Chefchaouen, la città vestita di blu

Il blu, esattamente, cosa simboleggia? Ad esso viene riconosciuto il potere di infondere quella rilassatezza che, da una vacanza, forse esigiamo tutti. Esiste, nel mondo, una città nella quale il blu dimora libero dall’azione molesta di sfumature intaccanti? Si, è Chefchaouen, in Marocco. Centro abitato che tra le proprie frontiere conta qualcosa come 35.000 anime, Chefchaouen dista 340 chilometri da Casablanca e 250 dalla Capitale marocchina Rabat. Per rintracciare con esattezza la sua fondazione dovremo arrestare la nostra ricerca dinanzi all’anno 1471, quando a giungere qui fu una folta schiera di esuli provenienti dalla regione spagnola dell’Andalusia. Spinto dalla volontà di accontentare la sua consorte spagnola, un benestante arabo di nome Mulay Ali Ben Rachid fece tutto quel che era in suo potere per rendere il nascente villaggio in tutto e per tutto simile a quello dalla quale la sua metà proveniva, Vejer de la Frontera.




Questo, seppur in parte, spiega la conformazione odierna di una cittadina le cui stradine, intersecandosi vicendevolmente, somigliano a quelle attraversanti un normale paesino andaluso. Chefchaouen s’appoggia su una dolce vallata, attorniata quindi da una natura che esaltandone le peculiarità non ne invade minimamente la sua genuina autenticità. Il frangente più antico si è negli anni sviluppato inerpicandosi su un’altura non troppo pronunciata. In corrispondenza del punto apicale sono situate le fonti di Ras al-Ma. L’epicentro d’un simile agglomerato urbano è invece rappresentato da una piazzetta, Uta al-Hamman, dalla quale una serie di minuscole arterie si divincolano ramificandosi irregolarmente. Il quadrante sviluppatosi più recentemente, invece, coincide con quello spicchio localizzabile discendendo. Inizialmente, la sacralità che interamente rivestiva Chefchaouen non dava modo agli accorrenti approdati dall’esterno di visitarne gli anfratti. Una significativa inversione di tendenza si ebbe nel periodo in cui a regnare su queste terre furono gli spagnoli. Il Marocco settentrionale, infatti, fu per lungo tempo posto sotto l’egida d’una Spagna il cui drappello sventolò in loco fino alla seconda metà degli anni Cinquanta. Analogamente ad altri centri sorti nel circondario, anche a Chefchaouen gran parte dei residenti parla piuttosto fluentemente l’idioma degli ex invasori.







Le ragioni del blu

Del blu che qui si spande come un’ineliminabile macchia d’olio, esiste una ragione? A tal proposito, le correnti di pensiero sono molteplici e spesso discordanti. Una parte di chi ha nel tempo analizzato questo aspetto è giunto alla conclusione che, con ogni probabilità, tale scelta cromatica possa essere spiegata dal considerevole flusso di ebrei praticanti sbarcati in città durante l’Inquisizione Spagnola del Quattrocento. Altrettanto convintamente c’è poi chi accosta il blu ad una singolare e chissà quanto efficace protezione nei confronti delle tanto fastidiose zanzare. Altri ancora, infine, sembrano interpretare codesta peculiarità richiamando verosimilmente un mare che sulla costa si dipinge d’un blu che ammalia.

Cosa vedere

Essendo un centro dalla superficie limitata, tutto il fascino di Chefchaouen risiede in caratteristiche estrinseche altrove rinvenibili con difficoltà. I punti salienti sono cinque in tutto. Li elencheremo in questo modo:



  • Piazza Uta el-Hamman. Questa piazza, pavimentata con ricercata eleganza, è come detto prima il fulcro di una Chefchaouen che si mostra al mondo spinta dalla volontà di stupire. Su entrambi i lati della piazza, quello destro e quello sinistro, sono gradualmente sorti sia deliziosi ristorantini sia bar tra le cui mura poter lentamente sorseggiare una buona tazze di thè;

  • La Kasbah. Questa struttura fortificata, contornata da una cinta muraria, venne eretta da terra nel Quattrocento sotto il volente impulso del suo fondatore principe, Mulay Ali Ben Rachid. L’impronta stilistica dello stabile scaturisce dall’equilibrata fusione tra l’architettura magrebina e quella andalusa. Sono in tutto 11 le torrette che completano l’agglomerato. In ciascuna di queste avrete modo di entrare, raggiungendo il loro punto più alto. Qui, inoltre, risiede il Museo Etnografico, interiormente suddiviso in tre sale espositive. All’interno della prima vengono mostrati scatti fotografici ritraenti il tradizionale abito nuziale locale, caratterizzato dalla presenza di diversi particolari andalusi. Nella seconda, invece, vi sarà data l’opportunità di contemplare alcuni degli arnesi in passato utilizzati nella lavorazione dei tessuti. Nella terza ed ultima, infine, quel che troverete è riassumibile in un’esposizione mostrante armamenti come pistole e pugnali;

  • La Grande Moschea. Anch’essa data alla luce nel XV secolo, essa si distingue per la permanenza di un minareto il cui basamento ricorda un ottagono. L’ambiente dedicato alla preghiera è stato posto centralmente. Le 8 navate s’estendono parallelamente tra loro. Superiormente, il minareto è stato finemente ornato da lastre di Zellige;
  • La Moschea Spagnola. Congegnata nella prima metà del secolo scorso, essa non ha mai riscosso troppo successo tra residenti che piuttosto sporadicamente ne varcavano l’accesso. Il sentiero che conduce al suo cospetto è colmabile a piedi in una trentina di minuti. Malgrado una recente ristrutturazione, a sua volta preceduta da un periodo di forte incuria, da un punto di vista meramente strutturale essa non compare tra le moschee più belle in assoluto. Il panorama godibile da qui è però bellissimo. Trattandosi di una moschea ad oggi inattiva, tutti avranno la possibilità di visitarla;
  • La Cascata Ras el-Maa. L’acqua sgorgante dal fiume omonimo nutre tuttora i pochi mulini dislocati in città. La cascata non è una soltanto. Si è in presenza, in realtà, di più cascatelle tra loro ravvicinate il cui dislivello non è troppo accentuato. Il circondario, assediato da una natura rigogliosa, si fonde alla perfezione ad un villaggio che, da distanza ravvicinata, è contemplabile nella sua magnetica totalità.

 

Le info

Qualche suggerimento possiamo riassumerlo così:

  • Per raggiungere Chefchaouen, un’auto a noleggio sarebbe l’ideale. In mancanza, c’è l’autobus. Corse giornaliere partono dalle città di Fez, Casablanca, Tangeri ed ovviamente Rabat;
  • L’offerta turistica si disloca perlopiù attorno alla medina, la parte più antica della città. Per un’esperienza ancor più caratteristica, potreste passare la notte all’interno di un’abitazione tradizionale marocchina (riad). I prezzi, se prenoterete per tempo, saranno compresi fra i 40 ed i 60 euro. Il periodo migliore per giungere in città va da marzo a luglio;
  • Per un’immersione totale nella natura, da valutare è anche un’escursione tra le bellezze del Parco Nazionale di Talassemtane. La sua istituzione avvenne nel 2004 ed il fine fu quello di preservare una delle ultime foreste di abeti rimaste. La superficie totale ammonta a circa 590 chilometri quadrati.




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