Isla Margarita, riscatto d’un Venezuela agonizzante

by supporto

Dello stato insulare di Nuova Sparta (Venezuela), Isla Margarita è isola che per superficie svetta su ogni contendente potenziale. Se avete possibilità di disporre di un mappamondo o di una carta geografica e trovarla vorrete, altro non dovrete fare che far scorrere l’occhio scrutante in direzione nord rispetto al litorale venezuelano. Paesaggi la cui bellezza acceca, mare le cui onde sono dolci collinette dalla bianca schiuma ed una tranquillità che in loco trova condizioni assai favorevoli rappresentano elementi i quali, nel dar descrizione per ora esaustiva e pertinente, andremo uno per uno ad approfondire nella guida che ci stiamo accingendo a redigere. Immediato sarebbe arrivare ad indovinare colui il quale, tra i settori economici che generano introiti, è quello che mostra maggiore abilità in questo senso: il turismo. Lunga è la serie di spiagge, ognuna delle quali ogni anno viene frequentata da numero tutt’altro che risibile di visitatori da ogni anfratto del globo provenienti. La loro conformazione, aggregata a fondali che poca giustizia ricevono da una descrizione meramente letterale, pongono in essere tutto quel di cui un amante delle discipline acquatiche ha più o meno impellente bisogno. Nel disegnar puntini che delicatamente spezzettano la mano esclusiva della natura, strutture fortificative che all’epoca della dominazione iberica andrebbero fatte risalire sono promemoria di passato tanto lontano quanto in esse ancora vivente. Nel dar occhiata ravvicinata ai lineamenti di Isla Margarita, facilmente ci si accorgerebbe che essa altro non è che una coppia di penisole che vicendevolmente comunicano grazie all’ausilio di una sottile lingua di terra centralmente posizionata. Basamento sopra al quale Isla Margarita sonnecchia presenta notevoli dimensioni, numericamente comprovate da superficie che oltrepassa seppur di poco i 1.000 chilometri quadrati. Lunghezza massima dell’isola è pari a circa 78 chilometri, misura alla quale va corrisposta larghezza invece ammontante a quasi 20 chilometri. Le condizioni climatiche al secco tendenti, costanti durante tutto l’arco dell’anno, vengono oggettivamente testimoniate da parametri termici compresi tra i 23 ed i 38 gradi centigradi. Per quel che interessa invece la densità abitativa, il numero dei residenti abituali (dato destinato a crescere nei momenti dell’anno contraddistinti da afflussi turistici maggiori) tange quota 420.000. La quasi totalità d’essi, tuttavia, si concentra in prossimità del frangente orientale, distribuendosi quasi equamente tra i centri di Pampatar e Porlamar. Consiglio d’esordio che ci sentiamo di darvi è quello di approdare in aree nelle quali il turismo costituisce ambito fermamente consolidatosi. Motivazione che v’aiuterebbe a prendere tal decisione risiede soprattutto nella presenza di vigilanti la cui attività è volta ad evitare qualsiasi inconveniente in grado di rendere la vostra vacanza vero e proprio salasso. Completata premessa che dovuta a noi sembrava, da adesso alla fine c’occuperemo di stilare per voi la lista dei luoghi verso i quali dovreste far qualcosa di più di elementare pensierino.

 

Le spiagge

Misurando con centellinante perizia la costa isolana, i chilometri sono qualcosa meno di 168. Nel caso in cui unico oggetto dei vostri desideri sia una toccabile rilassatezza, alcune spiagge non esiteranno a controbattere positivamente. Qualora, diversamente, l’intenzione sia quella di dar movimento ad un soggiorno che mai d’un solo colore vuol vestirsi, altre saranno le baie che ben s’adattano a sport che vanno dallo snorkeling fino ad arrivare al surf. Pescando in un’urna dove ciascuna delle sfere nasconderebbe sorpresa dall’inestimabile valore, nell’elenco che segue non ci limiteremo a votare le spiagge più belle, gesto che poco onore renderebbe sia alle tralasciate sia al vostro libero arbitrio. Ci limiteremo, invece, a sussurrare con rispetto siti che per singolarità estrinseche meglio risponderebbero ad ogni sorta d’evenienza:




  • Angolo simboleggiante isola che s’avvicina al Paradiso professato s’identifica col nome proprio di Playa El Agua. La sabbia, bianca come panna appena montata e fine come polvere di stelle è funzionale ma estremamente riduttivo biglietto da visita. Se ritrarla volessimo, nel piano sul quale opereremmo andrebbero addizionate sia imponenti palme da cocco sia un’acqua dalla trasparenza che non ama contaminazioni. La spiaggia in questione, lunga la bellezza di 4 chilometri, è munita di tutto quello che vi serve per congegnare soggiorno il quale ancorato al flebile sogno non vuol rimanere. Ristoranti dove nutrirsi di cibarie locali, bar in prossimità dei quali consumare bevande che placheranno spesso insopportabile calura ed alberghi dove notti da sogno v’attendono garantiscono spolverata finale su dono confezionato con maestria;

