Costiera Amalfitana: patrimonio da proteggere

Attrarre a sé, come il più potente dei magneti, un numero impressionante di turisti da ogni angolo del globo non può che essere prerogativa più o meno esclusiva di una zona nella quale natura ed uomo, in sinergica collaborazione che da esempio dovrebbe essere altrove, hanno trovato modo e maniera per convivere rispettandosi l’un l’altro senza a vicenda pestarsi i piedi. Inserita con indubbie ragioni nell’elenco dei patrimoni UNESCO, la Costiera Amalfitana eredita lo pseudonimo che le è proprio dalla cittadina di Amalfi, a tutti gli effetti cardine intorno al quale tutte le altre località prosperano laboriosamente. Fin dal secondo dopoguerra, il buongusto di questo brandello campano è stato notato da coloro che dinanzi alla luce dei riflettori vivono vita natural durante.

Cosa vedere?

Prima tappa di questo tuffo perfettamente perpendicolare nella Costiera Amalfitana assume sia il nome che le sembianze di Positano, comune che tra i suoi confini geograficamente delimitati conta la presenza di poco più di 3.000 aventi cittadinanza locale. Reperti che testimoniano lo sviluppo dei primi insediamenti umani posso esser fatti risalire all’era paleolitica, quando la grotta soprannominata “La Porta” venne assiduamente frequentata da popolazioni dedite sia alla caccia che alla raccolta dei frutti spontaneamente venuti alla luce. Cento anni prima della nascita di Cristo, Positano venne abbellita come meglio non si potrebbe da lussuose e lussuriose ville romane. Molteplici erano le strutture che le componevano, separate l’una dall’altra tramite ausilio verdeggiante di giardini perfettamente attinenti alla loro impronta stilistica ed architettonica. Dapprima sotto l’egida angioina e poi con quella aragonese, l’intera estensione della costiera venne trapuntata da torri che, nell’immaginario neanche troppo ardito di allora, avrebbero dovuto avere il compito di proteggere la zona circostante dalle incursioni marittime dei nemici. Il Settecento rappresentò per Positano epoca di luccicante splendore. Le motivazioni di questo incremento culturale ed economico sono da ricercare sia nella posizione strategica sia nella spiccata e conseguente propensione al commercio di beni che potevano essere i più disparati. Successivamente all’epilogo del primo conflitto mondiale, a Positano iniziarono a dimorare personaggi del calibro di Vincendo Caprile e di Essad Bey, letterato azero dalle origini ebraiche. Da visitare senza se e senza è, prima di tutto, la chiesa di Santa Maria Assunta. La forma che attualmente presenta le è stata data a cavallo tra il 1777 ed il 1782, periodo che a sua volta precedette ulteriori interventi volti a migliorarne sia l’impatto estetico sia la tenuta strutturale. La parte che sovrasta la porta di ingresso è truccata a festa da un bassorilievo, quest’ultimo collocabile temporalmente al 1707. Quel che il dipinto raffigura è una leggendaria creatura marina con la coda da rettile. La torre di guardia positanese che per antichità svetta su tutte le altre è quella della Sponda, i cui lineamenti superficiali, rassomiglianti ad un cilindro, ne incentivano una veduta che trasmette fin dall’immediato sensazione di maestosità. Posizionata non troppo lontano dal centro cittadino, l’intera struttura appartiene odiernamente ad un proprietario privato. Questo, analogamente alla Torre Trasìta, ne ha seppur non significativamente modificato qua e là i connotati esteriori.

