L’Islanda, una favola dal lieto fine

Stufi di destinazioni tanto belle quanto tuttavia danneggiate da un martellante caos? In caso affermativo, sarà ora di far le valigie, prenotare un alloggio e recarsi al cospetto di un’isola, l’Islanda, dove l’aria è incontaminata, la natura è lussureggiante, la gente è cordiale ed il cielo coloristicamente benevolo. L’ultimo censimento, ormai risalente al 2016, ha quantificato una popolazione residente ammontante a poco più di 300.000 unità. Il dato è importante, perché fa dell’Islanda uno dei paesi meno affollati dal punto di vista meramente demografico. Soggiornando qui, sarà come vivere una favola con tanto di lieto fine. I luoghi da vedere sono tanti. Per voi, ne abbiamo scelti alcuni, elencati come segue.




 

Le tappe da attraversare

Per questo viaggio tra le bellezze di un’Islanda da gustare con appetito, altro non potremmo fare che iniziare dalla sua Capitale, Reykjavìk. Prima città dell’isola per abitanti, essa racchiude infatti all’interno dei propri confini qualcosa come 205.000 unità. Colui che si rese responsabile della sua fondazione fu Ingòlfur Arnason. Evento, questo, il cui riferimento temporale riportabile è quello approssimativo del 870 d.C. A proposito della sua denominazione, cosa buona e giusta è procedere ad una traduzione dall’idioma islandese a quello italiano. Reykjavìk, infatti, in italiano può assumere la forma di “baia fumosa”. Si tratta, a dirla tutta, di un appellativo più che calzante, vista la permanenza tutt’attorno di siti dai quali affiorano vapori giungenti direttamente dal sottosuolo. La propria estensione ebbe inizio nel Settecento, quando un minuscolo agglomerato di casolari rurali venne gradualmente tramutato nella moderna ed accogliente città che oggi rappresenta.




Vista l’estrema varietà d’un paesaggio islandese da visionare per quanto possibile nella sua totalità, opportuno sarebbe non soffermarsi sulla sola Capitale, ma virare su una vacanza quantomeno itinerante. Detto ciò, un paio saranno i siti che, per quel che riguarda Reykjavìk, vi segnaleremo. Il primo interessa l’ambito meramente ecclesiastico. Si tratta dell’Hallgrìmskirkja, uno stabile all’interno del quale coloro che praticano il culto luterano sono liberi di accedere. La sua altezza, pari a poco meno di 75 metri, la piazza in quinta posizione tra le costruzioni islandesi in assoluto più elevate. Per la posa della prima pietra, dovremmo andare non troppo indietro nel tempo, arrestandoci dinanzi all’anno 1935. La chiesa, infatti, rispose allora alla manifesta necessità di dar vita ad un luogo di culto al passo con i tempi. L’incarico di provvedere alla sua progettazione venne affidato ad un architetto islandese, Guojon Samùelsson. Il completamento dell’opera richiese quasi 40 anni. L’apertura al pubblico avvenne infatti nel 1983. Nella scelta dell’intitolazione, si decise di andare a suffragare Hallgrìmur Pètursson, tra i più grandi poeti islandesi mai esistiti. Prima di penetrare all’interno, dovreste scrutare con attenzione la caratteristica facciata. Essa si compone di blocchetti in calcestruzzo che, affiancandosi vicendevolmente, vanno a svilupparsi ai lati del campanile posto centralmente. Tre sono le navate che decretano la suddivisione interna.




 

La loro separazione avviene tramite colonne piuttosto sottili. Su entrambe le pareti laterali, a far penetrare la luce esterna ci pensano dei finestroni riconoscibilissimi per via della palese impronta stilistica gotica. Essendo foderati da vetri trasparenti, interiormente avrete modo di vedere con chiarezza il cielo che da fuori vi sovrasta.  Centralmente rispetto all’abside è stato posizionato l’altare in marmo. Il pulpito, invece, è di legno. Un primato caratterizza la chiesa. Al proprio interno, infatti, staziona l’organo a canne che per dimensioni primeggia in tutto il territorio islandese. Congegnato nella prima metà degli anni Novanta, esso si compone di poco più di 5.000 canne. Che siate o meno appassionati di arte, una capatina presso la Galleria nazionale d’Islanda ve la consigliamo più che caldamente. Istituita tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo susseguente, essa è stato nel corso dei decenni oggetto di molteplici e ripetuti cambiamenti di sede. Nel periodo compreso tra il 1885 ed il 1950, il museo giacque infatti tra le mura del palazzo che attualmente ospita il Parlamento d’Islanda. L’esposizione che internamente è stata posta in essere costituisce una valida ed equilibrata alternanza tra opere prodotte da artisti islandesi e tele firmate da alcuni dei più grandi di sempre, da Picasso fino ad arrivare a Munch.


