Il Cairo, tra storia e costume

In corrispondenza della parete settentrionale egiziana, ha piantato le radici un centro la cui importanza culturale, storica ed economica gli è valso il conferimento del gravoso ma onorevole ruolo di Capitale. Il Cairo, città nel cui interno si concentrano oltre 10 milioni di anime, giova di un insieme di caratteristiche le quali, in vicendevole connubio, contribuiscono a decretarne le enormi e tuttora parzialmente inesplorate fortune. Nelle sue immediate vicinanze il fiume Nilo lascia il proprio desertico tragitto dando vita ad una serie di ramificazioni che, a loro volta, sono massicce pennellate di una regione la cui denominazione non potrebbe essere più appropriata: il delta del Nilo. L’estensione territoriale della città epicentro egiziana ammonta a poco meno di 215 chilometri quadrati, con un’altitudine che mediamente raggiunge invece i 68 metri. La frazione che del crisma dell’antichità è legittima titolare va rintracciata nella riva orientale del fiume. Il suo sviluppo, essendo caratterizzato da un insieme non troppo ordinato di tappe tra loro separabili, vede come suo istantaneo risultato la formazione di un insieme intricato di stradine nel cui affollamento è forse più facilmente ricercabile la più verace identità locale. Per quello che invece riguarda il lato occidentale, esso per certi versi si ispira più o meno liberamente al modello urbanistico europeo ottocentesco. Arterie ampie convivono infatti con una scelta difficilmente riassumibile di luoghi pubblici, tra cui giardini, in prossimità dei quali evadere momentaneamente dal trambusto che la caotica quotidianità egoisticamente elargisce. All’area metropolitana che circoscrive Il Cairo vanno addizionati tre centri ulteriori: Eliopoli, Imbaba e Giza. Ingioiellare quest’ultima diviene impresa se non altro inutile, dato che tutta la sua ricercatezza si concentra intorno a ciò che per giudizio concorde rappresenta testimonianza lampante della tanto grande quanto enigmatica civiltà egizia: le piramidi. Tra queste, omissione pregna di colpevolezza sarebbe non citare colei che delle sette meraviglie del mondo antico è presenza abitudinaria, ossia la Piramide di Cheope. Segno di stanziamento umano che per antichità svetta sugli altri è costituito da una fortificazione riconducibile all’epoca romana, edificata al dà là di ogni ragionevole dubbio intorno al 150 d.C. Balzando per metafore dall’antichità al secolo che ormai venti anni fa ha abbandonato la concezione unanime del tempo che scorre, le sorti della capitale egiziana si mescolano a quelle ancor più avventuriere dell’ufficiale ed archeologo di origine britannica Thomas Edward Lawrence, noto alla maggior parte dei conoscitori con l’appellativo di Lawrence d’Arabia. Dal punto di vista squisitamente numerico, due sono i dati la cui importanza appare lampante. Il primo scaturisce dalla presenza del Museo egizio, la cui esposizione interna è considerata come la più articolata al mondo per quel che attiene il suo genere. Quello che segue, invece, piazza Il Cairo al secondo posto, dietro alla capolista Lagos (Nigeria), nella schiera delle città africane più densamente popolate.

Le tappe

Una distanza di appena una ventina di chilometri renderà raggiungibile nel giro di pochissimo tempo la Necropoli di Giza, prima tappa di questa vacanza tutta egiziana. Si tratta di un complesso agglomerato di monumenti i quali, per caratteristiche, rappresentano uno dei lasciti meglio conservati di una civiltà tuttora largamente presente nei volumi di storia. Di questo notevole insieme fanno parte, oltre alla Piramide di Cheope in precedenza menzionata, anche quelle di Chefren, di Micerino e la Sfinge. Ricavata da un grosso frammento roccioso di tipo calcareo, le dimensioni di quest’ultima sono sintetizzabili in 73 metri di lunghezza, 20 metri di altezza e 19 metri di larghezza. La parte che alla testa corrisponde, da sola, esibisce un’altezza che solo per poco non tocca i 5 metri. Le strutture di conformazione piramidale, simbolo notoriamente egizio, evidenziano la venerazione di questo popolo nei confronti del sole. La parte apicale delle piramidi, infatti, raffigurano i raggi del sole che a picco cadono sulla terra per illuminarne le infinite bellezze. I costruttori dell’epoca rivolgevano particolare attenzione nell’orientare le quattro facce della piramide verso ognuno dei punti cardinali, segni convenzionali che per secoli hanno tracciato le rotte di temerari avventurieri. In occasione di uno degli ultimi rinvenimenti archeologici nella zona, sono state nuovamente esposte alla nuda aria alcune case abitate, con ogni probabilità, degli stessi artigiani che in fase di costruzione delle piramidi prestavano la loro sapiente maestria. La Necropoli di Giza è stata dichiarata Patrimonio UNESCO ne 1979. Accedere all’area richiederà un esborso economico pari ad 80 LE, l’equivalente di 3,80 euro. Spese extra riguarderanno l’ingresso, ad esempio, nella Piramide di Cheope.