Per densità abitativa, Atrani appare ancor meno popolata di Positano, data la residenza accertata di soli 841 indomiti amanti del luogo. Nello sfoggiare le caratteristiche che ne rendono il fascino così irresistibile, essa fa in modo di ricevere protezione sia dal monte Civita, localizzato ad oriente, sia dal monte Aureo, localizzabile invece ad occidente. Nel corso dei decenni, molteplici sono state le pellicole cinematografiche che hanno fatto di tale centro abitato sfondo di scene che gli amanti della settima arte non esiteranno a rimembrare. Condizioni assai propizie per questo genere di attività sono infatti dettate da una serie di fattori altrove difficilmente scovabili. Piazzette intimamente raccolte condividono il proprio abbraccio con vicoli dove il tempo scandisce molto lentamente l’esistenza di tutti e con abitazioni le quali, quasi come fossero vicendevolmente attaccate, sono pezzi di un puzzle il cui completamento vorrebbe dire brusca interruzione del sogno. Protetta dal caotico traffico veicolare, la piccola piazza centralmente posta conduce in maniera diretta al litorale. Il passaggio che permette una percorrenza agevole venne messo a punto per dar riparo a tutte quelle imbarcazioni che dalle mareggiate avrebbero potuto subire danni ingenti. Elemento d’elogio proviene da una concezione locale del turismo tutt’altro che invadente e capace di coniugare tra loro accoglienza, sostenibilità e rispetto più rigoroso delle antiche tradizioni autoctone. Punta diamantata del percorso atranese è la chiesa di San Michele Arcangelo, innalzata da terra nel XII secolo. Averne accesso vorrebbe dire prima di tutto salire alcuni scalini, giungendo al cospetto di un campanile sotto al quale un’arteria pedonale permette il transito. Ricavata da un anfratto del Monte Civita, la chiesa di San Michele Arcangelo mostra una superficie interna ai cui lati la roccia si inclina leggermente. Utilizzata per seppellire i morti fino alla fine degli anni Venti del Novecento, essa si tramutò in punto di raccolta nel Seicento di tutte quelle salme infettate ed inquinate dalla peste.

Terzo posto disponibile deve essere necessariamente riservato a Furore, entrato analogamente all’interezza della Costiera Amalfitana a far parte della lista dei Patrimoni UNESCO. A dispetto della sua troppo frettolosa denominazione, il Fiordo di furore costituisce in tutto e per tutto una ria le cui acque sono capolinea di una valle che altrettanto velocemente percorre tragitto discensionale. Il borgo a trazione marinara che esso incastona venne vissuto in prima persona da un grande dell’arte cinematografica italiana, quel Roberto Rossellini che, nelle vesti di regista, diresse proprio qui l’opera risalente al 1948 “L’amore”. E’ proprio alla protagonista del lungometraggio in questione, l’indimenticata ed indimenticabile Anna Magnani, che la cittadinanza di Furore ha deciso di dedicare una struttura museale. Villa della Storia contiene una mostra permanente fotografica ad essa intitolata, ma anche un insieme non risibile di oggetti che le sono appartenuti.

Vietri sul Mare è per dimensioni la sorella maggiore delle tre belle ragazze finora elencate ed idolatrate. Posta frontalmente rispetto all’entrata nord del capoluogo provinciale Salerno, questa cittadina esordisce con dolci collinette per poi congedarsi, nel massimo del suo splendore, su una costa che parla da sola. Nel 1944, periodo nel quale brevemente Salerno divenne città capitale d’Italia, il sovrano sabaudo Vittorio Emanuele III soggiornò a Villa Guariglia, residenza la cui posizione permette visita celere. Allo stesso modo, a godere degli onori di una capatina deve essere la chiesa di San Giovanni Battista, edificio di matrice ecclesiastica che giace su tutto quel che permaneva di una cappella risalente al trentennio susseguente l’anno 1000. La sua posizione osserva l’est, mentre il campanile si erge sulla parete sinistra dello stabile. Il portale dal quale accedere ha su entrambi i lati delle colonne fabbricate in tufo nero di Fiano. Area naturalistica alla quale deve essere conferita attenzione è il Parco Croce, generato per volere ferreo di Silvia Croce, figlia del celebre filosofo e storico di origine abruzzese Benedetto Croce. Il territorio che esso occupa è esiguo dal punto di vista delle dimensioni, dato che si stiracchia su molto meno di un ettaro. Le essenze immediatamente notabili sono la ginestra, l’erica arborea, il mirto ed il leccio. La fauna acquisisce sostanza toccabile per mezzo dell’esistenza di faine, volpi, corvi imperiali e poiane. Forma d’arte che qui sopravvive alla pestifera modernità è quella inerente la lavorazione della ceramica, gelosamente tramandata di generazione in generazione. E’ per valorizzarla pienamente che è stato allestito in località Raito il Museo provinciale della ceramica, a sua volta articolato in tre diversi settori.

Due sono le correnti di pensiero che animano la discussione riguardante la fondazione di Ravello. La prima e più verosimile sostiene che qui giunsero per primi coloro i quali, in fuga dalla distruzione che le incursioni barbariche comportavano, erano alla ricerca di un posto sicuro. La seconda, più vicina ad una leggenda, afferma invece che Ravello fu rotta d’arrivo di flussi migratori che qui condussero diverse casate patrizie romane. Fin dal momento in cui ad Amalfi venne attribuito lo status di Repubblica Marinara, Ravello fu beneficiante di una crescita demografica esponenziale, con la lavorazione della lana ed il commercio che divennero settori economici preponderanti. Andando molto avanti nel tempo e sostando in epoca in cui l’Italia finalmente divenne stato unitario, cosa buona e giusta è menzionare l’attecchimento, nei monti che la separano da Scala, del fenomeno di brigantaggio. Luogo di culto che su tutti gli altri si segnala è la Basilica di Santa Maria Assunta e San Pantaleone. La gergale posa della prima pietra avvenne 86 anni dopo l’anno 1000. Il campanile, insieme alla sua coppia di piani, sono invece databili al XIII secolo. Nel Settecento, il porticato di fronte alla facciata fu oggetto di demolizione. Nel medesimo periodo, le pareti interne della basilica minore vennero ricercatamente decorate con stucchi baroccheggianti in seguito tuttavia cancellati. La parte di Ravello dove più che altrove è fattibile una fedele ricostruzione del percorso storico che ai giorni nostri l’ha traghettata è il suo centro storico, sede nella quale si incastra perfettamente Villa Rufolo. Originariamente di proprietà dei Ruffolo, la villa venne successivamente ceduta ad un nobile scozzese che curò personalmente una massiccia opera restaurativa. La pregevolezza di Villa Rufolo sta anche e soprattutto nel fatto che essa rappresenta caso emblematico di impronta architettonica arabo normanna, tratto stilistico peraltro facilmente rintracciabile nelle regioni italiane meridionali.

A condividere le frontiere idealmente tracciate con Maiori e Vietri sul Mare c’è Cetara, famosa non soltanto per la sua squisita e pregiata colatura di alici. A non dover affatto destare meraviglia è il principio di selezione del suo appellativo, derivante dal termine latino “Cetaria” che nell’italiano corrente significa appunto “tonnara”. Nel Cinquecento, i turchi sbarcarono sulle sue coste riducendo in schiavitù quella parte di popolazione che non era riuscita a fuggire a Napoli. A proposito, invece, di tradizione, opportuno sarebbe parlare di tutti quei marinai cetaresi che, anno dopo anno, salpano da qui raggiungendo quelle acque algerine e marocchine nelle quali pescare acciughe che per l’economia locale sono combustibile vitale. Nel bel mezzo della stagione estiva, la festa in onore del santo patrono (San Pietro) si tramuta in occasione nella quale alzare lo sguardo e guardare con ammirazione e meraviglia fuochi d’artificio che del mare si servono per dar riflesso virtuoso di sé.