In Islanda, passare dall’ambito urbano a quello dove la natura incontrastata comanda è qualcosa di portabile a termine nel giro d’un batter d’occhio. Questo perché le differenze, diversamente da altri luoghi, in loco sono se non altro sfuocate, visto l’incondizionato rispetto di cui la natura gode. Nella cascata riconoscibile col termine Skogafoss, ad esempio, il termine “incontaminato” è qualcosa il cui significato lo comprenderete a pieno. L’ubicazione della cascata in questione va rintracciata in prossimità del frangente meridionale dell’isola.


Non troppo lontano da qui, vi imbattereste in un delizioso villaggio, quello di Skògar, nel quale tra l’altro vi sarà data la possibilità di poter espletare una gradevole visita all’interno di un museo trattante sia la cultura che le civiltà islandesi. Scendendo ancor più nel particolare, nel museo vengono attentamente preservati anche elementi, come automobili e velivoli, il cui percorso storico vi verrebbe direttamente raccontato da chi la struttura l’ha in prima persona fondata. Delle ali ulteriori del museo sono state poi allestite nell’intento di permettere agli astanti di conoscere qualcosa in più a proposito di attività, come la pesca e l’artigianato, che in Islanda tuttora rappresentano settori cruciali. Tornando nuovamente alla cascata, approdando qui dovrete per forza di cose portar con voi un’ottima macchina fotografica. I raggi solari, infrangendosi contro le discendenti acque della cascata, danno vita a colorazioni capaci di lasciarvi senza fiato. La sua larghezza è pari a 25 metri, con un’altitudine che se misurata dal punto più elevato sfiora i 60 metri. Sul lato destro, una scala composta da più o meno 700 gradini vi darà il diritto, qualora lo vogliate, di recarvi presso la parte apicale della cascata. Stando a quel che un racconto tanto leggendario quanto tuttavia gelosamente tramandato afferma, pare che in passato qui un vichingo abbia nascosto un cassone stracolmo di monete auree. Nei momenti in cui il sole perpendicolarmente irradia le cascate, c’è qualcuno che è disposto a giurare d’aver intravisto il riflesso dorato di tali monete. Un’altra storiella contraddistingue questo angolo che col Paradiso tanto ha in comune. Sembra, infatti, che chiunque si faccia inumidire le membra con le acque della cascata tenda poi a ritrovare oggetti purtroppo perduti. Un tragitto non troppo laborioso percorrerete se, sentendo nominare la cascata Seljalandfoss, vorrete ricevere una valida e tangibile prova della sua conclamata beltà. Il Seljalandsá, fiume che talvolta impetuosamente scroscia, discende da una cima che, in tempi ormai non aventi più memoria, altro non era che la parete rocciosa d’una costa odiernamente lontana. Su uno dei due fianchi, una viuzza impervia vi faciliterà una risalita al termine della quale, come per magia, contemplerete la frazione posteriore della cascata.

Vi siete mai chiesti l’origine del termine “geyser”?  Approdati in Islanda, ciò dal quale tutto nasce potrete viverlo materialmente, senza filtri. Nella vallata chiamata Haukadalur, infatti, sbuffa con impeto Geysir, uno tra i geyser più antichi in assoluto. Eruttando, a cadenza tutt’altro che regolare, i getti idrici emanati son capaci di sfiorare la ragguardevole quota di 60 metri. Nella prima metà dell’Ottocento, l’altitudine riscontrata costituì un record ad oggi non ancora eguagliato: 170 metri. Alcuni ricercatori, di recente, sono giunti alla conclusione che la frenetica attività geologica di tutto il circondario possa durare da ben 10.000 anni. Altri studi, inoltre, affermano che la formazione del geyser vada fatta risalire al 1294, anno nel quale un disastroso sisma portò alla formazione di sorgenti caratterizzate dalla presenza di acque calde. Come detto prima, le fuoriuscite cadono ad intervalli irregolari. A periodi dove infatti una calma più o meno piatta viene registrata si alternano lassi temporali in cui, al contrario, i getti riprendono.




