Dubai, tra sfarzo e tradizione

Gli elementi del vostro itinerario a Dubai sono così tanti che volume intero potrebbe necessitare di un numero di pagine a tre zeri. Mettere in terra i plantari, dopo volo che dal manto superficiale terrestre vi distanzierà sensibilmente, sarà come tornare bambini, meravigliandovi per qualcosa che oltrepassa perfino la vostra più fervida immaginazione. Far ritorno a casa, però, sarà qualcosa di non difforme dall’arrivo di un lunedì dopo fine settimana trascorso in allegrezza. Ridurre Dubai alla sola contemporaneità è errore madornale, visto il fragile ma ben mantenuto equilibrio che alle sue architetture ella assicura.




 

 

Le tappe

Cercando con impegno, al mondo non riuscirete per nessuna ragione a trovare un edificio alto quanto il Burj Khalifa. Primato attualmente lontano dall’esser centrato da altri deriva infatti da un’altitudine che, nell’assumere proporzioni ad oggi decisamente complicate da eguagliare, equivale a poco meno di 830 metri. Nel simboleggiare una città rimembrante il passato ma saldamente ancorata ad un futuro che nella sua superficie riccamente banchetta, il Burj Khalifa è stato inaugurato nel mese di gennaio del 2010. Sventrando ulteriormente un aspetto quantitativo che nel suo caso riveste importanza evidente, a ciò che è stato appena detto è possibile aggiungere tanto altro, magari partendo da un numero di piani che, complessivamente, raggiunge quota 165 (di cui due ubicati in posizione sotterranea). In sede di presentazione di un progetto ambizioso sia intrinsecamente che estrinsecamente, i dati che agli auditori vennero comunicati apparvero se non altro differenti. In base a quello che venne affermato, infatti, i metri che tra loro in fila avrebbero dovuto separare il basamento dalla parte apicale sarebbero dovuti essere 818. A giustificare simile benevolo depistaggio fu la ferrea volontà di tener strettamente riservato un primato a sua volta abile nel manifestare la grandezza sia della costruzione sia di una città della quale esso ne è emblema principe. Promozione a pieni voti venne ottenuta fin dalle fasi iniziali della sua messa in opera, nel 2007. Prima contendente a cadere sotto colpi rovinosi della sua smania fu la Willis Tower di Chicago. Non più di un anno più tardi, toccò ad un altro dei mostri sacri dell’architettura visionaria mondiale: il Taipei 101. Lasso temporale stagnante caratterizzò l’esistenza del Burj Khalifa nel 2008, quando per via di una regressione economica di carattere mondiale l’idea iniziale rischiò di non esser consacrata da fattivo completamento. A facilitare una benevola inversione di rotta fu l’intervento provvidenziale dell’emiro Khalifa bin Zayed al Nahayan, il cui stanziamento in danaro fu ingente a tal punto da permettere risoluzione tanto celere quanto efficace. Tocco finale a ciascuno dei suoi componenti strutturali venne dato nell’ottobre del 2009. Ulteriori tre mesi bastarono a tramutare in veritiero fotogramma la sua apertura al pubblico, tuttora veementemente ancorata ai ricordi di chi d’essa non faticò a notarne sfarzo e conseguente ostentazione. Messi insieme, i passaggi necessari ad ultimare il grattacielo fecero dell’apporto di ben 1.200 operai fattore imprescindibile. Non pervenuti sono i dati inerenti coloro che, nel dar manovalanza, hanno purtroppo lasciato esistenza terrena. Cercare di rinchiudere la sua sfrontata magnificenza all’interno di un singolo frame è gesto che giustizia sufficiente non gli garantirebbe. A correre in vostro soccorso vi saranno tuttavia prospettive vicendevolmente diversificate, angoli del Burj Khalifa nei quali fugace permanenza basterà ad immortalarne i particolari che più rubano la vostra attenzione. Un tour completo richiede una durata che non supera mediamente l’ora. Se prenotate in anticipo, l’esborso che ne corrisponde sarà pari a 25 euro. I ritardatari, al contrario, incorreranno in spesa ben più cicciotta, ammontante a 85 euro. L’orario d’apertura è infine compreso tra le 8 e le 22. 