Da questa schiera, sarebbe stata colpa soggetta a pena prolungata omettere Amalfi, colei che tra tutte è la più presa di mira da turisti che da ogni angolo del mondo giungono. Riguardo al suo nome, anche in tale fattispecie collidono due teorie antagoniste. La prima lo fa derivare da Menfi, centro lucano dal quale arrivarono coloro che l’hanno fondata. La seconda, invece, collega Amalfi alla gens Amarfia. Dopo aver raggiunto il proprio apogeo nell’XI secolo, Amalfi decadde lentamente ma senza alcuna pietà concessa. Goccia che fece traboccare il vaso fu un terremoto sottomarino che nel Trecento rase al suolo pezzo ipercalorico del suo centro abitato. Annualmente, tradizione vuole che una ciurma di remiganti partecipi alla Regata delle Antiche Repubbliche Marinare, rassegna che dal 1955 respira e gode di ottima salute. Congegnato a suffragio di Sant’Andrea Apostolo, il Duomo dà forse carne ed ossa alla rappresentazione simbolica amalfitana. Nel 1861, impetuose folate ventose fecero cadere giù un grosso segmento della facciata, rendendo imprescindibili lavori di rivalorizzazione capeggiati dall’architetto ed urbanista Errico Alvino. Nelle immediate vicinanze dell’altare principe c’è un dipinto interpretante la Crocifissione di Sant’Andrea. Protetta tra le mura della sagrestia c’è la statua del santo, risalente al Settecento e portata tutti gli anni in processione. La cripta, fabbricata sul sepolcro di Sant’Andrea, è stata vivacizzata grazie all’ausilio arlecchinesco di ulteriori dipinti. Supplementare elemento indicizzante la cristianità amalfitana è il Museo diocesano, aperto ai visitatori nell’ormai lontano 1995. L’obiettivo che la sua apertura intese perseguire è rappresentato dalla conoscenza non mediata di ritrovamenti che provengono sia dalla cattedrale di Sant’Andrea apostolo sia da siti ulteriori sparsi qua e là lungo la diocesi di riferimento. Sono quattro le sezioni nelle quali si articola l’esposizione globale. Una di queste, totalmente dedicata ai dipinti murali, farà affiorare acquolina al palato con la Crocifissione di Roberto d’Oderisio e la Madonna con in braccio Gesù Bambino che dal lato destro irradia fragranza inebriante.

Per un ritocco che possa senza possibilità di scampo vivacizzare un disegno bello già di suo, Maiori e Minori sono matite la cui punta dona disumana abilità. Scrupolosa attinenza col racconto leggendario redatto da Plinio vuole che Maiori possa vantarsi di diritta discendenza da Maia, dea romana della fecondità e della veglia primaverile della natura. Di Maiori, esame attento porterebbe a reperire senza fiatone lo stabile che dà sembianze percepibili coi sensi alla sua spiritualità: la collegiata di Santa Maria a Mare. Nello stesso modo in cui una regina contempla il suo regno dal centro del suo scranno, l’edificio riceve linfa da un’eminente altura che svetta sul resto della cittadina. Sollevata dal ruvido pavimento sottostante nel primo decennio del Cinquecento, sono tre ne navate che al suo interno vanno contate. Nella cripta, pace trovano le spoglie appartenenti a San Clemente. In era medievale, Minori venne suddivisa in tre micro aree. La prima guardava al mare, la seconda alla nobile ed onorevole lavorazione della terra e la terza al movimento perpetuo dell’urbanizzato. Quello che accomuna Maiori al resto dei comuni che la affiancano corpo a corpo si sintetizza nell’intermittente attività distruttrice del Vesuvio. Per tale ragione, gli edifici che della storia sono rimasti possono essere contati forse sulle dita di due mani. Sia fedeli che non diverranno, nella basilica di Santa Trofimena, ospiti colmi di sana curiosità. Le reliquie della martire vissuta nel VII secolo sono solo uno degli spunti fatti di reale significante. Decorazioni sinuose, vigore delle mura perimetrali e prosperità illuminativa sono dati di fatto aggiuntivi che solo una visita in carne ed ossa potrà finalmente dimostrare. La facciata imperante fissa il mare, con il lato situato inferiormente al quale sono state assegnate le statue dei santi Luca, Marco, Matteo e Giovanni. Saziarsi della venustà della Villa Romana di Minori è come completare un pasto dove carestia semplicemente non c’è. Prime pillole informative concernenti la sua esistenza sono assumibili sotto forma di documenti redatti nella seconda metà dell’Ottocento. Negli anni Trenta, un cedimento strutturale interessante alcune abitazioni vicine ha casualmente incentivato la scoperta di una stanza alla villa appartenente. Due decenni più tardi, altri frammenti vennero in seconda battura privati della coltre polverosa che ormai da lungo tempo li celava. Dall’alto della terrazza, l’antiquarium esibisce reperti buoni a comprovare non solo la presenza di altre residenze romane attorno, ma anche l’importanza che Minori ricopriva in epoca imperiale.