Se è vero che entrare nella parte vuol dire immettere corpo ed anima nella location del personaggio da emulare, è altrettanto vero che, per un viaggio ad Il Cairo che possa essere realmente definito tale, non può e non deve venire esclusa dall’itinerario una sosta a Museo egizio. Inaugurato agli inizi del Novecento, i reperti in esso contenuti superano abbondantemente quota 135.000. Scopo della sua apertura fu quello di porre un argine all’esagerata quantità di oggetti che a quei tempi venivano trasferiti nei poli museali soprattutto del Vecchio Continente. La costruzione presenta, per quello che interessa le sue pareti esterne, un’impronta stilistica tendente al neoclassico. Il suo indirizzo non coincide con quello di un’arteria urbana qualunque. Esso è infatti parte integrante e caratterizzante di Piazza Tahrir, zona del Cairo calpestata più volte, anche negli ultimi anni, da migliaia di manifestanti. Malgrado la celebrità che ne veste le membra, la sua estensione interna è tutt’altro che ragguardevole. Sono appena un paio i piani in cui esso si suddivide, ambedue contraddistinti da una forma che ricorda quella di un rettangolo. I reperti adagiati nell’esposizione del pianterreno seguono un raggruppamento minuziosamente cronologico. All’entrata, nel lato sinistro, vi sono le stanze riservate all’Antico Regno. Proseguendo nel tragitto, Medio e Nuovo Regno si susseguiranno rincorrendosi e culminando, nella tappa finale della prima tornata, in tutti quei ritrovamenti che del giornaliero greco e romano sono stati spettatori attivi. Percorrendo la scala che conduce al piano successivo, si arriverà ad esposizioni ulteriori, anch’esse ripartite in temi ben definiti. Accedere al Museo egizio del Cairo costa 100 LE, 4,70 euro circa.

Lasciarsi trascinare, nel giro di un battito di ali, dalla storia al costume è gesto il quale, facendo scalo al suq di Khan el-Khalili, tralascerà una volta per tutte la fervida e bambinesca immaginazione. La rumorosità, i profumi e le merci reperibili sono tanti pezzi di un puzzle ricco di particolari grafici ed in grado di infondere meraviglia ad ogni singola ed irripetibile occhiata. Tra gli aspetti che inducono apprezzamento tra i turisti da tutto il mondo vi è il prezzo di merci che, se rapportati alla loro pregevolezza qualitativa, appaiono davvero competitivi. Singole parti di un’offerta dove non si intravede nemmeno parvenza di limite sono pellami, spezie e fragranze, originali souvenir che del viaggio saranno per sempre elementi iconici. La forte ed ormai consolidata preponderanza commerciale della zona non si ferma alle attività tradizionali, ma si estende comprendendo un’altrettanto arlecchinesca varietà di bottegucce e carrettini che della cucina locale sono attente e fedeli sentinelle. Distante lo spazio di una passeggiata a carattere digestivo è la moschea di al-Husayn, eretta nel 1154. Tra le sue mura vi è quella che, facendo affidamento su quello che sostengono molti musulmani praticanti, sarebbe una delle copie più antiche del volume coranico.

Sulla collina del Muqattam, non troppo lontana dal centro del Cairo, vi è la Cittadella di Saladino (50 LE il costo del ticket), una struttura fortificativa completata a cavallo tra il 1176 ed il 1183. Obiettivo per il quale essa venne ideata e posta in opera fu prettamente difensivo, dato che dovette fare da diga all’ondata guerrafondaia dei cavalieri Crociati. Ad una cittadella completata nell’arco di tempo appena citato andrebbero ricollegate mura il cui perfezionamento richiese supplementari cinque decenni. Per rifornire di acqua la cittadella, Saladino permise la costruzione del “Pozzo di Giuseppe”, odiernamente ancora intravedibile. Una volta estratta dal pozzo, l’acqua veniva convogliata verso la cittadella grazie ad una serie intricata di condutture. Nello scomporre in più parti la Cittadella di Saladino, uno dei componenti gerarchicamente più altolocati è senza ombra di dubbio alcuna la Moschea di Muhammad Ali. L’intera planimetria venne sottoscritta dal progettista ottomano Yusuf Boshna, che dell’arte architettonica del suo Paese d’origine intese dar toccabile dimostrazione anche qui. Impilare tra loro tutte le fasi di costruzione comportò un’attesa piuttosto lunga, pari alla bellezza di 18 anni. Il sito religioso venne infatti consegnato tra le mani dei fedeli nel 1857, con un aspetto esteriore che ricorda quello ancor più riconoscibile della Moschea di Santa Sofia ad Istanbul. Particolari strutturali degni di nota vanno scovati nella snellezza dei minareti, nella presenza ubiquitaria di tappeti ed in un lampadario che di discreto non ha assolutamente nulla.

