La Toronto che cresce (in alto ed in basso)

Per capire quanto per gli italiani una città come Toronto possa essere importante, basti pensare ai circa 500.000 residenti che con noi condivide le medesime origini geografiche. Agli albori dell’imponente migrazione del secolo scorso, la stragrande maggioranza dei nostri connazionali si stabilì nel quartiere di College. Per quel che concerne la sua divisione amministrativa, Toronto consta di 6 distretti, i quali a loro volta si diramano sfociando in ben 240 quartieri. Gli abitanti totali sono, ad oggi, poco più di 3 milioni. Tra le città italiane con cui Toronto è gemellata ci sono Milano e Napoli. Dopo aver sviscerato qualche dato preliminare, siete pronti al viaggio vero e proprio. Se si, seguiteci!

La Canadian National Tower

Approdati a Toronto, non potrete fare a meno di giungere nei pressi d’una costruzione che, per simbolicità, ne rappresenta forse meglio di tanto altro l’essenza autentica. Si tratta della Canadian National Tower, uno stabile sorto alla fine degli anni Settanta ed alto poco più di 550 metri. Cavalcando un entusiasmo figlio d’una crescita economica allora vigorosa, l’ente locale curante l’ambito delle telecomunicazioni prese la decisione di dare alla luce una costruzione che incarnasse la volontà di grandezza di un Paese il quale tuttora progredisce. Nell’intento di garantire all’immobile una fruibilità ottimale, coloro i quali dovettero dar sostanza tangibile all’opera installarono non troppo lontano dalla parte apicale un disco che, fungendo da base per i quattro piani ulteriori, avrebbe dovuto assicurare un panorama a parole difficilmente descrivibile. Nella prima metà degli anni Novanta, per via anche e soprattutto degli esosi oneri legati agli interventi di tipo manutentivo, la proprietà della torre venne ceduta ad un’impresa privata. Tra i frangenti che se avrete la fortuna di venire qui proprio non potrete fare a meno di visionare vi è quello chiamato Glass Floor.

La superficie corrispondente al pavimento, essendo interamente ricoperta da spesso vetro, vi darà modo di guardare verso il basso, con tutte le sensazioni che ovviamente ne conseguiranno. Se soffrite di claustrofobia, sarà meglio rifletterci attentamente. Alla morsa della fame, in aggiunta, potrete ovviare salendo, arrestando la vostra corsa ad un’altezza pari a 360 metri e gustando quindi la serie vasta e variegata di manicaretti che all’interno del ristorante vengono sapientemente preparati. Essendo un ristorante che traccia un movimento circolare, in un’ora e mezza circa sarà come fare un giro completo in tondo. Nei giorni in cui le condizioni atmosferiche lo permettono, quando quindi le nuvole e le susseguenti precipitazioni sono perciò assenti, in lontananza scorgerete paesaggi pianeggianti e, proiettandovi ancor più lontano, perfino gli Stati Uniti. Tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del decennio successivo, vennero poste in essere alcune opere di ristrutturazione in occasione delle quali, tra l’altro, diverse attività commerciali aprirono in corrispondenza dei piani situati più in basso.



Il Rogers Centre

Dalla Canadian National Tower, arrivare dinanzi al Rogers Centre richiederà una camminata nemmeno troppo lunga. L’edificazione di un’opera che tanto impropriamente quanto superficialmente viene definita un semplice stadio visse le proprie fasi iniziali nella seconda metà degli anni Ottanta. In una simile struttura polifunzionale, oltre alle dispute casalinghe della locale compagine di baseball, vengono ad intervalli periodici organizzate rassegne che vanno dai concerti musicali fino ad arrivare agli spettacoli di Monster Truck, una specialità nella quale ad esibirsi sono veicoli sulla cui base vengono montate gomme dalle dimensioni se non altro considerevoli. La particolarità che caratterizza il Rogers Centre va rintracciata orientando in alto lo sguardo, verso un tetto il quale, a seconda delle occorrenze, può essere chiuso in maniera del tutto meccanizzata. Al massimo della sua capienza, esso è in grado di ospitare quasi 55.000 astanti. Nel 2005, nel perimetro di gioco posto internamente, un incontro venne disputato anche dalla nostra Nazionale di calcio. Contesa ulteriore che qui ebbe luogo fu l’amichevole, risalente al 2011, tra la Juventus e lo Sporting Lisbona.




