I ristoranti più singolari al mondo

Ad un connubio, quello tra cibo e viaggi, le cui fortune hanno principio e svolgimento in una curiosità che di ciascun soggiorno deve essere colonna portante, corrisponde un numero sempre crescente di turisti che, meta dopo meta, si imbattono alla ricerca di locali se non altro difformi da quella che vien definita “normalità”. La lista che segue si pone proprio tal traguardo, ossia aiutare chiunque legge a dar sfogo a quell’istinto che fin da bambini porta ad esplorare quel di cui si possiede nozioni minori. Gli interrogativi, perciò, sono questi: quali sono i ristoranti più strani al mondo? Quali sono le singolarità che ognuno di essi è in grado di mostrare a chi fa loro visita?



 

La lista

A Tokyo, ne l’affascinante quartiere di Shinjuku, spicca il Robot Restaurant un risto-teatro dove, mentre si mangia un bento, si assiste a esuberanti show di ballerine/i che danzano e combattono con figuranti vestiti da robot meccanici, intenti ad intrattenere il pubblico suonando strumenti musicali.

 

 

Prima di intraprendere tragitto itinerante il cui scopo è quello di permettere al lettore di toccare mete sparse in giro per il mondo, primo ristorante al quale deve essere dedicata una nota si trova nella perennemente movimentata Milano. ATMosfera 1 ed ATMosfera 2 rappresentano appellativi, tra loro quasi del tutto simili, messi a punto nell’atto in cui è stata variata la destinazione di utilizzo di un paio di tram. La creativa visione, frutto di una tanto singolare quanto funzionante intuizione dell’azienda di trasporti pubblici milanese, darà modo a chiunque voglia per una sera tramutarsi in commensale partecipante di prender parte ad una cena non immobilmente ancorata su un quadrilatero terrestre stabile. Ambo i tram, infatti, attraverseranno alcune delle zone più suggestive del capoluogo lombardo, città da sempre al passo con tempi che corrono al ritmo di una luccicante fuoriserie. Facile è immaginare che i piatti presenti in carta possano essere strettamente dipendenti sia dalle specifiche richieste del cliente sia dalla stagionalità delle materie prime utilizzate. Da manicaretti di carne a quelli aventi ingredienti dal mare provenienti, ciascuna delle scelte assumerà carattere ancor più marcato per via di una location che, per tutti coloro che trarranno visione diretta, difficilmente apparirà dimenticabile. Per quello che riguarda la dilatazione temporale del fascinoso tour, esso non supera mai le due ore, lasso nel quale verranno servite portate che vanno dall’antipasto al primo, dal secondo fino ad arrivare al dessert. Il personale a bordo si compone, in ordine, di un cuoco, un cameriere ed un autista. I prezzi, come altrettanto agevole sarebbe arrivare a credere, sono direttamente proporzionali sia alle leccornie opzionate sia ai servizi di cui beneficiare. In linea di massima, tuttavia, le tariffe si aggirano mediamente intorno ai 70 euro.



Sono quasi 1.200 i chilometri che separano la destinazione appena menzionata da Londra, città Capitale della composta Gran Bretagna. Nella fattispecie in cui l’intenzione sia quella di mangiare un boccone facendo totale immersione in uno sfondo che di convenzionale non ha nemmeno il nome, il ristorante Sketch potrebbe rappresentare meta che non infonderà alcuna sensazione di delusione. L’intera offerta è conseguenza immediata di uno sposalizio, quello tra cibo ed arte, celebrato tra il pessimismo generale ma contraddistinto da un esito per il quale lieto fine migliore non potrebbe esserci. In uno dei cinque ambienti interni, riconoscibile con il nome di “The Gallery”, sono quasi 300 le manifestazioni d’estro controfirmate dall’artista, scozzese di nascita, David Shrigley. In prossimità della porta di ingresso, lo staff controllerà se il vostro nominativo appartiene alla lista di coloro che anticipatamente hanno provveduto alla prenotazione. L’intervallo intercorrente fra il tragitto che occorre per giungere al cospetto del vostro tavolo e quello nel quale siederete avrà come effetto istantaneamente tastabile la sensazione di essere posti al centro dell’attenzione, analogamente ai membri di una famiglia altolocata londinese. Fin dai primi anni Duemila, periodo nel quale la struttura è stata aperta al pubblico, essa si è guadagnata echeggiante menzione sul Telegraph, il cui articolo dedicato le ha attributo la nomea di “ristorante più controverso di Londra”. Colui che sulla superficie dei piatti adagia tutta la sua indubbia maestria è Pierre Gnagnaire, chef francese le cui preparazioni spiccano per ricercatezza, piacevolezza visiva e meticolosa cura del dettaglio. Un menù, in questo ristorante, può richiedere esborso di 120 pounds.

 

Se vi trovate alle Maldive, dalle parti del famosissimo Luxury resort Conrad avrete la possibilità di cenare a cinque metri sotto la superficie dell’oceano, nel primo ristorante sottomarino del mondo, con viste panoramiche sul giardino di coralli e menu fusion abbinato ad ottimi vini. Ithaa Undersea Restaurant può anche essere riservato per cene private, matrimoni e occasioni speciali.       I menu fissi presentati a pranzo e cena, tendono a mettere in mostra i sapori locali mescolati con influenze occidentali. Apre in tarda mattinata in modo da poter degustare dei fantastici cocktail pre-lunch. Ci sono circa 14 posti a sedere e si può cenare con una media di circa 230€ a persona, l’effetto più entusiasmante è dato dalla copertura, interamente formata da lastre di vetro trasparenti che permettono una visione a 270 gradi del mare e dei suoi abitanti multicolori.

 




 

Sicuramente un ristorante non adatto  chi soffre di vertigini o se si hanno problemi di cuore. In questo ristorante pasteggerete a 60 metri di altezza sospeso su una vista mozzafiato sulle città che lo ospitano, Dubai e Bruxelles giusto per citarne un paio. Un unico tavolo da 22 posti e uno chef stellato per mangiare anche le nuvole. Dinner in the sky è già presente in 30 paesi del mondo, online troverete tutte le info disponibili.

 

 

Volando dapprima col pensiero e poi con apparecchio munito di ali verso l’Asia, nell’accogliente isola taiwanese, la città Capitale Taipei racchiude tra le sue acquerellate frontiere quello che forse dovrebbe occupare di diritto la cima tra i ristoranti che, fra tutti gli altri, spiccano per pittoresca ma impattante stranezza. Nel varcare la soglia d’entrata del Modern Toilet, la legittima confusione iniziale proverrà da un’apparenza esteriore lontana rispetto ai canoni reputati tradizionali. Ogni mobile che del suo design è elemento costitutivo conferirà infatti la null’altro passeggera impressione di essersi imbattuti all’interno di un bagno, con tanto di tazze e rubinetti. Il basamento sul quale la vostra seduta si adagerà altro non è che copia fedele di un water, oggetto tradizionalmente volto a soddisfare ben altri bisogni di tipo fisiologico. Quelli che nello stato normale delle cose dovrebbero assomigliare fedelmente a bicchieri in realtà altro non sono che orinatoi. Nella pausa che separa tra loro due portate, potrete pulire il viso e la bocca non con gli altrove onnipresenti tovaglioli in stoffa, ma con uno o due strati di delicata carta igienica. Coerentemente con tutto il resto, anche i piatti corredanti il menù seguono medesime direttive. Nell’ordinare un dolce al cioccolato, ad esempio, quel che potreste trovarvi dinanzi è nulla più e nulla meno che zuccherino manufatto dalla conformazione che non lascia spazio ad interpretazioni trasverse. I prezzi sono compresi tra 5.000 ed 11.000 dollari taiwanesi.

 

 

La stragrande maggioranza di chi si accinge a leggere tra le righe di questo scritto ha con ogni probabilità trascorso scorci significativi della propria infanzia tra i periodi oralmente raccontati di una delle fiabe più apprezzate di sempre: “Alice nel paese delle meraviglie”. A Tokyo, quadrilatero mangereccio nacque proprio per omaggiare le susseguenti vicende della bambina i cui tratti sono stati abilmente delineati dalla raffinata penna dell’autore britannico Lewis Carroll. Le pareti interiormente poste hanno rappresentato concreta attuazione di un progetto, messo su carta candida da Eiichi Maruyama e Katsunori Suzuki, il cui destino è quello di far perdutamente innamorare sia gli adulti che i più piccini. Quel che nell’occhio in maniera capillare ed irreversibile penetra è dato non soltanto da un’atmosfera che alla favola conferisce dimensione terrena, ma anche e soprattutto dallo sguardo attento rivolto ad aspetti che, ai meno attenti, potrebbero sembrare se non altro marginali. Colori sgargianti, fantasia la cui azione non è controbilanciata da freni ed illustrazioni che dal manoscritto originale sono state prese verseranno presa aggiuntiva di guarnizione ad una torta di suo già davvero succulenta. L’area sulla quale l’Alice of magic world respira aria buona si contraddistingue per un’estensione totale ammontante a ben 228 metri quadrati. Sviscerando gli addendi, i padiglioni vicendevolmente distinti sono tre. Scaltrezza, condita dalla viscosità di un buon senso dell’anticipo, sarà ausilio funzionale che vi permetterà di cibarvi in un tavolo la cui forma rimanda ad un cuore ed il cui lampadario sovrastante è invece tempestato da una marea di graziosi biscotti. Puntare il dito su qualsiasi ricetta sarà casus belli di un’avventura sia prettamente culinaria sia letteraria, con antipasti che ad esempio raffigureranno il muso di Bianconiglio, tra i personaggi di punta di tutta la storia.

 

Se avete paura dell’altezza o siete amanti dei classici ristoranti, allora  questo ristorante, famosissimo nella provincia cinese di Yiling, non fa assolutamente al caso vostro. Solitamente i turisti internazionali sono molto rari in  questa parte della cina che arriva direttamente  nel cuore del paese, ma qui, sul grande Fiume Azzurro si trova il ristorante Fangweng, in una posizione decisamente precaria, sospeso sulle onde agitate del corso d’acqua. L’arredamento in classico stile cinese si sposa benissimo con la roccia naturale che caratterizza le pareti degli ambienti del ristorante, mentre il corridoio, lungo oltre 30 metri, lasceranno i commensalicol fiato sospeso. Non è raro che dal ponte di fronte al ristorante alcuni coraggiosi si dedichino al bungee jumping.



Consegnare l’aggettivo qualificativo “sorprendente” dovrebbe, in un mondo che troppo spesso elargisce frettolosamente esagerate lodi, essere comportamento riservato solo e soltanto a quello che realmente merita simile preziosità. Ad est, nell’arcipelago delle Filippine, giace ammirato ed ammirabile un posto che senza timore di smentita alcuna siffatto elogio lo meriterebbe senza batter ciglio. L’epiteto il cui utilizzo preannuncia chiamata in causa è quello di Labasin Restaurant (regione del Quezon, due ore di auto da Manila), in onore delle cascate che dall’alto addosso gli scendono. Puntando la lente di ingrandimento verso l’arredamento, acuti orecchiabili non ce ne sono. Si tratta di tavoli lignei circondati da panche ancorate al terreno che dà loro rifugio. La motivazione di una capatina alla quale non seguirà pentimento è il contatto ai limiti del morboso con un elemento, l’acqua, fin da tempi immemori fonte di vita e benessere. Senza ombra di dubbio alcuna, a trarre maggior giovamento dall’inusualità del luogo saranno sia i bambini sia chi, nello scappare dai problemi che giorno dopo giorno minano vivibile esistenza, vuole a tutti i costi riconciliarsi con sé stesso lasciandosi cullare dallo scorrere perpetuo del liquido specchiante. Si pranza senza scarpe, a piedi nudi, lasciando che pietanze filippine e base di riso e pesce portino a termine l’obiettivo d’affagottare benevolmente le papille gustative.

Polo mangereccio di riferimento nel Vecchio Continente, Parigi vanta quantità luculliane di ristoranti, sia convenzionali che non. Facendo in tal caso riferimento alla seconda schiera, il Dans le Noir è promemoria per i commensali che, nel dare alla sola vista onori che andrebbero in parti eguali spartiti, trascurano senza antidoto contro la colpevolezza tutti e quattro i rimanenti sensi. Ad appannare uniformemente il su due piedi manifesto sarà un accecante buio crepuscolare, contrastabile nell’obbligato tentativo di aguzzare soprattutto olfatto e gusto. Una parte dei camerieri che qui godono di onesta occupazione sono non vedenti, motivo in più per comprendere che, forse, ciò che importa non ha residenza esclusiva tra le pareti rotondeggiate dell’occhio. Entrando, lo staff avrà cura di darvi spiegazione esaustiva di quello che accadrà durante il resto della serata. Dopo aver apposto la vostra firma in una liberatoria, un hostess vi consentirà di selezionare il menù più confacente alle vostre aspettative. Tra le prescrizioni il cui vigore non è oggetto di contrattazioni vi è l’obbligo di lasciare qualsiasi fonte illuminativa, telefonino compreso, all’interno di un armadietto personale non lontano dalla soglia d’ingresso. Ed i prezzi? Questi oscillano tra i 40 ed i 90 euro a persona.