All’interno di un guardaroba che per qualità dei tessuti e quantità degli indumenti non ha nulla da invidiare alle più gettonate boutique femminili, Il Cairo può permettersi di orientare la propria ardua scelta verso un vestito armonioso nelle linee, sbrilluccicante nel suo sfavillio e di lusso marchiato. Al calar della notte, quando unica luce rimanente è quella timida emanata dalle stelle, la Torre del Cairo si erge imponente. Dopo la Hillbrow Tower sudafricana, nel continente africano è lei a voler riuscire nell’intento narrato solo nei libri di toccare il cielo con un dito. Alta quasi 190 metri, a rimpinguare la sua agiatezza vi sono un ristorante ed una terrazza il cui moto rotatorio darà modo di beneficiare di un panorama mozzafiato sulla città. L’esborso richiesto in questo caso ammonta a 70 LE, ossia 3,40 euro.

Altro tempio sacrale del Cairo è la Moschea di al-Azhar, ai giorni nostri sede di un ateneo nel quale agli studenti verrà concesso di ripercorrere tutte le tappe storiche di una delle più importanti religioni monoteistiche esistenti. A partire dal momento in cui l’università venne fondata, la fama che la distinse raccolse e raccoglie tuttora i frutti di una corrente di pensiero che nella parola moderazione fa criterio d’orientamento. Sono tre i minareti che ne ornano a festa la fisionomia. Il primo è stato dato alla luce nel Quattrocento, il secondo nel Cinquecento ed il terzo nel Settecento. Destinataria di numerosi interventi di rinnovamento, essa ha resistito indomitamente e per più di un millennio a periodi, anche prolungati, di instabilità politica. Tra le cose che sono rimaste della costruzione originaria vi è un patio in marmo bianco.

Il verde ombreggiante delle palme, le geometrie islamizzanti e l’utilizzo quasi esasperato delle fontane sono tra gli invitati ad un ballo, quello che ogni giorno si tiene al Parco di al-Azhar, nel quale lasciarsi finalmente sopraffare da un senso di letizia che di ogni soggiorno vacanziero deve divenire linfa vitale. L’area sulla quale il parco giace era in passato dedicata all’allestimento più o meno consapevole di un’enorme discarica a cielo aperto. Nel bel mezzo degli interventi di bonifica, gli scavi hanno incentivato la ricomparsa di frammenti significativi del Muro Ayyubid, eretto a cavallo tra il XII ed il XIII secolo. Un canale piuttosto lungo disegna un percorso a sua volta trapuntato su più tratti da fontane, da un meraviglioso lago artificiale e da piccole cascate i cui zampilli rallegrano animo ed umore. Gratificare le papille gustative è passo per niente proibitivo, dato il grande assortimento sia di bar che di ristoranti.

Crociera sul Nilo

Nell’Ottocento, la crociera tra le notoriamente generose acque del Nilo rappresentava l’unica maniera per vedere tutti quei siti che dell’Antico Egitto ci sono rimasti. Catapultare la giostra dei pensieri verso un’esperienza simile delinea uno scenario romantico, da condividere magari con la persona che abita l’altra metà del cuore. Contrariamente ai decenni scorsi, le soluzioni vagliabili sono aumentate a dismisura, andando a coprire ogni genere di richiesta, aspettativa o singola esigenza. A quelle più lussuose, con tanto di piscina e confort interiori, si contrappongono quelle contraddistinte da minore agiatezza ma condite da quel pizzico di avventura che non guasta mai. La stragrande maggioranza delle crociere attuali sul Nilo salpa da Luxor per poi attraccare, nell’ultima fermata di un percorso variopinto, ad Aswan. Coloro che possono disporre di un budget economico piuttosto risicato dovranno optare per la feluca, una piccola imbarcazione ad una o due vele le cui dimensioni permettono di sostare in luoghi dove le grandi navi da crociera, data la diffusa mancanza di strutture necessarie, non potrebbero. Riguardo al periodo, il consiglio è quello di prender parte ad una crociera sul Nilo nel lasso compreso tra i mesi di ottobre ed aprile, quando cioè le condizioni atmosferiche creano i migliori presupposti. I costi, tenendo a mente quello che è stato detto prima, variano in base alla somma economica che si decide di stanziare. Per chi non vuole rinunciare al lusso e ad una serie nutrita di servizi usufruibili, i prezzi partono dai 270 euro fino ad arrivare ai 420 euro.

Cibo e ricettività

Paragrafo finale va dedicato interamente sia alla cucina del Cairo sia della sua offerta di tipo alberghiero. Primo piatto elencabile è il koshari, la cui preparazione prescrive l’uso di materie prime come riso, lenticchie, aceto, cipolle fritte e salsa di pomodoro. Altra pietanza da non trascurare è il fuul, una sorta di purea preparata son semi di fave e condita con cipolla, olio, succo di limone e prezzemolo. Terzo ed ultimo suggerimento è la molokhia, una zuppa il cui ingrediente base è la malva. Questa può essere gustata sia in purezza che come aggiunta ad un piatto a base di carne, riso o verdure. Il Cairo non è eccezione rispetto ad un intero Paese, l’Egitto, nel quale i prezzi non sono poi così elevati. Non sarà impresa proibitiva scovare strutture ricettive accessibili nel cui prezzo sia incluso anche il pasto. Per un hotel a 3 stelle, ad esempio, le tariffe a notte partono da 43 euro.

144

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *