Atene, culla della democrazia

A dispetto di un periodo nefasto per l’economia della Grecia, la sua capitale continua a regalare sentimenti per i quali ogni parola risulterebbe del tutto inefficace. Tentando di vivere in prima persona ogni suo anfratto, capirete di esservi imbattuti in una città dove di giorno immergersi nella sua storia millenaria, con una notte da trascorrere invece in uno dei tanti locali che a macchia di leopardo la trapuntano. Provando a scrutare rassomiglianze che la accomunano ad altri centri greci, ciò verso il quale potreste andare incontro è un misero fallimento. La sua unicità difficilmente si presta a giochi che ne farebbero una semplice controparte. E’ qui che ebbe inizio una democrazia che a ciascuno di noi permette di usufruire di diritti i quali troppo spesso ai nostri occhi appaiono automaticamente acquisiti. E’ qui, inoltre, che nacquero personaggi del calibro di Socrate e Sofocle, esponenti di una cultura che tuttora ammaliati ammiriamo. E’ qui, infine, che ci accingiamo ad intraprendere il nostro viaggio.



L’acropoli

Per iniziare nel migliore dei modi la vostra gita atenese, altro non dovrete fare che recarvi nei pressi d’un sito che, per storia e significato intrinsecamente contenuto, simbolizza come meglio non si potrebbe un passato che qui riecheggerà in eterno. Dichiarata Patrimonio UNESCO nella seconda metà degli anni Ottanta, l’acropoli di Atene sorge su una rocca situata ad un’altitudine pari a circa 157 metri. La superficie apicale, quella dalla quale mirare l’intero centro abitato, si caratterizza per una larghezza di 140 metri e per una lunghezza più o meno doppia. Sia le strutture fortificative che i templi all’interno dei quali veniva praticato il culto degli dei vennero rasi al suolo quando, nel 480 d.C., i persiani decisero di occupare forzosamente la zona. Durante la singhiozzante fase di ricostruzione, ci si focalizzò soprattutto su quelli che vennero reputati gli stabili più utili. La cinta muraria ed i baluardi vennero di nuovo eretti da terra quando a Temistocle e Cifone venne affidato il compito di governare la bella Atene. Indissolubilmente legata alla figura di Pericle fu invece la venuta alla luce di opere che vanno dal Partenone fino ad arrivare ai Propilei. Per quello che riguarda il primo, esso venne congegnato sotto lo sguardo vigile di quello che al tempo era uno tra i maggiori incisori, Fidia. Per ultimare l’edificio, fu necessario un periodo di tempo non inferiore ai sette anni, con gli interventi inerenti il comparto decorativo che invece si protrassero ancora a lungo. Il marmo pentelico, la materia prima più utilizzata nella posa in opera, venne fatto arrivare direttamente dal Monte Pentelico, un’altura distante poco meno di 20 chilometri da Atene. Per avere un’idea della sua grandezza, cosa buona e giusta sarebbe sviscerare numeri che non mentono mai. Il basamento sul quale il Partenone stabilmente poggia è numericamente quantificabile in una profondità pari a 69,5 metri ed in una larghezza che per poco non sfiora i 40 metri. Le colonne che lungo i quattro lati lo cingono si contraddistinguono, invece, per un diametro di 1,9 metri e per un’altezza di 10,4 metri. A titolo di mera precisazione, c’è però da dire che le colonne localizzate su ciascuno degli angoli mostrano un diametro leggermente più accentuato. Per quello che concerne i Propilei, questi sono stati concepiti lì dove precedentemente giacevano mura micenee aventi carattere fortificativo. Seppur in maniera fortunatamente parziale, essi vennero danneggiati nel Seicento, a seguito dell’esplosione di alcune munizioni turche. La facciata si rende visibile per via di un colonnato i cui componenti centralmente posti sono stati volutamente posizionati in maniera tale da permettere l’agevole transito del carro utilizzato in occasione della processione delle Panatee.

 

L’Agorà

Piantando i piedi nei meandri di una civiltà greca che tanto ha saputo trasmetterci, cosa buona e giusta è transitare anche dalle parti dell’Agorà, colei che un tempo rappresentava il vero e proprio centro nevralgico della culla della democrazia. Almeno fino al 600 a.C., all’interno di questo lembo di terreno un numero tutt’altro che esiguo di abitazioni ottennero una serena permanenza. Le cose cambiarono tuttavia quando al potere salì Pisistrato, la cui volontà fu quella di trasformare l’intero perimetro in luogo nel quale il potere politico avrebbe dovuto dimorare. Al suo volente pensiero è in aggiunta attribuibile sia l’assemblaggio di un efficace sistema di drenaggio sia il completamento di una struttura nella quale poter adorare le divinità del monte Olimpo. In seguito, quando i romani trasformarono la Grecia attuale in una parte importante delle proprie dominazioni territoriali, l’Agorà venne nuovamente convertita, tornando ad essere un segmento a trazione prettamente residenziale.

