Barcellona: orgogliosamente catalana

Al calar della sera, quando le stelle illuminano i sogni dei dormienti, quel che nelle movimentate ore del giorno appare come informe ma fin troppo razionale agglomerato si tramuta, in men che non si dica, in oggetto di tanto lucida quanto puntuale riflessione. Concentrando nella ristrettezza di poche parole le sensazioni che Barcellona caldamente emana, conseguenza naturale di questa comprovata tesi sarebbe il passaggio obbligato da un’impressione ad una certezza che, per caratteristiche e conclusioni, risulta nettamente differente. Tutto ciò che rimane di luoghi comuni, dogmi campati in aria e postulati che della prevedibilità fanno al tempo stesso croce e delizia verrà prontamente spazzato via, analogamente ad una manciata di sabbia che da terra si solleva a causa dell’azione dirompente di una raffica ventosa. Numerose sono le guide che, nel pretenzioso intento di descrivere esaustivamente il capoluogo catalano, corrono il serio rischio di cadere all’interno di un burrone il cui fondo è densamente popolato da ovvietà pronte ad usare tutto quel che è bello per i propri loschi fini. Se è vero che di ogni elemento concettuale diventa possibile ricavarne due metà, è altrettanto vero che, nella fattispecie in questione, colei che del sonno non conosce il significato osserva coloro che alle sue porte picchiano con la vista di chi, nella realtà incontrovertibile del fatti, intende fino alla fine dei suoi giorni scandire le ore con benevolente calma serafica. Nel caso in cui chi si accinge a cercare la destinazione intenda attenersi in maniera sistematica ad una concezione spiccatamente animata della mera permanenza vacanziera, cosa buona e giusta sarà pertanto provvedere nel minor tempo possibile a mettere a punto un itinerario alternativo. Ridurne le fattezze che la caratterizzano alla presente ma esclusiva movida significherebbe a tutti gli effetti disinnamorarsi e disinteressarsi, con relative inespiabili colpe, ad aspetti la cui importanza è senza ombra di dubbio alcuna maggiore. Incedere tra quello che concorre a farne un’opera d’arte con tanto di crismi assume, uno per uno, tutti i significati sia palesi che nascosti di un’esperienza che ai paragoni è notoriamente intollerante. I ben 7 monumenti immessi nella lista dei Patrimoni UNESCO potrebbero rappresentare un buon punto di partenza, ma da soli avrebbero la medesima funzione di un testo in lingua straniera da tradurre senza l’indispensabile ausilio di un valente vocabolario. A differenziarla da chi è in fila per spodestarla contribuiscono, oltre ad un cammino storico che andrebbe doverosamente analizzato, un’articolata selva di tradizioni orgogliosamente preservata da una popolazione che di essa ne è affidabile e fedele custode.

Cenni storici

Stando a quello che afferma un racconto che di leggendario ha il contenuto, pare che a fondare Barcellona sia stato Amilcare Barca, padre di quell’Annibale che di Roma tentò fino allo stremo delle forze di minarne la proverbiale grandezza. Ipotesi contraddistinta da un grado sensibilmente più elevato è quella secondo la quale la nascita del centro abitato originario possa essere temporalmente collocata intorno al 300 a.C, quando la stirpe iberica decise di posizionare in questo lembo di terra uno dei suoi insediamenti. La conquista romana fece di essa, nella zona geograficamente prossima al monte Tàber, un campo sulla cui superficie l’esercito qui stanziato poteva rifocillarsi dalle fatiche che da sanguinose battaglie scaturivano. Prendendo in considerazione il lasso di tempo intercorrente tra il X ed il XV secolo dopo la nascita di Cristo, Barcellona vide le sue sorti migrare da iniziale fiorenza ad un decadimento che fino all’industrializzazione ottocentesca fu una costante. Gli anni Trenta del Novecento sferrarono alla Spagna tutto il rovinoso e martellante colpo di una Guerra Civile nella quale la città, insieme alla regione di appartenenza, rese fattiva la sua tuttavia perdente adesione al fronte repubblicano. Fin dagli inizi del 1939, la controparte che dal conflitto in questione uscì incontrastata vincitrice decretò non soltanto l’abolizione delle istituzioni politiche locali, ma vietò anche l’utilizzo di un idioma catalano che per chi lo parla è emblema principe di orgogliosa appartenenza. In concomitanza con la fine del regime franchista, Barcellona riacquisì finalmente quel piglio caratterizzante il quale, ancora oggi, è spesso e volentieri miccia incendiaria di rivendicazioni sia territoriali che politiche.

