Il presente ed il passato dell’Isola d’Elba

Agglomerato di sette comuni facente amministrativamente parte della provincia livornese, l’Isola d’Elba sale con onore sul gradino più alto del podio nella competizione che vede le sfidanti contendersi il titolo di regina dell’arcipelago toscano. A settentrione, il litorale che la contorna lungo tutta la sua superficie è bagnato dalla acque del mar Ligure. A meridione, invece, è il mar Tirreno e leccarne labbra che mai all’asciutto rimangono. Ad oriente e ad occidente, infine, sono il canale di Piombino ed il canale della Corsica a calcare la ricercata passerella. Ad ovest, Costa del Sole è punto nel quale affluiscono anno dopo anno bagnanti che del colore del mare e della natura che giganteggia nelle vicinanze fanno pasto mai indigesto. Panorama trasversalmente differente caratterizza il frangente geografico posizionato in corrispondenza del lato opposto. Alla “Costa che brilla” non potrebbe essere conferito appellativo più calzante. Pirite ed ematite, a contatto con gli illuminanti raggi solari, danno i natali ad un effetto visivo perfettamente coerente al nome di cui la spiaggia di fregia. Altitudini tra loro difformi hanno favorito la nascita, nel corso dei secoli, di varietà floristiche racchiudibili tra le linee rette di molteplici tipologie. Esempi degni di citazione vanno dal ginepro rosso al castagno (le prime documentazioni ad esso inerenti vanno collocale all’età medievale), dall’orniello alla felce reale, dal pero corvino all’ontano nero, dal giglio stella fino ad arrivare all’anemone, pianta perenne ampiamente diffusa attorno al bacino mediterraneo. Significativi esponenti del mondo animale sono invece l’aquila minore, il corvo imperiale, la biscia dal collare, la raganella sarda e la sula, uccello marittimo di corporatura elegantemente sottile. Fin dalla metà del Novecento, l’Isola d’Elba divenne beneficiante di un insieme di sostanziosi interventi di rimboschimento. Furono circa 500.000 gli arbusti che vennero allora impiantati su un lembo di terreno la cui estensione corrisponde a circa 1500 ettari. A contornare il Monte Capanne d’un rassicurante colore d’autunno sono castagneti sulla cui base, soprattutto nelle epoche passate, le seccaiole permettevano ai raccoglitori di castagne di ottenere un prodotto pronto al consumo. Stando a quelli che sono stati i rinvenimenti in passato sopraggiunti, pare che dal Paleolitico possano provenire le prime tracce d’uno stanziamento umano. L’abbondanza in loco di ferro ha in seguito creato terreno fertile per la proliferazione di una civiltà tuttora avvolta da assordante mistero: gli Etruschi. L’arrivo dei romani è stato causa dell’edificazione di un numero non inferiore a tre di domus alle quali vanno aggiunti, a completamento del tutto, un altare in monzogranito eretto a suffragio della figura di Ercole e due necropoli le cui tombe simboleggiavano il sentitissimo culto dei morti. Celebre inquilino fu, nel 1814, un Napoleone Bonaparte qui inviato nelle vesti disonorevoli di esiliato. Un paio sono le ville nelle quali egli trascorse i 10 mesi che ne segnarono la corta permanenza. La prima è Villa dei Mulini, in maniera particolare adibita alle apparizioni pubbliche del carismatico personaggio nato in Corsica. La seconda, Villa di San Martino, racchiudeva in sé tutte le sobrie e ben celate componenti esistenziali del privato.

Spiagge ed alberghi: qualche info

In questo modo riassumibili sono le spiagge più belle dell’Isola d’Elba:

  • spiaggia di Fetovaia (Campo nell’Elba). La sottile e candida sabbia scolpisce una spiaggia che si allunga per duecento metri e si alterna ad un mare nel quale il blu primeggia in materia di limpidezza;

  • spiaggia Laconella (Capoliveri). Un’estensione pari a 150 metri circa termina nel suo lato destro con scogliere mozzafiato ed a sinistra con una striscia di consistenti ghiaie. Il fondale, benestante in quanto a beni posseduti, si adatta perfettamente ai cultori dello snorkeling;

  • spiaggia di Sansone (Portoferraio). Al suoi fianchi, svettano dapprima una scogliera dalla quale soprattutto i giovani si cimentano in tuffi acrobatici e poi un faraglione dove i canoisti daranno sfogo alla loro passione;

  • spiaggia di Seccione (Portoferraio). Tra le spiagge meno assaltate della zona, anche per via di criticità legate al suo raggiungimento, la spiaggia di Seccione rappresenta comunque destinazione ideale per chiunque dalla propria vacanza voglia dosi magnanime di tranquillità. La sua costa è frutto di un continuo alternarsi tra ciottoli di medie dimensioni e sabbia fine, con un mare dove le immersioni sono all’ordine del giorno;

  • spiaggia dell’ Innamorata (Capoliveri). Un racconto che la riguarda risale al Cinquecento. Esso narra di due ragazzi, di nome Giacomo e Maria. Gettatasi in mare nel tentativo di salvare la sua metà, la ragazza si dileguò tra le onde. Ciò che di lei rimase fu solo il suo scialle, ritrovato in seguito sulla scogliera.

