La Moravia

Tutto il bello della Moravia

Pensare alla Repubblica Ceca significa, per una fetta maggioritaria dei casi totali, catapultare la mente ed i conseguenti pensieri verso una città Capitale, Praga, tanto bella quanto insufficiente ad incarnare l’interezza di un Paese che non solo con essa compone il proprio orecchiabilissimo ritornello. L’elaborata articolazione del territorio ceco consente a colei che tra le regioni ne occupa un terzo di andare incontro alle esigenze di una fetta trasversale di turisti, da chi vuol divenire visore delle suoi centri abitati principali fino ad arrivare a coloro che al trambusto cittadino preferiscono per distacco l’echeggiante tranquillità del rurale. Facile è quindi sostenere che la Moravia possa rappresentare una pia ed equilibrata conciliazione tra i colori pastello delle sue campagne ed una raffinata artisticità che tra i vicoli delle città trova un piglio espressivo altrove raramente rinvenibile. Tralasciando per un momento la perfino abusata popolarità di Praga, cosa buona e giusta è affermare che la Moravia, in tutto quello che si rende visibile allo sguardo, è forse una delle aree dove ai giorni nostri è impresa ancora raggiungibile intrufolarsi tra feritoie più autentiche di un Paese che è prodotto armonioso di influenze apparentemente contraddittorie. Per quello che interessa il lato prettamente geografico, essa confina a settentrione sia con la Polonia che con la Slesia ceca, mentre a sud entra in immediato contatto con le frontiere austriache. Ad occidente, la sua permanenza si intreccia con quella di un’altra delle regioni della Repubblica Ceca, la Boemia. La linea di demarcazione è a Nord tracciata da un sistema montuoso che, a ridosso della Seconda Guerra Mondiale, si è trasformato in oggetto di bramosa contesa: i Sudeti.

La Moravia del Sud

Prima di varcare la soglia delle grandi città, opportuno sarebbe, per un tour che possa definirsi ideale, immergersi anima e corpo nei meandri di una Moravia Meridionale che non rappresenta soltanto una terra baciata dal magnanimo crisma della fertilità, ma anche un luogo dove interloquire con abitanti che della gentilezza e della cordialità fanno molto più di un aspetto di facciata. Ogni piccolo villaggio che si incontrerebbe lungo il cammino apparrebbe fermamente attaccato a tradizioni popolari che qui sopravvivono imperterrite, inamovibili, coraggiosamente ostinate.

Opportuno sarebbe, a questo punto, fare menzione di due siti talmente pregevoli da meritare una molto più che fugace capatina. Primo componente del duopolio è senza parvenza di dubbio il Parco Nazionale di Podyji, uno dei quattro parchi nazionali posti sotto la giurisdizione del Governo ceco. La superficie sulla quale esso sgranchisce la propria vigorosa muscolatura sfiora i 65 chilometri quadrati, con un’altitudine che di contro tocca nel punto apicale i 534 metri. L’interezza del parco è attraversata da un corso d’acqua che si estende per una quarantina di chilometri, il fiume Thaya. Sono oltre settanta le varietà vegetali che in questo posto dimorano indisturbate, alloggianti in zone boscose uniformemente rivestite da carpini, ontani e querce. Censimenti compiuti di recente hanno portato all’individuazione nell’area di 152 specie di uccelli, tra le quali spicca ad esempio il picchio di Siria. Componente aggiuntivo di codesto malioso abbinamento va reperito invece in un altro complesso, quello di Lednice-Valtice. Fregiatosi di un riconoscimento che altro non fa che confermarne il palese valore (quello di Patrimonio UNESCO), si è in presenza di un lembo di terreno il quale, nel circumnavigare due palazzi dall’indubbio peso specifico architettonico e culturale, ostenta signorilmente composizioni arboree ricercate, laghetti nei quali il cielo si specchia e scorci dall’indubbio romanticismo.

Centro abitato di riferimento è quello che, per densità abitativa, si piazza al secondo posto dietro la capolista Praga (distante 200km): Brno. Tra le sale teatrali fruibili da chi è legato alle nobili arti vi è quella nella quale un baldo giovane di Nome Wolfang Amadeus Mozart deliziò la platea facendo assaggiare ai componenti di quest’ultima piccoli bocconi di un talento smisurato. Ciò dal quale tutto si ramifica è la centrale Piazza della Libertà, palcoscenico di eventi che durante tutto l’arco dell’anno ne animano la già frizzante atmosfera. Costruzioni che della storia sono danaroso testamento attorniano questo luogo, reso ancor più interessate per via di almeno un paio di bizzarrie. La numero uno, in ordine prettamente casuale, è il pinnacolo contorto del portale gotico che completa il vecchio municipio. In base a quello che affermano i racconti in proposito, pare che sia stato lo stesso ideatore del progetto (deluso da un mancato pagamento) a provocare volontariamente questo risultato se non altro alterato. Seconda ed ultima singolarità concerne un orologio la cui conformazione ricorda più o meno fedelmente quella di un bossolo. Ogni giorno, alle 11, viene fatta fuoriuscire da esso una biglia vitrea, volta a simboleggiare l’assedio svedese sulla città nel 1645.

La parte centrale della Moravia

L’andatura pianeggiante, qua e là intermezzata da carezzevoli collinette, è tutto quello che contraddistingue un territorio il cui posto attualmente colonizzato gli è stato ceduto da una regione storica, la Grande Moravia, che fino al X secolo fu terra promessa di quelle popolazioni che oggi chiameremmo slovacchi e moravi. Similmente alla parte meridionale della Moravia odierna, anche il suo segmento centrale è trapuntato a macchia di dalmata da villaggi la cui pacifica beltà non può far a meno di eccitare l’impulso libidico del visitatore.

