La Valle della Loira ed i suoi castelli

Insieme di circa 300 castelli per i quali imbarazzo della scelta è molto più che gergale dicitura, quelli situati nella Valle della Loira sono in toto stati dichiarati Patrimonio UNESCO. La loro edificazione risale al decimo secolo, quando i reali transalpini scelsero questo lembo di terra per trascorrere istanti lontani dalle incombenze di corte. Se d’essi volete assaggiarne croccante consistenza, quali potrebbero essere alcune fermate da sfiorare? Di seguito verrà redatta lista che speriamo non vi deluderà.

 



Le tappe

Appartenente a comune denominabile con medesimo appellativo identificativo, il Castello di Amboise è tappa iniziale d’un viaggio che a fuoco marchierà la parete esteriore del cuore. Recarsi al suo cospetto rappresenta qualcosa che molto non si discosta da vera e propria immersione nei fondali d’una storia francese i cui albori molto indietro nel tempo andrebbero rintracciati. Prima di venire aggiunto nel nutrito gruppo degli averi posti sotto controllo diretto della famiglia reale transalpina (1434), il Castello di Amboise fu residenza di una casata che nella zona godeva di forte influenza. Quando sugli uomini piovve l’età aurea del Rinascimento, esso venne tramutato in luogo nel quale il sovrano aveva possibilità di trascorrere esistenza piena d’agi. Malgrado si tratti di una costruzione data alla luce in era medievale, i lineamenti che esteriormente tuttora permangono altro non sono che conseguenza diretta degli interventi di adeguamento strutturale fatti apportare sia da Carlo VIII che da Francesco I. Fu proprio nel periodo in cui quest’ultimo salì al potere che il Castello di Amboise acquisì splendore massimo. Calorosa ospitalità venne infatti riservata ad artisti la cui fama varcava frontiere in linea retta disposte. Uno di questi, con ogni probabilità il più grande di tutti, fu Leonardo da Vinci. Stando a quello che gli storici affermano, l’autore della Gioconda, giunto ormai nelle fasi conclusive di vita fatta di mai opacizzato luccichio, riuscì allora nell’intento di insegnare la propria inconfondibile arte ad un gruppo di apprendisti i cui nominativi tuttora rimangono ignoti. Raffinata costruzione viene a sua volta contornata dal verde pastello di giardini rigogliosamente vividi. Superficie del castello è inoltre perpetuamente abitata dalla Cappella di Saint Hubert, creazione della quale immediatamente intravedibile è la marcata impronta al gotico tendente. La scorza è stata sapientemente decorata con rappresentazioni raffiguranti scene legate alla caccia. Punto forte d’un sito nel quale bellezza è ovunque a pieni polmoni respirabile è senza ombra di dubbio alcuna l’insieme di accoglienti terrazzette affaccianti sul pacato corso della Loira. Da qui, in aggiunta, si potrà prendere visione sia dell’erma suffragante il genio di Leonardo da Vinci sia del Mausoleo fatto erigere in onore dello sceicco Ab ben-Kader. Palcoscenico di eventi ai quali prendevano parte i maggiori esponenti della nobiltà francese, il Castello di Amboise è stato infine luogo nel quale venne posta in essere una congiura che, analogamente ad una miccia incendiaria, fu chiave di violino di conflitti a carattere religioso.

