Giethoorn, dove l’antico permane

In un’ordinarietà che corre con la quinta perennemente ingranata, evadere giungendo in un luogo dove il ritmo perpetuo del tempo è scandito con rilassante lentezza è carnale atto amoroso verso sé stessi. A dispetto di un mondo la cui visione dei confini è resa ardua dall’assenza di linee lette e da spazi infinitamente divisibili, ad oggi trovare angolo fiabesco è gesto riservato quasi esclusivamente agli appassionati di lettura. Dall’Asia all’Europa, dall’Oceania fino ad arrivare alle Americhe, le strade che nel mondo si ramificano altro non fanno che contagiare le zone che attorno ad esse vegetano con una fretta che forse alla natura originaria dell’uomo molto poco si addice.



 

Rari quanto un fiore d’inverno sono ad oggi istanti nei quali null’altro fare che riconciliarsi con un animo le cui gambe sono troppo corte per tenere il passo frenetico sostenuto tutti i giorni. Ovunque, l’essere umano fa di ciò che dal proprio intelletto sgorga bandierina di un obiettivo che, se non raggiunto, deve essere puntato con armi spesso davvero poco convenzionali. L’intento è quello di rinchiudere due entità (spazio e tempo) che mal sopportano catalogazioni numeriche. Al male imperante andrebbe perciò contrapposto quel tanto che spesso purtroppo scambiamo per elementare pochezza. Gettare nel momentaneo dimenticatoio gli elenchi puntati riassumenti gli impegni settimanali si sposa per procura con il ritorno concreto alle origini, ma darebbe la straordinaria opportunità di apprezzare, quando poi è opportuno rincasare, radici senza la cui laboriosa attività moriremmo di stenti. Se è vero che Amsterdam non incarna quel che finora è stato detto, è altrettanto vero che poco più un’ora di automobile la separa da un villaggio nel quale scolpire intorno al proposito iniziale dettagli in tutto e per tutti verosimili. Giethoorn, con le sue quasi 3.000 anime, è destinazione che, a causa dello stesso materialismo moderno, ha frequentemente visto accostare a sé paragoni che, francamente, reggono quanto un castello di sabbia in una giornata ventosa. L’appellativo di “Venezia del Nord”,



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riservato con grossolana cognizione di causa ad altre città neanche troppo lontane da qui (vedi Bruges), è efficace nell’attirare denso afflusso turistico, ma molto meno funzionale nell’etichettare una concezione di soggiorno responsabile grazie alla quale vedere ogni meta con l’occhio timido ed impacciato dello spasimante rispettoso. Ciò che nella sua ristretta estensione non entra è il rombo assordante ed inquinante delle automobili, rimpiazzate da imbarcazioni e da biciclette che per i residenti rappresentano uniche due possibili soluzioni. Amministrativamente parlando, Giethoorn ha beneficiato dello stato di comune fino alla prima metà degli anni Settanta, quando forse anche codesto abito preconfezionato iniziò ad apparirgli opprimente.

La fondazione di questo tanto grazioso quanto infrequente oggettino va fatta risalire al Duecento. In quel periodo, nel lembo di terreno che tuttora ne sorregge i caseggiati, tentarono di stabilirsi i Flagellanti, una consorteria di matrice religiosa trascinata dall’impaurito desiderio di trovar finalmente scampo dalle persecuzioni di cui era divenuta vittima. Attimo in cui Giethoorn non potette scansarsi dal lume irraggiante dei riflettori è temporalmente situabile nel 1958, anno in cui il regista olandese Bert Haanstra decise di ambientare qui una delle sue più apprezzate pellicole. La macchina del tempo, trovando in loco superficie inadatta per la perpetua gara alla quale prende parte, ha dimenticato di lasciare nel villaggio ciò che normalmente raccosteremmo al termine fin troppo abusato di “progresso”.  A Giethoorn, partire da A per raggiungere B è usanza che dal paradigma diffusamente riconosciuto non potrebbe essere più diversa. Di strade non se ne vede neanche l’ombra. Elemento preponderante è invece costituito da canali via via allargati col fine neanche troppo celato di facilitare la progressione del settore della torba, combustibile fossile perlopiù sfruttato nelle zone in cui gli alberi sono pochi. Specchiarsi in un’acqua che sostiene verità soggettiva ma assai convincente è impresa tra i suoi laghetti portabile a termine. Rimettere a nuovo i cassetti della memoria, dando loro tocco di vernice verde, è in simil misura perfezionabile, complice una prosperità vegetale che negli arbusti e nei canneti si compiace soddisfatta.

