scimmia leonina.

Art Dèco District

Malgrado la precedente citazione, quella inerente la casa di Gianni Versace, quel che a questo punto vogliamo fare è approfondire, seppur brevemente, l’Art Dèco District. Non c’è spazio per il monocromatico, così come non c’è spazio per una definitezza estranea all’indole stessa della zona. Se volessimo paragonare il distretto in questione ad un volto umano, potremmo procedere isolando tra loro i tratti specifici che concorrono a definire il tutto. Ciò che più da vicino ci tocca è una tendenza soprannominata Revival Mediterraneo. L’influenza italiana, negli edifici che nei confronti d’un simile stile hanno deciso di orientare la lente di ingrandimento, si mixa ad influenze spagnoleggianti e magrebine. Ciò lo si nota da particolari che vanno dagli stucchi a giardini dove la vegetazione è florida. L’Art Dèco, per sua stessa natura, attinge da correnti pittoriche apparentemente antitetiche, come il Cubismo e l’Espressionismo. A tutto questo, viene addizionata una presa generosa di peculiarità che solo in Florida hanno attecchito. Le colorazioni vivaci degli intonaci e le palme, elementi che quasi accolgono l’ospite, sono solo alcuni degli esempi che potremmo risaltare. Questa equilibrata miscela nacque, in qualche modo, col fine di sollevare l’umore di un Paese, gli Stati Uniti, che dalla crisi del 1929 seppe uscire più forte di prima.

I musei

Apprestandoci ad affrontare il giro di boa, una sezione a sé la meritano i musei, pochi ma sicuramente ricchi dal punto di vista culturale. Quelli che personalmente abbiamo visionato possiamo elencarli come segue:

  • Il Pérez Art Museum. L’esposizione posta interiormente è stata allestita relativamente di recente, nella seconda metà degli anni Novanta. Nel 2013, esso venne traslato all’interno di una sede certamente più funzionale e senz’altro più avveniristica. Il compito di provvedere alla progettazione della struttura venne affidato allo studio elvetico Herzog & de Meuron. La nuova ubicazione è adiacente ad un altro museo, il Miami Science Museum. A 18.000 metri quadrati ammonta la superficie. I visitatori, ogni anno, sono all’incirca 60.000, cifra comunque soggetta ad un aumento costante. Tra le sue pareti giacciono opere di artisti come Frank Stella, Joseph Cornell e Kiki Smith;

  • Il Frost Art Museum. L’esposizione che qui permanentemente staziona racchiude quasi 6.000 pezzi, tra loro assai diversificati. Manufatti precolombiani prodotti tra il 200 ed il 500 d.C., dipinti firmati da importanti esponenti latinoamericani, scatti fotografici e stampe risalenti agli anni Sessanta riassumono bene, ma solo parzialmente. Il tutto è infatti in perenne divenire, data l’espansione incentivata anche dalle numerose donazioni a carattere privato. Pezzi di assoluto valore sono poi rappresentati dai netsuke, piccole sculture nipponiche, e da opere bronzee giungenti dal continente africano e da quello asiatico.



Butterfly World

Se di riempire di allegrezza la vostra vista non vi siete ancora stancati, recatevi al Butterfly World. Tra le frontiere di questo parco svolazzano pregne di leggiadria 5000 farfalle, appartenenti ad un’ottantina di diverse varietà. La fondazione va attribuita alla volontà dell’ingegnere Ronald Boender, il quale nella sua abitazione decise non soltanto di provvedere all’allevamento di migliaia di farfalle, ma anche di mettere a punto un ambiente capace di copiare le condizioni più adatte alla loro proliferazione. A metà degli anni Ottanta, decisivo fu l’incontro con Clive Farrell, colui che aprì l’equivalente parco londinese. Questa collaborazione portò alla nascita di una struttura dove soprattutto i più piccini gioiranno. Il parco si divide in più aree tra loro distinte. Una di queste è il Grace Gardens, un giardino dove vengono fatte crescere piante tipiche dell’ecosistema tropicale. Non dimenticheremo l’insettario, nel quale vengono esposte specie come lo scorpione, la falena ed il coleottero. Una sezione apposita, l’Hanging Garden & Butterfly Emerging Area, ospita larve che si apprestano a divenire farfalle.

Le spiagge

Prima dei consigli di rito, non chiuderemmo mai senza elencare alcune delle spiagge più belle di Miami:

  • South Beach. Da coloro che qui vivono abitualmente, essa viene chiamata in causa con molti nomi. Il lembo sabbioso che la distingue si caratterizza per una lunghezza di circa 5 chilometri. Al contatto con la sabbia fine, il mare assume tonalità tendenti al turchese. Il verde, colore che sta bene dappertutto, vien dato da palme che vigorosamente crescono in altezza. Nelle retrovie, c’è Ocean Drive, dove il movimento non conosce pausa alcuna. L’icona di South Beach è senza ombra di dubbio alcuna rappresentata dalle “lifeguard stand”, piccole torri dalle quali l’occhio vigile dei bagnini scruta le acque;

  • North Beach. Qui, giungerete se verso il caos provate una certa avversione. Il litorale è ampio, molto meno affollato. Le onde, in loco, sono una vera e propria manna dal cielo per coloro i quali hanno trasformato il surf in una religione. A North Beach avrete tutto quello che vi serve, dagli ombrelloni alle sdraio, per vivere a pieno una vacanza che nulla ha di stressante;
  • Haulover Beach Park. Il posto, rispetto a quelli appena citati, è più ristretto, visti soli 2 chilometri di spiaggia. Le folate ventose che qui però imperversano sono l’ossigeno di cui per respirare hanno bisogno sia i surfisti sia chi ama far volare il proprio aquilone. Un’attività, addirittura, organizza periodicamente corsi nei quali vengono spiegate tutte le fasi inerenti la costruzione fai da te degli aquiloni. Avendo un cane al seguito, non dovrete temere. Basterà infatti usufruire dell’area chiamata Dubbed  Bark Park.

Qualche dritta

I consigli, in ultimo:

  • Il periodo migliore per giungere qui è quello compreso tra il mese di dicembre e quello di aprile;
  • Per una stanza in hotel a 3 stelle, spendereste dai 130 ai 160 euro a notte. In un hotel a 4 stelle, ovviamente, le tariffe salgono, fino a toccare picchi pari a 270 euro;
  • Se i giorni a disposizione sono pochi, non potrete fare a meno della rete di trasporti pubblici. A proposito dei tram, essi svolgono la propria attività spalmandosi su 10 linee e mettendo in contatto tra loro i quartieri più turistici (sono gratis, per giunta). I versanti meridionale e settentrionale sono collegati per mezzo della Metrorail, un treno sopraelevato che serve poco più di 20 fermate. Il biglietto ha un costo di 2,25 dollari. L’ultimo mezzo che nomineremo è il Watertaxi, un’alternativa da vagliare se proprio non sopportate il traffico cittadino. Ai fini meramente pratici, qui vengono aggiunti anche quelli estetici, dato che avrete modo di ammirare Miami dall’acqua;
  • Lo scalo aeroportuale locale dista meno di 15 chilometri dal centro cittadino. Tra le compagnie aeree che dal nostro Paese raggiungono Miami ci sono Tap Air Portugal, Turkish Airlines e Lufthansa.
471

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *