Mascate, l’omanita che incanta



Capitale omanita, Mascate si caratterizza per una popolazione residente che tange quota 1,3 milioni. Si è in presenza di uno dei centri abitati che, per antichità, in ambito mediorientale primeggia. In epoca romana, pare che da qui, a cadenza annuale, riuscissero a raggiungere le coste sia greche che italiane qualcosa come 1.400 chilogrammi di incenso. Tra le personalità omanite più influenti di sempre vi è il sultano Qabus bin Said, il cui regno è durato dal 1970 fino al mese di gennaio di quest’anno, quando ha perso la vita. Oltre a favorire il consolidamento di un’autorità, quella del sultano, mai stata così influente, le riforme da esso avallate sono riuscite nell’intento di innalzare culturalmente ed economicamente un Oman che man mano al mondo circostante si sta aprendo. Cosa vedere a Mascate, quindi?



 

La Grande Moschea del Sultano Qaboos

Ubicata nel quartiere di Bawshar, la Grande Moschea del Sultano Qaboos rappresenta la tappa d’esordio del nostro viaggio a Mascate. La ferma volontà di dare alla luce un edificio la cui importanza s’irradia tutt’intorno provenne, nella prima metà degli anni Novanta, dall’allora sultano omanita Qaboos bin Said al Said, desideroso di regalare alla città una moschea che per grandiosità avrebbe dovuto primeggiare. L’anno successivo venne quindi indetto un concorso volto a scegliere il progetto al quale dar sostanza materiale. La costruzione ebbe inizio nel 1994, con il completamento dell’opera che richiese un periodo di tempo piuttosto dilatato, pari a sei anni e sette mesi. La materia prima selezionata, la quale successivamente avrebbe dovuto ricoprire la totalità della facciata esterna, fu l’arenaria indiana. Nella fase di posa in opera della moschea, l’approvvigionamento di un simile materiale venne quantificato in ben 300.000 tonnellate. L’ambiente principe posto internamente, dedicato alla preghiera, mostra una conformazione quadrata. Ogni lato, infatti, misura poco meno di 75 metri.

 

 

La cupola che centralmente staziona segue un movimento ascensionale che si arresta su quota 50 metri. I minareti posizionati sulle sezioni laterali presentano un’altezza di poco minore, ammontante a 45,5 metri. Tornando nuovamente alla musalla, al massimo della sua capienza essa è in grado di contenere 6.500 fedeli. Focalizzando l’attenzione sulla musalla riservata alle sole donne, la capacità che la riguarda è sensibilmente minore, dato che tocca quota 750 fedeli. Esteriormente, la superficie totalmente pavimentata, per via di un’estensione tutt’altro che risibile, può ospitare ulteriori 8.000 preganti. Per quello che riguarda il lembo di terra sul quale la moschea ormai da quasi un ventennio poggia, l’ampiezza globale che lo caratterizza è di 416.000 metri quadrati. Entrando, con il rispetto che va corrisposto ad un luogo nel quale vigono delle regole precise, l’elemento che immediatamente salterà all’occhio è dato da un tappeto che definire grandioso non rappresenterebbe una superficiale esagerazione. Il peso, nel confermare ulteriormente connotati che per sobrietà non eccellono certamente, è di 21 tonnellate. Le tonalità cromatiche che ne ornano l’apparenza sono 28. Durante la sua produzione, durata quattro anni, si dovette contare sull’indispensabile apporto di 200 donne persiane la cui maestria, scrutando attentamente le fattezze del tappeto, è distinguibile perfettamente. A proposito delle dimensioni, queste vanno riassunte risaltando lati che rispettivamente misurano 70 e 60 metri. Un particolare aggiuntivo, altrettanto degno di attenzione, va ricercato alzando il capo ed orientando la vista verso il sontuoso lampadario. Prima d’uno spodestamento che guarda alla ricca Abu Dhabi (Moschea dello Sceicco Zayed), si era in presenza di un lampadario che al mondo non aveva eguali. Il peso è di 8,5 tonnellate, mentre più di 1.000 sono le lampade che illuminano le pareti interne della moschea.



Il palazzo di Al Alam

Nella lista dei palazzi più o meno frequentemente fruiti dalla casata reale omanita va certamente immesso il palazzo di Al Alam, eretto da terra nella prima metà degli anni Settanta. Attraversando il perimetro antico di Mascate, raggiungerlo richiederà la percorrenza di un tratto di strada colmabile anche a piedi. Il suo utilizzo concerne prettamente l’ambito nelle cerimonie, con il sultano e la sua famiglia che quindi giungono qui in occasione di particolari ricorrenze. In tutto, sono sette le sedi nelle quali i reali tuttora dimorano. La struttura che lo precedette venne fatta erigere nel lasso temporale corrispondente al regno di Sultan bin Ahmad, massima carica omanita dal 1792 al 1804. Sui rilievi che lateralmente affiancano il palazzo si trovano due strutture fortificative fatte congegnare dai lusitani nel Cinquecento, il forte di Al Mirani e quello di Al Jalani. Le colorazioni che sgargianti ne cingono la facciata esterna vanno dal blu fino ad arrivare all’oro. Bello quel tanto che basta a mozzare il fiato è il vialetto che porta al cancello d’ingresso, coperto per la maggior parte da fiori donanti al tutto un tocco di colore ulteriore. Costituirà una cattiva notizia scoprire che, purtroppo, l’area interna è stata interdetta ai visitatori. A controbilanciare un simile inconveniente vi sarà tuttavia uno spiazzo adiacente dal quale poter gustare altrettanto efficacemente un immobile che per beltà merita d’esser visto.


300*250
 

I musei più importanti

Contrariamente a quello che senza conoscere si potrebbe arrivare a pensare, Mascate è una città che tra le proprie frontiere racchiude dei poli museali i cui tesori infonderanno in voi una sensazione di piacevole sorpresa. Se dovessimo enumerarli, è in questo modo che potremmo fare:

  • Il Museo delle Forze Armate. La mostra che interiormente avrete modo di visionare è un insieme tanto vasto quanto armonioso di vecchi armamenti ed uniformi. Dei supporti sia visivi che acustici vi aiuteranno a comprendere nel migliore dei modi possibili il percorso evolutivo di cui l’esercito omanita è stato nel corso degli anni oggetto;

 

  • Il Museo di Bait Al Baranda. La parola posta al termine della sua denominazione, Baranda, è un collegamento eloquente al vocabolo “veranda”. Usandolo, lo scopo è quello di far visivamente riferimento alla balconata che lungo la facciata esterna, in corrispondenza del piano ubicato inferiormente, in orizzontale taglia in due parti la struttura. Codesto polo museale, oltre ad apparire suadente nei suoi tratti superficiali, dimostra di poter dare tanto anche dal punto di vista sia storico che culturale. Varcando la soglia d’ingresso, infatti, vi sarà data la possibilità di fissare reperti e fotogrammi i quali, dall’antico al contemporaneo, tratteranno ogni tappa del percorso storico omanita. Tecnologie all’avanguardia vi tramuteranno in visori di spettacoli grazie ai quali, se avrete voglia di venire qui, assumere un concetto meno sfuocato del moto di placche che, da 750 milioni di anni, mutano seppur lentamente la conformazione del nostro troppo poco amato pianeta. In un frangente a sé sono state poste dinanzi alla pubblica ammirazione documentazioni testimonianti il Sultanato dell’Oman, dal principio fino al presente;





 

  • Il Museo di Bait Al Zubair. Aperto al pubblico tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del decennio susseguente, la sua fondazione non avrebbe avuto modo di esistere senza l’appoggio di tipo finanziario assicurato dalla famiglia Zubair. Il plesso si compone di sei stabili tra loro distinti, a loro volta intermezzati da un orto botanico sulla cui superficie giacciono essenze perlopiù locali. A tre zeri è la cifra che quantifica la mole di manufatti internamente esposti, la maggior parte dei quali appartenuti alla famiglia di cui porta il nome. Giungere qui in automobile non sarà difficile, vista la presenza all’esterno di un esteso parcheggio. Tra le leggi che in loco dovrete osservare vi è quella inerente gli scatti fotografici, purtroppo vietati. Un fattore aggiuntivo che gioca a favore del museo è dato dalla totale assenza di barriere di tipo architettonico. Dipinti, armi, preziosi, indumenti ed attrezzi da lavoro sono solo alcuni degli articoli gelosamente conservati. Il piatto forte, quello per il quale approdare qui, è rappresentato da schizzi ritraenti scene sia cittadine che rurali;

 

  • Il Museo del Bambino. Scienza ed astronomia sono due branche del sapere nei confronti delle quali gli arabi hanno sempre profuso un interessato approfondimento. Questa è la ragione per la quale, a Mascate, è stato aperto il Museo del Bambino, un polo che se viaggiate in compagnia dei vostri piccoli proprio non potrete omettere. Loro, qui, acquisiranno conoscenze trasmesse interattivamente e soprattutto con semplicità. L’insegnamento che da tutto ciò trarranno è che la scienza, al di là di ciò che si potrebbe pensare, è importante anche nel quotidiano;

 

  • Il Museo franco-omanita. Il palazzo che tuttora gli dona ospitalità venne eretto da terra 170 anni orsono. Alla fine dell’Ottocento, il Sultano Faycal bin Turki ne trasferì la proprietà, lasciandola tra le mani del consolato francese qui stanziato. Manufatti ed iconografie simboleggeranno il vincolo che ormai da tanto lega Francia ed Oman. Una delle sale espositive suffraga invece un’arte, quella della navigazione, che in loco si materializza grazie a riproduzioni in piccolo di alcune imbarcazioni;

 

  • Il Museo della Porta di Mascate. Nel voler chiudere in bellezza la lista, non potevamo trascurarlo. La documentazione qui curata racconta una storia passata, quella di cui l’Oman è protagonista, il cui prestigio si irraggia anche e soprattutto dalla sua Capitale, Muscat. Se non avete mai sentito parlare d’un sistema di irrigazione chiamato falaj, niente paura. In loco ne verrà in maniera articolata descritto sia il funzionamento sia l’aspetto. Un altro elemento architettonico che avrete modo di approfondire è l’iwan, un ambiente sormontato da una copertura e posto nella parte esterna di ogni costruzione d’impronta araba. L’arco di cui si caratterizza presenta una leggera punta apicale.




Il Parco Naturale Qurum

Dalla natura e dalla sua mano carezzevole potrete farvi abbracciare nel Parco Naturale Qurum. Per estensione, esso si piazza in prima posizione nella schiera elencante i parchi omaniti più importanti. Dalla contigua autostrada, intravedere la cascata sarà un obiettivo centrabile anche da chi non gode di una buona vista. Esso è solo una delle zone componenti la suddivisione di una riserva naturale che, tra l’altro, permette ad una foresta di mangrovie scure di vegetare indisturbata. Quest’ultima scaturisce a sua volta da un’iniziativa, avallata dalle autorità governative locali, volta a preservare le varietà faunistiche che solo in questa tipologia di ecosistema sono in grado di sopravvivere. Il corso d’acqua appartenente al parco vede come proprio frangente culminante una fontana le cui acque s’innalzano raggiugendo i 30 metri di altitudine. A fiancheggiare il complesso c’è il Marah Land, un parco giochi nel quale sono presenti attrazioni adatte sia agli adulti che ai più piccini.