Come gustarne l’essenza

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Ulteriore dimostrazione pratica di quanto questo fiabesco villaggio appaia restio a recepire ordini da altri impartiti è rappresentata dalla più completa latitanza di itinerario prefissato. In maniera consuetudinaria, passaggio aprente dovrebbe introdurre a tappe che in un crescendo emozionale, condurrebbero verso casa con idea fin troppo chiara e netta di ciò che si è visionato. A Giethoorn, invece, provare a mettere su carta percorso predeterminato è atto davvero pieno di incoscienza, oltre che essere sintomo di poca conoscenza. Nel mostrare all’astante un viso senza trucco, ogni lato della cittadina ricopre lo stesso prestigio di quello posto nelle sue immediate vicinanze. Ovunque il collo riesca ad indirizzare la testa, c’è pezzo di un’esposizione museale all’aperto legato agli altri da vincolo paritario e concordato. Praticare sport nel circondario, con attività che vanno dal ciclismo al windsurf, sarà fatica positivamente mitigata dall’aria che qui sa di buono, di autentico e di genuinamente immutabile. 

Gli isolotti, messi reciprocamente in contatto da un numero di ponti che sfiora quota 180, somigliano a tanti pezzi di un puzzle il cui tratto artistico viene da lontano ma non ne danneggia minimamente il fascino. Per esperienza ancor più caratteristica, cosa buona e giusta sarebbe attraversare canali e canaletti usufruendo delle “punters”, canoe rasentanti l’amorevole. La loro conformazione, insieme alla scorrevolezza con la quale accarezzano il pelo dell’acqua, ne fanno somigliare i connotati a quelli contraddistinguenti le barche utilizzate dagli hobbit nella Terra di Mezzo. Una barra lignea aiuterà il conducente ad imboccare la direzione corretta. Quando le stringate temperature invernali pigiano il pulsante del campanello, le acque che nei canali scorrono pacate vengono sovrastate da uno strato di ghiaccio il cui spessore è tale da rendere fattibile gare infantilmente improvvisate ma non meno divertenti di pattinaggio. 



L’inevitabile sensazione di smarrimento dei primi minuti verrà addolcita dalle vicendevolmente susseguenti esclamazioni di meraviglia, impulsiva risposta agli scorci che dinanzi alla pupilla oculare si prostrano. Nel giro di qualche tempo, il tasso di concentrazione subentrante permetterà di consultare non soltanto le indicazioni segnaletiche sparse qua e là, ma anche una mappa dal cui prezioso ausilio non si può prescindere. Le case che non troppo tra loro ravvicinate da terra si elevano presentano copertura apicale fatta di paglia, materiale che forse i fruitori delle caotiche arterie cittadine neanche hanno mai veduto. 

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Saper qualcosa di più di Giethoorn vorrà dire fare una possibilmente non frettolosa visita al Museo ’t Holde Maat Uus Giethoorn. Ricavato da una strutturalmente anziana cascina, tra le sue mura perimetrali è stata allestita mostra potenzialmente assuefacente. Arnesi usati nelle arti più disparate, indumenti tradizionali, scatti fotografici e ritrovamenti vari spiegano meglio di qualsiasi guida parlante il trascorso lontano e recente di un posto che spruzza magia da ogni centimetro quadrato. 

