La Sicilia e le sue spiagge

Sicilia, aureo triangolo

Perdersi in presentazioni che mal riassumerebbero un luogo caratterizzato da quantità industriali di non replicabili peculiarità, sarebbe esperienza molto simile a quella vissuta da una comitiva che, essendo composta da un numero eccessivo di partecipanti, starebbe evidentemente stretta all’interno di un autobus dalla capienza ridotta. Provare amore per il Paese natale è come accarezzarne, angolo dopo angolo, tutto quello che del suo aspetto contribuisce in maniera più o meno decisiva ad accentuarne tratti somatici i quali, nel caso della nostra bella Italia, del fascino spiccatamente mediterraneo sono emblema impossibile da confondere. Non molto lontana dalla punta allusiva dello stivale, vi è un’isola che costituisce conferma fattiva di quanto natura e storia abbiano nel tempo voluto bene a ciò senza la quale avremmo avuto cittadinanza alternativa ma non eguale. Divisa dalla zona continentale dallo stretto messinese, la Sicilia presenta configurazione niente affatto dissimile da quella di un poligono triangolare. Gli angoli, ognuno dei quali trovabile con precisione certosina, possono essere in questo modo elencati:

  • primo vertice assume l’appellativo di Capo Peloro. A settentrione, esso rappresenta luogo dal quale chi viene dalla sponda opposta dello Stretto di Messina giunge in Sicilia. Vista l’importanza ai fini pratici del sito, sulla superficie ad esso appartenente è ubicato un faro che per i naviganti è guida della quale non prescindere. Elemento ulteriore degno di interesse scaturisce dal fatto che, in questo ristretto lembo di terra, il Tirreno e lo Ionio si incrociano salutandosi vicendevolmente;

  • angolo non secondario è Capo Boeo, il punto più occidentale dell’isola. Facente politicamente parte del comune di Marsala, Capo Boeo può essere piuttosto agevolmente raggiunto anche dal centro abitato marsalese. Altro delicato compito ad esso affidato è quello inerente il tracciamento convenzionale di una frontiera, quella che separa tra loro il Mediterraneo dal Tirreno. Nel punto esatto dove il capo si disloca, è presente un maestoso obelisco omaggiante le vicende storiche più significativi che nel mare antistante si sono nel corso dei secoli verificate. Una targa con consegna commemorativa vuol materialmente ricordare la Strage di Ustica del 1980;

  • terzo ed ultimo vertice è Capo Passero. Ad implementare la notorietà del sito è una battaglia navale il cui rovinoso scoppio avvenne nel 1718. Controparti della contesa furono la flotta spagnola e quella inglese. Insindacabile vincitrice fu quest’ultima, con l’Inghilterra che in questo modo ebbe possibilità di entrare a far parte della Quadruplice Alleanza.

Quando l’inverno si congeda da una banchetto durato fin troppo a lungo, cernere la località nella quale trascorrere le vacanze estive è scelta nella quale diversi aspetti vanno maturamente ponderati. La Sicilia, insieme ai suoi oltre 1.600 chilometri di costa, è alternativa che di trascurabile non deve avere neppure retrogusto. Una volta affondata la puntina sulla parte della carta nel quale essa si trova, la spiaggia dove dal sole farsi irraggiare e dall’acqua farsi affagottare è secondo step. In seguito, una serie di indicazioni volte a facilitare la malagevole selezione.

Le spiagge siciliane: qualche suggerimento

Nel concorrere alla formazione dell’Arcipelago delle Egadi, Favignana gode nell’interpretare la parte dell’onnipresente ma protettiva sorella maggiore. L’impronta architettonica del luogo, incentrata perlopiù sulla costruzione di abitazioni dal bianco intonaco e dagli infissi cromaticamente talvolta verdeggianti è stata, soprattutto negli ultimi anni, attenzionata da chi di essa intende farne destinataria di doverosa valorizzazione. Il suolo che la copre proteggendola dagli effetti degradanti dell’azione umana è quasi per intero tinteggiato dal buon gusto della macchia mediterranea e dal sempre più raro tratto pittorico dei pini marittimi. A Favignana è presente una spiaggia che, a detta di gran parte di vacanzieri e di addetti ai lavori, va collocata tra quelle che per bellezza svettano su tutte le altre, quella di Cala Rossa. Un mare celeste come l’occhio di un uomo venuto da nord corre di pari passo con una scogliera che tutt’intorno si snoda protendendole il braccio. Per rintracciare le radici del suo nome, bisogna andare piuttosto indietro nel tempo. Il colore che del suo nome è parte del duopolio va infatti fatto risalire ad una battaglia, disputatasi fra truppe romane e milizie cartaginesi, che nel 241 a.C. tinse di corvino il suolo di questo luogo.

