Andalusia, crocevia di culture

Lì dove il Mediterraneo e l’Atlantico s’abbracciano con calore sorge una regione, l’Andalusia, che proprio a causa della sua dislocazione è stata nei secoli oggetto di una mescolanza culturale dalla quale ha ereditato gran parte della sua ricchezza. Noi ci siamo stati, e vi garantiamo che l’esperienza è da provare e riprovare. Le città pregne di suggestione sono tante, così come molteplici sono i tratti che concorrono a tracciarne il profilo.  Per comprendere quel che l’Andalusia realmente è, visitare le città che seguono sarebbe già un buon primo passo. Andiamo?




Siviglia

Capoluogo andaluso, Siviglia s’è sviluppata attorno alle sponde del Guadalquivir, fiume percorrente un tratto lungo oltre 700 chilometri. Chi frequentemente ci consulta, ricorderà che Siviglia l’abbiamo trattata all’interno di un articolo apposito (https://www.viaggidilussoperpoveri.it/siviglia-regina-dellandalusia/). Nella guida corrente, perciò, ci limiteremo ad enumerare luoghi forse meno conosciuti, ma non per questo immeritevoli d’interesse:



    • La Reale Fabbrica di Tabacco. Qui, attualmente, risiede il Rettorato del locale Ateneo. La posa della prima pietra è temporalmente collocabile nel 1757. I lavoranti internamente operanti erano un migliaio, intenti a trattare secondo le usanze dell’epoca una materia prima, il tabacco appunto, perlopiù giungente dallo stato americano della Virginia. Lo stabile è quasi per intero contornato da un fossato congegnato tenendo conto della sua ubicazione, esterna rispetto alle mura cittadine;







  • Il Teatro Lope de Vega. L’intitolazione chiama in causa il celebre poeta e drammaturgo nativo di Madrid. Eretto da terra nel 1929, alla sua inaugurazione prese parte l’allora sovrano iberico Alfonso XIII. Il teatro permane su un basamento che s’estende su quasi 5 chilometri quadrati. La capienza massima è di 1.100 spettatori;

Malaga



Distante un centinaio di chilometri dalla stretto di Gibilterra, Malaga si piazza in sesta posizione tra i centri abitati spagnoli più popolosi. Qui, nel 1881, nacque colui il quale, col suo estro, rivoluzionò come pochi altri l’arte contemporanea: Pablo Picasso. Arrivando in città, è presso la struttura museale a lui dedicata che dovreste anzitutto recarvi. Istituito nel 2003, il Museo Picasso ospita mediamente ed a cadenza annuale (numero soggetto a costante crescita) circa 500.000 visitatori, approdanti da ogni angolo del mondo.  Internamente, l’esposizione consta di un numero di opere non inferiore alle 200. Tante di esse, la stragrande maggioranza, sono negli anni provenute da donazioni a carattere privato. Sarà affascinante non soltanto visionare in prima persona opere entrate ormai stabilmente a far parte dell’immaginario collettivo, ma anche assistere ad una crescita artistica denotante la continua e spasmodica volontà d’innovare.




La pittura non costituì l’unica passione di Picasso. Egli, nel corso della sua vita, s’occupò anche in altro modo d’esprimere il suo talento. Le opere scultoree ed i manufatti in ceramica confermano tutta la sua innata duttilità. Scendendo nel particolare, alcuni tra i suoi lavori più notori sono “Las Tres Gracias”, “La Siesta” e “Cabeza de Toro”. Disponendo di tempo a sufficienza, una delle tappe che nel corso della vostra permanenza qui potreste aggiungere è rappresentata dal Teatro Romano. La sua suddivisione scaturisce dalla vicendevole adiacenza di tre frangenti distinti: la Cavea, il Proscenio e l’Orchestra. La prima s’estende lungo tre file di gradoni, con un’altezza massima che tange i 16 metri. L’Orchestra, al contrario, ospitava originariamente coloro i quali dal punto di vista sia sociale che economico esercitavano una maggiore influenza. Il Proscenio, se paragonato all’Orchestra, sembra giacere in posizione leggermente rialzata. Ciò consente agli astanti di godere d’una visuale senz’altro migliore. Privato d’una prolungata dimenticanza solo nella prima metà degli anni Cinquanta, il Teatro Romano di Malaga va con ogni probabilità fatto risalire al I secolo a.C., periodo nel quale a regnare da Roma era Augusto. Al massimo della propria capienza, la struttura è odiernamente in grado di accogliere 220 visionanti.