L’itinerario

Nonostante apparenza ed evidenza dei fatti siano concordi nell’affermare che l’enorme afflusso di turisti fotografanti possa rappresentare ostacolo ad un godimento pieno ed appagante, aprire codesto rispettoso itinerario con una visita alla Sagrada Familia è gesto in mancanza del quale questa permanenza catalana non potrebbe definirsi completa. Si tratta di una basilica dalle dimensioni considerevoli i cui lineamenti sono frutto dell’ingegno e dell’inventiva di uno tra gli esponenti più autorevoli della scuola modernista: Antoni Gaudì. Pensata inizialmente come costruzione ligia allo stile neogotico, l’avvento di Gaudì nelle vesti di progettista condusse ad uno stravolgimento strutturale se non altro radicale. L’architetto catalano dedicò alla messa in opera dell’edificio lo spicchio finale della propria brillante esistenza, senza tuttavia riuscire nell’audace ma tuttora inattuato intento di vedere il tutto finalmente completato. Similmente a molti altri progetti legati alla Sagrada Familia da un destino accomunante, anche essa è stata oggetto di consacrazione, seppur ancora lontana dall’essere risolutamente ultimata. Ad attribuirle il rango di Basilica minore è stato il pontefice emerito Benedetto XVI, in occasione di una visita risalente all’ormai lontano 2010. Costruita nella prima metà degli anni Trenta, la Facciata della Natività è tra gli elementi strutturali che indubbiamente meritano dosaggi generosi di attenzione. Le decorazioni che festosamente la adornano sono tributo a tutta la gioiosità che l’arrivo in Terra del Salvatore comportò. Tra le sue pareti, alta concentrazione è stata profusa nella rappresentazione sia di motivi grafici che simboleggiano la celeste umanità di Gesù sia di aspetti che, in tutta la loro genuinità, testimoniano come meglio non si potrebbe il lato prettamente correlato alla sua quotidianità. Tre risultano essere i portali, ciascuno dei quali volto a suffragare virtù teologali riassumibili in fede, speranza e carità. Il ticket di ingresso per la Sagrada Familia costa 15 euro.

La sanguigna genuinità di Barcellona si materializza come per magia giungendo tra i meandri del Barrio  Gotico, il cui labirintico intricarsi di stradine e vicoletti sembra fatto apposta per assaporarne la fragrante consistenza senza lasciarsi condizionare dall’assillo cartaceo di guide, piantine o mappe. La denominazione di questo quartiere che dal centro di Barcellona irraggia esternamente il proprio rassicurante calore va fatta ricondurre all’abbondante presenza di siti gotici i quali, dando i natali ad un mix perfettamente equilibrato, porgono la vellutata guancia a monumenti ulteriori che, di contro, sono diretti responsabili dapprima dell’attecchimento della civiltà romana e, successivamente, di quella medievale.

Alla svettante solennità della Cattedrale di Sant’Eulalia spetta di diritto l’inserimento nella lista di quei luoghi che, per valore non solo intrinseco, devono essere contemplati in ogni centimetro della propria scorza. Conflitti di più meno grave entità, uniti al proliferare di una peste che nelle epoche passate non lasciava alcuna via di scampo, impedirono uno sviluppo celere delle sue fasi di edificazione. Se è vero che nel 1460 il suo edificio primario assunse dopo persistente singhiozzo sostanza percepibile, è altrettanto vero che la facciata gotica le verrà cucita indosso soltanto la bellezza di quattro secoli più tardi. La lunghezza della Cattedrale di Sant’Eulalia oltrepassa quota 90 metri, con i campanili di conformazione ottagonale che toccano invece un’altitudine di 50 metri circa. Non troppo distante si trova un monastero, insieme ad un cortile nel quale la presenza di 13 oche è tratto distintivo. Ognuno degli animali simbolizza un anno di vita di Sant’Eulalia, morta giovanissima per via della sua professione religiosa.