Nello scorrere verso il basso col dito indicante, sosta prolungata merita senza diritto di replica il Castello di Chenonceau. Originariamente, la lingua territoriale sulla quale esso poggia assicurava approdo sicuro ad una rocca data nel 1411 in pasto alle divampanti fiamme di un incendio fatto appiccare da chi accusò il proprietario di aver preso parte a riunioni di matrice cospirante. Jean Marques, soggetto vittima di forse troppo frettolosa incriminazione, impiegò un paio di decenni a dar sostanza fattiva ad una ricostruzione la quale, per via di eccessivo indebitamento, costrinse coloro che l’eredità ne avevano raccolto a cederne la proprietà a Thomas Bohier, tesoriere posto sotto le riguardose dipendenze di ben tre sovrani francesi. Il soprannome attribuitogli, quello di “castello delle donne”, non rappresenta fortuita casualità. I tratti somatici di cui ai giorni nostri si compiace sono prole di ampliamenti nel corso dei secoli tra loro inseguitisi, ciascuno dei quali voluto da donne che in una maniera o nell’altra di grande potere hanno goduto. Nel dover per motivi prettamente causati dallo spazio a disposizione tralasciarne purtroppo tante, colei che potremmo citare è Madame Dupin, personaggio che si interpose tra la struttura in questione e distruzione certa da parte della Guardia Rivoluzionaria. Se mano del gentil sesso è agevolmente tastabile, eccezione è qui non pervenuta. L’eleganza delle facciate, unita alla sinuosità di giardini dove cercare e trovare la tanto sospirata tranquillità, sono caratteri distintivi del castello. A decisione nascente dal grembo di Diane de Poitiers è attribuibile la posa in opera sia del ponte deputato all’attraversamento del fiume sia d’orti botanici che lungo entrambe le sponde si stiracchiano indisturbati. Responsabile dell’allestimento di uno spazio nel quale spuntano oltre 130.000 specie floreali è infine Caterina de’Medici.





Se attenzione viene rivolta alla totalità dei castelli della Loira, quello che per vastità sugli altri primeggia è senza dubbiosa parvenza il Castello di Chambord. Oltre 400 sono le sale, raggiungibili anteponendo piede all’altro su liscia superficie di una delle quasi 80 scalinate, che contribuiscono a farne razionale partizionamento. L’altezza del castello è pari a 56 metri, con la larghezza che invece spia da angolo ravvicinato quota 160 metri. Quando a regnare sulla Francia tutta era Luigi XIV, celeberrima permanenza fu quella che della combinazione letterale Moliere fa elemento indicale. Fu proprio tra le sue mura perimetrali che il commediografo ed attore teatrale nativo di Parigi redasse commedia intitolata “Il signore di Pourceaugnac”. Se si volesse metaforicamente tramutare il fabbricato in essere animato, istantaneo sarebbe sostenere che i suoi caratteri generali son quelli di una donna vissuta in pieno fermento rinascimentale. Notabile sono altresì gli zampini sia di Leonardo da Vinci sia di Domenico da Cortona. Tornato dalla battaglia tenutasi a Marignano, Francesco I volle dar materia ad un progetto che, piuttosto che divenire residenza personale di quest’ultimo, simboleggiava potere nella pietra scolpito. La scala ad elica doppia, cuore d’un ripieno che ad ogni morso sorprende, dà modo di contornare andamento ascensionale simultaneo che, evitando collisione tra chi sale, permette tuttavia loro di incrociarsi col solo sguardo. Sul soffitto che sovrasta l’estensione interna, sono oltre 300 le riproduzioni aventi ad oggetto animale impacciato ma tanto sottovalutato: la salamandra. Francesco I la scelse perché, fin da allora, si credeva che essa avesse grossa resistenza al calore dirompente del fuoco. Nei primi mesi del 2017, rivalorizzazione dei giardini ha finalmente trovato risolutivo compimento. Nel voler spulciare numeri pur sempre aventi funzione descrittiva, circa 600 sono gli arbusti che sulla terra piantano radice, alternandosi con 200 roseti che con la bella stagione garantiscono sgargianti colorazioni.

Nello spazio che la casella numero 4 delimita, inserimento la cui mancanza sarebbe a desuetudine è quello che per oggetto ha il Castello di Blois, fortezza nella quale furono ben 7 i sovrani a risiedervi. Dolce collinetta sulla quale beatamente dorme è situata sulla sponda destra della Loira. Evento del quale in pochi vantano approfondita conoscenza ebbe come protagonista Giovanna d’Arco, eroina che proprio tra le sue mura, prima di salpare verso Orleans, ricevette solenne benedizione da parte dell’Arcivescovo di Reims. Quello che prima altro non era che edificio fortificato posto sotto le dirette dipendenze dei conti di Blois, nel quattordicesimo secolo divenne abitazione regina di Luigi XII. Fu proprio il re a decretare lo svolgimento di lavori orientati a restaurarne parti ormai fiaccate dai continui schiaffi dell’incuria. Tra gli anni Venti e gli anni Trenta del Seicento, Luigi XIII cedette la proprietà dell’immobile al fratello, con ulteriori interventi che da quest’ultimo vennero resi fattivi. Artefice del restyling fu il progettista Francois Mansart. Quando nel 1789 la Rivoluzione imperversò in tutta la sua ferocia, la carcassa venne danneggiata a tal punto da comportare riflessione inerente la sua eventuale distruzione. Benevola sorte lo salvò tuttavia da tale tragico epilogo, convertendone semplicemente la destinazione d’uso (venne allestita una guarnigione). Ciò che ruba l’occhiata è incontrovertibilmente la fusione tra stili apparentemente antitetici, il rinascimentale ed il gotico. Nel padiglione richiamante al primo delle due impronte, residenze tuttora visitabili sono quelle nelle quali giacquero personaggi come Enrico III e Caterina de’Medici. Nell’estremità che di magnificenza riempie Luigi XIII, diverse sono le mostre, anche a carattere temporaneo, che la prospettiva allieteranno.





Su parete di solida consistenza rocciosa si erge il Castello di Angers, costruzione dominante il centro abitato che col suo stesso nome può essere riconosciuto. Su ciò che ancor resisteva di bastioni dai romani sollevati, Luigi IX commissionò la fabbricazione di una fortezza la cui cintola è avvolta da un numero spaventoso di torrette: 17. Nel rincorrersi vicendevolmente, ognuna di queste raggiunge altitudine massima a 50 metri ammontante, per un tratto che nella sua globalità tocca il chilometro. Similmente ai castelli appena citati, anche quello di Angers non venne risparmiato dalle turbolenze dei moti rivoluzionari di fine Settecento. Quando a bussare alla porta fu invece il secondo conflitto mondiale, bombardamento nemico provocò esplosione lì dove un insieme di munizioni venne depositato. A risentirne furono, nell’occasione, gli speroni. Appartenente attualmente all’autorità statale transalpina, quando alla fine dell’Ottocento mancavano ormai pochi anni esso venne dichiarato Monumento a carattere storico. Se, spiando l’esterno, c’aspetteremmo medesima fredda sobrietà anche all’interno, tale aspettativa potrebbe essere colpita da fragorosa disillusione. Signorilità è infatti cardine di una linea editoriale che in sede di redazione degli ambienti venne senza esitazione seguita. Agli inizi del 2009, le fiamme dissanguarono la residenza posseduta dai reali. I giardini contigui, oltre a personificare prosperità che al verde tende, fu sito dove il re usava condurre le sue amanti più o meno occasionali.

Secondo diceria che tanto ha al proprio interno di immaginario, sembra che proprio nel Castello di Usseau l’autore Charles Perrault trasse benevola ispirazione, prima di procedere alla scrittura di una delle sue storie più belle: “La bella addormentata nel bosco”.  Lo scrittore, anch’egli parigino, era legato da forte vicolo amicale ad uno dei tanti personaggi che nei secoli ne hanno detenuto la proprietà. Nei Seicento, l’ala a settentrione guardante venne letteralmente rasa al suolo col fine neanche troppo deplorevole di facilitare veduta verso il basso, sul fiume Indre. Gli orti botanici che lo contornano vennero architettati solo al termine del quindicesimo secolo. Malgrado l’odierno possidente sia la casata riconoscibile dal cognome Blacas, questo non impedisce di organizzarne una gioviale gita. Per quanto non sincronici siano stati i lavori che negli anni si sono succeduti, quello che genera sorpresa è proprio la concordanza di componenti strutturali che insieme l’un l’altro stanno davvero bene. Sale che arrederanno di legno pregiato la vostra visita saranno quella delle guardie (originariamente entrata massima) e la “Galerie Centrale”, dove tanti sono i tappeti finemente decorati da artisti dalle Fiandre provenienti. Lunga scalinata accompagnerà verso la sala dove il re trascorreva le cupe ore della notte. Rarità che colma il castello di infantile interesse è la presenza, sotto il livello del terreno, di alcune celle. I giardini che in zona limitrofa s’estendono sono stati progettati da coloro che diedero vita a quelli che circuiscono Versailles.





Pescare dall’urna nella quale ogni bigliettino ad un castello corrisponde è bacio che la fortuna schioccherà indifferentemente da quel che emergerà. Eccezione non è quindi rappresentata neanche dal Castello di Chaumont, fabbricato che storia più breve avrebbe da raccontare ma la cui malia è scarna d’ogni voce contrariante. Dal terreno sollevato nell’undicesimo secolo, previa volontà di Odo I, il Castello di Chaumont  ha la voce autorevole ed autoritaria di una struttura scalpellata in era medievale, con unico e solo ingresso che vien garantito dalla permanenza di un ponte levatoio. La rudezza della sua foggia viene parzialmente mitigata dai quasi 30 giardini che ne incoronano il capo.  A cadenza annuale, il Castello di Chaumont è sede ospitante del “Festival dei giardini”, rassegna inaugurata nella prima metà degli anni Novanta in occasione della quale nuove metodologie di lavorazione vengono esposte al fine d’arricchire un ambito, quello del giardinaggio, che non conosce crisi. Nel 1560, la titolarità del castello venne consegnata tra le mani di Caterina de’Medici, la quale a sua volta lo cedette a Diane de Poitiers successivamente alla dipartita del marito, Enrico II. La nuova inquilina trascorse qui ristretto scorcio della propria vita, prima di trasferirsi nella tenuta di Anet. Colore vivace d’una tela che da ogni angolazione lascia traccia prolungata è dato dalla raccolta di ceramiche dalle suggestive Fiandre giunte.

Sé è vero che ognuno dei castelli finora elencati spicca per una o più caratteristiche che lo rendono unico, è vero anche che il Castello di Langeais non rasenta anormalità. Ciò che dagli altri infatti lo distingue è una posizione che non sovrasta alcun centro abitato. Dalla cittadina col suo stesso nome proprio etichettata esso si fa ammantare, come se essa fosse calda e morbida coperta. Sono due gli stabili, tra loro separati, il cui connubio dà ad esso diritto d’esistere. Primo tra i due è la torre di Folques Nerra, mastio che in Francia per antichità non ha nessun rivale. Il secondo, invece, è il castello fatto ergere da Luigi XI. Malgrado molteplici siano stati i trasferimenti alla sua titolarità legati, proprietà che temporalmente più si è protratta è quella facente capo ai d’Angiò. La stanza che per superficie occupata spicca è quella all’interno della quale si tennero le nozze tra Carlo VIII ed Anna di Bretagna, tenutesi l’anno prima della scoperta dell’America da parte di Colombo. Quel che a proposito venne sussurrato riguarda una consorte la quale, evidentemente poco propensa all’unione in matrimonio, pretese l’installazione di due letti autonomi. Agli inizi del secolo scorso, la proprietà del castello passò tra le braccia dell’Institut de France, il quale saldamente ne detiene ancora l’esclusivo possesso. Piano terra del castello viene soprannominato “Sala dei Banchetti”. Nel suo perimetro, infatti, numerose sedute colme di goliardia venivano di tanto in tanto organizzate.

