Ammiccante Ischia

Della terza isola italica in ordine di densità abitativa, numerose sarebbero le storie da raccontare. Ascoltarne una al giorno diverrebbe, nel tempo di un echeggiante fischio, abitudine facile da acquisire ma altrettanto complicata da tralasciare. Ogni racconto che di Ischia narra, infatti, è novella talmente avvincente da render vano ogni tentativo di intravederne anzitempo il fine. L’unico essere in grado realmente di raccontarne le gesta non va ricercato tra fonemi inefficaci persino ad emularne i suoni, ma in una vacanza che farà di ogni viaggiatore gioioso visore di uno spettacolo lungo ma mai noioso, elaborato ma di agevole comprensione, verace nella sua essenza ma dal linguaggio universalmente riconoscibile. Giungere dall’entroterra italiano potrebbe relativamente aiutare a disporre di un valevole strumento interpretativo di base, ma l’innamoramento sopraggiungente finale colpirà in egual modo uno spicchio trasversale di astanti. Come una donna elfica la cui leggiadria delle parole pronunciate è melodioso ritornello che non lascia scampo, l’Isola d’Ischia sarà canzone la cui durata non verrà compressa nella  fugacità di un singolo momento, ma permarrà inscalfibile ed inalterata finchè morte non separerà ognuno di noi dal terreno della vita mortale comune. Sono oltre 60.000 le anime che, in aggiunta a turisti italiani e stranieri che ogni anno giungono in loco, compongono i dati sviscerati di una popolazione che, ad onor di cronaca, andrebbe a sua volta suddivisa in un numero di comuni pari a sei. Distante circa 18 miglia marittime dalla frontalmente posta Napoli, Ischia presenta una sagoma le cui fattezze rimandano piuttosto presto a quelle di un trapezio.

Aspetti supplementari potrebbero essere riassunti in un litorale che si estende lungo una linea di circa 43 km, in una superficie globale di oltre 46 chilometri quadrati e in una larghezza che, se misurata da oriente ad occidente, ammonta a 10 chilometri. Rivolgendo l’attenzione alle alture, la montagna che per altitudine svetta è il Monte Epomeo, sulla cui vetta due terrazze danno possibilità a chiunque voglia dapprima di arrivarci dopo un’ora circa di tragitto a piedi e poi di beneficiare di una veduta sottostante che di quest’ultima fatica è meritato premio. Facendo affidamento sui reperti nel corso del tempo liberati dall’abisso sotterraneo, risalgono al Neolitico i primi insediamenti umani. Tra la fine degli anni Ottanta ed il principio degli anni Novanta, resti di un muro a secco hanno avuto buon senso estetico nel testimoniare la presenza di una fattoria greca che, con ogni probabilità, è stata possedimento di un nucleo particolarmente facoltoso. Quattro secoli prima della venuta al mondo di Cristo, l’Isola d’Ischia è stata posta sotto l’autorevole ed autoritaria egida di Gerone I, tiranno del centro siculo di Siracusa fino alla sua dipartita. Vincitrice non senza fatiche dei conflitti sannitici, Roma divenne legittima proprietaria di questo lembo di terra fin dal IV secolo a.C. Nel comparto che la cultura latina riservò al leggendario, paragrafo non privo di ambiguità descrisse Ischia come luogo momentaneo d’approdo di Virgilio, poeta massimo di Roma. Quando della grandezza dell’impero rimasero solo sparpagliate briciole, Ischia fu vittima delle scorribande di diverse popolazioni barbariche, tra cui i Visigoti ed i Vandali. In un passaggio tanto repentino quanto simbolico dall’antico al moderno, sincera e significativa espressione della seconda era non può che essere rappresentata dall’opera rivitalizzante di Angelo Rizzoli. Sbarcato ad Ischia dal panfilo “Sereno”, l’imprenditore e produttore cinematografico lombardo se ne innamorò a tal punto da cucirle addosso un abito volto a rimpiazzare quello ormai liso in passato portato. Per mezzo della sua intercessione, sia diretta che indiretta, nel territorio ischitano vennero infatti edificate opere che, nei decenni a venire, avrebbero accolto flussi turistici i quali, tuttora, non accennano a vivere decremento alcuno