Troppo spesso, si accosta Lampedusa ad un centro frequentemente appannato da sbarchi che, almeno nell’immaginario collettivo, toglierebbero lustro ad una zona la quale, se la si conosce a fondo, nasconde tra la propria argenteria quel che la sua umiltà le impedisce di sfoggiare a pieno. Uno dei pezzi che per caratura eccelle è l’Isola dei Conigli. La fauna che qui perennemente alloggia, segno seppur riduttivo della sua unicità, si coalizza con acque la cui azione irraggiante del sole esalta riflessi di blu che non si possono contare. L’isolotto, la cui altitudine massima non osa varcare la soglia dei 26 metri, è habitat naturale del gabbiano reale. Un recente intervento a scopo censorio ne ha individuato circa un centinaio di coppie. Tra le versioni che più di tutte fanno l’occhiolino alla leggenda, vi è quella secondo la quale per l’appellativo di Isola dei Conigli bisogna colpevolizzare una piccola colonia di questi leporidi, giunti quando l’isolotto era ancora parzialmente ancorato alla terraferma.

Ad oriente, non molto lontana da Noto (provincia di Siracusa), la spiaggia di Calamosche ci dà opportunità di rendere ulteriormente ghiotto un elenco puntato che, ad onor del vero, sarebbe lungo e non esente da omissioni provocate da ragioni prettamente pratiche. Nel 2005, Legambiente ne amplificò la già echeggiante beltà, insignendola del titolo di “Spiaggia più bella d’Italia”. Appaiono due le caratteristiche le quali, giorno dopo giorno, fanno in modo che essa possa sapere sempre e comunque di fresco. Se è vero che le specie vegetali qui lussureggianti sono elemento da non prendere sottogamba, è altrettanto vero che la sua posizione del tutto particolare fa tutto il resto. L’estensione se non altro risicata della spiaggia è paragonabile, senza negarle rispetto, ad una sostanziosa fetta di salame compresa tra due fette di soffice pane che, in questo caso, sono alla perfezione impersonificate da una coppia di pareti rocciose. I due promontori nascondono infine gamma uniforme di piccole grotte e cavità.

Frazione del Comune di Santa Croce Camerina (Ragusa), alla rinomanza di Punta Secca andrebbe accostata quella di uno dei personaggi che del genio dello scrittore Andrea Camilleri sono stati rappresentazione simbolica: Montalbano. E’ qui, infatti, che grossa porzione delle pellicole televisive a lui dedicate viene odiernamente girata. L’epiteto che ne dà riconoscibilità va altresì ricollegato ad una sabbia finissima qua e là interrotta da formazioni di tipo roccioso. Malgrado la tanto inaspettata quanto meritata fama, Punta Secca è intollerante a tutto quel che di una località potrebbe fare punto d’arrivo di flussi esagerati. Ciò che ne esalta l’attrattiva è racchiudibile in una semplicità che resta, sopravvive, lotta affinchè nobiltà le venga data. Le spiagge di Punta Secca sono un paio. La prima, chiamata dalla popolazione autoctona “spiaggia del faro”, si contraddistingue per la suggestiva permanenza di un faro congegnato nell’anno 1853. La seconda è poi riconoscibile con la denominazione di “spiaggia di Montalbano”, per via della presenza di quella che, nel film, è l’abitazione del personaggio protagonista.

Di provincia in provincia, paragrafo corrente spetta, dopo Lampedusa, nuovamente a quella di Agrigento. Non troppo distante dalla Valle dei Templi, la Scala dei Turchi è sito dove cielo e mare formicano d’impeto come se un domani non debba esserci. Tra gli elementi naturalistici che fin dall’inizio calamitano la concentrazione vi è una candida costa rocciosa che a picco scende. Il candore esteriore potrebbe in principio mentire, portando colui che su una delle sue pareti vuol sedersi ad esitare per paura del suo calore eccessivo. La sua superficie, al contrario, appare al tatto piacevole e fredda. Chiunque intenda di questa zona acquisire una conoscenza ferrata, il consiglio è quello di prenotare una camera d’albergo nelle vicinanze. In questo modo si avrà fortunata opportunità di prender parte ad un percorso che tra le sue fermate possa comprendere anche la Valle dei Templi prima accennata. Ulteriore dritta utile è evitare di arrivare qui nella seconda settimana di agosto, quando la Scala dei Turchi si inonda letteralmente di bagnanti.

