In giro per il mondo, dove il mare è incanto

Seppur stilare vacanziera tabella di marcia possa in questi mesi essere gesto dall’elevato tasso di incertezza, nulla è in grado di disporre del potere di depotenziare i sogni di coloro i quali ad un bel viaggio non vogliono per nessuna ragione al mondo rinunciare. A dispetto di una classificazione che, soprattutto nelle fattispecie in cui il bacino dal quale attingere appare assai spazioso, rappresenta incombenza difficoltosa anche per chi nei confronti delle parole ha dimestichezza lampante, quella che segue intende rimanere tentativo di dar umile insieme di suggerimenti. Se l’ingresso della bella stagione porta con sé una non scansabile voglia di mare, è proprio su quest’ultimo elemento che nell’articolo corrente ci si vuol concentrare. Mettendo da parte per ora una costa italiana ampiamente trattata in scritti non lontani da questo, quello che ora si accinge a far capolino è un momento nel quale dedica opportuna andrebbe riservata ai litorali che nel mondo godono d’avvenenza malcelata. Contrariamente ad altre occasioni, quello che segue è un percorso che, nella non graffiabile volontà di toccare angoli del planisfero sui quali raramente vien voglia di riflettere, parlerà lingue tra loro antitetiche ed annuserà profumi speziati da mille aggiunte. Fatta codesta premessa e mettendo nuovamente in chiaro tutta la soggettività di una graduatoria nella quale posta in palio è solo la scelta individuale del singolo visitatore, è possibile dar esempio di 10 spiagge che nel girovagare intorno al mondo è cosa fattibile opzionare? Si, vediamo come.



 

Bodrum (Turchia)

Posta anticamente sotto l’ombra della denominazione di Alicarnasso, il centro turco di Bodrum rappresenta solo il primo dei dieci siti al mondo la cui acqua risponde alle aspettative più esigenti. Divenuta fin dagli anni Sessanta del secolo scorso meta di flussi turistici che ad oggi sembrano non vivere flessione alcuna, la colpevolezza inerente la sua notorietà andrebbe con ogni probabilità attribuita all’etnografo turco, morto a Smirne nel 1973, Cevat Sakir. Coloro che della schiera dei suoi visitanti sono fetta più abbondante vanno ricercati in esponenti di spicco sia dell’alta società turca sia di chi da ogni angolo del Vecchio continente intende tra le sue acque ad occhi aperti sognare. Colei che tra le spiagge gode qui di apprezzamento maggiore è senza ombra di dubbio alcuna quella di Bardakci. Le motivazioni di un così onorevole successo sarebbero da cercare non soltanto nella contigua vicinanza a numerose strutture ricettive, ma anche nel fatto che essa è raggiungibile dal centro cittadino nel giro di un massimo di 15 minuti. L’allestimento di sdraio ed ombrelloni è quasi esclusivamente riservato ai clienti degli alberghi che nell’area circostante sorgono. Non impossibile è tuttavia l’impresa di riuscire a trovare tratti di litorale liberi, balneabili quindi da coloro che purtroppo non possono disporre di grosse quantità di denaro.



 

Exuma (Bahamas)

Dall’altro capo del mondo, nelle Bahamas, l’arcipelago corallino di Exuma mostra tutte le intrinseche potenzialità di una meta il cui più grande merito è quello di unire economicità ed un mare che nel globo spulciando prende parte ad una disputa affollata da davvero pochi eletti. L’isoletta che nell’agglomerato primeggia per peso specifico è non a caso soprannominata Great Exuma. La sua lunghezza ammonta ad una sessantina di chilometri circa ed un ponte permette lei di unirsi in fedele matrimonio con la sua vicina di casa, il cui nome è invece Little Exuma. A distanza colmabile con sforzo davvero esiguo, altro nome proprio che nella cartina è riportato è quello grazie al quale riconoscere Pig Beach. Per i conoscitori neanche troppo ferrati della lingua inglese, tale insieme ragionato di lettere riporterebbe fin dall’immediato al maiale, animale che nell’abitare il sottile lembo di sabbia che la ricopre seduce astanti che alla curiosità preferiscono cedere senza minimamente lottare. Stando a quello che in proposito afferma una leggenda, pare che gli animali siano stati qui portati da una schiera di marinai i quali, nella volontà di cibarsi di essi solo in un intervallo temporale successivo, li lasciarono pertanto qui. La voce autorevole ed autoritaria dei numeri parla di un arcipelago, quello di Exuma, ulteriormente divisibile in 365 isole di ampiezza variabile. Analogamente ai paesaggi che a pieni polmoni intorno respirano, anche il terreno che qui giace presenta conformazione quasi per intero pianeggiante e di verde tinteggiato da palme. Dalla capitale Nassau, consentire al sole di dar alla pelle colorazione ambrata richiede un viaggio marittimo che si prolungherà per circa 60 minuti.



 

Zamami (Giappone)

Battente orgogliosa e fiera bandiera nipponica è l’isola Zamami. Riferimento geografico avente lineare prossimità è quello delle isole Kerama, separate da Okinawa da distanza fisica ammontante a 32 chilometri. La circonferenza dell’isola Zamami è invece pari a 24 chilometri, con tre insediamenti che della presenza umana sono rappresentazione indicale. Molteplici sono gli scorci compatibili con gli animi sognanti. Sabbia fine come farina, acque il cui fondo è per ausilio della loro limpidezza intravedibile e foreste che del termine carestia sembrano aver perduto la definizione sono tutto quello che caratterizza un luogo dove diverse sono inoltre le attività dall’allietante magia. Snorkeling ed immersioni costituiscono solo e soltanto due casi esemplificativi. Nonostante le condizioni climatiche siano favorevoli durante tutto l’arco dell’anno, il lasso migliore sul quale concentrare il proprio soggiorno va senza ombra di dubbio alcuna da maggio ad ottobre. Per una tranquillità alla quale ancora tanti non vogliono rinunciare, le isolette di Agenashiku e Gahi non potrebbero ammettere destinazioni allo scopo migliori.

 

Puerto Ayora (Ecuador)

Nel fare scalo nell’allegro e vitale Ecuador, citazione priva di via di uscita va cucita indosso a Puerto Ayora, nelle Galapagos. Centro abitato che del cantone di Santa Cruz riveste il gravoso ma inorgogliente ruolo di capoluogo, Puerto Ayora trae primario beneficio dalle condizioni atmosferiche che ne fanno svolazzare le succinte vesti. Ogni mese dell’anno diviene infatti occasione aurea per farsi abbracciare da una carezzevole brezza che rende le temperature sempre e comunque sopportabili. Tra le sue vie, vasta è la gamma di strutture appositamente messe a punto per controbattere alle legittime richieste. Nelle sue spiagge e nel suo mare si scoverà con successo la ragione per la quale la vita è tanto bella quanto quindi degna di essere al massimo vissuta. Se è vero che lo snorkeling è privilegiante pratica che dà diritto a suggestiva e mai banale visuale, è altrettanto vero che lasciarsi cullare dall’atmosfera rilassante che qui non latita significa tutt’altro che di rado imbattersi in specie faunistiche endemiche, dalle iguane marine fino ad arrivare alle tartarughe.

 

San Blas (Panama)



Rimanendo tra le frontiere ideali del continente americano, le isole San Blas sono addizionale e si spera gradito suggerimento. Nei tempi che precedettero lo sbarco dei conquistatori europei, gli abitanti del luogo (chiamati cuna) usavano non soltanto vestirsi con pochi e davvero sottili indumenti, ma anche celare tutto quel che di scoperto rimaneva con motivi grafici di mille tonalità colorati. Ad oggi, sono tanti i suoi esponenti che hanno acquisito buona abilità a pronunciare frasi in spagnolo. Le tradizioni che da millenni tengono per mano, tuttavia, rimangono intatte come un maestoso albero dopo un forte temporale. Così come le usanze della gente che le abita, anche i lineamenti delle isole San Blas non sono fortunatamente stati vittima di deplorevole deturpamento. L’ambiente è selvaggio ma sussurrante, ospitale ma geloso di tutto quel che lo distingue, attaccato alla storia che narra ma aperto alla modernità del flussi. Umili capannelle fabbricate in paglia si alterneranno a sorveglianti scogliere ed a spiagge nelle quali il colore bianco è talmente uniforme da dar l’impressione di trarre spunto dai paesaggi lunari. I cultori delle discipline acquatiche avranno facoltà di cimentarsi nella navigazione su imbarcazioni a vela, generosamente incentivata da uragani che praticamente non ci sono e da moti ventosi decisamente servizievoli.

 

Tioman (Malesia)

Discostandosi di una quarantina di chilometri dalla costa malese orientalmente posizionatasi, l’isola di Tioman richiede attraversamento che in lunghezza si attesta su un tratto pari a 20 chilometri e che in larghezza si ferma soltanto ad 11.Per stanare gli albori della conoscenza che la riguardano, bisognerebbe fermare la macchina del tempo a 2000 anni fa, quando di essa si fece menzione tra le pagine del diario di bordo di un equipaggio di origine araba. Il duo montagnoso che a meridione si eleva da terra ha rappresentato elemento orientativo per chi tra le acque a largo si avventurava. Nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale, la costa di Tioman fu sito dove sia i bastimenti nipponici sia quelli britannici cercarono e trovarono affidabile riparo. Sulla parete nord dell’isola la spiaggia Salang è per tratti somatici colei che forse ad un pubblico prettamente giovanile si adegua. I resort che alle sue spalle trascorrono le sfuggenti ore del quotidiano organizzano periodicamente party in spiaggia nei quali giungere previa evasione dallo stress. Riservatezza da non biasimare risiede invece in un’altra spiaggia, non troppo lontana, quella di Juara. Avvolta tutt’attorno dal verde della foresta confinante e forte di una collezione di preziosi che per valore ha pochi simili, la spiaggia di Juara regala senza corrispettivo tutta la policroma avvenenza della barriera corallina. Raggiungibile sia con il taxi che con mezzi alternativi, contigui al suo seppur ristretto raggio d’azione ci sono hotel i cui alloggi sono fruibili senza neanche spender troppo.