Il percorso

Prima tappa di questo itinerario ischitano non può che essere il Castello Aragonese. L’innalzamento della struttura originaria va temporalmente collocata nel 474 a.C. L’appellativo che gli venne attribuito fu quello di Castrum Gironis, denominazione omaggiante colui che si rese artefice principe della sua fondazione, Girone I. I tratti somatici iniziali subirono nel tempo metamorfosi che, in alcuni casi, ne variarono sensibilmente la foggia. Dapprima adattato a scopi difensivi che nei confronti delle scorribande barbariche erano unico antidoto, il Castello Aragonese assunse il suo aspetto odierno per volontà diretta degli Aragonesi. A collegare l’edificio alla terraferma è ai giorni nostri un ponte in muratura lungo 220 metri. La sue pareti esterne poggiano su una frazione piuttosto marginale dell’isolotto, abitato per il resto da rovine, vigne ed orti. Tra gli scorci ai quali andrebbe dato approfondimento maggiore vi è senza nessuna ombra di dubbio la Cupola, architettonicamente appartenente alla Chiesa dell’Immacolata, datata 1737. L’ingente onere economico occorrente non permise alle suore di prendere visione di un completamento dell’opera mai reso tangibile. Sia la facciata che le pereti internamente poste mancano di rifinitura. Un significativo intervento di restauro avvenne agli inizi degli anni Ottanta, momento a partire dal quale la chiesa è più volte diventata sede di esposizioni pittoriche. Altro scomparto fu casa del Convento delle Clarisse, costituito nel 1575. Le suore che tra le sue pereti albergavano appartenevano per larga parte a famiglie nobili le quali, spedendo a vita ecclesiastica le loro componenti femminili, impedivano un’esagerata ed egualitaria spartizione ereditaria. L’entrata al Castello Aragonese costa 10 euro.

Geograficamente dislocata nel comune di Forio d’Ischia, la baia di Sorgeto è un rientramento naturalmente formatosi il quale, dando vita ad un complesso termale, accoglie un folto e nutrito pubblico lungo tutto l’arco dell’anno. La temperatura elevata dalle acque che sgorgano dal suolo sottostante si uniscono sinergicamente alle acque marittime, delineando un insieme di vasche che si differenziano per dimensioni. Conosciuta fin dai tempi dei colonizzatori greci, la baia di Sorgeto si contraddistingue per una se non altro originale peculiarità. Quando la marea è alta, le acque appaiono gradevolmente tiepide. Quando, al contrario, la marea si abbassa, le temperature raggiungono parametri sensibilmente più elevati. Alcune passerelle sono state allestite per permettere ai fruitori di raggiungere vasche dove la temperatura è più bassa.

Permanendo a Forio, la chiesa della Madonna del Soccorso si proclama capostipite ecclesiale del circondario. Prime tracce documentali dell’edificio portano il riferimento temporale del 1638. Un terremoto, sopraggiunto mezzo secolo più tardi, ne danneggiò sensibilmente mura che, nel giro di qualche tempo, vennero nuovamente innalzate. Il prospetto è prova provata di un sobrio che non risparmia nemmeno il campanile sovrastante. I pavimenti interni sono in ceramica cerrese, materia prima prodotta in alcuni comuni della provincia beneventana. In prossimità dell’altare, giaceva una pala seicentesca attualmente custodita altrove, nella collegiata di San Martino. Distante un tiro di fionda dalla chiesa c’è il Torrione di Forio, utile nell’allertare in passato la popolazione locale in occasione di spedizioni invaditrici.

Nel comune di Serrara Fontana c’è Sant’Angelo d’Ischia, un borgo dalle radici vetuste fin da epoche remote perlopiù popolato da famiglie di pescatori. La piazzetta che lo insaporisce di spezia regale costituisce epicentro della vita sociale, visto l’enorme assortimento di strutture ristorative ed attività commerciali. I viaggiatori stressati ed inquieti troveranno qui la cura per la loro condizione. Colei alla quale deve essere attribuito il conferimento del nome del borgo è la chiesa che superiormente sopravviveva, eretta in suffragio di San Michele Arcangelo.

A Buonopane, frazione di Barano d’Ischia, la Sorgente di Nitrodi è fermata che di rinuncia non vuol saperne. Le acque che dalle cavità rocciose sgorgano, ormai quasi globalmente incanalate da docce, devono la loro fortunosa reputazione ad un insieme di proprietà benefiche, note fin dai tempi dei greci. Pare, infatti, che essi giungessero ad Ischia per cercare di porre rimedio alle ferite belliche. Tali caratteristiche, a partire dal 2003, sono state riceventi di un riconoscimento proveniente direttamente dal Ministero della Salute. Sistemabili nel periodo di tempo intercorrente tra il I ed il III secolo d.C., 12 statue dedicate alle ninfe Nitrodi vennero individuate da un gruppo di agricoltori locali nel Settecento. Le creazioni marmoree hanno ad oggi trovato la propria ideale sistemazione, visionabili da coloro che ne fanno ingresso, presso il Museo Archeologico di Napoli.

