Jiufen, la città incantata.

Senza conoscere la storia di un luogo, la strada che al traguardo di una sintetica conoscenza conduce diverrebbe priva di tratto che definire fondamentale sarebbe semplice e gergale eufemismo. Facente parte della municipalità chiamata Nuova Taipei, Jiufen è una città piccola nella sua ancor ristretta estensione, ma gigantesca nel trasmettere a chi in essa mette piede sensazioni che la testa fanno girare. Nel periodo di tempo corrispondente al dominio della dinastia Qing sulla zona, essa altro non era che un minuscolo agglomerato urbano abitato da un numero di nuclei familiari davvero risibile, soltanto nove. La denominazione che ai giorni nostri la identifica deriva proprio da tal singolare particolare. Ad arricchire ulteriormente una vicenda per il cui approfondimento non basterebbero capitoli interi vi è il fatto che, tutte le volte in cui spedizioni di vario genere posavano lo sguardo tra i suoi confini, queste nove famiglie chiedevano ai componenti di queste ultime l’elargizione di altrettante portate alimentari. A Jiufen permase simile anonimo stato fino alla prima metà del diciannovesimo secolo, quando nel lembo di terra che la costeggia vennero più o meno casualmente portati alla luce arricchenti giacimenti aurei. La spasmodica competizione che ne conseguì la tramutò nel giro di qualche anno in città la cui influenza crebbe fino a raggiungere apice finale in concomitanza con la dominazione nipponica sulla regione. Se è vero che i trascorsi storici si caratterizzano per lampante abilità nell’infondere ad un sito impronta difficile da cancellare in seguito, è altrettanto vero che medesimo discorso potrebbe essere fatto per Jiufen. L’occupazione giapponese sull’intera isola taiwanese ha in eredità ceduto una serie considerevole sia di strutture ricettive sia di ristoranti tuttora stretti tra le mani afferranti di proprietà giunte dal paese del Sol Levante. Nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale, parte della superficie di Jiufen venne dedicata all’allestimento di una struttura destinata ad accogliere non troppo amorevolmente soldati americani caduti nella bocca affamata e cinta di bava del nemico bellico. Di una forza lavoro molto più che potenziale si usufruì nelle miniere d’oro, il cui splendore subì parabola discendente quando le atrocità trovarono finalmente la parola epilogo.



La visita

Balzando, dopo traversia non priva di difficoltà, da un passato logorante ad un presente che al qui ed ora non intende rimanere ancorato, cosa buona e giusta è sostenere che, ad oggi, Jiufen rappresenta destinazione davvero molto ambita. Al cospetto della sua porta d’ingresso giungono sia turisti dalle zone contigue provenienti sia chi, da lontano, fa scalo nella vicina Taipei per poi gustare qui piatto speziato quel tanto che basta. Il centro cittadino, vivibile senza necessità alcuna di salire su qualsiasi mezzo di locomozione convenzionale, è minuto ma impreziosito da elenco nutrito di edifici i quali, in un primo momento, daranno la verosimile impressione di essersi appena imbattuti in una città giapponese.  Arteria urbana alla quale le altre sono legate da vincolo di subalternità è riconoscibile col nome di Shuqi Road. Un trittico di vie ulteriori si unisce ad essa dando vita ad angoli retti: Jishan St., Qiche Rd. E Qingbian Rd. Elemento che nel giro di non più di qualche secondo ruba l’attenzione è il branco quantitativamente compatto non soltanto di attività commerciali, ma anche di posticini dove le papille gustative riceveranno il reverente rispetto che meritano. In aggiunta alle strade primarie, rinvenibili nel tempo che occorre ad un battito di palpebre sono vicoletti che, nel serpeggiare intorno al nucleo maggiormente soggetto ad afflusso turistico, sembrano confezionargli addosso capo d’abbigliamento tessuto a mano con assoluta maestria. Se per gli scatti fotografici avete passione difficile da arginare, il problema non si pone affatto. Noleggiando l’abito tradizionale cinese, il qipao, avrete esclusiva opportunità di vivere su canale privilegiato peculiarità locali che stoicamente resistono alla grafia manipolatrice del contemporaneo. A giocare al vostro fianco partita dove posta in palio è semplicemente rappresentata da un’esperienza che nei cunicoli più accoglienti della memoria rimarrà incastrata, saranno le persone del luogo, dolci quanto una generosa spolverata di zucchero e disponibili quanto una donna pronta a fare volentieri gli onori di casa. I taiwanesi non avranno nessun problema né a divenire partecipi delle vostre istantanee nè tanto meno a darvi spiegazione esaustiva sulla natura delle merci che commerciano. Il loro inglese fluente sarà ulteriore fattore avvicinante. Essendosi coricata su uno dei lati dell’altura che la incastona, Jiufen si contraddistingue per porzioni camionistiche di scalini. Simile particolare, piuttosto che scoraggiare chi con la fatica proprio non va d’accordo, dovrebbe al contrario incentivare una visita della quale, siamo certi, non vi pentirete affatto.



 

 

Tra tutti gli artefici del successo preannunciato, il cibo da strada ricopre posizione avanzata. Tra questi, opportuno è comprendere:

  • Il “da changbao xiao chang”. Tentando di tradurre siffatta dicitura nell’idioma nostrano, quel che verrebbe fuori è l’enunciato “grande salsiccia avvolge piccola salsiccia”. All’apparenza, il piatto potrebbe ricordare, seppur lontanamente, il classico ed intramontabile hot dog statunitense. Si tratta in realtà di un panino di riso la cui parete interiore è interamente farcita da un salsiccia cinese, lattuga ed aglio. Aggiunta finale, spesso dipendente dal degustatore, viene fornita da una presa più o meno generosa di wasabi;



  • A valere breve menzione è anche lo “stinky tofu”. Si è in presenza di tavolette di tofu infilzate con uno stecco relativamente lungo. Del loro sapore intensamente acre è responsabile la prolungata marinatura nel latte fermentato. Stando a ciò che gli abitanti della città sostengono, a macerazione dilatata corrisponde sapore migliore;



  • Chiudere in bellezza con il “bubble tea” è gesto d’amor proprio. Selezionabile sia nella variante con latte che in quella che invece ne è priva, la sua preparazione prevede l’utilizzo di tè nero (o tè verde) aromatizzato d’essenze alla frutta e sormontato da perle di tapioca. Alcuni locali incentrano la propria offerta quasi esclusivamente sulla sua distribuzione. Il bicchiere di plastica che contiene la bevanda può essere sigillato sia da un tappo trasparente sia da un velo di cellophane. 

Uno dei locali ai quali andrebbe attribuita medaglia al valore culturale è la Jufien Teahouse, ogni anno punto d’approdo per migliaia di turisti provenienti da ogni parte del globo. Il passato che le guarda le spalle è racconto avvincente ed a tratti davvero commuovente. Tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta, un pittore di nome Hung Chi-Sheng varcò la soglia di Jiufen in compagnia del suo maestro di allora. Quel di cui si innamorò a prima vista fu il silenzio, un buio che dall’abbandono nacque ma che per lui simboleggiò rinascita che effettivamente ci fu. Nel rimettere a nuovo un edificio ormai divenuto vittima di degrado non del tutto irreversibile, egli si fece promotore di un gesto il quale, sia dal punto di vista fenomenologico che da quello prettamente semiotico, è oggi colore che vivacizza giorno e notte Jiufen. Sorseggiare una buona tazza di tè alla Jiufen Teahouse, oltre che essere sosta in occasione della quale rifocillare corpo e mente, è movenza iconica che nel consolidarsi ha assimilato il crisma dell’abitudine peculiare. Lo stabile, per valore sia intrinseco che estrinseco, è stato destinatario del riconoscimento di “bene d’interesse culturale”. Attività concorrente è la Bafan Gold Site Teahouse, arredata col buon gusto di mobili strizzanti l’occhio all’antico. Nel tragitto che in autobus o macchina qui sfocia, agente dilatante di una pupilla che dalla veduta trarrà vantaggio è l’ufficio della miniera d’oro di Taiyang. Eretto da terra nel 1918, il complesso ebbe il gravoso dovere di racchiudere tra le proprie mura gli uffici di una delle più grandi compagnie di estrazione aurea di allora. Dichiarato anch’esso edificio storico all’inizio degli anni Duemila, il rinnovamento al quale è stato sottoposto ha fatto di esso un centro espositivo. Tela che oppostamente da quelle grafiche vive pienamente e respira a pieni polmoni porta l’epiteto di Songde Park, un parco la cui conformazione ricorda da lontano un semicerchio. Il cupo dell’ardesia, insieme alle verdeggianti tonalità degli arbusti e dei prati ben curati, è tutto quello che lo disegna. Opere scultoree moderne sono completamento ideale di una base verso la quale le parole sono promessa con tanto di seguito. La striscia di terra sulla quale il parco ha in modo capillare fatto infiltrare le proprie radici è altra ragione per cui fare una capatina. Da qui, infatti, il monte con le luci corvine di Jiufen e l’oceano possono essere scrutati con agiatezza. 



Chance tempestata di zirconi verrà in questa splendida città taiwanese data a chi, giovane o meno giovane, conosce vita, morte e miracoli dei film d’animazione del regista e sceneggiatore Hayao Miyazaki. “La città incantata” è un’opera che narra le vicende della piccola Chihiro, introdottasi inconsapevolmente in una città incantata che pullula di yokai, demoni facenti parte della mitologia giapponese. Dopo aver assistito alla trasformazione dei suoi genitori in maiali, la bambina in essa si stabilisce nell’ardito tentativo di liberarli. Musa che ha ispirato l’atmosfera che affardella il film è rintracciabile nella casa da tè Amei, nel cui stabile albergava in principio la bottega di un fabbro. Sono ben otto le varietà di tè nel locale assaggiabili, meglio ancora se con la giusta compagnia.

Info utili

A proposito di consigli utili, qualche dritta di cui potreste avere più o meno impellente necessità può essere riassunta come segue:

  • Viste le torride temperature estive, comprese fra i 25 d i 35 gradi centigradi, la cosa migliore è quella di aggirare tale inconveniente virando su un soggiorno qui che, possibilmente, dovrebbe concentrarsi quando le condizioni sono più clementi, ossia tra novembre e gennaio;
  • Per raggiungere Jiufen da Taipei, è bene salire su un treno il quale, dalla stazione centrale della capitale conduce a settentrione, dandovi modo di scendere alla stazione di Ruifang. Non molto lontano dalla sede della polizia, c’è un terminal dove dover prendere il bus 827, 788 o 825. Per quello che riguarda quest’ultimo, esso è attivo solo nel week end. La durata del viaggio è pari ad un quarto d’ora circa ed il biglietto ha un costo di circa 15 dollari taiwanesi, l’equivalente di 45 centesimi di euro;

Prenotando ora, un alloggio in B&B prevede un esborso economico che mediamente si aggira sui 50 euro a notte, circa 1.600 dollari taiwanesi. Per una struttura contraddistinta da confort maggiori, le tariffe sono invece comprese tra i 65 ed i 100 euro a notte.

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