 

Comino (Malta)

Golosa farcitura di un panino le cui fette sono impersonificate dall’isola maltese e quella di Gozo, Comino si chiama così perché a far breccia fra la durezza della terra è una varietà di finocchio selvatico chiamata kemmuna. Nei periodi dell’anno in cui, per via delle temperature, il turismo occupa alloggio marginale, gli abitanti in loco censiti non superano quota cinque. Ad egual lontananza tra Comino e la vicina Cominotto c’è una raccolta baia, quella di Blue Lagoon, il cui profitto è seme germogliato grazie alla tersità dell’acqua e alla moltitudine di specie marine che tra le sue onde festeggiano ricorrenza che non ha mai fine. A partire dal 1993 e con l’intento di dar sostanza alla volontà di proteggerne sia la biodiversità dimorante sia i fragili equilibri sussistenti, questa slanciata struscia marina è stata interdetta alle barche.

 

Gran Roque (Venezuela)

Sfrisando con tocco reverente il Venezuela, Los Roques è arcipelago che a 160 chilometri dalla zona continentale adagia i suoi basamenti. L’unica isola dell’agglomerato ad essere tuttora sfondo di insediamenti umani è quella identificabile con l’epiteto di Gran Roque. Ad una popolazione permanente che non eccede le 1.500 anime corrisponde un irrobustimento demografico che, nelle stagioni caratterizzate da maggior affollamento turistico, acquisisce caratteri decisamente più rotondeggianti. Nel tagliare torta i cui sentori non inciuccano tutto quello che riescono a tastare, le fette ricavabili sono essenzialmente tre. La prima, scrutando dall’alto tutto quello che la portata del suo sguardo penetra, lascia alle rocce che la modellano il dovere di far echeggiare il ticchettii del tempo che passa. La seconda, invece, è stata sapientemente punteggiata da spiaggette di matrice sabbiosa. La terza e più meridionale, infine, trasforma la sua barriera corallina in crema vellutata e priva di grumi. Una delle spiagge più esclusive qui localizzabili è quella di Cayo de Agua, usufruibile da un numero di bagnanti giornalieri che non deve superare la quarantina.

 

Calanque d’En- Vau (Francia)

Nelle Bocche del Rodano, dipartimento che in territorio transalpino ricade sotto la giurisdizione della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, delle pareti rocciose verso il mare scendono come se qualcuno stia loro correndo dietro. Simboleggiante una singolarità assaggiabile per immagini ma assaporabile per presa visione è la Calanque d’En-Vau, passaggio che in questo decalogo sta come il cacio su un piatto colmo di maccheroni. Al litorale ruvido e ciottoloso si attracca imboccando un sentiero angusto, ma appagante quel tanto che basta per ripagare l’impresa. Lo scenario che si prospetta all’arrivo è luce per gli occhi di chi, oltre al mare, ama che i propri capelli siano fatti svolazzare dal sussurrante venticello marino. Il paesaggio, visto primo della discesa, darà la verosimile impressione di troneggiare su qualcosa che Dio ha fatto perché vuol bene agli uomini. La costa inferiore, invece, è palco di una rappresentazione nella quale ogni atto tira l’altro.



 

Ile Saint-Marie (Madagascar)

Medaglia d’oro di una competizione trasportata dall’intento di rimanere espressione della soggettività dello scrivente va adagiata intorno al fine collo dell’isola di Ile Saint-Marie, in Madagascar. Nello stesso modo in cui artista talentuoso è reduce da un passato burrascoso, i trascorsi dell’isola malgascia è citabile ma davvero poco inorgogliente. Il suo appellativo trascina di forza la mente verso epoche in cui interi gruppi pirateschi di essa facevano punto d’appoggio dal quale salpare per poi depredare le imbarcazioni giungenti dalle Indie Orientali. Nel periodo avente inizio a luglio e culminante a settembre schiere di megattere partite dall’Atlantico scelgono il mare che ne bagna le labbra per proliferare. I visitatori che per le immersioni subacquee hanno qualcosa di più grosso di una scappante infatuazione, vedranno nella seconda metà dell’anno intervallo fruttuoso. Macchie dove codesta esperienza risulterà difficilmente seppellibile sono quelle date alla luce dalla passata pennellante di relitti sul fondale incagliate per sempre.

 


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