Ai cittadini di Roma, che dalla acque affioranti dalle terme conoscevano a menadito le virtù salutistiche, va riconosciuto l’insindacabile merito di aver saputo trasmettere un gesto che, a dispetto della sua apparente secondarietà, è atto d’amore sia per il corpo che per la mente. In gremita milizia sono raggruppati i parchi termali ischitani. Uno di questi, quello che presumibilmente signoreggia su tutti gli altri, è il Parco Termale Giardini Poseidon. Localizzabile in corrispondenza della baia di Citara, esso è a pieno regime in grado di poter contare su oltre 20 piscine, la cui temperatura delle acque è compresa tra i 20 ed i 40 gradi centigradi. A garantire adeguata balneazione c’è una spiaggia munita di tutto ciò che serve, dagli ombrelloni alle sdraio fino ad arrivare ai lettini. Nella consapevolezza di quanto voler bene al proprio corpo è atto da limare in ogni seppur confinato particolare, l’offerta è stata nel corso degli anni aggiuntivamente potenziata. Al giovamento delle acque termali va infatti addizionato quello scaturente da trattamenti contro l’antiestetica cellulite e massaggi che di antiche tecniche sono espressione fedele. Per farsi coccolare dalle mani esperte dei professionisti che qui lavorano, le tariffe variano dai 20 ai 30 euro.

Per quello che interessa le spiagge, ad Ischia l’imbarazzo della scelta è qualcosa che non rimane semplicemente impresso nella lista dei detti gergali. Una di quelle che per caratteristiche della location non deve essere per nessun motivo al mondo derubricata è la Spiaggia dei Pescatori. La motivazione di questa scelta quasi obbligata è presto detta. Da un lato, l’obiettivo fotografico vira sul Castello Aragonese. Dall’altro, invece, l’arlecchinesco multicolore delle abitazioni circostanti regala effetto visivo imperdibile. Secondo suggerimento prende il nome di Spiaggia dei Maronti, posizionata nel comune di Barano d’Ischia. La striscia sabbiosa che la scalpella è lunga all’incirca 3 chilometri ed è bruscamente interrotta da un mare la cui cristallinità è mal celato invito a contemplare con ammirazione il fondale. Troppo bella per essere soffocata in supporto materiale è la Spiaggia di Sant’Angelo, le cui casupole vivacemente tinteggiate si alternano a stabilimenti ben attrezzati e ad una florida natura. Per un tramonto da imprimere nell’angolo nobile dell’intelletto c’è, in ultimo, la Baia di San Francesco a Forio. L’atmosfera non si addice a chi amoreggia col caos, gli scogli riflettono gli ultimi raggi del sole che cala ed il mare, neanche a dirlo, è quello di cui la mente vorrebbe sempre e comunque sfamarsi.

Cucina, alberghi e relativi costi

Immissibile nel cumulo delle affascinanti bellezze d’Ischia è una tradizione culinaria la quale, malgrado tragga spunto dalla cucina campana, conserva alcune delle sue soggettive peculiarità. Una delle preparazioni più note è il coniglio all’ischitana, piatto d’apertura che degli altri rimane tuttavia solo riduttivo principio. Questa pregiatissima e tuttora non pienamente valorizzata carne bianca viene fatta cuocere in un fondo composto da sale, vino bianco, peperoncino, spezie, pomodorini, aglio e l’immancabile filo generosissimo di olio extravergine di oliva.

Chiunque crede che la pizza di scarola sia un piatto a tutta la Campania appartenente, evidentemente non conosce la variante ischitana. Al tradizionale ripieno, che oltre all’ingrediente principe prescrive l’aggiunta di olive nere e capperi, gli abitanti dell’isola danno supplemento ulteriore: il vino cotto. A differire è anche il passaggio finale, dato che alla tradizionale cottura in forno viene preferita la non meno goduriosa frittura.

Sparse lungo tutta la superficie dell’isola, ci sono oltre 200 strutture ricettive. I prezzi, come si potrebbe immediatamente intuire, variano sulla base dei servizi annessi. Nel voler citare un esempio, un soggiorno di due notti per due persone prevede un costo delle stanze che parte dai 120 euro e che, per un albergo a cinque stelle, può toccare anche gli 800 euro. Per un pranzo ed una cena a base di pesce, è possibile trovare qualche buon ristorantino che, a fronte di prezzi relativamente modici (tra i 18 ed i 25 euro a persona), darà modo di gustare mille leccornie.

 

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