Se paragonassimo Dettifoss ad un essere umano, potremmo ritrarla dandole le sembianze di un uomo il cui strapotere fisico piega tutto quel che incontra. L’epiteto che la cataloga, in aggiunta, dimostra con cognizione di causa una reputazione più che mai veritiera. Dettifoss, nella lingua italiana, è traducibile come “la cascata dell’acqua che rovina”. Le acque che verso il basso frettolosamente corrono sono quelle appartenenti al fiume Jokulsá á Fjöllum. Se tra voi e la cascata si frappone una distanza relativamente ravvicinata, la meraviglia sarebbe ulteriore, insieme a quel misto di timore che una forza simile non può che suscitare. Il tragitto di un’acqua in cui sia la consistenza sia la colorazione denotano la presenza di fango venne modellato da un sisma, a sua volta scaturente dall’eruzione di un vulcano, che deviando il tragitto del fiume diede quindi vita a Dettifoss. L’altezza ammonta a 44 metri, con una larghezza che seppur leggermente varca verso l’alto la soglia dei 180 metri. A 100 metri cubi al secondo di acqua è mediamente pari, invece, la sua portata. Quest’ultimo, tuttavia, rappresenta un parametro direttamente proporzionale a fattori che vanno dall’intensità delle piogge fino ad arrivare all’assottigliamento di ghiacciai, come il Vatnajökull, che a causa dei cambiamenti climatici appaiono fortemente in pericolo.

Quando il sole agevola il protrarsi delle belle giornate, le scie acquatiche sono intravedibili anche a distanze considerevoli. Questo riguarda anche il senso dell’udito, con un fragore ascoltabile anche ad un chilometro di distanza. Il vigore dello schianto è tale da incavare, ogni anno e per qualche centimetro, il lembo di terra che permane in posizione sottostante. Potrete avvicinarvi sia sul lato destro che quello sinistro, ma è bene essere prudenti. La superficie sulla quale camminerete è scivolosa. Nei decenni scorsi, alcuni esponenti politici locali manifestarono la volontà di approfittare di una simile potenza per generare energia idroelettrica. L’idea, data la complicità di alcuni comitati composti da normali cittadini, non prese tuttavia piede.

 


 

Poco meno di 500 chilometri distanziano tra loro la Capitale, Reykjavìk, ed un lago il cui azzurro delle acque, sommato a tutto quel che intorno s’espande, di tanto potrebbe avvicinarsi a quella che è la vostra concezione di meraviglia. Il Myvatn rappresenta un corso d’acqua che, aprendo la cartina geografica, andremmo a trovare non troppo lontano dal litorale settentrionale islandese. La costa, infatti, dista non più di una cinquantina di chilometri. L’estensione del lago è pari a 37,3 chilometri quadrati. Nei punti più profondi, invece, il fondo dista dal pelo dell’acqua più o meno 4,5 metri. La striscia territoriale sulla quale si adagia è divenuta vittima, a cavallo tra gli anni Settanta ed il decennio successivo, di un’intensa attività vulcanica. La lava, ormai solidificatasi, ha col tempo dato vita ad una specie di strutture di tipo naturale che i locali non esitano a chiamare “castelli neri”.




Il riferimento cromatico deriva, come facile sarebbe intuire, dalla tonalità che le formazioni in questione hanno man mano assunto. Ad un tiro di schioppo, l’occhio verrà nell’immediato attirato da fumi di colore biancastro giungenti da qualche cratere. Una possente sentinella, dall’alto della propria maestosità, in lontananza s’erge. Si tratta dal vulcano Kafla, alto 650 metri. Motivazione ulteriore per la quale qui dovreste approdare è rappresentata dalla moltitudine di varietà faunistiche che qui proliferano. Una di queste è l’anatra, una specie qui disponibile in addirittura 15 varianti. Il loro nutrimento si basa soprattutto sui piccoli insetti, in loco presenti in grandi quantità.

Svoltando nuovamente, e dirigendoci quindi verso meridione, un altro dono attende chi è capace di annusarne l’inebriante essenza. Si tratta del Parco Nazionale di Thingvellir, una zona posta sotto tutela ed immessa, non più di una quindicina di anni orsono, all’interno della prestigiosa ed elitaria schiera dei Patrimoni UNESCO. Prima dell’anno 1000, qui, avvenne la fondazione dell’Althing, assise parlamentare tra le prime a livello globale. I componenti si davano appuntamento in occasione di incontri dalla cadenza più o meno semestrale. Gli arredamenti, lontani anni luce da quel che oggi definiremmo normalità, erano quasi esclusivamente costituiti da un paio di formazioni laviche tra loro parallele.