Comune che nelle stagioni fredde dell’anno conta poco più di 4.000 anime, San Vito lo Capo (Trapani) dispone di un litorale che dell’amore di chi ne gode fa ossigeno vitale. La striscia di terreno che della sua spiaggia è involucro palpa i 3 chilometri di lunghezza. La sabbia che ne invade la pienezza del tragitto è talmente sottile da sembrare farina. Anteporre un piede all’altro vorrà dire adagiarli su un cuscino così morbido da essere ad un certo punto sopraffatti dalla volontà di riposarvici. Ad oriente, il Monte Monaco è guardia armata. Ad ovest, invece, la luce del faro prolunga la sua funzione illuminante per un raggio pari a 20 miglia marittime.

La canicola estiva conduce gli abitanti della città capoluogo, Palermo, a raccogliersi in una spiaggia di Mondello separata dal centro cittadino da soli 11 chilometri. Tale intervallo spaziale la trasforma in indirizzo ideale anche per chi, magari in concomitanza della pausa pranzo, ha davvero poco tempo da trascorrere al mare. Passata di non stucchevole verde è data dal Monte Pellegrino e dal Monte Gallo, alture tra le quali la spiaggia di Mondello si stiracchia. Dal trambusto palermitano ci si arriva usufruendo sia della macchina sia di viali contornati da alberi dove una passeggiata silenzia le inquietudini. Pur rimanendo gemme troppo costose per essere acquistate materialmente, costa e mare non costituiscono i due soli scopi per i quali si viene qui. Tutt’intorno, infatti, parecchi circoli vengono perlopiù frequentati da famiglie economicamente abbienti.

A dispetto di una scelta che definire ardua sarebbe gesto ottimistico, Taormina dell’itinerario in corso di stesura rientra per meriti pregressi ed attuali. Perla che della sua collana abita sezione rilevante è l’Isola Bella, congiunta alla terraferma da una striscia sottile di sabbia. Il nome proprio che le permette di essere riconosciuta le è stato dato da Wilhelm von Gloeden, un barone tedesco che con la fotografia ne espanse e pubblicizzò le generalità in tutto il mondo. Il miscuglio tra specie vegetali aborigene e piante dal sentore esotico è esito di un’idolatria per le piante, quella della proprietaria originaria, che all’Isola Bella mostra un quadro che nel globo non ha copie neppure lontanamente simili.

Chi c’è già stato, farà in modo che ogni aggettivo dalla positiva accezione possa essere utilizzato per illustrarla dal punto di vista letterario. A Panarea, isola localizzabile nell’Arcipelago delle Eolie, la spiaggia di Cala Junco è nastro da riavvolgere ogni volta in cui uno stato d’animo malinconico bussa alla porta. L’acqua che al suo cospetto s’inchina è di un turchese lontano anni luce da quello che il comune senso per il colore concepisce. Cala Junco risulta in particolar modo adatta a chi, per le sue vacanze estive siciliane, vuol portare a termine passeggera evasione dallo stress di tutti i giorni.

Insieme a quella di Mondello, la spiaggia dei Francesi a Bagheria entra per profitto diligente nella pregevole lista delle spiagge più belle della provincia palermitana. Rientramento insinuatosi tra le rocce di Capo Zafferano e la frazione di Aspra, la qualifica che la indica è quasi certamente stata causata dal numero cospicuo di turisti provenienti da oltralpe che qui giungevano soprattutto negli anni passati. L’accesso ai bagnanti è reso attivo da una stradina discendente che attraversa un’arteria privata. Se natura vuol dire perfetta imperfezione, stesso ossimoro varrebbe quindi per un’erosione che gradualmente ma senza sostare ha sottratto alla fruizione umana una fetta sempre più calorica di litorale. Codesto inconveniente non ha tuttavia centrato l’intento di minarne un fascino che, adesso più che mai, rimane inalterato.

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