 

Pur provando a scavare profondo solco tra sé e le convenzionali metropoli mondiali, Dubai esibisce ai migliaia di turisti che ogni anno giungono e da ogni stanza del globo provengono analogie che da queste così nettamente non la differenziano. Dicitura che di una di queste è letterale significante è quella di Dubai Creek, un nastro specchiante che come una lama linda ed accuratamente affilata ne porziona la sua estensione interna. Per rintracciare i natali di un corso d’acqua che per un tratto di una decina di chilometri attraversa la città, dovere a titolo informativo che da esoneri non è protetto è quello di far scalo nella città di Al Ain, distante poco meno di 150 chilometri. In epoche nel passato ormai riponibili, i parametri termici per nulla estremi che ne contraddistinsero le acque favorirono la massiccia proliferazione di varietà ittiche che per lungo tempo furono universale fonte di sostentamento delle popolazioni locali. Nel Novecento, il Dubai Creek costituì tappa forzata per tutte quelle imbarcazioni spinte dal desiderio di trasportare merci sia verso il continente asiatico sia verso quello africano.


Col tempo, il traffico marittimo è aumentato a tal punto da richiedere adeguamenti volti al transito di mezzi se non altro più massicci. Tra i ponti deputati al collegamento di rive che da angolatura opposta si scambiano occhiate prive di distrazioni, quello di Al Maktoum è stato il primo in ordine scrupolosamente temporale. Nel 2007, venne data tramite ampliamento risposta esaustiva alle esigenze dei circa 9.500 guidatori che a cadenza giornaliera ne usufruiscono. In aggiunta ad una mera contemplazione, attività ulteriore in loco espletabile è rappresentata da un suggestivo giretto in abra, imbarcazione largamente usata in zona. Il momento migliore per intraprendere simile esperienza scocca quando il sole perde vigore ed altitudine, cedendo spazio ad un tramonto dove il romanticismo vive stagione mite. Tornando con i piedi per terra, spettacolo altrettanto avvincente lo avrete ponendo in essere una salutare passeggiata lungo la sponda a sinistra collocata, Deira. Dopo aver sostato senza troppa insistenza tra le prelibate mercanzie delle bancarelle nelle quali vien commerciato dell’ottimo pesce, destinazione che dinanzi a voi successivamente si mostrerà è il Deira Spice Souk, mercato sui cui lati altri negozi racchiudono fisicamente merci di ogni genere. L’offerta è variegata quanto una tela che di tanti colori valorizza le sfumature. Dal tè all’incenso, dalla shisha fino ad arrivare ai tappeti, qui cosa buona e giusta sarà per un momento mettere da parte la timidezza, contrattando prezzi la cui convenienza sarà direttamente proporzionale alla vostra abilità a riguardo. Nonostante le grosse catene di distribuzione stiano man mano compromettendo la florida vitalità originaria di codesto sito, nulla affatto danneggiata risulta tuttavia l’atmosfera tipica.  



 

Dicendo che, se amanti dello sci, avrete opportunità di dar velo di cera a tal passione, penserete che siamo dei pazzi? Il dubbio sorgerebbe in maniera del tutto spontanea, destinato tuttavia a dileguarsi quando giungerete allo Ski Dubai. Si è in presenza di una stazione indoor facente parte di uno dei maggiori centri commerciali del globo, riconoscibile col nome di Mall of the Emirates. Data la permanenza di un clima che ai rilievi ed all’inferenziale candido manto elargisce dosi in tutto e per tutto nulle di esistenza naturalmente decretata, allo Ski Dubai va quindi di diritto riconosciuto il merito di essere l’unica pista da sci al coperto degli Emirati Arabi Uniti. Il complesso, analizzato nella sua interezza, contorna superficie pari ad oltre 22.000 metri quadrati. Cinque sono le piste, di neve spolverate grazie all’ausilio di diversi ed appositi cannoni. Con una seggiovia risalirete con moto ascensionale dislivello di una sessantina di metri. Una volta pagato il ticket d’ingresso, compresa nel prezzo è la fornitura di tutta l’attrezzatura necessaria. L’impianto isolante che ne ricopre il perimetro manterrà inalterate temperature che, di notte, raderanno picchi di -6. 