 

A dispetto di un’influenza altalenante, l’Althing si rese protagonista di decisioni anche piuttosto importanti, come il decreto per mezzo del quale il culto cattolico venne reso libero di rappresentare l’unico credo religioso nell’isola. Geologicamente parlando, il Parco Nazionale di Thingvellir si posiziona su una faglia causata dal moto perpetuo della placche continentali. Le fratture che attraversano l’area ne sono un decisivo elemento comprovante. Sismi dall’intensità anche accentuata qui si danno il cambio ad intervalli ravvicinati. L’Öxará, incedendo lungo questi territori, va ad alimentare una delle tante cascate che puntinano l’isola: l’Öxaráfoss. L’altezza che la caratterizza ammonta a 20 metri. Pare che essa abbia avuto vita nel momento in cui, al fine di assicurare una buona scorta acquifera all’Althing, il normale tragitto del fiume venne leggermente deviato.




 

Arrivati in Islanda, e volendo trarre beneficio dalle acque termali, una destinazione che dalla tabella di marcia proprio non potrete cancellare è la Blue lagoon. Tra i siti di matrice turistica più visitati in Islanda, essa va ad occupare le primissime piazze. Il villaggio più vicino dal punto di vista chilometrico è quello di Grindavìk, 3.000 anime in tutto. Contrariamente a quello che per errore potreste arrivare a credere, l’acqua nella quale vi immergerete ha davvero poco e nulla di naturale. Essa, infatti, proviene da uno stabilimento adiacente, aperto nella seconda metà degli anni Settanta, nel quale viene prodotta energia geotermica. Questo, tuttavia, non sta a significare che si sia in presenza d’un qualcosa di poco salubre. Alcune ricerche, infatti, concordano nel sostenere che le acque termali riescano a giocare un ruolo di primo piano nel contrasto ad alcune affezioni della pelle. L’acqua, che nella Laguna Blu tocca temperature comprese fra i 37 ed i 39 gradi, incanalata sottoterra, è inoltre in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di tutti quei nuclei familiari che in zona vivono ancora. Il loro ricambio, mediamente, avviene all’incirca ogni due giorni. Data la totale assenza di ogni genere di sostanza disinfettante, all’interno del sito vigono delle regole rigidissime. Il bagno, ad esempio, è stato vietato a tutti quei bambini di età inferiore ai 2 anni.

Dallo scioglimento dei ghiacci ha avuto origine il lago Jökulsàrlòn, il più esteso di tutta l’Islanda. Nel far capolino intorno alla prima metà degli anni Trenta, esso ha gradualmente accresciuto il proprio perimetro, passando da un’estensione di poco minore agli 8 chilometri quadrati ad una superficie, quella che odiernamente lo distingue, pari invece a più del doppio. Nei punti più profondi, il fondale è lontano dal pelo dell’acqua ben 260 metri. Visto dall’altro, l’area sulla quale serenamente si stiracchia è macchiettata qua e là da candide formazioni, gli iceberg.




 

Le tonalità cromatiche che li differenziano sono le più diverse, e vanno dal celeste ad uno smorto giallognolo fino ad arrivare, chiaramente, al bianco. Da Reykjavìk, per approdare qui, dovrete percorrere un tragitto lungo 300 chilometri. Coloro i quali utilizzano l’arteria n.1 non di rado in loco sostano. La navigabilità del lago viene garantita da piccole imbarcazioni e gommoncini. Questi suggestivi tour vennero per la prima volta organizzati intorno agli anni Ottanta. Nel giro di qualche anno, in media erano già 5.000 i naviganti che non si lasciavano scappare una simile occasione. Questi numeri, ad oggi, hanno assunto connotati certamente maggiori. I visitatori annuali che beneficiano di questo servizio sono, odiernamente, circa 70.000. Analogamente a gran parte del territorio islandese, anche nei pressi del lago Jökulsàrlòn le specie animali, sia di acqua che di terra, sono molto numerose. Tra gli esempi di cui potremmo far menzione ci sono il gabbiano, la sterna artica, l’aringa e la sula bassana.




