La Porta dell’Inferno, dove il fuoco non smette di ardere

Nei pressi del raccolto centro abitato turkmeno di Derweze, 350 anime in tutto, giace un cratere le cui fiamme ormai ardono da quasi mezzo secolo: la Porta dell’Inferno. La circonferenza superficiale si caratterizza per un diametro compreso fra i 60 ed i 70 metri. I bordi, tuttavia, si stanno gradualmente sbriciolando. I punti ubicati più in basso stazionano ad una distanza dall’apice che più o meno ammonta a 50 metri. I componenti della tribù Teke, numericamente piuttosto cospicua sia in territorio turkmeno sia quindi nel villaggio adiacente, tendono a conferire al sito un’aura di soprannaturalità. Tanto spettacolare quanto scientificamente significativa fu l’esplorazione risalente al 2013. Per conto di National Geographic, l’avventuriero greco-canadese Georhe Kourounis discese lungo la cavità. I piccoli lembi di terreno prelevati nell’occasione servirono a comprovare l’esistenza di batteri i quali, oltre a risultare totalmente assenti tutt’attorno, mostravano quindi una prodigiosa resistenza alle elevatissime temperature. Il gas che all’interno costantemente brucia è capace di emanare un flusso luminoso visibile anche da distanze non troppo ravvicinate. A dispetto d’una collocazione geografica non propriamente strategica, la Porta dell’Inferno è nel corso del tempo diventata una destinazione sempre più gettonata. L’afflusso turistico annuale è mediamente quantificabile in oltre 50.000 visite. Ad attorniare uniformemente la Porta dell’Inferno è il deserto del Karakum, una spoglia distesa occupante circa i 2/3 del territorio turkmeno. A 350.000 chilometri quadrati è infatti ammontante la sua superficie globale.



La scoperta

Diversamente da quel che si potrebbe credere, non siamo quindi in presenza di una bocca naturalmente formatasi. La scoperta, del tutto casuale, va fatta risalire alla prima metà degli anni Settanta, periodo nel quale l’attuale Turkmenistan faceva ancora parte di un’Unione Sovietica successivamente dissoltasi. Allora, l’intento di un team di geologi locali fu quello di provvedere all’installazione, proprio qui, di una piattaforma con la quale estrarre greggio. La terra sottostante collassò, andando quindi a precipitare in una cavità colma di metano. Ad essere risucchiato nella sacca, per fortuna, fu soltanto l’equipaggiamento. Nessun decesso direttamente imputabile all’evento fu quindi registrato. Ciò però non impedisce di ipotizzare che, a perire per via dello sprigionamento di quantità così elevate di gas, siano stati alcuni individui residenti nella vicina Darweze. La decisione, nascente dalla paura d’una propagazione incontrollata del gas, fu perciò quella di appiccare volontariamente un incendio il quale, secondo le intenzioni dei geologi, avrebbe dovuto in poco tempo consumarlo. I calcoli preliminari, però, apparirono se non altro approssimativi. La combustione è tuttora in essere, con tutto lo spettacolo che ne consegue.

La (mancata)  considerazione locale

L’esecutivo locale, soprattutto negli


scorsi anni, ha espressamente esternato la volontà di chiudere un sito che, secondo la corrente di pensiero dominante, avrebbe rivestito il Turkmenistan d’una poco onorevole nomea. I fatti hanno dimostrato l’esatto contrario. Ad oggi, infatti, la Porta dell’Inferno si piazza al primo posto tra le attrazioni turkmene più note. Tanti, difatti, sono i viaggiatori che giungono in Turkmenistan solo per approdare dinanzi al cratere. Il comparto turistico autoctono preferisce pubblicizzare con più forza gli unici tre Patrimoni UNESCO di cui attualmente il Turkmenistan si fregia. Il primo è l’Antica Merv, tra le più importanti città-oasi centroasiatiche. Tante ricerche sono giunte alla conclusione che, con ogni probabilità, Merv sia stato il centro più grande e popoloso del globo nel lasso temporale compreso fra il 1100 ed il 1200. Il secondo Patrimonio UNESCO citabile è Kunya Urgench, agglomerato non troppo distante dalla frontiera uzbeka. Alcuni ruderi, anch’essi collocabili nel dodicesimo secolo, pare siano appartenuti all’antica Capitale del regno di Corasmia. A completare questa ristretta schiera è la città di Nisa, epicentro dell’impero partico, formalmente disgregatosi nel 228 d.C.

Qualche suggerimento

Quel che in chiusura ci sentiamo di consigliarvi è in questo modo riassumibile:



  • Approdando in zona, vi sarà dato modo di albergare all’interno delle tradizionali yurte. Il confort non raggiunge livelli eccelsi, ma l’esperienza è senza ombra di dubbio alcuna suggestiva;
  • In concomitanza della soggiorno, non faticherete a notare la presenza di un impianto deputato all’estrazione del gas. L’inaugurazione, successiva alla visita del Presidente Berdimuhamedow, va fatta risalire all’ormai lontano 2010;
  • La visuale offerta dalla Porta dell’Inferno affascina in ogni momento della giornata. C’è però da precisare che, per una veduta che mortalmente incanta, dovreste attendere il buio della sera. Allora, infatti, l’impressione sarà quella di trovarsi in una dimensione parallela;
  • Le condizioni climatiche sono quelle che trovereste in qualunque zona desertica, con nottate fredde ed estati invece caratterizzate da picchi a tratti difficilmente sopportabili (pari anche a 50 gradi). Nella stagione invernale, invece, la colonnina di mercurio scende tangendo anche la ragguardevole quota dei -10. Il periodo migliore per sbarcare in loco, almeno secondo noi, è quindi quello compreso tra il mese di aprile e quello di giugno;
  • Diversi operatori turistici, ormai da qualche anno, hanno messo a punto delle escursioni attraversanti il deserto del Karakum. La quasi totalità dei viaggianti preferisce tuttavia virare su tour che, partendo dalla capitale turkmena Ashgabat, nel giro di 3 ore permettono di arrivare qui. Da Darvaza, servirà percorrere un tratto lungo 7 chilometri, colmabile anche a piedi. Viste le condizioni in cui versa l’arteria, è preferibile approfittare di un taxi. Ashgabat, Capitale di un Turkmenistan che conta poco meno di 6 milioni di abitanti, è provvista di uno scalo aeroportuale. Alcune delle compagnie aeree vagliabili sono Turkish Airlines e Lufthansa.

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