 

Il Suq di Mutrah

Del tempo dovrete trovarlo anche per immergervi nei meandri di uno dei mercati più antichi di tutto il mondo arabo, il Suq di Mutrah. Il vicendevole susseguirsi delle epoche ha qui comportato l’afflusso incessante di mercanzie provenienti da ogni angolo del globo, dall’India al Medio Oriente. Le merci più disparate attendono di essere dapprima fissate con sguardo ammaliato e poi acquistate. Queste toccano i generi più diversi, spaziando dai preziosi agli incensi fino ad arrivare alle ceramiche. Ciò che prima avreste avuto modo di vedere va sintetizzato in un insieme intricato di viuzze, mura argillose e palme che  garantivano protezione contro i cocenti raggi solari. I profumi, quelli delle spezie e dei fiori, inebrieranno ogni angolo del vostro essere. L’apertura del mercato viene giornalmente spalmata su due intervalli, quello mattutino e quello pomeridiano, il quale si protrae fino alla tarda nottata. Cosa buona e giusta sarà, al fine di strappare un buon prezzo, contrattare.

 

La Fortezza di Al Jalali

Malgrado sia stato menzionato in precedenza, seppur in accompagnamento ad altro, una citazione in solitaria la merita la Fortezza di Al Jalali. La sua nascita va fatta risalire al Seicento, quando questo angolo di mondo venne sottoposto all’occupazione lusitana. Congegnato per far da schermo ad uno scalo portuale di Mutrah che soprattutto ad est diveniva vulnerabile, esso venne successivamente convertito in un penitenziario, prima ancora di assumere le sembianze di un museo. Giunti a Muscat, visitando la Fortezza di Al Jalali beneficerete di un panorama che rallegrerà ogni vostro senso. La posizione, infatti, è del tutto favorevole, dato che la fortezza staziona su una parete rocciosa piuttosto elevata. Sia gli interni che il polo museale non sono fruibili dai visitatori, ma la città antica ed il mare che s’estende fino alla linea dell’orizzonte daranno vita a qualcosa di molto simile ad una tela, di cui mai vi stancherete.

 

Le dritte finali

Per concludere, elencheremo per voi una serie di consigli che speriamo vi saranno utili:

  • La valuta avente qui corso legale è il rial. Al cambio, un euro corrisponde a 0,45 rial;
  • Il tratto temporale migliore per approdare a Muscat è quello compreso tra il mese di ottobre e quello di aprile;
  • Per una stanza in hotel a quattro stelle, la spesa non sarà poi così onerosa. I prezzi a notte partono da un minimo di 55 euro fino ad un massimo di 80;
  • Muscat è dotata del proprio scalo aeroportuale. Tra le compagnie che percorrono questa tratta ci sono Turkish Airlines, Pegasus e Qatar Airways;
  • Dal punto di vista dei trasporti, l’organizzazione potrebbe senz’altro migliorare. Gli autobus riconoscibili col nome di Baiza attraversano sia le arterie cittadine principali sia quelle più anguste. Ancor più comodo sarebbe il taxi, per il quale qui non esiste tassametro. La tariffa dovrete infatti concordarla con il conducente prima di partire;
  • La pietanza cardine della cucina omanita si chiama Shuwa. Si tratta di carne, solitamente di capra o di agnello, dapprima sottoposta ad una lenta marinatura e poi fatta cuocere all’interno di un forno tradizionalmente ricavato nella sabbia;
  • 100 ettari e nove isole in totale vanno a comporre l’arcipelago delle Daymaniyat. Il patrimonio naturalistico qui è sconfinato. Da Muscat, le raggiungerete in un una trentina di minuti, salendo a bordo di imbarcazioni che ad intervalli regolari partono dal porto di Al Mouj Marina. Malgrado molteplici siano le compagnie che vi promettono d’accompagnarvi fin lì, pochissime di queste sono autorizzate a farlo, in quanto si tratta di una zona soggetta a tutela. Tra le discipline in loco più praticate ci sono senza ombra di dubbio alcuna lo snorkeling ed il bird watching. L’ecosistema sottomarino è vario. Un ambiente, questo, nel quale s’alternano coralli, innocui squaletti e pesci d’ogni specie e colore. Sarà magnifico vivere queste acque in compagnia della tartarughe marine, varietà faunistica attualmente a rischio.

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