L’elaboratezza delle prime due fermate impone l’obbligo di fermarsi anche solo per un istante, tentando di selezionare un luogo nel quale catalogare i ricordi rendendoli fruibili al pensiero futuro. Step funzionale allo scopo potrebbe essere Il Parc Guell, un parco pubblico che della ribalta ha varcato la frontiera nel 1926. L’appellativo identificativo omaggia quello di Eusebi Guell, facoltoso impresario catalano che alla fine dell’Ottocento strinse un vincolo amicale con quello che sarà il progettista del sito: Antoni Gaudì. Ad influenzare direttamente codesta illuminata idea fu la permanenza dell’esponente borghese in Gran Bretagna, Paese nel quale egli rimase fortemente colpito dalla concezione di “città giardino” professata dal noto urbanista inglese Ebenezer Howard. L’intento fu infatti quello di inserire nel pieno nel centro abitato di Barcellona un ambiente capace di mescolare tra loro l’agiatezza della vita cittadina con una spensierata tranquillità i cui diritti erano detenuti in esclusiva dalla campagna. Dopo la dipartita di Guell, i suoi discendenti diedero a tutti coloro che ne avevano voglia la possibilità di divenire diretti utilizzatori di un parco che, nel 1984, fu ammesso al party esclusivo dei Patrimoni UNESCO.

Aggiuntivo contrassegno dell’estro di Gaudì è sicuramente Casa Battlò, anch’essa dichiarata nel 2005 Patrimonio UNESCO. Nei primi anni del Novecento, un potente imprenditore locale, di nome appunto Batllò, poggiò tra le mani dell’architetto una consegna fascinosamente ardita. L’obiettivo era quello di rivitalizzare un palazzo acquistato dello stesso imprenditore, dando ad esso un lustro che forse mai aveva avuto prima. Il risultato finale fu in linea sia con le aspettative del commissionante sia con il genio di un Gaudì che ancora oggi è fonte di ispirazione. La facciata maestra, scolpita in pietra arenaria, venne infatti rivoltata come un calzino, così come un cortile che di un ingrandimento giocò enormemente. Valersi concretamente della sua beltà prevede un esborso il biglietteria che, per gli adulti, è pari a 29 euro. I ragazzi di età compresa tra i 7 ed i 18 anni pagheranno invece 26 euro. L’entrata è infine gratuita per i bambini sotto i 6 anni.

Nel quartiere de La Ribera, gli appassionati di arte troveranno succulento ristoro facendo scalo al Museo Picasso, forte di una notorietà per la quale deve ringraziare solo e soltanto la più grande collezione di opere dedicate all’artista nato a Malaga nel 1881. Numericamente parlando, sono oltre 4.000 le creazioni che in esso risiedono, di cui una fetta maggioritaria risalente agli anni in cui Picasso, trasferitosi nel capoluogo catalano per seguire le ambizioni lavorative del padre, era un giovane dal talento restio ad ogni potenziale obiezione. Tra i dipinti che desiderano menzione vi sono “Margot”, “Arlecchino” e “Madre con bambino malato”. Qui, il biglietto costa 12 euro.

Indifferentemente dalla stagione che di una vacanza in salsa catalana è arco di tempo, una sosta al cospetto della Fontana Magica di Montjuic concluderebbe nella migliore delle maniere possibili quel processo di metamorfosi che da una preliminare infatuazione pilota testa e cuore verso un innamoramento per il quale non c’è vaccino efficace. Installata per l’Esposizione Universale del 1929, la superficie che la sorregge era in passato comodo soggiorno sul cui divano in pelle sedevano quattro colonne con capitelli ionici, abbattute per espresso volere del dittatore Primo de Rivera. La fontana mostra agli astanti una configurazione che ricorda un’ellissi. Gli effetti acquatici, tutti basati su cinque colorazioni che si incorporano l’un l’altra, sono più o meno una trentina e, come facile sarebbe immaginare, vedono nel calare della notte tenebrosa il momento ideale per una globale ed ottimale contemplazione.

Ad una popolare citazione, la quale sostiene che la musica è in grado di arrivare lì dove le parole sono destinate a fallire in modo misero e rovinoso, corrisponde un palazzo dove questa è libera di dar di sé incondizionata esibizione: il Palau de la Musica Catalana. Per ciò che attiene il suo debutto, la giostra della memoria storica dovrà fermarsi al 1908, quando un concerto inaugurativo diede fedele reinterpretazione delle melodie di Clavè ed Handel. Le pareti esterne contano sulla complicità di decorazioni che, immerse nell’essenzialità del palazzi circostanti, recitano il gravoso ma onorevole ruolo di prima ballerina. La sala dedicata ai concerti è rettangolare, con vetrate poste lateralmente che ne assicurano l’uso anche quando la luce artificiale latita. Ogni angolo del soffitto è trapuntato da fiori in ceramica, sia bianchi che rosa. Per gli adulti, il costo del biglietto è pari a 20 euro. I bambini fino a 9 anni di età non pagano.