 

Tornando per un secondo agli insegnamenti d’ordine grammaticale recepiti negli spensierati anni delle elementari, celebrando le indubbie doti di Dubai sarebbe impossibile far a meno di sfruttare ripetutamente il superlativo. Fattispecie supplementare nella quale la sua applicazione non sfigurerebbe per niente interessa il porto turistico chiamato Dubai Marina, il più grande del mondo. Dopo aver centrato titolo che da solo basterebbe ad inorgoglire un intero plotone, l’impresa che ha materializzato siffatta opera d’altolocata ingegneria ha poi deciso di calcare ancor di più la mano. La Emaar, infatti, ha con l’incedere degli anni deliberato l’innalzamento da terra, oltre che di strutture ricettive dotate di ogni agio, anche di lussuose residenze e di centri commerciali, tra i quali spiccano senza ombra di dubbio alcuna il Dubai Marina Mall ed i suoi quattro piani. Dopo aver fatto acquisti in uno o più dei suoi negozi, salendo potrete placare languorino e magari guardare una pellicola al cinema.  A causa dei 200 ristoranti, sarete costretti a rivedere il rudimentale concetto del “mangiare un boccone”. Quel che però tende più di altro ad attirare i viaggianti è la coppia di tratti pedonali. Al lungomare identificabile con l’epiteto di The Walk si contrappone una Promenade che, correndo lungo tragitto di 7 chilometri, attornia il ventre del porto turistico senza segno minimo di costrizione. Il soggiorno vacanziero non è solitario settore in loco vigente. Sono tanti, infatti, gli stranieri facoltosi che in questa zona trascorrono la propria vita. Facile sarà perciò rintracciare, in uno dei tanti supermercati qui sparsi, prodotti di provenienza europea. Tra una fermata e l’altra, nulla vi impedirà di tranquillizzare mente e corpo nella spiaggia. Alcuni dei suoi segmenti sono riservati alla permanenza degli ospiti che affollano gli alberghi circostanti. Non impossibile sarà però reperire alcuni tratti liberi. Unico inconveniente potrebbe provenire dal divieto assoluto di piantarvi ombrelloni, criticità percepibile soprattutto quando le temperature salgono.   





A Palm Jumeirah, l’Atlantis Hotel è punto nel quale penetrare e lasciarsi trasportare dalle sferzanti folate del vento. La struttura di cui ci accingiamo a parlare dimostra ancora una volta la multidimensionalità di un centro che, per rappresentazione efficiente, ripudierebbe piano lineare. Il posto è perfetto anche per chi, arrivando a Dubai con uno o più bambini al seguito, deve rivolgere sguardo oculato anche alle loro legittime ed indifese richieste. Termine di paragone dal quale venne tratto nel 2008 spunto è l’Atlantis Paradise House di Nassau, capitale delle ridenti Bahamas. Se è vero che pasti e pernottamento saranno perfettamente allineati al lusso che da un luogo come questo è normale attendersi, è altrettanto vero che parte rimanente del fascio illuminante andrebbe diretto verso il parco acquatico Aquaventure, verso il delfinario Dolphin Bay ed , in ultimo, verso il percorso verosimilmente soprannominato The Lost Chambers Aquarium. A proposito del primo, 17 ettari porgono vassoio ricco sia in termini di quantità che in termini di qualità. Divertenti attrazioni si alterneranno difatti ad angoletti dove lasciare che le inquietudini abbandonino lo spirito. Per quello che invece concerne il delfinario, non ci si limiterà ad un contatto ravvicinato con animali le cui gesta sono narrate in mille opere sia cinematografiche che letterarie. Su richiesta, infatti, fattibile sarà immergersi in acqua e nuotare in loro mai sgradita compagnia. Se dalla leggenda di Atlantide sin da bambini siete rimasti affascinati, al The Lost Chambers Aquarium dovrete ripercorrerne la sfortunata epopea. Riposo, per molti, non vuol dire rinunciare ad una benefica attività sportiva. Questa fetta di clientela verrà accontentata con campi da tennis (dove si potranno prendere anche lezioni private) ed un centro benessere dove contrastare le imperfezioni. 

 

Altra cattedrale dello sfarzo è il Burj al Arab, albergo che della sobria moderazione non conosce significato. Il fabbricato che ne è sede pianta le proprie solide radici sul piano superficiale di un’isola artificialmente plasmata, data alla luce in soli tre anni. Travi d’acciaio inossidabile ne preservano la stabilità contro le folate improvvise che dal mare circostante giungono. L’eliporto, parte integrante dell’intera struttura, si distingue per un diametro di 30 metri, trasformabile nel giro di poco tempo anche in un mini campo da golf. I lineamenti dell’immobile, se analizzati da distanza consona, ricordano quelli di una barca a vela spinta dall’inerzia dei moti ventosi. Una passerella, lunga poco meno di 300 metri, collega il Burj al Arab a Jumeirah Beach. L’opera ha richiesto una spesa che, a lavori ultimati, ha palpato una cifra spaventosa, 650 milioni di dollari. Oltre 200 sono le suites, ognuna delle quali caratterizzate da una superficie compresa tra i 170 ed i 780 metri quadrati. Per trascorrere una o più notti all’interno di una di esse, le tariffe vanno dai 1450 fino ai 9300 euro. Dato che l’ingresso viene assicurato dalla presenza di un ponte, non potrete visitarlo se non provvedete alla prenotazione di uno dei suoi servizi. Al piano numero 27, lo Skyview Bar è location nella quale gustare, magari scattando un selfie in compagnia dei propri amici, un buon tè o un prelibato cocktail.  

