Lisbona: perla dell’Ovest

Scegliere la meta dove trascorrere le vacanze significa volgere lo sguardo verso un luogo che, al pari di una donna il cui fascino è difficile da evitare, è in grado di catturare fin dall’immediato l’attenzione. In simili occasioni, tutta la sistematicità di una ponderazione nulla potrebbe contro un avversario, l’amore a prima vista, la cui forza è talmente vigorosa da non concedere scampo alcuno. Lasciarsi andare a beltà tanto splendenti non è nulla di neanche in minima parte paragonabile ad un vocabolo spesso e colpevolmente abusato: istinto. Questo perché, se quest’ultimo vede la propria origine nei meandri più inaccessibili dell’anima umana, spalancare le porte al bello è condividere il proprio cuore con un pezzo di mondo destinato a rimanerci gradevolmente incastrato per sempre.

Chi ama prendere visione di ciò che da fuori circonda il tanto piccolo quanto inospitale giaciglio della quotidianità, avrà buone possibilità di poter giudicare Lisbona non con il raziocinio con il quale si recensisce una tappa scrutata in maniera sfuggente, ma con tutta la profondità che veste a festa la sua spesso contraddittoria essenza. Nello stesso modo in cui un centro marittimo guarda verso l’orizzonte con l’occhio inumidito da lacrime malinconiche, così coloro che tra i suoi colorati vicoli sono nati e vivono osservano la vita con la consapevolezza che nessun pianto laverà via l’odore inebriante di casa. Tramonti che si perdono tra le onde fumantine dell’oceano e le note del Fado che fanno da colonna sonora allo scandirsi delle ore sono solo alcune sfaccettature di una tela il cui valore trascende ogni inadatta valutazione. 

Cosmopolita non solo tra le pagine dei libri di storia, ma anche dalle tracce che nelle sue strade essa ha saputo magnanimamente lasciare nel corso dei secoli, Lisbona è chiassosa ma romantica, variopinta per volere di un blu che del suo mare è emblema, latina ma senza esagerare. Se è tra le sue braccia che volete perdervi, dare un’occhiata alla guida che segue vi aiuterà a comprenderne una natura che poco si presta a classificazioni, ma che proprio per questo riuscirà ad affascinarvi. Andiamo!

Cosa visitare?

Prima di addentrarci nell’itinerario vero e proprio, giunge spontaneo far riferimento ad una delle citazioni che Fernando Pessoa, scrittore e poeta portoghese, ha voluto dedicare proprio alla sua città natale: “per il viaggiatore che vi giunge dal mare, Lisbona sorge come una bella visione da sogno, stagliata contro un cielo azzurro splendente che il sole allieta con il suo oro. E le cupole, i monumenti, i vecchi castelli si stagliano sopra un turbinio di case, come araldi lontani di questo luogo delizioso di questa regione fortunata”. Sotto il cielo azzurro splendente di cui l’autore lusitano parla, lungo una striscia di terra che per secoli ha rappresentato la fine del mondo conosciuto, si ergono in tutta la loro discreta magnificenza luoghi che, per chiunque faccia un salto qui, non andranno omessi:

  • ciò che le permette di respirare è un cuore pulsante che nella combinazione di lettere Baixa vede suo tastabile compimento. Raso letteralmente al suolo da un terremoto che qui imperversò alla fine del Settecento, il quartiere della Baixa non costituisce esclusivamente icona di una di veemente resistenza, ma anche simbolo di architettura neoclassica. A seguito di quel disastro naturale, gran parte degli edifici che attualmente occupano la zona vennero riedificati secondo canoni che, malgrado i parametri dell’epoca, oggi potrebbero essere classificati come antisismici. Pare infatti che, in fase di messa in opera, tutti i progetti siano stati sottoposti ad un test singolare. Intorno agli edifici, infatti, marce prolungate dei soldati avevano lo scopo di riprodurre i tremori del terremoto. Spicchio imperdibile del quartiere è la Praca do Rossio, interamente rivestita da una pavimentazione nella quale si alternano mattonelle bianche e nere che, messe insieme tra loro, inscenano un effetto tutt’altro che statico;
  • altro dono col quale la Capitale portoghese emana tepore è la Torre di Belem, dichiarata Patrimonio Mondiale UNESCO. Distante poco più di 2 km dal centro cittadino, sembianze umane potrebbero permetterle di citare in prima persona tempi in cui è proprio al suo cospetto che le navi portoghesi salpavano in cerca di mete allora ignote alle mappe. La sua scorza, però, è riccamente decorata e perfettamente ammirabile anche da chi sceglie di giovarne facendo un giro in battello. Per farne accesso, vi sono una passerella ed un ponte levatoio. Tramite il percorso interno, visitabili saranno la Sala del Governatore, la Sala delle Udienze, la Sala del Re, un minuta cappella ed un terrazzo dal quale ammirare un panorama non efficacemente descrivibile con qualsiasi vocabolo;