Spiagge, alberghi e ristoranti

Nell’ingrato compito di stabilire quali delle spiagge della costiera amalfitana vale la pena frequentare, l’elenco può essere in questo modo ripartito:

  • spiaggia di Erchie. Frazione che al comune di Maiori deve dar conto, Erchie dispone di una spiaggia sul cui mare specchiarsi godendo di riflesso che di mille sfumature di blu si adorna. Non troppo faticosamente raggiungibile in auto o autobus, questo piccolo angolo di cielo è accanitamente frequentato sia per l’opportunità di organizzare escursioni sia per tutti i confort di cui disporre;

  • spiaggia della Marina a Cetara. Da una tela espressionista sembra uscire il contesto che cinge questa spiaggia. Il multicolore delle casupole ai pescatori appartenenti spezzano, senza mai tuttavia mancare di reverenza, un mare che anche qui canta con voce intonatissima. Un tempo luogo di ritrovo di chi della pesca faceva attività sostentativa, oggi la spiaggia viene presa d’assalto da chi ne apprezza la sabbia mista a ciottoli;
  • fiordo di Furore. La lunghezza della spiaggetta è di appena 25 metri, ma la bellezza non ammette dimensioni misurabili. Simile fattore non scoraggia astanti che la visitano e ne restano per sempre innamorati;

  • spiaggia di Marina Grande (Positano). Due stabilimenti ed un’area libera andranno incontro anche alle tasche di coloro che non dispongono di grosse cifre. Una vastità che dei suoi 300 metri fa riscontro numerico ha nel corso dei decenni favorito il sorgere non soltanto di lidi muniti di tutti i servizi essenziali, ma anche di ristoranti e locali fruiti anche da personaggi famosi, sia italiani che di portata internazionale;

  • spiaggia del Duoglio. Venendo da Vietri sul Mare, la spiaggia del Duoglio dista la miseria di un chilometro da Amalfi. Per farsi accogliere da essa, bisognerà affrontare la minima fatica scaturente dal percorrenza di oltre 400 scalini che dalla strada statale sovrastante ad essa portano. L’esercizio di relativa resistenza verrà però premiato diventando fruitori di un’acqua che presenzia nel gruppo di quelle più pulite dell’intera Costiera Amalfitana.

Paragrafo chiudente va dedicato alle strutture ricettive della zona ed ai prezzi da esse esercitati. Prendendo ad esempio una stanza d’albergo a Positano, prenotata agli inizi di agosto, il soggiorno in un hotel a tre stelle parte dai 160 euro per arrivare ai 250. Discorso differente va fatto se si prende in considerazione una stanza in hotel a quattro stelle, con tariffe che per una camera singola toccano i 280 euro. Se si sceglie di alloggiare a Furore e ci si accontenta di un buon B&B, il costo si abbassa sensibilmente, con spesa a persona che si attesterà intorno ai 75 euro. A proposito dei cibo, infine, diversi locali a buon prezzo sono scovabili tra Sorrento, Positano ed Amalfi. Per una serata in pizzeria, la forbice oscilla tra gli 8 ed i 20 euro a persona. Per una cena a base di pesce, invece, 30 euro basterebbero.

Per risparmiare sui prezzi degli alloggi vi consiglio di cercare una sistemazione in appartamento/casa (air bnb ad esempio offre tante sistemazioni) magari nei dintorni in modo da godere a pieno di tutta costiera Amalfitana.

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