Cosa vedere ad Ho Chi Minh: storia, fede e costumi

Per popolazione, Ho Chi Minh si piazza in prima posizione tra le città vietnamite più densamente popolate. Capitale del Vietnam meridionale a cavallo tra il 1955 ed il 1975, essa viene universalmente riconosciuta anche col nome di Saigon. Le caratteristiche inizialmente da essa mostrate erano quelle caratterizzanti un umile villaggio, allora chiamato Prey Nokor, abitato da chi faceva della pesca l’unica fonte di sostentamento. Una volta approdati qui, quali sono le mete da toccare? Vediamolo!



I tunnel di Cu Chi

Rispetto a vacanze che in passato abbiamo con immenso piacere provveduto a condividere con voi, in occasione del tour corrente inizieremo descrivendo un sito geograficamente tutt’alto che centrale, dislocato poco fuori la città Ho Chi Minh. Un’intricata trama di gallerie ubicate sotto il livello del terreno, i tunnel di Cu Chi, testimonia meglio di qualsiasi volume un passato recente che qui, nel rimembrare, permane. I cunicoli in questione vennero utilizzati sia negli anni Quaranta, periodo nel quale i Viet Minh si contrapposero alle truppe francesi, sia un ventennio più tardi, lasso temporale in corrispondenza del quale i guerriglieri Viet Cong furono parte d’una sanguinosa contesa contro le truppe sia meridionali che statunitensi. L’importanza delle gallerie è indubbia.

Essa, soprattutto negli anni Sessanta, servì a mettere in pratica quel conflitto logorante dal quale gli americani uscirono loro malgrado sconfitti. Nel suo perimetro, inoltre, venne architettata in ogni sua fase la famigerata offensiva del Tet. Malgrado la presenza, nelle immediate vicinanze, di una base militare statunitense, i tunnel di Cu Chi non vennero mai completamente privati di chi, internamente, si rendeva artefice di imprese sabotatrici. Sensibili danneggiamenti le vennero inferti da alcune bombe sganciate nel 1968 da alcuni velivoli statunitensi. Negli ambienti in loro allestiti non veniva posta in essere un’opera di solo coordinamento, ma venivano addirittura curati tutti coloro i quali, durante le battaglie, riportavano ferite più o meno gravi. Nel momento in cui l’esercito statunitense ne comprese pienamente la primarietà, ai bombardamenti giungenti dal cielo si aggiunse anche l’allestimento di un’unità speciale, nota con l’appellativo di Tunnel Rats, volta dapprima ad infiltrarsi e poi a radere definitivamente al suolo, tramite l’innesco di ordigni, questa rete sotterranea.




 

Il Museo delle vestigia di guerra

A questo punto, cosa buona e giusta è addentrarci in una città che, come vedrete voi stessi, tanto ha da offrire ad un viaggatore curioso. Quel che nel paragrafo corrente tratteremo è il Museo delle vestigia di guerra, un polo museale la cui apertura al pubblico avvenne a metà degli anni Settanta. I resti contenuti tra le proprie pareti provengono sia dal conflitto indocinese sia dalla susseguente Guerra del Vietnam. Sparsi lungo tutto il territorio vietnamita vi sono tante strutture come questa, atte a commemorare tutti i crimini commessi qui sia dall’esercito transalpino sia da quello americano. Le sale, penetrando internamente, sono molteplici.

La quasi totalità di queste, tuttavia, racchiude quel che rimane di veicoli terrestri, velivoli, armamenti in generale ed ordigni. Nel voler citare qualche esempio in particolare, è bene far menzione del caccia NorthropF-5, del bombardiere A-1 Skyraider e del carro armato M48 Patton. Nel vasti cortili adiacenti, inoltre, stazionano bombe tuttora inesplose, dalle quali sono state però rimosse le micce. In uno specifico padiglione è stata allestita una riproduzione fedele delle cosiddette “gabbie della tigre”, utilizzate dagli statunitensi per torturare i malcapitati prigionieri. In un’altra sala, una serie di scatti fotografici documentano gli effetti sui civili dell’Agente Arancio, delle bombe al napalm e di quelle al fosforo. Camminando, dinanzi a voi troverete, tra l’altro, l’esemplare di una ghigliottina con cui i francesi decapitavano gli oppositori vietnamiti. Annualmente, il Museo delle vestigia di guerra ospita qualcosa come 500.000 visitatori. La stragrande maggioranza di questi proviene dal continente europeo e da quello americano.