Balzo di oltre 11.000 chilometri, con annessa sensibile inversione di marcia, accompagna verso Zanzibar. Il Rock Restaurant è generoso lascito di un makuti africano, abitazione che in quel lembo di terra è frequente quanto una fetta di panettone nei giorni che precedono il Natale. Ad un tiro di schioppo dalla spiaggetta chiamata Michanwi Pingwe, lo stabile cerca e trova sostegno su una non troppo ingombrante parete rocciosa. Oppostamente a quello che per errore si potrebbe essere portati a credere, lo spazio dentro fruibile non appare angusto. I posti a sedere, infatti, vanno dai 30 ai 40. I suppellettili, sia quelli ubicati all’interno sia quelli che invece sono posizionati esternamente, sono fabbricati in legno. Sorpresa nella fase di preliminare avvicinamento non intravedibile è la graziosa terrazzina sul retro, spazio nel quale poter assaporare un inebriante aperitivo. Le tariffe sono una manna dal cielo anche per chi non dispone di grosse cifre. Per un primo o un antipasto, il prezzo medio non sforerà i 15 dollari.

Dall’emisfero meridionale a quello settentrionale, il passo è slanciato e faticoso quanto basta per ottenere degna ricompensa finale. A Lisalmi, centro finnico abitato da non più di 22.000 abitanti, dell’ottima birra e paesaggi che tolgono il fiato non sono l’unica cosa che conta. Al Kuappi, non importa a nessuno di fare le cose in grande. Palese dimostrazione sta nel fatto che esso si piazza al primo posto tra i ristoranti più piccoli del globo. La capienza massima, cameriere escluso, ammonta a soli 2 coperti. Il menù spazia, sfiorando con tocco democratico sia specialità del luogo sia ricette di carattere internazionale, come gli hamburger. Le prenotazioni, chiaramente premianti chi primeggia per celerità, possono essere perfezionate a cavallo tra il mese di giugno e quello di agosto.

A completamento della lista appena esposta, omettere il continente oceanico avrebbe voluto dire fare gran torto. Proprio per questo, scalo ultimante è in Nuova Zelanda. A nord si Auckland, centro che per cittadini residenti è detentore della medaglia d’oro neozelandese, c’è un bosco di sequoie la cui ondata di verde viene in modo sobrio ma deciso recisa dal giallo aureo dello Yellow Treehouse Cafè. I tratti somatici che lo caratterizzano sono stati curati da un rinomato team di architetti locali, desiderosi di lasciare il più possibile inalterato l’ecosistema che lo costeggia. La forma ricorda non troppo lontanamente quella di un bozzolo, sospeso ad una quarantina di metri da terra su un albero. Citando brevemente le dimensioni, il suo diametro è pari a 12 metri, la capienza è di 18 coperti è l’accesso viene garantito da una passerella lunga una sessantina di metri. Il legno è risorsa prevalente, con lamelle a semicerchio che tra loro sono state saldate in cima. L’illuminazione, ad addizionale dimostrazione dell’armonia che lega la struttura a ciò che la circonda, è sobria ed incede quindi in punta di piedi. L’unica sala può essere affittata ad un costo di 3.000 dollari neozelandesi.

Avete mai pensato di mangiare sospesi?  A prima vista potrebbe sembrare il nido di un gigantesco volatile alieno. Ma in realtà sono i tavoli esclusivi del ristorante The Dining Pod in Thailandia. Non si contraddistingue certo per la sua mis en placen tantomeno per il lusso, niente di tutto ciò, è semplicemente un nido a grandezza umana issato su alberi della foresta pluviale che affaccia sull’oceano. Si trova nell’isola di Koh Kood, situata nel Golfo della Thailandia. A circa cinque metri da terra, è il luogo ideale per godere di un panorama incredibile sul mare, sulle spiagge e sulle meraviglie che soltanto il territorio del Sud est asiatico sa regalare. Il servizio ai tavoli è curato da un personale eccellente, attento e cortese come solo i thailandesi sanno fare. Il ristorante offre piati raffinati e vini scelti. Una location perfetta per trascorrere una occasione speciale col proprio partner.

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