  • Alternativa alla quale assicurare egual diritto a calcare il tappeto rosso è Playa Paraiso. Dal pelo d’un acqua mai troppo fredda al fondale che su posizione sottostante permane, tragitto non precede traversia temporalmente dilatata. Se al suo cospetto giungete senza esser soli, coloro i quali di più gioveranno di opzione adatta soprattutto a comitive d’ordine famigliare saranno senza ombra di dubbio alcuna i bambini. Rivolgendo occhiata penetrante alla sua ubicazione, opportunità che quasi mai propriamente tale rimane è legata all’organizzazione di esplorazioni nelle quali far finalmente pace con l’elemento natura;

  • Sport che all’acqua veementemente si saldano trovano a Playa Parguito palcoscenico dove dar di sé convincente esibizione. Gare e rassegne, sia a carattere nazionale che a livello internazionale, s’avvicendano sostenendo file talvolta interminabili. La banda sabbiosa è lunga quel tanto che basta per esporsi dinanzi ad un sole i cui raggi baciucchiano la pelle conferendole colorazione ambrata. Anche qui, strutture di matrice ricettiva e ristoranti fanno di occasionalmente chimerica pregevolezza qualitativa un dato di fatto;

  • Se, dalle tarde e cupe ore notturne vi siete destati immaginando spiagge il cui silenzio vien rotto da chi, pescando per professione, rincasa gioendo per giornata proficua, Playa Manzanillo è realizzazione che per tanti versi a tal dimensione parallela s’avvicina. Nelle retrovie, infatti, un ristretto insediamento umano è composto da nuclei familiari che nella pesca vedono esclusiva fonte di sostentamento. Gli stabilimenti, pochi a dire il vero, sono posti sotto la loro diretta gestione. I pasti, neanche a dirlo, prevedono portate frutto di riguardevole preparazione di pesce davvero molto fresco;

  • Gioiello che, pur brillando, non ruba lustro a tutti gli altri è Playa Zaragoza. Difesa da pareti rocciose che tra essa e le violente folate ventose si interpongono, Playa Zaragoza vien vivacemente trapuntata da abitazioni riportanti inconfondibile stile d’età coloniale. In loco, potrete cimentarvi nella pratica del flyboard, disciplina che sempre di più prende quota;

  • Su meno di 500 metri si dispiega Puerto Viejo, spiaggetta nella quale unica traccia che udirete è quella intitolata “quiete”.  La riga arenosa, d’un tratto, arresterà il cammino in favore di una vegetazione che qui cresce rigogliosa e senza deturpante distrazione;

  • Lontana un tiro di schioppo dal centro di Juan Griego, Playa Caribe non tollera omissione. Basterà sapere d’un mare che ondeggia pacatamente, d’una radura sabbiosa soffice come pelle infantile e d’un sistema ristorativo che della genuinità fa dogma improrogabile;

  • Sezione che alla schiera finora riportata consegna degna conclusione va riservata a Playa Guacuco. Punto di discontinuità che dalla altre spiagge la distingue è dato da larghezza non eccelsa e da palme che filtrano una luce del sole qualche volta fin troppo invadente. Pranzetto abbondante, da morsicare con intorno la soave compagnia della propria famiglia, non richiederà qui esborso economico gravoso.




 

Le località più importanti

Grazie alla guida corrente, vi daremo modo di acquisire informazioni concernenti le città regine di un’isola che, non appena vi guarderà, cadere ai suoi piedi vi farà. Centri che per popolazione al proprio interno inglobata primeggiano sono così riassumibili:

  • Porlamar. Andare a rintracciare gli albori di cittadina che tra quelle battenti bandiera venezuelana è una delle più antiche vorrebbe dire arrestare la macchina del tempo alle soglie dell’anno 1536. A beneficiare delle sue prorompenti grazie è una fetta di clientela trasversale, egualmente ripartita tra turisti aventi medesima nazionalità e visori perlopiù giungenti da Europa ed America settentrionale. La volontaria complicità d’una crisi economica che negli ultimi anni sta fiaccando il Paese sudamericano fa adesso pendere la bilancia in favore di ospiti dall’estero venenti. Epicentro cittadino è frutto di sinergica cooperazione tra Corso Santiago Marino e Corso 4 de Mayo. Quantificabili dopo sensibile sforzo sono sia le attività commerciali sia i locali tra le cui mura la spensieratezza trova giaciglio accogliente. Le tariffe, a causa dell’istituzione di un porto franco (zona a fiscalità agevolata) agli inizi degli anni Settanta, saranno ancor più convenienti se messe a paragone con quelle esercitate altrove. Un pugno di centri commerciali, tra quello il cui indice è Sambil, saranno valvola di sfogo dalla quale densa coltre consumistica fuoriuscirà. Frontalmente rispetto all’Hotel Hilton, altro “mall” prende sia forma che nome, facendosi chiamare “La Vela”;