 

La Pagoda dell’Imperatore di Giada

Quando lo sfondo incanta, l’itinerario sembra correre alla velocità di un’auto sportiva. La terza tappa incombe, con la sua natura che tange la dimensione spirituale. La Pagoda dell’Imperatore di Giada deve la propria evidente notorietà alla permanenza di opere scultoree lignee. Giungendo qui, non potrete fare a meno di notare un enorme e costante afflusso nel quale ai alternano turisti di passaggio e monaci che qui trascorrono la propria meditativa esistenza. Varcata la soglia d’ingresso, la raffigurazione a grandezza naturale dell’Imperatore di Giada, figura sentitamente venerata nel culto taoista, rappresenterà un qualcosa che non potrete far a meno di scrutare. La medesima perizia caratterizzante la realizzazione dell’opera è stata profusa anche nella posa in opera del soffitto.

Come facile sarebbe immaginare, la Pagoda dell’Imperatore di Giada si compone d’un numero tutt’altro che esiguo di ambienti, visionabili nella successione che riterrete più giusta. Sarebbe un vero peccato escludere dal vostro transito qui la deliziosa terrazza, un frangente della costruzione dal quale avrete modo di godere di una veduta davvero suggestiva. Uno tra i segmenti più caratteristici è senza ombra di dubbio alcuna la Sala dei Dieci Inferi. Le statue di legno che sulla sua pavimentazione poggiano rappresentano fantasiosamente i supplizi spettanti a tutti coloro che all’Inferno devono scontare le proprie pene. Quel che vi consigliamo di fare, se la vostra intenzione è quella di ridurre ai minimi termini file interminabili, è di approdare in loco nelle ore mattutine, quando l’affollamento è minore.


 

Il Palazzo della Riunificazione

Originariamente notorio con indosso l’appellativo di Palazzo dell’Indipendenza, il Palazzo della Riunificazione, insieme alla sua maestosa facciata, costituisce uno scorcio di Ho Chi Minh che nel mostrarsi sembra instancabilmente raccontare quel che è stato. Il lembo di terreno sul quale si adagia è il medesimo in corrispondenza del quale stazionava il Palazzo Norodom, quest’ultimo ospitante il Governatore della Cocincina. L’impronta stilistica del Palazzo Norodom era quella tipicamente neobarocca. I suoi lineamenti, sia interni che esterni, secondo i progettisti avrebbero dovuto avere la funzione di impressionare i visori, andando quindi a simboleggiare materialmente la floridezza della potenza francese. Negli anni Ottanta dell’Ottocento, scorcio temporale in cui la città capitale dell’Indocina francese venne traslata ad Hanoi, la costruzione venne privata della sua primordiale influenza.