Cordoba

Il centro storico di Cordoba è stato dichiarato Patrimonio UNESCO nel 1984. Le influenze arabeggianti, in loco, sono nitidamente intravedibili in molti degli angoli più suggestivi. Uno di questi è senza ombra di dubbio alcuna la Grande Moschea, ad oggi riconoscibile col nome di cattedrale dell’Immacolata Concezione di Maria Santissima, edificata nell’anno 785. Un’equilibrata commistione, nella quale a convivere pacificamente sono sentori ellenistici, romani, bizantini ed arabi, caratterizza uno stabile la cui estensione globale va quantificata in oltre 23.000 metri quadrati. Diciannove sono le navate, con il conteggio delle colonne che invece varca abbondantemente quota 800. Cinque, in aggiunta, sono gli ingressi dai quali potreste accedervi. Un tocco di verde orna il complesso. Delle sue sfumature avrete modo di gioire attraversando il Patio degli aranci, giacente in corrispondenza del padiglione ubicato a settentrione. 

Originariamente ospitante il rito musulmano dell’abluzione, il cortile è stato, in occasione di postume ristrutturazioni, ulteriormente allargato. L’epiteto che lo fregia simboleggia letterariamente la presenza di 98 aranci, impiantati qui nel Settecento. Icona aggiuntiva di una città che mille sorprese avrà in serbo per voi è quello che comunemente viene soprannominato Vicolo dei Fiori. Camminandovi, sui due lati verrete affiancati da abitazioni il cui candore prospettico viene con vivacità spezzato da vasi contenenti fiori variopinti (quasi sempre gerani). Dalla Grande Moschea, il tratto da percorrere a piedi è colmabile in davvero poco tempo. La stradina è il risultato di un’imperiosa opera riqualificante risalente agli anni Cinquanta. Lo scopo iniziale fu quello di attrarre, decorando riccamente il centro storico cittadino, un numero maggiore di turisti. Visto il risultato, l’obiettivo appare pienamente centrato. Una fontana, realizzazione d’un progetto redatto dall’architetto Victor Escribano Ecelay, insieme ad una nutrita serie di negozietti nei quali acquistare un ricordino, completano nella più elegante delle maniere un puzzle tanto elaborato quanto straordinariamente bello.



Granada

Ai piedi della Sierra Nevada prospera una città, Granada, che dell’Andalusia è una delle perle più lucenti. Sotto l’egida araba, Granada divenne un importante polo commerciale. A glorificarne la fama c’è ancora oggi l’Alhambra. L’enorme complesso di tipo palaziale, dato alla luce nel secondo decennio del Duecento, è Patrimonio UNESCO dal 1984. L’agglomerato poggia su un appezzamento di terreno di oltre 100.000 metri quadrati. Il nucleo originario venne fatto edificare dal primo sultano della dinastia nasride, Muhammad ibn Nasr. Darne una descrizione accurata significherebbe spendere infinite quantità d’inchiostro. In questa sede, pertanto, elencheremo solo alcuni dei suoi punti salienti:



    • Salòn de Comares. Per dimensioni, si tratta dell’ambiente più esteso di tutto il complesso. Qui, il sultano regnante era solito incontrare le delegazioni estere. Lateralmente, nove sono le finestre, ciascuna delle quali caratterizzata sia da ante lignee sia da vetri cromaticamente variegati ai quali venne attribuito il nome di ”cumarias” . Ogni parete, inoltre, è stata decorata con finezza. Gli elementi grafici che nell’immediato spiccano ritraggono sostanzialmente varietà floreali e conchiglie. Alzando gli occhi, la copertura posizionata in alto riproduce riccamente l’Universo. Il legname è lungo tutta la sua superficie attraversato da intarsi le cui difformi colorazioni sono un singolare tributo a stelle che nel sovrapporsi giacciono su diversi livelli;



  • I bagni. Gli ambienti, distribuiti con l’intento di ricalcare fedelmente la tradizionale foggia delle terme romane, sono sostanzialmente tre. In uno di questi ci si privava degli indumenti, passando per il bagno e ritornando il loco per un più o meno meritato riposo. Non di rado, i fruitori vi consumavano il pasto. Dalla loggia superiore, le note dei musicanti soavemente si spandevano. Nella seconda sala, invece, il sultano o coloro i quali appartenevano alla sua casata traevano vantaggio da massaggi rilassanti;


  • La Sala delle Due Sorelle. Per raggiungerla, dovreste penetrare attraverso un uscio ligneo infiorettato da intarsi d’indubbio pregio. Consultando la denominazione, il riferimento a due lastroni marmorei affiancanti la fontana, analoghi sia per colorazione che per volume, è palese.  Dalla balconata, Granada è scrutabile da una posizione privilegiata. Sulle mura perimetrali sono stati redatti i versi di alcuni poemetti, uno dei quali include a sé le seguenti parole: “mai vedemmo un giardino tanto verde”.

Jerez de la Frontera

Il centro, seppur forte d’un insieme affollato di tradizioni, troppo spesso viene immotivatamente estromesso dagli itinerari andalusi. Se di Jerez poco e nulla avete sentito dire, la nostra speranza è che, consultando quel che abbiamo da dirvi, la vostra conoscenza possa giovarne. Jerez de la Frontera, infatti, appone la propria inconfondibile firma su alcuni dei tratti contraddistinguenti la radiosa Spagna:




  • Il cavallo Andaluso. Tra gli esemplari più comuni, vi sono quelli la cui colorazione del mantello tende al grigio. Nettamente più rari sono gli esponenti d’una variante maculata e bicolore. Fierezza e superbia sono due delle sue caratteristiche caratteriali. La sua fama gli è valsa, negli anni, anche diverse comparsate cinematografiche. E’ infatti di razza andalusa Tornado, il fedelissimo destriero di Zorro;
  • Lo Sherry, vino liquoroso ricavato da un vitigno, chiamato “palomino”, il cui chicco bianco è cinto da una scorza non troppo pronunciata. Lo Sherry si differenzia da altre etichette per via dell’espletamento di fasi di lavorazione trasversalmente diverse. Per un invecchiamento che possa preservarne ogni sua caratteristica, il prodotto viene travasato da una botte posizionata superiormente ad una posta più in basso. Nella regione, lo Cherry si beve in accompagnamento a piatti a base di pesce. La viticultura, in zona, è stata per la prima volta importata dai Fenici, popolo responsabile della fondazione di Cadice;
  • Il Flamenco. Contrariamente a quel che per errore si potrebbe credere, il flamenco non viene alla luce come un vero e proprio spettacolo, ma come un’umana volontà di dar sfogo a sensazioni intimamente custodite. Tanti di coloro i quali hanno dato lustro a questa forma d’arte provenivano da nuclei familiari di origine rom. Ad Jerez nacque nel 1923 Lola Flores, tra le più grandi interpreti mai vissute.

 

Qualche dritta

Le info, per concludere:



  • Il periodo migliore per visitare l’Andalusia è quello compreso tra marzo ed ottobre;
  • Per una stanza in un hotel a 4 stelle, a Malaga i prezzi sono compresi tra i 60 ed i 95 euro a notte. A Cordova, invece, non spendereste più di 100 euro a notte. Nettamente più accessibile è Jerez de la Frontera, dove con 65 euro trovereste un ottimo alloggio di pari livello;
  • Per visitare le maggiori città andaluse, il consiglio è quello di optare per un’auto a noleggio. Qui, almeno due sono i requisiti per accedere ad un simile servizio: 21 anni di età e patente conseguita da almeno un anno. Diversi punti di ritiro sono presenti in città come Siviglia e Malaga. Se volete risparmiare, fareste bene a prenotare con debito anticipo.



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