  • La spiaggia di Cavoli che si trova nella parte sud dell’isola, a pochi chilometri di dal Comune di Marina di Campo, lunga e sabbiosa, bagnata da un mare pulitissimo e contraddistinto da un fondale molto basso, indicatissima anche per una vacanza con bimbi piccoli.

  • La spiaggia di La Biodola, con caratteristiche simili a di quella di Cavoli; un bagnasciuga lungo più di 600 metri, attrezzato con diversi servizi e da molti considerata come il luogo ideale non solo per godersi il sole e rilassarsi, ma anche per immersioni e snorkeling.

Per quello che interessa i prezzi degli alberghi, questi sono direttamente proporzionali sia al periodo nel quale la vacanza viene prenotata sia alla classe della struttura. Nel riportare lo specifico esempio di Portoferraio, un soggiorno in agosto prevede un esborso economico compreso tra i 130 ed i 250 euro. Per risparmiare, cosa buona e giusta è giungere qui i primi giorni di settembre, per tariffe che in questo caso non supereranno quasi mai i 150 euro.

 

Cosa vedere

Poggiandosi a piedi pari sul suolo dell’Isola d’Elba, il primo comune col quale ci si scambierà tutti i saluti del caso è quello di Portoferraio, paesello che tra chi lo tiene ancora in vita conta oltre 12.000 anime. Facendo attenzione alla morfologia del nome che lo identifica, riesce alquanto facile accostare vicendevolmente quest’ultimo alla presenza di miniere di ferro le quali, fin dai tempi degli Etruschi, furono significativa fonte di reddito e di sostentamento. La documentazione cartacea a conferma di tale ipotesi è tuttavia collocabile molto avanti nel tempo, al Duecento. Sul materiale di cui la sua natura è ricca, Portoferraio ha potuto far pienamente affidamento fino agli anni Settanta del Novecento, quando sull’intero comparto economico ricadde l’affilata spada di una crisi. A dispetto di evento tanto potenzialmente dannoso, Portoferraio ebbe in men che non si dica la capacità di rialzare la china, divenendo firmataria di un ampio processo di riconversione economica che fece delle sue spiagge perno il quale tuttora nutre di linfa nutriente le sue radici. Tra i siti più importanti verso i quali è bene andare vi è la propositura della Natività di Maria. Le fattezze che odiernamente mostra sono dal punto di vista temporale attribuibili ad interventi posti in essere nell’Ottocento, quando le cappelle ai fianchi vennero tramutate in altrettante navate. Una delle pitture che cattura fin dall’immediato lo sguardo è quella raffigurante la Madonna del Rosario, opera datata 1632. Palazzina dei Mulini e Villa di San Martino sono ambedue scelte che del crisma dell’obbligatorietà si rivestono. La prima, luogo sul quale poggiava l’intero profilo pubblico napoleonico, dispone sulla sua parete esterna di giardini i quali, in aggiunta alle stanze poste internamente, saranno quel che insieme ad altro daranno gioiosità ad un soggiorno sicuramente apprezzato. Senza superfluo beneficio del dubbio, nei mesi in cui qui Napoleone soggiornò essi dovettero assumere l’apparenza di un qualcosa dove vitalità non è solo parola campata in aria. Essenze, come quelle degli aranci e dei limoni, aggradarono ancor più l’apposizione di un timbro verdeggiante che tuttavia non omise quell’artisticità che la statua raffigurante Minerva perfettamente iconizza. Segmento centrale dell’insieme di scogli che si trova in corrispondenza della zona sottostante era riservata al Bagno di Napoleone, fetta di litorale nella quale il politico e generale francese era solito fare il bagno. La visita costa 5 euro per gli adulti e soli 2 euro per gli under 25. Dimensioni nettamente più ridotte contraddistingue Villa di San Martino, seconda residenza napoleonica sull’Isola. Tra le pareti del primo piano, una biblioteca divenne location nella quale Napoleone pare abbia trascorso interminabili ore. Una delle sale che di importanza si fregiano è la sala Egizia, dove scritture geroglifiche e piramidi camminano con simile andatura in compagnia di dipinti volti a raffigurare i momenti più significativi dell’esistenza del condottiero. Lo spiazzo prospiciente, in passato, era ombreggiato da un possente esemplare di bagolaro, albero impiantato in terra dallo stesso Napoleone sotto competente e guidante consiglio del giardiniere Claude Hollard. L’entrata, in questo caso, sarà pari a 5 euro. Per le due ville, esiste tuttavia un biglietto cumulativo (8 euro intero e 4 euro ridotto). Fatto erigere dai componenti dinastici del Casato di Lorena alla fine del Settecento, il faro di Portoferraio deve i tratti che ai giorni nostri esibisce agli interventi strutturali che nel 1915 si tennero. La torre incede verso l’alto circolarmente, culminando sull’apice con una merlatura che su piccoli archi tondeggiati affida fiducioso sostegno.