 

L’Eaton Centre

Terza tappa di un viaggio a Toronto che energicamente vi consigliamo assume la denominazione di Eaton Center. Ogni anno, ad affluire qui sono oltre un milione di transitanti, spinti più o meno veementemente dalla volontà di perfezionare qualche buon acquisto. Codesto centro commerciale, infatti, contiene un numero di attività commerciali che abbondantemente varca la soglia delle 200 unità. Architettonicamente parlando, le somiglianze con la Galleria Vittorio Emanuele II ci sono eccome. Una delle analogie va infatti cercata in un soffitto che, nel contornare un semicerchio, risulta nell’interezza della sua estensione avvolto da lastre di vetro. La vista non dovrete staccarla da lì finchè non avrete avuto modo di osservare le 60 composizioni scultoree ritraenti l’oca del Canada. Il perimetro interiore si suddivide in ben 4 piani, ciascuno dei quali ricoperto di spazi dove far compere diviene qualcosa di difficilmente aggirabile. I settori trattati sono molteplici, e vanno dall’elettronica ai preziosi. Posizionata centralmente e tutt’altro che casualmente è una fontana che intravedrete anche se non siete così vicini. L’acqua, nel tracciare un movimento ascensionale, raggiunge un’altitudine che solo per poco non sfiora i 30 metri. Quando a far capolino sarà la fame, non dovrete temere. A correre in soccorso a coloro i quali proprio non hanno voglia di star seduti ci saranno i numerosi fast food, ambito che nei Paesi nordamericani riscontra da sempre un fortunato successo. Per tutti gli altri, invece, altrettanto articolata sarà la selezione di tradizioni gastronomiche selezionabili. Un paio sono le stazioni della metropolitana posizionate nelle immediate vicinanze. In aggiunta, se qui arrivate in macchina, quest’ultima potrete posteggiarla all’interno di un parcheggio capace di ospitare circa 1.300 veicoli. Aperto al pubblico nel 1977, gli ultimi interventi di cui questo centro commerciale è stato oggetto hanno richiesto un esborso economico elevato, pari a circa 130 milioni di dollari canadesi.

 

Il Royal Ontario Museum

Nel passare ai musei, non avremmo potuto evitare di menzionare il Royal Ontario Museum, istituito nell’ormai lontanissimo 1912. Il lembo di terra sul quale poggia, al tempo, faceva parte d’una periferia molto lontana da dove il cuore pulsante della finanza batteva. Inizialmente, le gallerie che nettamente ne definivano la divisione interna erano cinque. Ognuna di queste andava a rappresentare dei campi specifici: paleontologia, mineralogia, archeologia, geologia e zoologia. Fin dagli anni Sessanta, centinaia sono state le esposizioni che vicendevolmente si sono alternate. Quella che per importanza forse spicca omaggia l’affascinante mondo dei dinosauri. I ritrovamenti che li riguardano vennero installati nel bel mezzo di location che, contrariamente a quel che per errore si potrebbe pensare, di antico hanno davvero molto poco. L’effetto voluto fu infatti quello di andare a creare un contrasto, quello tra dinosauri e contemporaneità, apparentemente poco pertinente ma agli effetti pratici impattante. Negli anni Ottanta, come se questo non fosse ancora sufficiente, venne inaugurata un’ala ulteriore e, forse, ancor più caratteristica. Chiamata The Beat Cave, il suo obiettivo è quello di ricreare in ogni minimo particolare l’habitat naturale di una specie, il pipistrello, che nelle vicende di tanti eroi dei fumetti è prepotentemente entrato. Effetti sonori verosimili, un’ambientazione ancor più veritiera ed un’atmosfera ai limiti dell’inquietante ricreano come meglio non si potrebbe la sensazione che materialmente avreste potuto provare varcando penetrando in una grotta che pullula di pipistrelli. Per i viaggiatori che amano la storia, la scelta è egualmente ampia. Tra gli angoli il cui fascino è palese, cosa buona e giusta sarebbe ricordare sia quello omaggiante l’Antico Egitto sia quello suffragante l’Età del Bronzo.




 

L’Art Gallery of Ontario

Nel 1900, ad aprire i battenti fu una galleria, l’Art Gallery of Ontario, dove l’arte vegeta floridamente. L’appellativo che inizialmente la fregiava fu quello di Art Museum of Toronto. Per via sia delle frequentazioni crescenti sia della gran quantità di opere affagottate, nella prima metà degli anni Settanta l’Art Gallery of Ontario fu destinataria di sensibili lavori di ampliamento. Contigui alla struttura primaria sono infatti dei padiglioni ulteriori. Degli aggiustamenti addizionali vennero poi compiuti nel 2008, quando si decise di dar sostanza tangibile ad un’idea del progettista Frank Gehry. A rivivere, seppur metaforicamente, su tele al cospetto delle quali la concezione del tempo si dissolve sono artisti del calibro di Paul Klee, Joan Mirò, Henri Matisse, Jackson Pollock e Pablo Picasso.

 

La Cattedrale di San Michele

La fermata che ci accingiamo ad attraversare concerne la dimensione ecclesiastica, in loco personificata dalla Cattedrale di San Michele. La costruzione va fatta risalire nel lasso di tempo compreso tra il 1845 ed il 1848, con un paio di restauri che ne hanno visto abbellire ulteriormente le sue fattezze. Le colorazioni che esternamente dimorano sono neutre e si legano armoniosamente a forme geometriche lineari, apparentemente prive di acuti. Per imponenza, a primeggiare è con ogni probabilità la porzione ubicata ad occidente. Incedendo verso l’interno, gli ambienti sono cinque, tra cui le tre navate (due laterali ed una centrale) ed il nartece. L’illuminazione viene supportata da sedici lanterne in ghisa. Due cappelline taglieranno in due parti il cammino. La prima è quella della Beata Vergine e la seconda è quella del Sacro Cuore. I dipinti riportano scene come l’Ultima Cena e personaggi come Giovanni Battista e gli apostoli. La quasi interezza di questi venne completata negli anni Trenta del secolo scorso. Lateralmente, sia a destra che a sinistra, rappresentazioni scultoree sembrano sorvegliare il vostro avanzare. Il grigiore delle loro fattezze darà ad intervalli regolari il cambio al pluricromatico di vetrate in stile gotico il cui effetto sarà qualcosa di a dir poco spettacolare. Quelle che si trovano sia nella parete meridionale che in quella settentrionale vennero fatte arrivare, alla fine dell’Ottocento, direttamente dall’Austria e dalla Germania. I pezzi che invece stazionano ad est sono invece opera dell’artista d’origine transalpina Etienne Thevenot.

 

Le Toronto Islands

Toronto, analogamente ad altri grandi centri, si stiracchia in prossimità di un’acqua da sempre fonte di prosperità. Le Toronto Islands, angolo della città nel quale sia i locali che i turisti trascorrono qualche ora in assoluta spensieratezza, si caratterizzano per una superficie totale ammontante a 230 ettari. Originariamente, codesti isolotti andavano a comporre una penisola lunga poco meno di una decina di chilometri. L’isola che per estensione sovrasta le altre è quella riconoscibile col nome eloquente di Centre Island. Qui, tra l’altro, è operativo anche uno scalo aeroportuale. Viaggiando con bimbi al seguito, in loco stazionerete più del previsto. Questo perché vi imbatterete in un parco, il Centerville Amusement Park, dove anche a voi verrà servita un’abbondante e succulenta porzione di divertimento. Facile è immaginare che lungo il proprio perimetro decine sono gli step che proprio non potrete omettere. Tra questi, tuttavia, ci permettiamo di segnalare la ruota panoramica, una piscina per bambini ed un negozio nel quale potrete acquistare qualche ricordino da regalare ai vostri cari quando rincaserete. Una ragione ulteriore per la quale qui dovreste giungere va cercata in un carosello congegnato nel 1907 dalla Dentzel Carousel Company. Sono solo 150 gli esemplari, analoghi a questo, ai giorni nostri ancora in funzione. Per raggiungere le Toronto Islands, quel che dovrete fare sarà salire su un traghetto. Il prezzo del ticket è davvero accessibile ed ammonta a circa 17 dollari canadesi. Prima di partire, opportuno sarà portar con voi una bicicletta, così da beneficiare pienamente di isole dove anche la natura occupa una posizione preminente.




 

Il quartiere di Yorkville

L’eleganza e la ricercatezza costituiscono degli aspetti i quali, seppur pesantemente evidenziati, spiegano parzialmente il quartiere di Yorkville. Tra le sue arterie, se avete occhio e buon gusto, stanerete gallerie tra le cui pareti vengono esposti quadri emblematizzanti il talento di tanti artisti del luogo. Immobili residenziali dalle architetture futureggianti, ambienti dove gli affari riempiono l’ordine del giorno, parchi verdeggianti e locali nei quali magari sorseggiare un buon caffè sono elementi supplementari di un tutto dove l’ostentazione non prova vergogna. Nel mese di settembre, nel parco chiamato Village of Yorkville Park, ha luogo una rassegna nella quale ad esibirsi sono band e solisti strizzanti l’occhio ai generi più diversi, dal jazz alla musica classica. Scendendo ancor più nel particolare, senza distogliere l’attenzione da un lusso che in loco viene respirato in ogni anfratto, la strada dove più che altrove avrete un quadro veritiero del tutto è Mink Mile. Tra i marchi impressi sulle insegne vi sono, tra gli altri: Prada, Gucci, Cartier, Diesel, Dolce & Gabbana, Burberry e Hugo Boss. A partire dagli anni Duemila, ad aprire qui sono stati anche punti vendita di brand abbraccianti una fetta più estesa di consumatori, come Sephora e Max Mara.




 

Casa Loma

L’impronta stilistica neogotica sintetizza tutto ciò che diversifica Casa Loma da tutto quel che la costeggia. Si è in presenza di un palazzo, eretto da terra nei primi due decenni del Novecento, verso il quale affluiscono annualmente 350.000 curiosi. Non male quindi, per un sito che tra l’altro accoglie ricorrenze a carattere privato e cerimonie esclusive. Nel voler cercare di sapere qualcosa in più a proposito di Casa Loma, avrete la possibilità di sfruttare supporti di tipo multimediale disponibili in diversi idiomi, tra cui fortunatamente l’italiano. Agli albori della sua esistenza, essa altro non era che la residenza nella quale dimoravano i Pellatt, attivi soprattutto nell’ambito minerario ed in quello inerente le assicurazioni. Per la posa in opera di Casa Loma, si rese indispensabile sia il supporto materiale di 300 operai sia quello economico, ammontante a ben 250.000 dollari (cifra elevatissima per quei tempi). Nel 1924, a causa anche e soprattutto di difficoltà di ordine monetario, i Pellatt furono loro malgrado costretti a lasciare lo stabile, con tutti i beni che perciò vennero messi all’asta. A proposito di cifre, fattore sempre e comunque oggettivo, il numero totale delle stanze ammonta a 98, i camini sono 25 e le piste dove veniva praticato il bowling sono tre. Continuando con la nostra lista, potremmo citare una raccolta di volumi quantificabile in oltre 10.000 pezzi. Una stanza apposita venne dedicata al ballo. Essa, tra l’altro, compare nella pellicola intitolata “The smoking”. La veranda, il cui nome è “The Conservatory”, è stata rivestita da marmi provenienti dal nostro Bel Paese. La suite, in origine utilizzata dal solo capostipite della famiglia Pellatt, si compone di mura affagottate da pannelli in noce e mogano, tra i legni in assoluto più pregiati. Uscendo, ci sono infine i giardini. Una superficie pari a 2 acri, nei mesi che vanno da maggio ad ottobre, è visitabile dagli accorsi. Elementi scultorei, graziose fontanelle e siepi ben tenute danno vita ad un qualcosa che con estrema difficoltà rimuoverete dalla vostra memoria.

 

La PATH

Chi ha detto che sottoterra non c’è vita? A smentire una diceria simile è una città, Toronto appunto, che sotto ai propri grattacieli più alti ha saputo mettere a punto un’area, la PATH, la quale a dirla tutta rappresenta anche un valido riparo dalle rigide temperature invernali. L’estensione globale di questa rete di tunnel è pari ad oltre 370.000 metri quadrati. A 200.000 ammonta invece il numero di persone che qui giornalmente confluiscono. Nell’abbinare il pratico al dilettevole, la PATH si è nel corso del tempo arricchita di attività, 1200 in tutto, che ne fanno una vera e propria città nella città. Ai negozi vanno addizionati anche mostre permanenti, locali dove mangiare un boccone e centri nei quali prendersi cura del proprio corpo. Il progetto, che di visionario ha veramente tanto, subì una sferzata decisiva nella seconda metà del Novecento.



 

Per concludere

Nel chiudere la guida corrente, non avremmo potuto congedarci da voi senza redigere la consueta lista di dritte:

  • Il periodo migliore per visitare una città come Toronto, i cui inverni come detto prima sono molto freddi, va dal mese di maggio a quello di settembre;
  • Il Canada, similmente ai paesi nordamericani, si caratterizza per una tradizione gastronomica dove diverse influenze si mescolano. Uno dei piatti che abbiamo avuto modo di assaggiare si chiama Poutine. Gli ingredienti che lo compongono sono le patatine fritte, il formaggio fuso ed una salsa dal colore tendente al rosa preparata mescolando tra loro materie prime come farina, pepe e brodo di pollo. La seconda pietanza che qui menzioneremo è la Tourtière. Essa altro non è che un timballo la cui farcia viene ricavata incorporando carne di manzo e patate;

 



 

  • Avendo nostalgia per la cucina italiana, le opzioni da vagliare sono anche in questo caso tante. Vista la presenza di tanti immigrati italiani, i ristoranti battenti il drappello tricolore sono riconoscibili e quasi tutti validi. Uno dei locali citabili è la pizzeria “Libretto”. La pizza, in loco, viene cotta all’interno di un vero forno a legna, seguendo i rigidi dettami della tradizione partenopea. Un altro suggerimento è il “F’Amelia”. La struttura non è spaziosissima, ma intima e raccolta quel tanto che basta per sentirsi a proprio agio. In carta, vengono riportati grandi ed intramontabili classici come la pizza, le pappardelle e le lasagne;
  • Due sono gli scali aeroportuali cittadini, con il Pearson Internation Airport che per traffico supportato si piazza in prima posizione. Se, per muovervi qui, avete voglia di risparmiare qualche dollaro, dovreste forse dimenticare il taxi. A dispetto dell’abbondante disponibilità, i prezzi per un tratto non superiore a 5 chilometri possono raggiungere anche i 14 dollari. Una delle alternative è l’autobus, sconsigliabile nelle fasce orarie nelle quali però il traffico è più intenso. Efficienza costituisce invece un termine che ben si addice ai tram. La linea principale è senza dubbio la 501 Queen Route, famosa ai più per essere la più lunga di tutto il continente americano. Quattro sono le linee della metropolitana, attiva dalle 6 del mattino;

 



 

  • Per una stanza in hotel a 3 stelle, i prezzi partono dagli 85 euro fino a toccare un massimo di 120 euro. In hotel a 4 stelle, invece, potreste arrivare a spendere anche 160 euro. Al cambio, un dollaro canadese corrisponde a 0,64 euro;
  • Se non avete tempo, trovatene per le Cascate del Niagara. La distanza che le separa dalla città di Toronto è di 130 chilometri, ma arrivati a questo punto ne vale davvero la pena. Il blasone che ne cinge il profilo è dovuto non tanto alla loro altezza, ma soprattutto ad una portata idrica spaventosa, ammontante a 200.000 metri cubi ogni minuto. Politicamente, appartengono sia al Canada che agli Stati Uniti.



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