Ulteriore struttura alla quale dar assoluto interesse è il Museo De Oude Aarde. Aperto al pubblico alla fine degli anni Sessanta, la sua sezione internamente posta accoglie centinaia di fossili e minerali. Se in valigia avanza spazio libero, un negozio di souvenir darà modo di acquistare supporto materiale rimembrante. Di una capatina va degnata anche la raccolta Gloria Maris, adornata nella sua quasi interezza da conchiglie, perline e preziosi ricavati dalla lavorazione sapiente del corallo. 



Collana che  attornia il sottile collo di Giethoorn è, come semplice è immaginare, il centro storico. La fretta, cattiva consigliera in una serie davvero inquantificabile di eventi, sarà anche in tale fattispecie controproducente. Case che sui due lati quasi si inchinano, finestrelle che riverberano l’azzurro del cielo estivo e fiori che dai balconi danno colori noti solo ai sogni è tutto quello che distingue questa ridente parte di Giethoorn. Effetto sonoro altrove difficilmente scovabile è dato dal silenzioso transito delle imbarcazioni. 

Se la decisione è quella di giungere qui in agosto, diventare spettatori più o meno consapevoli del Gondelvaart Festival è effetto da mettere in preventivo. Si è in presenza di una gara competitiva tra gondolieri che a cadenza annuale fa di ogni componente del villaggio collaborativo fautore. Le barche vengono per l’occasione appositamente addobbate con lumi, ghirlande e singolari sbuffi. Sottofondo musicale darà quindi vita ad un’atmosfera da brividi. 


Giethoorn è parte di un complesso naturalistico, il parco Weerribben-Wieden, dove essenze e peculiarità autoctone vengono con piglio certosino preservate. Istituita nel 1992, questa riserva comprende un lembo di terreno la cui superficie ammonta a 10.000 ettari. Molteplici specie animali vi dimorano: dal cervo al falco, dal cormorano all’airone, dalla lontra fino ad arrivare a diverse varietà di anfibi. Nei mesi in cui l’inverno lascia la ribalta alla primavera, assistere alla fioritura delle orchidee è un qualcosa di davvero imperdibile. Qualche percorso ciclabile permetterà, dopo aver noleggiato una bicicletta, di intraprendere tratti dove natura e uomo instaurano reciproco legame fiduciario.

Qualche consiglio utile

In conclusione, dritte finali possono essere in questo modo elencate:

  • in primis, vi sono le tempistiche inerenti il soggiorno. Se la vacanza nel villaggio di Giethoorn dovesse durare dai 3 ai 4 giorni, consiglio utile potrebbe essere quello di recarsi presso le non troppo lontane città di Zwolle (44 km) e Kampen (39 km);
  • tante strutture ricettive dislocate lungo il villaggio danno inestimabile opportunità di vedere dalla finestra i ridenti corsi d’acqua. Nel mese di agosto, prenotare una stanza d’albergo comporta un esborso economico che per un B&B è compreso tra i 70 ed i 90 euro a notte. Discorso diverso vale per un alloggio a 4 stelle, le cui tariffe possono toccare i 120 euro;
  • come in precedenza accennato, da Amsterdam saranno necessari 90 minuti circa di auto per giungere a Giethoorn (autostrada A1 o A6). Accorgimento in proposito è quello di posteggiare la macchina presso un parcheggio situato poco fuori. Dalla Capitale, ancora, in treno andrebbe presa la corsa diretta a Stenwijk, per poi salire sull’autobus numero 70 e fermarsi, quindi, alla fermata chiamata Dominee Hylkemaweg;

tra le specialità culinarie qui gustabili ci sono le bitterballen, sfiziose polpettine a base di carne bovina. Dopo esser stata ridotta in filetti, la carne viene condita con prezzemolo, farina, sale e pepe. Composte le palline, esse vengono prima fatte rassodare in congelatore, poi fritte in olio ed infine servite con l’aggiunta di mostarda. Da provare sono anche le frites, patatine fritte adagiate in un cono di carta assorbente.



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