Antalya, icona d’una Turchia bella ed accogliente

Centro il cui margine comprende poco più di 1.000.000 di abitanti, Antalya è palco turco dove commedia romantica viene inscenata da attori che, seppur apparentemente incompatibili, insieme stanno che è una meraviglia. Posandovi sui suoi rami come piccoli uccellini, aroma che respirerete sarà non soltanto quello acre di rovine che della storia sono pesante eredità ma anche quello emanato da scorci che della natura sono celestiale espressione. A partire dagli anni Settanta del secolo scorso, Antalya è diventata destinazione molto ambita da segmento turistico non soltanto locale, ma anche e soprattutto internazionale.

Cosa vedere ad Antalya

Se accurato filo logico da lontano ci impone di partire, cosa buona e giusta sarà quindi iniziare la guida corrente provvedendo a descrivere sito nel quale storia e religione tra loro s’uniscono come un sol uomo. Edificata due secoli prima della venuta al mondo di Cristo, la struttura identificabile con eloquente dicitura di Moschea del minareto spezzato (Kesik Minare Camii) fu in origine luogo nel quale veniva praticato culto pagano romano. Nel VII secolo, tuttavia, lo stabile venne tramutato in edificio religioso bizantino suffragante la Vergine Maria. Ripetute scorribande arabe condussero verso danneggiamento significativo al quale rimedio venne però posto nel IX secolo, quando interventi a scopo riparativo per mano lo presero dando lui splendore del quale precedentemente godeva. Nel Duecento, periodo nel quale la città di Antalya venne posta sotto l’egida del sultanato di Rum, terza tappa di costante metamorfosi fece d’essa una moschea, con minareto attualmente in essere che proprio in quel periodo venne da terra eretto. Nella seconda metà del Trecento, tuttavia, il sovrano crociato cipriota di nuovo le vesti di un giaciglio cristiano le diede modo di indossare. Eleganza d’un abito tanto nuovo quanto dal delicato tessuto sfiorì quando ad assumere nella zona potere di vita o di morte fu il principe ottomano Sehzade Korkut, artefice di ennesima ma definitiva conversione. Se è vero che gran parte della sua facciata venne rasa al suolo dalle distruttive fiamme d’un incendio che in zona sopraggiunse nell’Ottocento, è altrettanto vero che quel che ad oggi alla visione pubblica è stato lasciato è riassumibile in un minareto che occhiata attenta la merita senza controbattuta. Opere aventi compito ristrutturante hanno ad oggetto avuto i balconi dalla conica conformazione.




Creazione simboleggiante città che dal suo passato staccarsi non intende è il minareto Yivli, sfornato nel Duecento. Da basamento che enorme mole ne sorregge, esso è componente principe di una moschea la cui ricostruzione venne ultimata nell’anno 1373. Coperto nella sua interezza da mattoni che dai raggi del sole vengono delicatamente schiariti, il minareto costituisce senza ombra di dubbio alcuna perimetro perfetto nel quale da ogni angolatura è possibile dar vita a scatti che per sempre incastonati nel cuore rimarranno. Dal piedistallo, del quale perfettamente notabile è la foggia rimembrante un quadrato, verso il cielo che tutto e tutti sovrasta il minareto s’innalza sfiorando senza mai del tutto raggiungere quota 39 metri. Nel caso in cui la facciata posta esternamente volessimo anche solo con lo sguardo attorniare, semplicemente ci s’accorgerebbe che ammontanti ad otto sono le colonne che vicendevolmente si susseguono, andando a disegnare i contorni armoniosi di qualcosa che per certi versi ad un cilindro va ricondotto. Seguendo moto che ascende, saranno 90 i gradini, neanche troppi a dir la provata verità, che dovrete senza fretta alcuna percorrere. Tornando nuovamente alla base, larghezza ad essa collegabile è pari a 5 metri e mezzo. Strato superficiale è stato elegantemente ingentilito da graziosa permanenza di mosaici e piastrelle. Quando la notte cala, le luminarie sapientemente installate inscenano spettacolo degno dei paesaggi che nella vostra mente all’instante affiorano. L’intero complesso, riconoscibile in quanto sulla sua etichetta il nome Alladin è stato redatto, deve tal denominazione a colui il quale nella seconda metà del Trecento ne ordinò lungimirante ristrutturazione.

Cuore i cui battiti vivace vitalità iniettano a tutto quel che intorno esistenza serena trascorre è il quartiere di Kaleici, segmento il quale se la storia di Antalya vorrete imparare dovrete raggiungere depennando ogni potenziale esitazione. Come cipolla i cui strati sono separabili solo tramite mangiante attività umana, siffatto quadrante della città s’è man mano arricchito d’aggiunte frutto di dominazioni ed influenze che nella linea del tempo rincorse si sono. Gli immobili trapuntanti superficie decisamente estesa sfoggiano impronte di natura architettonica le quali, pur apparendo tra loro antitetiche, in loco si sposano giurandosi eterno amore. Mano per la mano si tengono infatti l’arte bizantina, quella romana, quella turca moderna e quella ai selgiuchidi riconducibile. Alla maggioranza schiacciante di queste è stata ciò nonostante data materia toccabile a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento. Malgrado alcuni casamenti siano ancora abitati da famiglie qui nate e cresciute, nettamente maggiore risulta il numero di fabbricati negli anni trasformati in negozi dove ogni tipologia di merce viene commerciata, in strutture ricettive nelle quali turisti da ogni parte del mondo giungenti la notte trascorrono ed in botteghe dove maestria concernente l’artigianato è libera di dar di sé veritiera manifestazione. Perle di una collana che al collo di chiunque bene calzerebbe vanno in questo modo elencate:

  • In occasione della visita in città dell’imperatore romano Adriano, nel quartiere che ai giorni nostri le spoglie ne ospita venne congegnata la Porta di Adriano. Privata di dimenticante sozzura nel secondo decennio dell’Ottocento (ad opera di Sir Francis Beaufort), nella Porta di Adriano adeguato conteggio includerebbe tre archi da candide colonne fiancheggiati. Sia su lato destro sia su quello a sinistra ubicato, torri elargiscono alla prospettiva che dinanzi sempre più nitida diviene fascino che da confini netti rinchiudere non si fa. Stando a quel che afferma racconto abbondantemente condito da leggenda, pare che esso sia stato in seguito attraversato dalla Regina di Saba. Al fine di ridurre ai minimi termini danneggiamenti imputabili ai massicci afflussi di matrice turistica, la fruizione vien garantita dal montaggio di una passerella. Menzionando di nuovo le torri, passato che le differenzia andrebbe raccontato. Se alla prima tocco finale venne dato nell’era in cui dominio romano venne posto in essere, per la seconda simile ragionamento non dovrebbe esser fatto. Essa venne infatti conclusa previo fattivo decreto del sultano Alaaddin Keykubat I;




  • Giacente su quel che è localizzabile tra il centro storico ed un mare la cui limpidezza gli animi inquieti consola, la Torre Hidirlik dal resto si distingue per una configurazione che esclusivamente le è propria. Esteriormente, coppia di moduli tra loro si sovrappongono. Il primo, quello più in basso rintracciabile, è quadrato nella sua forma. Il secondo, quello che in alto preferisce dormire, è invece contraddistinto da struttura tendente al cilindrico. Data di nascita precisa, analogamente a siti che dall’antichità provengono, è difficilmente delineabile. Si crede tuttavia che fabbricazione sia avvenuta nel secondo secolo. Per accedere alla torre, presso il versante orientale dovreste recarvi;

  • Tra visita che precede e quella immediatamente susseguente, perché non rifocillare mente e corpo in posto dove tranquillità è vocabolo che sugli altri svetta? Agevolmente raggiungibile sia a piedi che in tram, il Parco Karaalioglu è origine di un panorama che più bello non potrebbe essere. Il mare a perdita d’occhio si dilata, con le scogliere sulle quali s’infrange che sembrano cinta dal cuoio irregolare e la torre romana prima citata che è sentinella che dalle avversità par proteggere. Sculture a macchia di dalmata trapuntano il parco. Tra quelle che di maggior riscontro beneficiano ci sono quella omaggiante Nazin Hikmet (poeta turco) e quella rappresentante Don Chisciotte.

Distante la miseria di 2 chilometri dal centro cittadino, il Museo Archeologico di Antalya è scrigno nel quale la cultura a nessun gesto intaccante viene esposta. Partizione interna consta di 13 stanze e d’un quantitativo di manufatti che tange quota 5.000. Accuratamente divisi in base ad era dalla quale lungo viaggio hanno compiuto, i reperti vantano età che in alcuni casi dalla Preistoria andrebbe oggettivamente conteggiata. La frazione imperniatasi sulla Storia Naturale permette agli astanti, per mezzo sia di ricostruzioni grafiche sia di diagrammi intuitivi, di ricever prova provata della suggestiva presenza di dinosauri in simile lembo di terreno. Mostre che periodicamente vengono messe a punto si pongono come obiettivo imperante quello di dar esaustiva raffigurazione dello stile di vita che caratterizzava gli uomini preistorici. Padiglione se non altro articolato interessa lasso temporale nel quale i romani si sono avvantaggiati d’incontrastata giurisdizione. Resti che d’importanza straordinaria sono stati giustamente avvolti sono costituiti da opere scultoree direttamente giunte da Parge. Nell’esposizione dante dedica doverosa agli imperatori di Roma, tante sono le sculture che le fattezze di tanti di essi provano a ricalcare. Nel museo, attivo lungo tutto l’arco della giornata è un raccolto bar dove, tra una sala e l’altra, far piccoli sorsi d’un caffè o di qualsiasi altra cosa vogliate.

Le spiagge

Lì dove il massiccio montuoso del Tauro col mare s’incrocia, spiagge che il languore ristorano faranno della vostra vacanza ad Antalya paragrafo della vostra vita che sotto chiave, per paura di eventuali danneggiamenti, metterete. Le alture che nelle retrovie permangono sono spessa pennellata d’un quadro dove semplicità ed esclusività non sono facce ossimoriche. Se delle più belle spiagge, site sia ad Antalya che nei dintorni, volessimo mettere a punto breve elenco, in questo modo le metteremmo in ordine:

  • Spiaggia di Konyaalti (Antalya). Nastro sulla cui superficie sabbia e pietruzze convivono, la sua lunghezza ammonta a circa 8 chilometri. Punto forte che di spesso strato di attrattiva la fascia è dato da un’agevole raggiungibilità. Per giungere qui, infatti, altro non dovrete fare che scegliere una tra le tante opzioni disponibili. Tra quelle che di maggior praticità si caratterizzano ci sono l’autobus ed il dolmus, mezzo di trasporto che in Turchia è istituzione ormai consolidata. Se essa qualcosa dovesse ringraziare per affetto così notevole, il dito andrebbe puntato sia sulle decine di alberghi che nelle vicinanze sono situati sia nell’opportunità di poter praticare discipline acquatiche che vanno dalla vela fino ad arrivare al surf;

  • Spiaggia di Lara (Antalya). Dal centro cittadino, qualora d’essa far destinazione vorrete, sufficiente sarà viaggio che verso l’alto non varca la soglia dei 15 chilometri in direzione sud. Negli anni che immediatamente precedono un presente in divenire, coloro che più o meno assiduamente in loco fanno scalo sono diventati assegnatari di un insieme di promesse che, nel caso specifico, pienamente mantenute possono francamente definirsi. La spiaggia s’adatta alle richieste che la modernità in maniera esigente pone, gli alloggi leggono manoscritto dove “lusso” è intitolazione che ogni periodo sovrasta e le attrazioni naturali danno l’impressione d’essersi appena imbattuti in qualcosa che s’avvicina al paradiso in Terra. Di notte, ristoranti e locali notturni guarniscono base che per ovvi motivi geografici chiamata “Las Vegas” non può essere. La sabbia, sottile come farina e sotto il sole dorata quanto gioiello prezioso, s’alterna ad un mare la cui trasparenza possibilità di scampo non concede neppure nella più rosea delle ipotesi. La bandiera blu, titolo certificante posto che dall’artificialità non s’è fatto ammaliare, costituisce ciliegina su una torta che ad ogni fetta la bocca diletterà;

  • Tratto che per un’ottantina di chilometri si distende separa Antalya da Olympos, città la cui fondazione è dal punto di vista meramente temporale collocabile in età ellenica. Quel che in posizione adiacente soggiorna è un monte che, facendosi identificare con medesima denominazione, pare sia servito a Poseidone per spiare ciò che da Ulisse veniva compiuto. In epoca medievale, repubbliche marinare come Venezia e Genova hanno lungo il suo litorale fatto costruire fortezze aventi compito squisitamente difensivo. Nella spiaggia di Olympos, potrete fare il bagno lungo lasso che, partendo dal mese di maggio, culmina in ottobre. Quella che chiameremmo alta stagione cade in agosto, quando i parametri termici superano anche i 33 gradi. Il mare, in questo periodo, tange temperature ideali (tra i 24 ed i 26 gradi) per nuotata che della fretta neanche cenno vuol udire;

  • Se muniti d’auto siete, 90 minuti basteranno per approdare in un spiaggia di Cirali legata a quella appena descritta da vincolo di contiguità. Nella fattispecie in cui quel di cui siete alla ricerca è movimento, il luogo potrebbe non essere quello giusto. La spiaggia viene infatti usufruita da comitive essenzialmente composte da nuclei familiari completi. Tragitto da compiere per attraversarla tutta è pari a 3 chilometri. Pavimentazione naturale è fatta di pietruzze, con ripide scogliere che in posizione retrostante scrutano l’orizzonte. Tante attività vengono a cadenza giornaliera organizzate. Somma economica anche piuttosto risicata sarà sufficiente per prender parte a tour organizzati a bordo di piccole imbarcazioni. Solitamente, questi viaggi hanno inizio a metà mattinata e terminano a pomeriggio inoltrato. Il loro ausilio consentirà, anche se solo con lo sguardo, di carezzare spiaggette che normalmente accessibili non sarebbero;

  • Quinto ed ultimo suggerimento chiama devotamente in causa Patara Beach. Essendo posizionata nel bel mezzo d’un parco nazionale, costruire in loco è vietato. Nel territorio appartenente all’omonimo villaggio, piccole boutique v’offriranno souvenir da portar con voi quando a casa tornerete. Facendo breve capatina nella mitologia greca, sembra che proprio qui Apollo sia venuto al mondo. Il litorale contrae i propri muscoli su estensione pari a ben 18 chilometri. Anche qui, intime baie saranno accessibili solo se monterete su un’imbarcazione. Ciò che al blasone è stato regalato è la deposizione delle uova d’una specie particolare di tartarughe, chiamata Caretta Caretta.

Le dritte finali

Capoverso conclusivo sarà, come solitamente usiamo fare, dedicato a consigli che utili speriamo possano esservi:

  • Lo scalo aeroportuale locale dista poco meno di 15 chilometri dalla città. Se da qui al centro del taxi vorrete godere, costo della corsa non sarà inferiore di 12 euro. In autobus, potreste cavarvela con biglietto del valore di 1 euro. Le linee da prendere sono la 600 o la 800. Tutte le corse sono attive dalle 7 del mattino alle 22;

  • Qualora ad Antalya giungete per le sole spiagge, anteporre piede all’altro basterà ed avanzerà. Se, oppostamente, di storia vorrete far la cura, i mezzi pubblici sono alternativa quasi obbligata;
  • Stanza d’hotel a 3 stelle, se perfezionerete anticipatamente la prenotazione, prevederà esborso compreso tra i 45 ed i 60 euro per notte. Per una camera in albergo a 4 stelle, il budget che a disposizione dovrete avere potrà toccare anche i 100 euro. Tra le zone migliori dove alloggiare, Kaleici è opzione che sulle altre giganteggia;
  • Se abituati al kebab tradizionale, sorpresi potreste rimanere dallo Shish Kebab, varietà che molto poco a che vedere con esso. Quel che la differenzia va prima di tutto cercato nell’impiattamento. La carne, quasi sempre ovina, viene servita a tocchi infilzata in uno spiedo. Insieme ad essa, ci saranno ingredienti come paprika e cipolla rossa. Altro piatto degno di nota è il Gozleme, una specie di frittella grigliata e guarnita da materie prime che vanno dal formaggio fino ad arrivare ai funghi;
  • Per poco, non dimenticavamo le cascate del Duden. Partizionamento in due di dirama, dando vita alla Cascata Superiore ed alla Cascata Inferiore. La prima, alta una ventina di metri, è ubicata a circa 12 chilometri dalla città. La seconda, invece, molto lontana dalla travolgente spiaggia di Lara non è.

 

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