 

Piazza Syntagma

Balzando come se nulla fosse da un passato respirabile a pieni polmoni ad un presente che contro quest’ultimo non intende fare a sportellate, Piazza Syntagma entra di diritto nella lista dei siti da visitare. Un’estensione ammontante a 25.000 metri quadrati racchiude a sua volta due delle icone di un’Atene da visionare almeno una volta nella vita. Il primo, rigorosamente in ordine di importanza, è rintracciabile in quello che unanimemente viene denominato Palazzo del Parlamento. Si tratta di una costruzione che, dopo essere stata inaugurata nella prima metà dell’Ottocento, ha nel corso dei decenni risposto alle più diverse esigenze. Vittima di sensibili danneggiamenti nel primo decennio del Novecento, il Palazzo del Parlamento divenne quindi oggetto di interventi ristrutturativi in occasione dei quali i componenti della casata reale locale furono momentaneamente costretti a trasferirsi nel Palazzo Presidenziale. Agli inizi degli anni Venti, tramite una consultazione referendaria venne abolita la monarchia, con il palazzo che venne dapprima trasformato in un ospedale improvvisato (Seconda Guerra Mondiale) e poi in dimora provvisoria di chi fuggiva dall’Asia Minore. Al 1932 è invece temporalmente collocabile la nascita della tomba del Milite Ignoto. Dinanzi ad essa, ad intervalli regolari si svolge una cerimonia che con un buon tempismo avrete la possibilità di seguire: quella del cambio della guardia. Gli euzoni, riconoscibili soprattutto per calzature che tendono a curvarsi, sono i protagonisti principi di un rituale che non potrete perdere.

I musei

Una sezione a parte va doverosamente riservata ai musei, scrigni nei quali il tempo si ferma. In seguito una lista che tenta di enumerare quelli per noi più significativi:



  • Museo nazionale di archeologia. Essendo in presenza di un polo il cui prestigio in Grecia non ha rivali, cosa buona e giusta è quindi ampliare la portata della sua importanza, dando ad essa carattere globale. Tra le collezioni che vi consigliamo di contemplare c’è quella suffragante l’arte cicladica. Nell’arcipelago della Cicladi, tra il Neolitico e l’Età del Bronzo, si stabilì una civiltà tuttora vivente per mezzo di vasellame e fantasiose creazioni marmoree. Perfezionata questa prima tornata, arriverà il momento di dirigervi verso l’esposizione dedicata all’arte micenea. Autentica ciliegina sulla torta sarà, neanche a dirlo, l’ormai notoria Maschera di Agamennone, una maschera il cui rinvenimento avvenne alla fine dell’Ottocento per merito dell’archeologo di origine tedesca Heinrich Schliemann;
  • Museo bizantino. Aperto al pubblico transitante nel 1924, esso è un luogo nel quale, se sapete poco dei bizantini, vi sarà data l’opportunità di assimilare qualche informazione aggiuntiva. Più di 3.000 sono infatti i manufatti creati in corrispondenza di un impero, quello bizantino appunto, sorto nel 395 e decaduto nel 1453. Opere scultoree, effigi, mosaici e dipinti sono solo alcuni dei componenti di una mostra permanente alla quale è stata recentemente affiancata la fedele ricostruzione di due edifici ecclesiastici, uno cristiano (risalente al V secolo) ed uno bizantino (ultimato nel IX secolo). Se ciò che è stato appena elencato non fosse ancora sufficiente per stuzzicare la vostra legittima curiosità, la vastissima collezione di volumi presente nella biblioteca placherà il vostro insaziabile appetito. Più di 15.000 sono infatti i libri trattanti le discipline più disparate, dall’arte fino ad arrivare alla letteratura. Per entrare nel museo bizantino, il prezzo del ticket ammonta a soli 4 euro;

    • Museo dell’acropoli. Leggendo il nome, il collegamento col sito UNESCO è tanto immediato quanto inevitabile. Del medesimo avviso, oltre ai reperti in esso contenuti, furono i progettisti di una struttura che, quasi per osmosi, entra in contatto con l’acropoli grazie all’ausilio di finestre ampie e luminose. Tre sono essenzialmente in piani in cui esso si suddivide. Uno di questi, quello posto più in basso, dà lustro a resti che nel corso degli anni sono stati estratti dalle porzioni laterali dell’acropoli, lingua territoriale dalla quale si è gradualmente espanso il centro abitato. Proseguendo, senza però farvi sopraffare dalla fretta, ciò che dinanzi a voi si prospetterà è sintetizzabile in qualche frammento dei Propilei e dell’Eretteo. Beneficiarie di una bellezza senza eguali sono, nel primo piano del museo, delle sculture ritraenti alcune sacerdotesse. Il biglietto d’ingresso ha qui un costo di 5 euro;