Suggerimento che non avremmo potuto tacere è visita al Castello di Cheverny. Aspetto del quale in questa sede vi informeremo è prima di tutto correlato a Tintin, personaggio immaginario ideato e disegnato da Herè, fumettista di origine belga. Tra i pochi castelli capaci di restare saldamente ancorato ad unica proprietà, il Castello di Cheverny si veste d’un indumento interno indosso confezionatogli da decorazioni frutto della creatività di Jean Mornier de Bois, artista che venne mandato nel nostro Paese per limare talento comunque cristallino. Il verde esteriore viene periodicamente sottoposto a cure meticolose, volte a proteggerne sia l’aspetto che le unicità. Collaudato nell’ormai piuttosto lontano 2006, il “Giardino degli apprendisti” si interpone tra il castello vero e proprio e l’aranciera. Geometricamente, definirlo un poutpourri non è letterale azzardo. In esso convivono senza farsi la guerra la contemporaneità, la tradizione ed una presa non troppo marcata d’inglesismo.

Rimesso a lucido nel primo decennio del Novecento, il Castello di Villandry calca magistralmente la ribalta per via dei ben sei giardini di cui dispone. Prodigiosa destrezza ha di essi fatto luoghi nei quali il monocolore cede spazio e blasone a tonalità d’ogni colore sfaccettanti. Negli anni dove andrebbe collocata la Rivoluzione Francese, il castello fu bene soggetto a confisca. E’ soltanto nel diciannovesimo secolo che Napoleone Bonaparte, dopo averlo riacquisito, lo donò al fratello Giuseppe. Nel 1906, il medico d’origine iberica Joachim Carvalho lo acquistò, destinando ad esso ingenti somme economiche pur di riportando ai fasti di cui un tempo godeva. Nel dar modo ai giardini di cibarsi di avvenenza, egli contribuì in prima persona alla fondazione di organo associativo capace di riunire tra loro chi detiene la proprietà dei castelli della Loira. Della lista che è stata finora redatta, il Castello di Villandry è edificio nel quale ogni anno affluisce numero maggiore di turisti. Nelle stanze interne, tele che risalgono al diciassettesimo secolo sono contorno d’un pasto ancora piuttosto abbondante. Le portate principali verranno infatti servite esternamente, con i giardini citati qualche rigo addietro. Superficie totale da essi invasa ammonta a 6 ettari, con tre segmenti che aiutano a partizionarli. Fra gli altrettanti livelli, quello che più in alto si trova custodisce fonte acquifera deputata alla loro irrigazione. Le viuzze sulle quali passeggiare sono fiancheggiate da tigli. Inferiormente, c’è il potager, orto nel quale vengono fatte attecchire specie vegetali impiantate strizzando l’occhio a metodologie molto antiche.

Qualche info utile

A proposito dei consigli che in chiusura usiamo darvi, questi possono essere così suddivisi:




  • Periodo dell’anno migliore per intraprendere gita fra i castelli della Loira è quello che corrisponde all’arrivo della primavera, quando cioè i giardini fioriscono;
  • Per quel che invece attiene l’alloggio, alternativa funzionale dal punto di vista pratico e conveniente dal punto di vista economico è il soggiorno in uno dei piccoli paesini della zona, magari virando su un B&B. Se a quest’ultimo preferite sempre e comunque l’hotel tradizionale, altro non dovrete fare che recarvi a Tours, centro di riferimento nel circondario. Per una stanza in albergo a tre stelle, i prezzi sono compresi fra i 50 ed i 70 euro a notte. Se disponete di tempo a sufficienza, trovatene uno scorcio per vivere per quanto possibile la città. Ciò per il quale è famosa va cercato nel mercato coperto di Halles (dove poter acquistare dell’ottimo formaggio) e nella Place Plumereau, luogo dove gustare un gustoso aperitivo in compagnia di amici;
  • Riguardo al mezzo migliore con il quale effettuare gli spostamenti, soluzione senza ombra di dubbio alcuna migliore è rappresentata dall’automobile. Vista la contiguità reciproca dei palazzi, noleggiarne una vi sarà di grande aiuto;
  • Cosa buona e giusta è precisare che visita in almeno uno dei castelli non è poi così economica, dato che le tariffe toccano picchi di 15 euro. Rimedio volto a risparmiare un minimo è dato da una carta chiamata Pass Chateaux, tessera che vi consentirà di visionare qualche castello in più ad un costo che mediamente si aggira intorno ai 40 euro.
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