Nella prima metà degli anni Cinquanta, quando cioè le truppe transalpine abbandonarono queste terre, Palazzo Norodom divenne il quartier generale della massima carica del Vietnam del Sud. Nel 1962, esso venne sbriciolato da un impetuoso bombardamento, per poi essere quindi sostituito dall’attuale Palazzo dell’Indipendenza. La scorza esteriore del palazzo odierno, a dirla tutta, denota la più completa mancanza di inutili orpelli. Nel 1975, un carro armato facente parte dell’arsenale del Vietnam settentrionale andò a collidere con uno degli ingressi principi del palazzo. L’avvenimento, carico d’un forte significato soprattutto simbolico, decretò una volta per tutte la fine della guerra contro gli americani. Nell’elevarsi verso l’altro, la struttura sorge dal sovrapporsi reciproco di cinque piani. In corrispondenza del seminterrato, quel che fino ad oggi sopravvive va sintetizzato nella giacenza di sale nelle quali le operazioni militari sud vietnamite ed americane venivano giornalmente coordinate. Rimangono tuttora intatte anche la cartine geografiche ancora attaccate sui muri. Nel quarto piano, in passato vi erano sia un casinò sia un insieme di ambienti nei quali venivano accolti ed intrattenuti gli ospiti. Tutto questo, quindi, lascia intuire la discontinuità che vicendevolmente lega la facciata esteriore con gli ambienti posti interiormente. Se è vero che, come detto in precedenza, fuori tutto sembra fatto per apparire sobrio, è altrettanto vero che dentro l’ostentazione regna. Un altro esempio, che va ad unirsi a quelli appena citati, è rintracciabile nella Sala delle udienze. Nell’ingresso, su entrambi i lati, sono state messe in piedi altrettante zanne di elefante. La sala presidenziale comprova ulteriormente una simile ricchezza. Qui, i tendaggi sono in raso ed i vasi cinesi conferiscono un tocco addizionale di ricercatezza.


 

Il Teatro dell’Opera

Analogamente al Palazzo della Riunificazione, anche il Teatro dell’Opera di Ho Chi Ming sfoggia esternamente un lindo candore. Per apprezzarne la beltà, non serve nutrire una viscerale passione per lo spettacolo. Lo stabile, il cui stile coloniale è perfettamente riconoscibile da una serie non risibile di particolari, si arricchisce di elementi a carattere ornamentale che, durante la dominazione francese nella zona, furono fatti arrivare direttamente dalla radiosa Parigi. Medesimo discorso potrebbe esser fatto anche per l’arredamento, progettato in toto da artisti transalpini.

Quando il primo conflitto mondiale volse al termine, numerose furono le voci di dissenso, ognuna delle quali desiderosa di privare il teatro di tutti quei motivi decorativi reputati “eccessivamente francesi”. Tra la fine degli anni Novanta e gli inizi del decennio successivo, in occasione delle celebrazioni per il trecentesimo anniversario dalla venuta alla luce della città, al Teatro dell’Opera vennero restituite le proprie fattezze originarie. Penetrando, il bianco delle sculture vi ammalierà, esattamente come faranno sia i deliziosi lucernari sia una pavimentazione raffinatissima. Annualmente, tante sono le rassegne che qui si tengono. Quelle certamente più fascinose prevedono esibizioni in cui a dar sfoggio della propria maestria sono danzatori inscenanti coreografie tradizionali.




 

La Pagoda Giac Lam

Eretta da terra nel 1744, la Pagoda Giac Lam è agevolmente immettibile nella lista dei siti cittadini più antichi. La superficie sulla quale si estende è piuttosto ampia. Tutt’intorno, il centro abitato si è a sua volta espanso a macchia d’olio. Dopo aver superato il cancello principe, quello che per intenderci vi permetterà di entrare, ciò che si prospetterà sarà un verdeggiante giardino. A dominarlo con autorità è un’enorme scultura ritraente Padmapani, una figura riconosciuta in Tibet col termine Chenrezig. Nella prima metà degli anni Novanta, la Congregazione buddista vietnamita ha deciso di organizzare una cerimonia suffragante l’inaugurazione di uno stupa, all’epoca congegnato al fine di conservare interiormente alcune delle reliquie del Buddha. Le fattezze ascendenti dello stupa s’arrestano in corrispondenza del settimo piano, con ciascuno dei moduli sottostanti che, per conformazione, somiglia ad un esagono. Il punto più alto giace ad un’altezza pari a 32 metri.  Focalizzando a tal punto l’attenzione sulla pagoda, è bene iniziare affermando che la sua larghezza è invece ammontante a ben 22 metri.  La sua divisione dà modo di ricavare tre ambienti. Il numero globale di pilastri rintracciabili permette di ottenere un totale di poco inferiore alle 100 unità. Un’ottantina sono invece le frasi che sulla loro superficie sono state riportate. Gli altari presenti nella stanza dedicata ai cerimoniali sono stati realizzati utilizzando un legno tanto pregiato quanto resistente nel tempo. L’altare che per importanza impera viene sormontato da una scultura raffigurante Amitabha Buddha. Gli elementi scultorei sparsi nel perimetro racchiudente la Pagoda Giac Lam sono 112. La materia prima utilizzata nel momento della loro realizzazione fu il legno. Sulla loro superficie esterna, tuttavia, sono stati impresse delle decorazioni in oro. A queste 112 statue, bisogna aggiungerne altre 7, queste ultime realizzate però in bronzo.  Quella che per antichità spicca ritrae Gautama Buddha.


La Basilica di Notre Dame

Malgrado quella cristiana non sia la religione maggiormente praticata ad Ho Chi Minh, la Basilica di Notre Dame figura tra le fermate da attraversare senza esitazione alcuna. La sua costruzione avvenne a cavallo tra il 1863 ed il 1880. Sia sul lato destro che su quello sinistro, salgono al cielo campanili la cui cima staziona a 58 metri di altezza. Durante l’arco della settimana, le messe vengono solitamente celebrate utilizzando l’idioma vietnamita. La domenica, data la costante partecipazione da parte delle comunità straniere viventi in città, costituisce un’eccezione, con la messa che viene perciò recitata in lingua inglese. Contrariamente ad un cento cittadino nel quale il traffico sembra non attenuarsi mai, le pareti interne della basilica sembrano contornare un’atmosfera tanto avvolgente quanto fatta d’una serenità rinfrancante. Dei lussureggianti giardini la circumnavigano. In uno di questi, c’è una statua della Vergine Maria arrivata, alla fine degli anni Cinquanta, direttamente dalla nostra Roma. Stando a quel che nel 2005 alcuni testimoni assicurarono, pare che allora dal viso della scultura scesero delle lacrime. Subito dopo aver varcato l’ingresso, alzando lo sguardo non eviterete di notare pareti finemente ornate con motivi rappresentanti episodi facenti parte della Bibbia. In generale, le mura perimetrali interne della Basilica di Notre Dame risultano contraddistinte da una certa linearità.




La Bitexco Financial Tower

68 piani, ai quali vanno ad aggiungersi gli ulteriori tre posti sotto il livello del terreno, sono il più impattante biglietto da visita di un grattacielo, catalogabile con la dicitura di Bitexco Financial Tower, che fino al 2011 si piazzava in prima posizione tra gli stabili vietnamiti più elevati. Costato qualcosa come 220 milioni di dollari, esso si distingue per un’altezza di poco superiore di 264 metri. La progettazione dello stesso venne all’epoca affidata all’architetto, venezuelano di origine ma statunitense di adozione, Carlos Zapata. I tratti somatici, se visionati con attenzione, somigliano significativamente al loto, un fiore dal quale in fase di redazione del progetto venne proprio tratta l’ispirazione. L’inaugurazione, festeggiata con una celebrazione sfarzosa, avvenne nel mese di settembre del 2005.

Nei piani compresi fra il settimo ed il sessantacinquesimo, la superficie dedicata agli uffici ammonta a 38 chilometri quadrati. Salendo ancor più in alto, cinque piani vanno invece a rispondere alle esigenze di tutti coloro i quali alle compere non rinunciano nemmeno in vacanza. Potrete mangiare in boccone in un’area apposita, così come avrete modo di visionare una pellicola all’interno della moderna sala cinematografica. In corrispondenza del cinquantaduesimo piano, si trova infine un eliporto, il quale si discosta dalla struttura regina per una superficie pari a 22 metri. Gli ascensori che servono il grattacielo sono davvero all’avanguardia, essendo capaci di percorrere più o meno 7 metri ogni secondo. Nel quarantanovesimo piano è situato il ponte di osservazione, un punto dal quale beneficerete di una vista mozzafiato.

300*250
 

Il mercato Ben Tanh

Tuffandovi a capofitto nei meandri della cultura locale, un capitolo a parte va doverosamente riservato al mercato Ben Thanh. Qui, tra il Seicento ed il Settecento, si insediarono originariamente commercianti le cui merci venivano esposte non troppo lontano dal corso del fiume Saigon. In loco, dovrete approdare assolutamente nel caso in cui, prima di tornare a casa, non abbiate ancora provveduto ad acquistare un originale souvenir.

Oggettini frutto d’un sapiente artigianato e pietanze tradizionali da gustare incedendo sono solo alcuni degli articoli trovabili. L’immobile originario, quello che per primo conferì ospitalità al mercato, venne negli anni Settanta dell’Ottocento bruciato dalle ardenti fiamme di un incendio. La struttura ai giorni nostri fruibile venne aperta al pubblico nel 1912. Le donne troveranno pane per i propri denti non soltanto dinanzi a tessuti d’ogni colore e fantasia, ma anche optando per un abito tradizionale, l’ào dài, che qui indossano sopra ai pantaloni.

 

Una manciata di info

Prima di chiudere, la solita carrellata di consigli:

  • Il periodo migliore per giungere a Ho Chi Minh è quello compreso tra il mese di gennaio e quello di marzo:
  • La cucina vietnamita, data la sua ricchezza, è ormai conosciuta ed apprezzata in ogni angolo del globo. Le pietanze sono tante ed in egual misura tutte gustose. Tra i manicaretti che caldamente ci sentiamo di consigliarvi vi sono gli involtini estate. Questi, esternamente fatti di carta di riso, contengono internamente ingredienti come la carne di maiale, i gamberetti ed i vermicelli di riso. Per la seconda pietanza, passeremo direttamente al dolce. Il kaya viene preparato unendo tra loro materie prime che vanno dallo zucchero alle uova fino ad arrivare al latte di cocco. Avendo una consistenza molto simile a quella che caratterizza una crema, il kaya viene solitamente spalmato su una fetta spessa di pane tostato;

  • Dirigendovi verso meridione, vi imbatterete nella regione del delta del Mekong. Il centro che per estensione domina questo frangente del territorio vietnamita è quello di Can Tho. Non troppo lontano da qui vi verrà data la possibilità di assistere in prima persona al “mercato galleggiante”, nel quale le merci più disparate vengono acquistate a bordo di piccole barche. Facilmente reperibili saranno, in aggiunta, alcuni dei prodotti vietnamiti più conosciuti, dall’anice stellato fino ad arrivare a erbe ad azione curativa. Le donne con le quali contrattare se vorrete comprare gli articoli da esse commercializzati indossano nella maggior parte dei casi i noon la, caratteristici copricapi dalla forma conica. Contando su tempistiche più dilatate, potrete anche recarvi nella città di Cao Lahn. La ricchezza faunistica qui vigente si adatta alla perfezione a chi, nei confronti del birdwatching, nutre una passione smisurata. Volgendo a settentrione, ciò che vi attenderebbe è il Parco Nazionale di Tram Chim. L’airone rosso e l’ibis dalla testa nera sono tra gli uccelli più facilmente ammirabili in loco. A proposito delle piante, invece, nel parco vegetano alcune varietà in via di estinzione, come la Eleocharis dulcis;

  • Ad Ho Chi Minh, per un albergo a tre stelle, la spesa massima si aggira intorno ai 35 euro a notte. Per un albergo a quattro stelle, invece, le tariffe sono invece comprese tra i 40 ed i 55 euro a notte;
  • Oltre 30 milioni di persone transitano annualmente nell’Aeroporto internazionale Tan Son Nhat. Tra le compagnie aeree vagliabili per questa tratta ci sono British Airways e Bamboo Airways;
  • La valuta vietnamita è il dong. Al cambio, un euro corrisponde a circa 27.000 dong.

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