  • Museo della guerra (biglietto 6 euro). Scopo del museo della guerra è quello di omaggiare tutti coloro i quali, per la Grecia, sono caduti in guerra. Quel che qui vi sarà dato modo di percorrere è la storia di un’”arte”, quella della guerra, trattata tenendo in considerazione le epoche comprese tra l’antichità ed il contemporaneo. Per una visita degna di questo nome, sarà bene iniziare dal piano situato superiormente, nel quale le collezioni sono intitolate sia all’era bizantina sia a conflitti come quello per l’indipendenza ellenica. Incedendo, l’atmosfera che cospargerà le vostre membra sarà quella di una Seconda Guerra Mondiale che tanta distruzione ha provocato nel Vecchio Continente. In codesto padiglione sono stati adagiati armamenti giungenti da ogni angolo del mondo. Esternamente, gli amanti degli aerei da guerra troveranno pane per i propri denti;
  • Pinacoteca Nazionale. Istituita nella seconda metà dell’Ottocento, essa rappresentò in principio una minuta esposizione a sua volta composta da poco più di 100 dipinti, posta sotto le dirette dipendenze dell’Università di Atene. Odiernamente, i numeri iniziali sono sensibilmente cresciuti, con una collezione che arriva quindi a contare circa 16.000 dipinti. Se è vero che la quasi totalità di quel che è stato esposto omaggia l’arte greca, è altrettanto vero che un importante segmento della pinacoteca conferisce ospitalità a dipinti firmati da grandi autori europei, come Piet Mondrian e Francis Picabia.

 

I quartieri caratteristici

Arrivati a questo punto, appropriato è passare in rassegna, uno per uno, quelli che secondo il nostro modesto parere sono i quartieri più caratteristici della città:

  • Gazi. Fino al secolo scorso, questo scorcio ateniese giovava di un elemento trainante, l’industria, oggi testimoniato da un museo che di quei tempi rimane l’unico baluardo. Ad oggi, la sua conformazione è radicalmente mutata, dato che in loco floridamente vegetano ristoranti, caffetterie e locali nei quali riecheggiano le note di generi musicali che vanno dal jazz all’etnico;
  • Kolonaki. Per eleganza delle sue fattezze, il quartiere Kolonaki primeggia senza ombra di dubbio alcuna. Il verde, quello di una vegetazione che in mezzo al caos spicca più che altrove, dà ad intervalli regolari il cambio a costruzioni sulla cui facciata perfettamente visibile è l’impronta stilistica liberty. Se dello shopping avete fatto la vostra ragione di vita, boutique trattanti i marchi più prestigiosi vi attendono a braccia spalancate. Da qui, in aggiunta, potrete andare piuttosto agevolmente incontro alla collina del Licabetto. Data l’altitudine, ammontante a 278 metri, godere di una veduta suggestiva è molto più di un impalpabile desiderio. Sull’apice della piccola altura è stata eretta da terra la cappella ortodossa di San Giorgio, riconoscibile per via dei suoi candidi esterni;

  • Plaka. Spinti dal desiderio di tastare con mano il lato d’Atene più legato alla tradizione, è qui che troverete ciò che cercate. Le arterie che nella sua interezza percorrono il quartiere sono quasi tutte riservate al solo transito pedonale. Dovrete fare tuttavia attenzione ai motorini che serpeggiando attraversano tutto il giorno la zona. Almeno fino agli anni Settanta, Plaka era quasi totalmente rivestita di locali man mano chiusi per via dell’eccessivo baccano emesso. Questi sono stati in seguito sostituiti sia da ristoranti dove poter mangiare un boccone sia da negozietti dove poter acquistare un graditissimo souvenir.




Dritte finali

Concludere senza la serie di dritte finali non si può:

  • I periodi migliori per raggiungere questa splendida capitale europea sono quelli compresi tra  marzo e maggio e tra ottobre e novembre;
  • Per una camera in albergo a tre stelle, i prezzi partono dai 55 euro e raggiungono picchi di 70 euro. Alzando lievemente l’asticella, in hotel a quattro stelle potreste arrivare a spendere anche 100 euro a notte;
  • Primo manicaretto citabile è il souvlaki, una sorta di spiedino composto da carne (solitamente maiale o pollo) e verdure. Altro piatto è la moussaka, uno sformato che tra i suoi ingredienti prevede la melanzana, la patata e della carne ridotta in pezzi finissimi. Il tutto viene infine sormontato da un velo piuttosto generoso di vellutata besciamella;
  • Se dal centro di Atene dovrete raggiungere le zone periferiche, il mezzo di trasporto migliore è il bus (costo del biglietto 1,40 euro). Altra alternativa, egualmente funzionale, è una metropolitana a sua volta suddivisa in ben tre linee, per un totale di quasi 70 fermate. Se non avete troppo tempo ma non volete rinunciare ad un tour completo di Atene, la migliore opzione rimane tuttavia il bus turistico.



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