 

 

In una medaglia d’ottima fattura in oro puro, l’antico è a Dubai facciata che malvolentieri reggerà sottovalutazione. Nel non contrariare un lato della città frequentemente restio a sciorinare qualità che in tutta consapevolezza sa di avere, dal soffio delicato della brezza vi farete lasciare nei pressi della Moschea di Jumeirah. Conclusa alla fine degli anni Settanta, la moschea è ago equilibrante che veste a pennello le vesti di pacificatore. La sua sobrietà spezza senza scazzottare la fastosità adiacente. Il prospetto esterno evidenzia il bianco della pietra che con strato denso la avvolge. Due minareti e decorazioni fini quanto un disegnino a mano realizzato ruberanno l’occhiata. La capienza interna si ferma a 1.200 fedeli, con un unico salone sormontato da rotondeggianti archi dominati da colorazioni tendenti al verde ed all’arancio. Se non volete incorrere in spiacevoli inconvenienti, cosa buona e giusta sarà vestirvi in modo consono. 

 

Seppur idealmente frenati dalle non esagerate disponibilità economiche, una gita al souk dell’oro è periodo finale d’un manoscritto che sulla via del ritorno ripercorrerete in maniera famelica. Manufatti col più prezioso del metalli fabbricati, sopraffine pietre preziose e gioielli che su ogni veste starebbero a pennello sono solo alcuni degli esempi menzionabili. Vista la frequenza sistematica dei controlli dalle autorità effettuati, perfezionare un acquisto qui ridurrà ai minimi termini ogni truffa potenziale.

 

 

Consigli finali



Chiudere senza un’elencazione di utili accorgimenti sarebbe rendervi lettori di una guida incompleta. Proprio per questo, anticiperemo le omissioni dalla loro mancanza scaturenti provando a darvi informazioni che, una volta lì, speriamo vivamente che possiate trovare costruttive:

  • Accanto all’arabo, idioma ufficiale della nazione, altra lingua parlata con quasi universale fluidità è l’inglese, utilizzato anche in fase di elaborazione dei segnali stradali;
  • La moneta avente corso legale è il Dirham. Al cambio, 1 euro corrisponde a circa 4,16 Dirham;
  • Oppostamente a ciò che potreste arrivare a credere, Dubai è cara per i soli turisti disorganizzati. Guai a pensare di trovarsi dinanzi ad una capitale conveniente, ma le soluzioni a buon mercato sono comunque molteplici;
  • La rete di trasporti è moderna ed efficiente. Un biglietto per la metro ha un costo di circa 2,65 Dirham, poco più di 60 centesimi di euro;
  • Tra i manicaretti da assaggiare c’è l’harees, una sorta di zuppa fatta di grano bollito e carne, solitamente bovina. La sua consistenza vellutata le viene data da una cottura prolungata. Da tenere a mente sono anche i falafel, deliziose ed accattivanti polpettine a base di legumi. In base alle varianti selezionate, materia prima regina potranno essere le fave, i ceci o i fagioli;
  • Malgrado la metropolitana possa rappresentare alternativa valida, le fermate sono talvolta complicate da raggiungere. Proprio per questo, altra soluzione che ci sentiamo di consigliare è quella inerente il noleggio di un’auto;
  • Tante sono le agenzie turistiche che tra i propri pacchetti offrono tour nel deserto, distante un’oretta in automobile. Se siete abbastanza temerari, non fatevi scappare l’ebrezza di un’escursione a bordo di un quad. Nella stragrande maggioranza dei casi, le tariffe per questi tour sono comprese tra i 65 ed i 75 euro a persona;
  • Periodo migliore per giungere a Dubai è quello nel quale il caldo esagerato allenta la propria morsa, nei mesi tra gennaio e febbraio;
  • Occhio alle leggi islamiche. Depennate dalla lista sia atteggiamenti amorosi in pubblico sia un abbigliamento troppo appariscente. 

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