In prossimità della bella stagione, il fervore solare sfrisa delicatamente una costa frequentata ogni anno da migliaia di bagnanti. Tra le spiagge soggette a più denso usufrutto c’è quella della Barceloneta. L’assiduità frequentativa è causata dalla presenza nelle immediate vicinanze di un gran numero di strutture ristorative ed alberghiere. Malgrado la spiaggia sia libera, sarà possibile noleggiare un ombrellone al prezzo non troppo proibitivo di 10 euro. Per raggiungere questo luogo, basterà utilizzare la linea gialla L4 della metropolitana, scendendo quindi nell’omonima fermata. Da lì, il tragitto richiederà una camminata di una decina di minuti circa. Se il trambusto della Barceloneta non fa per voi, potrete migrare verso lidi senz’altro più tranquilli, come la spiaggia di Nova Mar Bella e Playa de Levant. Nel fine settimana, recarsi al Palo Market vorrebbe dire imparare tanto su due nozioni, quelle si sostenibilità ambientale e riciclaggio, di cui ai giorni nostri si parla sempre più spesso.

Chiudere in bellezza il tour con la Rambla è passaggio che, oltre a costituire guarnizione di una torta dal pan di Spagna alto e soffice, dà modo di riportare su carta i paragrafi conclusivi di un manoscritto il quale, senza i capitoli precedenti, avrebbe avuto senso nullo. Si è in presenza di un viale lungo quasi 1,5 chilometri, snodo fondamentale in quanto mette in contatto Placa de Catalunya e Port Vell. La sua frequentazione si estende lungo tutto l’anno. Di giorno, la Rambla si colma di artisti di strada e di bancarelle più o meno improvvisate, mentre di notte alcune criticità potrebbero derivare dalla presenza qualche scippatore.

Il cibo

Molte delle materie prime dei piatti qui assaporabili fanno l’occhiolino ad una serie non esigua di pietanze francesi ed italiane. Stuzzicante antipasto è l’amanida catalana, un’insalata la cui preparazione prevede l’aggiunta di ingredienti che vanno dalla lattuga al pomodoro, dalla cipolla fino ad arrivare alle olive nere. Essa viene sovrastata da fette non troppo spesse di affettati locali, con il condimento che invece deriva da un filo generoso di olio d’oliva. Altra specialità tipicamente catalana è la salvitxada, una portata a base di baccalà secco completata da una manciata di pomodori tagliati a dadini ed olive tagliate a metà. Per un secondo piatto diverso dal solito e per veri intenditori, della buona carne di coniglio servita con lumache o cioccolato diverrà esperienza gastronomica indimenticabile. Per il dolce, non virare sulla crema catalana sarebbe oltraggioso. Il basamento di questo dolce è liscio e vellutato, con la pellicola torreggiante di zucchero caramellato che invece garantisce la parte croccante. Il contrasto di consistenze che si prospetta sarà accattivante ed indurrà dipendenza.

Qualche info utile

Vista la presenza di strutture alberghiere sparse uniformemente nel suo territorio, per prenotare una stanza non bisogna necessariamente disporre di un budget esagerato. Un consiglio utile potrebbe essere quello di optare per un alloggio in zone come la Diagonal o l’Eixample, quartieri molto ben collegati ai principali luoghi di interesse (il biglietto della metro ha un costo di 2,20 euro). Nonostante ogni momento sia quello buono per partire, febbraio è con ogni probabilità il mese migliore per andare a Barcellona. In questo periodo, infatti, un biglietto aereo costa mediamente il 15% in meno. Nella volontà di citare un esempio, una stanza doppia non molto lontana dal centro esige una tariffa a notte che parte dai 60 euro circa. Se l’intenzione è quella di spalmare su più giorni questa vacanza, strumento molto utile è la Barcellona Card, la quale permette a chi l’ha acquistata di fare accesso gratuitamente o a prezzi assai vantaggiosi in un’ottantina di attrazioni. Altro servizio grazie ad essa sfruttabile è l’accesso gratuito a tutti i mezzi pubblici della città. Tre sono le alternative opzionabili, riassumibili come segue:

  • per un soggiorno di 3 giorni, la tariffa da corrispondere è pari a 41,40 euro;
  • se la permanenza dura 4 giorni, il costo ammonta invece a 50,40 euro;
  • è di 54,90 euro il corrispettivo da pagare per una vacanza di 5 giorni.

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