  • Sono a stento una decina i chilometri che scorporano Porlamar da Pampatar, città nella quale albergano permanentemente oltre 40.000 persone. Venuta alla luce è bollabile con etichetta riportante l’anno 1552. Per aver prova provata dell’importanza strategica che la contraddistingueva, capatina al Castello di San Carlos de Borromeo rappresenterà gesto illuminante. Ricostruita nel 1662 dopo assedio presentatosi con drappello olandese, siffatta struttura fortificata contende alla Chiesa del Cristo del Buen viaje il titolo di emblema materiale. Inusualità di cui si cinge l’edificio ecclesiastico accennato va cercata nell’erezione da terra di un campanile con scala localizzata esternamente. Si è in presenza di una particolarità che tuttavia caratterizza gran parte delle chiese viventi in zona;

  • Terzo ed ultimo centro abitato al quale voce va data è La Asunciòn. Anch’essa istituita dai conquistatori da terra iberica provenienti, essa fu ricevente d’una serie ripetuta di invasioni delle quali gli inglesi vanno resi responsabili. Per porre argine a simili supplizi, gli spagnolo innalzarono nel giro di qualche anno il Castello di Santa Rosa. Censimento compiuto nell’ormai lontano 2006 diede aritmetica quantificazione ad una popolazione che si aggira sui 30.000 elementi. Se moltiplicata per quattro, la cifra corrisponderebbe invece al totale di persone che in alta stagione da La Asunciòn si fa angelicamente coccolare.

Qualche suggerimento

Chiudere con breve carrellata di ditte è ormai consuetudine che speriamo gradiate:

  • Prima precisazione riguarda il clima. Nelle mensilità comprese tra febbraio e maggio, l’afa è denominatore comune d’ogni angolo dell’isola. Quando a bussare alla porta è giugno, però, eventi a carattere piovoso alla festa d’uniscono. A proposito delle temperature, invece, da maggior sopportabilità si caratterizzeranno quelle rilevabili tra dicembre e febbraio. Il vento è costante che tralasciata non va, dato che fa da agente mitigante primario. Nella parte di Isla Margarita che ad oriente guarda le piogge cadono con assiduità maggiore. Le labbra inumidenti del cielo prediligeranno perlopiù paesaggi dalla conformazione collinare. Da agosto ad ottobre il pericolo uragani è consacrato da concretezza, seppur smorzato da relativa rarità;
  • Quando discorso sia orale che scritto si concentra su Isla Margarita, almeno una puntualizzazione andrebbe fatta. In Venezuela, forbice tra chi dispone di tanto e chi invece di necessità deve far virtù è piuttosto ampia. Detto ciò, sarebbe meglio provare a non dar sfoggio dei propri averi. La sobrietà, in questo caso, sarà la vostra alleata più fedele;
  • Il viaggio aereo che dovrete sostenere vi porrà dinanzi ad un bivio che in due si ramifica. Se decidete di propendere verso la prima delle due possibili alternative, l’opportunità di poter scendere all’aeroporto internazionale di Porlamar è quella che stress minore incorpora. Piano B è invece costituito da breve scalo a Caracas, il cui aeroporto dista una trentina di minuti in auto dal centro cittadino. Tra le compagnie aeree che a Caracas arrivano vi sono Air Europa, American Airlines e Turkish Airlines;
  • Se termine di paragone pende verso ovest, molto presto arriverete alla conclusione che, qui, i prezzi appaiono sicuramente più accessibili. Malgrado un recente aumento che s’avvale della forte affluenza turistica, budget piuttosto limitato basterà comunque per una vacanza di tutto rispetto;
  • Fino al 2016, Isla Margarita è stata sede del penitenziario di San Antonio. I detenuti che internamente scontavano la propria pena erano controparte d’un accordo silenzioso con l’esecutivo venezuelano. In base a quel che il patto decretava, ognuno degli “ospiti” aveva diritto a trascorrere la propria reclusione non tra quattro mura, ma su zona esposta alla diretta luce solare e servita, tra l’altro, da una piscina. L’agio scaturente da circostanza certamente insolita riuscì nell’intento di azzerare fenomeni violenti nell’istituto;
  • La maggior parte delle strutture ricettive della zona è collocata nella città di Pampatar. I prezzi dipendono ovviamente dal tipo di sistemazione. Per una stanza in hotel a tre stelle, le tariffe medie s’aggirano sui 25 euro. Alzando l’asticella, cifra che per notte dovrete corrispondere per stanza d’albergo a quattro stelle è mediamente pari a 55 euro. Similmente all’arcipelago di Los Roques, anche Isla Margarita è colma di posadas, abitazioni in precedenza usate dalla famiglie di pescatori ed odiernamente trasformate in strutture dove i turisti possono alloggiare in tutta tranquillità. L’alloggio, in fattispecie come questa, è minimalista ma nulla affatto manchevole di ciò che definire necessario è lecito. L’ospitalità della gente, insieme a cibo ottimo, ridurranno in gelatina ogni dubbio potenziale;
  • La cucina autoctona richiede presenza ubiquitaria di ingredienti come pesce e verdure. Piatto che assaggiare dovrete è il Pabellòn, carne dapprima lessata e poi sfilacciata. Solitamente, essa viene accompagnata da una manciata di fagioli neri e da platano fritto. Le papille gustative esulteranno dopo essere entrate in contatto con i Tequenos, quadrotti di formaggio dapprima avvolti da sottile velo di pasta e poi immersi in olio bollente.

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