E’ a Zlin che, in apertura, deve essere dedicato un seppur breve accenno. Presenti in gran numero sono le realtà imprenditoriali tuttora vegete. Alla fine dell’Ottocento, tuttavia, Zlin divenne luogo di nascita di un’industria calzaturiera, Bata, ai giorni nostri intramontabilmente icona di stile e di tendenza.

A giganteggiare nella lotta al primato è però Olomuc (280 km da Praga), centro universitario anch’egli bagnato dal fiume Morava. Il piazzale che della sua porzione centrale è inquilino ed affittuario deve gran parte del suo successo alla Colonna della Santissima Trinità, tra i più grandi gruppi scultorei barocchi d’Europa. A firmare l’ulteriore adornamento sono sei fontane, ciascuna delle quali dedicata agli greci. Step nulla affatto facoltativo è rappresentato dal Castello, edificio che nel 1306 fu suo malgrado scena di un omicidio, quello perpetrato ai danni di re Venceslao III.

E Kromeriz? Desidera ardentemente un’occhiata maliziosa il suo Palazzo arcivescovile. A seguito di un devastante incendio, quello del 1752, Franz Anton Maulbertsch e Josef Stern ne decorarono ogni sala con dei dipinti sopraffini. Colui che nel 1998 venne dichiarato Patrimonio Unesco custodisce tra le sue pareti una biblioteca con oltre 30.000 libri.

La Moravia del Nord

Non negativamente mitigate dai grandi afflussi turistici di massa, i Monti Jeseniky costituiscono la seconda catena montuosa della Repubblica Ceca. Lo scrosciante moto discensionale delle acque, le grotte avvolte da un’aura misteriosa e cime innevate dall’uniforme candore della neve sono tratto sottile e confidente di un pennello trascinato con perizia, precisione, geometrica meticolosità. Il meritato riposo dopo le fatiche scaturenti dagli oltre 380 chilometri di piste sciistiche locali assumerà sostanza materiale per mezzo di terme nelle quali rifocillarsi beneficiando di trattamenti degni di un re. Colui che per primo tastò con mano il potere benefico di queste acque fu un uomo di estrazione borghese che, stanco delle continue condizioni dolorose che affliggevano le sue gambe, vide in esse provvidenziale toccasana. A dispetto di quello che potrebbe sembrare, settore sul quale puntare la lente di ingrandimento è quello inerente l’industria cartiera, personificato come meglio non si potrebbe dal Museo della Carta della vicina Velke Losiny. Le fasi di lavorazione, insieme alla storia di un’arte modernamente ancora intatta, troveranno qui esaustiva spiegazione.

Dopo Brno ed Olomuc, attimo di sudata gloria va riservato ad Ostrava (370km da Praga), terza città ceca per estensione. A condizionare il suo percorso lungo la linea del tempo sono state l’estrazione e la lavorazione del carbone. La quasi globalità delle vecchie industrie carbonifere hanno chiuso i battenti o, nella migliore delle ipotesi, sono state “vittima” di un processo di lenta conversione. Possente reperto di un passato fortemente favorevole alle fiamme dell’industria è  Viktovice, un labirintico agglomerato di tubi e condutture ferrose apparentemente reduci da una pellicola catastrofista. Tra le motivazioni ulteriori che dovrebbero spingere a contemplare Ostrava dovrebbe esservi la street art, ubiquitaria nella modernità della sua espressione. Una delle opere più significative, risalente al 2016, è la Madonna Ostravica, volto femminile il cui sguardo sembra perdersi nell’infinito dell’incanto. Per trascorrere una o più serate all’insegna della spensieratezza e della goliardia, lungo Via Stoldoni sarà vasta e variegata la serie di locali opzionabili. Uno degli eventi di punta della città è Colours of Ostrava, festival musicale al quale prendono parte band e solisti provenienti dal tutto il mondo. Negli anni scorsi, il suo prestigio ha giovato della partecipazione di artisti del calibro di Alanis Morissette, Mariza e Salif Keita.

Cibo e prezzi

Se le tradizioni di una regione fanno della cucina una delle espressioni più funzionali, eccezione non potrebbe esser fatta per la Moravia. Se parte integrante della tabella di marcia è la città di Olomuc, bussare alla sua porta di casa senza assaggiare i suoi tipici formaggini significherebbe contrariare metaforicamente la padrona di casa. Ciò che attira istantaneamente l’attenzione è un odore che non include mezze misure, talmente intenso da non poter essere amato incondizionatamente da tutti. Il gusto, al contrario, non possiede alcuna indole aggressiva, presentandosi piuttosto gradevole soprattutto nella versione spalmabile.

Tra le pietanze morave consumabili soprattutto nei freddi mesi invernali vi è la zuppa di patate, quella che nell’idioma locale viene soprannominata bramborova polevka. Oltre alla materia prima principale, le patate appunto, la sua preparazione impone l’aggiunta di carote, cipolle, sedano, farina, burro e funghi.

Per dessert, sollazzare le labbra con un’oblatki non sarebbe chiusura poi così malvagia. Si tratta di una sorta di wafer la cui conformazione rotonda consente una golosa farcitura a base di marmellata o cioccolato.

In conclusione, appropriato è perciò sostenere che intraprendere un viaggio nella tanto bella quanto indebitamente sottovalutata Moravia non è scelta dispendiosa. Una cena per due persone in quel di Brno, ad esempio, arriva a costare circa 650Kc, l’equivalente di 24 euro. Relativamente più costose potrebbero a riguardo rivelarsi sia Ostrava che Olomuc, nelle quali basterebbero tuttavia 550Kc. In tutte e tre le città, il prezzo di una birra locale alla spina è compreso tra le 35 e le 45Kc.

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