  • è nel Monastero di Los Jeronimos, nel dicembre del 2007, che venne ratificato il Trattato di Lisbona. Questa, tuttavia, è solo una minima e troppo recente parte di un percorso storico, quello di cui si caratterizza, i cui albori vanno rintracciati molto indietro nel tempo. Raggiungibile grazie al tram n.15 la cui partenza avviene nella centrale Praca da Figueria, le sue radici affondano lì dove un tempo dimorava un minuscolo eremo. In base a ciò che una diffusa leggenda narra, sembra che all’interno della scarna chiesetta che nello stesso sito si ergeva, Vasco da Gama ed i componenti del suo equipaggio pronunciarono le loro ultime preghiere prima di intraprendere un viaggio destinato poi a cambiare la storia dell’umanità intera. Gran parte di ciò che è odiernamente ammirabile è frutto del volere di Manuel I, desideroso di dare in dono la struttura all’ordine dei Frati di San Gerolamo. Navate dallo stile spiccatamente gotico, colonne ornamentali sulle quali lo sguardo si perde estasiato e pregevoli bassorilievi costituiscono solo alcuni dei particolari che, assemblati  insieme, compongono un tutt’uno che ad ogni visita non esita ad indurre meraviglia. E’ qui, inoltre, che dimorano le spoglie, oltre che di Vasco da Gama, anche di Luis de Camoes e di Fernando Pessoa, eccellenze di una terra lusitana nella quale ad ogni respiro corrisponde ubriacante effluvio;

 

  • se ciò che finora ha trapuntato un tragitto nel quale storia e leggenda si intersecano senza pestarsi i piedi, la tappa che segue consentirà di immergere anima e corpo su ciò che Lisbona rappresenta non per chi ne consulta le guide cartacee, ma per chi ne vive giorno per giorno la quintessenza. Nella fattispecie in cui gli indizi appena citati non fossero sufficienti, il nome Alfama dissipa ogni ragionevole dubbio.  La gente che di Alfama abitava le umili casupole conosceva a menadito tutto ciò che la povertà, in ogni seppur minima sfaccettatura, sapeva comportare. Tale agglomerato, all’origine, era posto fuori dalle mura della città, quasi come a testimoniare la dimenticanza di cui le classi meno abbienti diventavano loro malgrado oggetto. Oggi, tuttavia, Alfama sta riuscendo nell’impresa di riscattarsi da secoli di isolamento, con un viavai di turisti che da ogni metro quadrato della nostra bella Terra giungono qui per attraversare le anguste stradine, per farsi trascinare dalle struggenti note del Fado e per dare sollazzo a papille gustative che di succulenti manicaretti si avvarranno;
  • chiudere in bellezza sta a significare rompere la tristezza dell’addio con un divertimento che possa smorzarne la presa. Nessun luogo, meglio di Bairro Alto, potrebbe risultare più adatto. Agli albori della sua esistenza materiale, questo quartiere era quasi esclusivamente abitato da famiglie facoltose, in palese contrapposizione alla povertà che invece dilaniava Alfama. A partire dall’Ottocento, però, Bairro Alto si è alimentato di linfa nuova, tramutandosi in bipolare entità. Di mattino genuina personificazione di vita popolare. Di sera, invece, luogo di incontro di ragazzi e meno giovani che, in compagnia degli amici più cari, scandiscono la corsa delle ore serali tra gli abbondanti piatti delle tipiche osterie.

La tradizione culinaria

A proposito di piatti, Lisbona ne ha tanti, qualitativamente validi e gustosamente accattivanti. Nella nutrita mischia, degni di citazione vi sono:

  • il Bacalhau, insindacabile re della tradizione gastronomica portoghese. Secondo alcune statistiche, pare che ogni lusitano si nutra mediamente di 7 chili di baccalà ogni anno. Al pesce, ingrediente ovviamente principale, vengono aggiunte materie prime semplici come uova, patate ed olive nere. Relativamente diversa è la preparazione del baccalà mantecato, che ad esempio prevede l’aggiunta di besciamella;
  • per chiunque del dolce faccia ragione di vita, dovrà appuntare tra le pagine del diario i Pasteis de Nata. Un friabile involucro di pasta sfoglia racchiude gelosamente un generoso strato di crema a sua volta spolverato sulla sua superficie da cannella o zucchero a velo;
  • nonostante la linea diventi in vacanza aspetto marginale, provare a tenersi in forma con un piatto di Caldo Verde non è poi ardita spedizione. Il nome Caldo Verde identifica una zuppa fatta di cavolo e di patate. Il primo viene ridotto a listarelle piuttosto sottili, con le patate che invece sono assaporabili in cubetti. Questa pietanza viene solitamente servita per prima, anche come piatto unico.

Come arrivare a Lisbona

Diverse sono le alternative sulle quali riflettere per arrivare a Lisbona. Potendo contare su uno dei porti più attivi di tutto l’Atlantico, non rare sono le navi da crociera che qui fanno tappa.

I terminal di Santa Apollonia, non molto lontano da Alfama, insieme alla Stazione di Oriente, raccolgono inoltre treni che giornalmente collegano Lisbona anche alla vicina Spagna.

Per chi arriva in aereo, infine, lo scalo è situato a soli 7 km dalla città, quest’ultima raggiungibile grazie ad autobus attivi dalle 7 alle 21. Il costo del biglietto è compreso tra i 2 ed i 3 euro.

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