Volgendo la lente ad occidente, il comune di Marciana non prova vergogna nell’esaltare una propensione alla collina sinceramente confessata dai suoi 375 metri di altitudine. La vena generosa della natura va cercata nel dilagante ed uniforme verde che costeggia gran parte del centro abitato. Le condizioni atmosferiche, in sinergica cooperazione con temperature certamente gradevoli, conducono molti odiatori seriali del torrido a rifugiarsi qui in concomitanza della stagione estiva. Costruita nel Cinquecento a ridosso di quel che rimaneva di una minuta cappella ancor più vetusta, la chiesa di Santa Caterina compare nella schiera degli edifici ecclesiastici più grandi dell’intera isola toscana. Lateralmente, incontrovertibile è la beltà di otto piccoli altari, venuti alla luce un paio di secoli più tardi. Apparentemente proveniente da un romanzo dove l’incanto è scelta editoriale preponderante, la pieve di San Lorenzo richiede un cammino che, dal centro di Marciana, porterà alla striscia di terra che la separa dal comune confinante di Poggio. Non c’è copertura, ma tante delle sue caratteristiche originarie sono ancora visionabili con sicura ammirazione. Pietre e calce fanno in modo che la sua pavimentazione in monzogranito possa sopravvivere alle ingiuriose accuse del tempo. Il suo inaspettato sviluppo in lunghezza volge in direzione di uno dei templi della cristianità: Gerusalemme. Salendo e toccando quindi un’altezza che esternamente varca il confine dei 400 metri, la fortezza di Marciana è un altro degli scorci da vivere senza filtro alcuno. Due coppie di bastioni completano un percorso a quattro angoli nel cui interno giace un cortile oggetto di restauro agli inizi degli anni Novanta. Presumibilmente ultimato nel XII secolo, questo complesso a scopo inizialmente fortificativo va per dovere visitato non soltanto in qualità di portatore sano di cultura, ma anche per una passeggiata nei dintorni che darà l’opportunità di prendere visione di un panorama per il quale ogni aggettivo conosciuto sarebbe miseramente inefficace. Degno completamento è il suo museo, ricavato su due bastioni frontalmente collocati. Una delle sue due metà custodisce un’esposizione improntata sulle armi del Medioevo e del Rinascimento, mentre la seconda basa la sua offerta su reperti in loco rinvenuti nel corso del tempo. Con dolce movimento ascensionale, da Marciana parte una cabinovia la quale, nel giro di poco meno di una ventina di minuti, trasformerà in atto fattibile la possibilità di toccare Monte Capanne, la cima più elevata di tutta l’Isola d’Elba. Querce, castagni e carpini sorreggono il vessillo della corpulenta flora, con la fauna che del ghiro e della martora è orgogliosa classe racchiudente. Stando a quello che una leggenda narra, sembra che le acque sorgive che nel Monte Capanne sorgono possano provenire direttamente dalla vicina isola corsa, per mezzo di condotte che sott’acqua si sarebbero sviluppate. A proposito della seggiovia, essa conta sul valido apporto di una cinquantina di cabine, di una capienza pari a 180 passeggeri e di una velocità di percorrenza del tragitto che raggiunge gli 1,5 metri ogni secondo.