Orientando la bussola in posizione Nord-Ovest, ciò al quale andremmo incontro è Dyniandi, una cascata alla quale, nel 1981, venne assegnato il riconoscimento di Monumento Naturale Nazionale. Come una scalinata che verso l’alto accompagna l’ospite, l’azione erosiva dell’acqua ha man mano accentuato un susseguirsi regolare di salti, sette in tutto. Nel punto più alto, l’altitudine registrata è di 100 metri. Dal fianco destro a quello sinistro, al contrario, la distanza è invece ammontante a 30 metri. In prossimità del basamento, tuttavia, la larghezza aumenta sensibilmente, sfiorando i 60 metri. La portata d’acqua, se contrapposta a quella che contraddistingue le cascate descritte prima, è sensibilmente minore. Nei periodi di piena, infatti essa trasporta qualcosa come 8 metri cubi di acqua ogni secondo. Nella stagione invernale, il dato diminuisce esponenzialmente. L’acqua, nel confluire, segue un andamento leggero ed armonioso che ricorda, seppur con un po’ di fantasia, quello di un indumento nuziale. Nutrendo una predilezione nei confronti dell’avventura e della mancanza di agi, giungendo qui potrete utilizzare quel che un’attrezzata area destinata al campeggio vi mette a disposizione.

 

Le info

Chiuderemo questo nostro itinerario islandese elencando per voi una serie di consigli, curiosità ed informazioni aggiuntive:

 

  • Il periodo migliore per venire in Islanda è quello compreso tra il mese di maggio e le prime settimane del mese di settembre. Nella stagione estiva, a Reykjavìk, le massime si aggirano intorno ai 12 gradi. D’inverno, invece, la colonnina di mercurio supera abbondantemente verso il basso lo 0 termico, toccando i -10 gradi. I parametri termici, ovviamente, dipendono anche dalla posizione geografica del sito che vi accingerete a visionare. Dalla Capitale, andare verso settentrione comporterà delle variazioni più o meno annotabili. La temperatura più alta mai appuntata qui sono i 30,5 gradi del 1939 (nella parte orientale del Paese);



  • Sono 72 i comuni che politicamente dividono il territorio islandese. Il più piccolo, in ordine sia di dimensioni che di densità abitativa, è quello di Arnes, soli 52 residenti. Per rintracciare qualche connazionale in più, dovrete far scalo nella seconda città islandese, Kòpavogur. Qui dimora infatti la comunità italiana più nutrita;
  • I piatti capaci di far le fortune della cucina islandese, apprezzabile nel medio termine, sono tanti. Quelli che personalmente abbiamo avuto modo di assaggiare sono l’hangikjöt e la vìnaterta. A proposito del primo piatto, esso altro non è che un trancio di carne ovina solitamente affumicata con del legno di betulla. Il suo consumo avviene perlopiù in occasione delle festività natalizie. A proposito del secondo manicaretto, la vìnaterta, essa è una sorta di torta a strati nella quale un impasto a base di mandorle dà il cambio ad una confettura di prugne;

  • La moneta ufficiale in Islanda è la corona islandese. Al cambio, 1 euro corrisponde a circa 163 corone;
  • L’alternativa migliore per saggiare a pieno il fascino selvaggio ed incontaminato dell’Islanda è sicuramente costituita dall’automobile. Grazie a questo mezzo di trasporto, avrete la possibilità di trascorrere la Ring Road, un’arteria che attraversa l’isola compiendo un moto circolare. Mediamente, essa si spalma su due corsie. Queste ultime sono destinate ad aumentare nel momento in cui vi avvicinerete alle città più importanti. La Ring Road è interamente ricoperta di asfalto. L’unica accezione è rappresentata da un piccolo segmento sito ad oriente;

  • La durata della permanenza dipende sia dalla somma economica di cui potete disporre sia da quel che volete vedere. Visionando la sola Capitale, 3-4 giorni saranno più che sufficienti. Volendo invece percorrere l’intera Ring Road, saranno necessari 9-10 giorni;
  • Reykjavìk dispone di un proprio scalo aeroportuale. Dal centro abitato, questo dista una cinquantina di chilometri. Distanza, questa, colmabile usufruendo di una strada provvista di ben 4 corsie. Tra le compagnie aeree che partendo dall’Italia potrete vagliare ci sono Alitalia, Icelandair, Ryanair e British Airways;
  • Per una stanza in hotel a 3 stelle, a Reykjavìk, i prezzi sono compresi fra gli 80 ed i 120 euro a notte. In un hotel a 4 stelle, invece, potreste mediamente arrivare a spendere anche 130 euro a notte.

 


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