Costituente non meno importante di quelli appena descritti è il comune di Capoliveri, il cui appellativo è fin dall’era medievale ampiamente e sufficientemente documentato. Negli anni Cinquanta, Capoliveri divenne suo malgrado sfondo di scena alquanto tragica. E’ nel suo territorio, infatti, che un aereo diretto a Londra andò ad inabissarsi. Tra le stradine che tra loro si intersecano, niente affatto difficile è imbattersi in ristorantini dove magiare un boccone e negozi nei quali far compere. Altra fermata va rintracciata nel santuario della Madonna delle Grazie. Nel 1792, furono molti i monaci transalpini che qui trovarono riparo a seguito dello scoppio della rivoluzione francese. Vigneti e pinete circumnavigano uno stabile la cui cupola seicentesca amoreggia impunemente con un campanile orientaleggiante. Apice orientale è infine dominato dal faro di Capo Focardo, il cui raggio luminoso tocca la ragguardevole distanza delle 16 miglia nautiche. La sua inaugurazione avvenne nel 1863 e la sua conformazione ricorda un ottagono.

Accostabile tra i sette municipi la cui reciproca compagnia dà vita e sostanza all’Isola d’Elba, quello di Porto Azzurro elargisce ricordi animanti l’anima. Immerso nel mare che lo bagna, il relitto di Punta Cera è un’imbarcazione che nel pieno delle sue facoltà (III secolo dopo la nascita di Cristo) ebbe il compito di trasportare delle anfore di origine africana. Malgrado le colpevoli ruberie degli anni Sessanta, molti di questi oggetti sono fortunatamente stati recuperati. Perlina che nella sua ricercata collana si incastra è senza dubbiosa parvenza la cappella del Sacro Cuore di Maria, piccina chiesa attigua a quella della Madonna del Carmine. La parte internamente situata abbraccia un tributo funebre al generale iberico Diego de Alarcon, con il cuore corvino dell’altare che invece si rifà alla denominazione della cappella. Roccaforte marittima che del Seicento è lascito rimasto inalterato è il forte Longone. La sua realizzazione venne portata a termine nel giro di un paio di anni. Il suo utilizzo, duecento anni dopo, venne radicalmente stravolto. Colei che era infatti una struttura a scopo prettamente difensivo si tramutò in un edificio che dei reclusi era carcere invalicabile. Nell’intimo dell’agglomerato vennero in seconda battuta erette due chiese. La prima di queste, quella di San Giacomo Maggiore, venne definita nel 1656 e nel Settecento riccamente ornata con decorazioni visive che del barocco catalano fecero fonte di graziosa ispirazione. Quel che permane della sua foggia primaria è un busto argenteo di Santa Barbara e le tele raffiguranti i Santi Giuseppe e Simone.

Frazione del comune di Rio, Rio Marina è step aggiuntivo di questo viaggio che, man mano, si avvia a soave conclusione. Annaffiata dal Canale di Piombino, Rio Marina ripone a qualche minuto dal suo centro la celebre necropoli rupestre. Riesposta alla luce del sole alla fine degli anni Sessanta, sono 80 gli individui che qui riposano in eterno, tutti vissuti nell’età del rame. Nel Cinquecento, la chiesa di San Rocco venne congegnata con l’obiettivo di conferire un luogo di devota riflessione a tutti quei lavoratori che al tempo qui affluivano. L’aumento demografico ottocentesco le valse il ruolo di parrocchia. Dismesso nel 1960, un faro dimora indisturbato a Rio Marina. In qualità di base, venne arruolata una scogliera che, nei secoli scorsi, era termine simbolico del molo. La torre a forma di esagono è sormontata da archetti rotondeggianti. Per accedere al portone di ingresso, bisogna salire una serie di gradini direttamente ricavati dalla scogliera. Al Cinquecento va invece imputata la Torre di Rio Marina, ragionevolmente eretta per difendere le riserve di quel ferro che nelle vicinanze veniva estratto. Restaurata non molto tempo fa, essa è ora palcoscenico di diversi eventi culturali.

In chiusura, Campo dell’Elba è per meriti immissibile nella lista. Per caratteristiche e fascino, è la sua costa ad essere soggetta a maggiore apprezzamento. L’accogliente duttilità sta sia nell’opportunità di lasciarsi trasportare dal clima mondano che avvolge la parte costiera sia nella tranquilla spensieratezza delle frazioni dell’entroterra, come quella di Sant’Ilario in Campo. Gemma brillantissima è la chiesa di San Mamiliano. Affollata discussione caratterizza le sue origini, collocate in via maggioritaria nell’XI secolo. Non molto distante da essa c’era un eremo. Moneta più preziosa del forziere è il dipinto che raffigura San Mamiliano di Montecristo intento a giustiziare il drago. Appetitosa ciliegina sulla torta è il circolo magalitico di Monte Cocchero, sulla cui superficie vennero dissotterrati alcuni frammenti in ceramica risalenti probabilmente all’età del bronzo.  La costituzione semicircolare del sito pende dalla cima verso oriente. I monoliti, invece, sono composti da granito porfirico.

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