Abu Dhabi e la sua grandezza

Città capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi è immersione nella quale avrete eguali chance sia di cadere sotto i colpi della tradizione sia di perdere la terza dinanzi alla più sciorinata sfarzosità. Gli abitanti censiti sono attualmente 1.200.000, con la sua fondazione che invece va fatta risalire a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento. L’indotto economico che intorno ad essa gravita copre circa due terzi dell’intera economia emiratina. Dati risalenti al 2014 ne fanno la sessantottesima città più dispendiosa al mondo.





 

L’itinerario

Giunti ad Abu Dhabi, prima sosta da effettuare sarà quella in occasione della quale, al cospetto della Gran Moschea dello Sceicco Zayed, devota spiritualità e materiale grandezza filtreranno perfino le scappanti sensazioni. Inserita nella lista degli stabili la cui bellezza è riconosciuta a livello globale, la sua messa in opera ha richiesto lasso temporale pari ad 11 anni, dal 1996 al 2007. Per dimensioni estrinseche, si è in presenza della più grande moschea di tutti gli Emirati Arabi Uniti. Perimetro territoriale la cui estensione supera seppur di poco i 12 ettari è basamento sul quale il bestione rispettosamente poggia. Quando, tra i sette giorni della settimana, ad alzar la mano è il venerdì, lo stabile in questione mostra i muscoli, sfoggiando capienza che al massimo delle proprie possibilità ammonta ad oltre 40.000 fedeli. In prossimità del minareto che occupa posizione nord-orientale, una vasta collezione di volumi vien resa fruibile da chiunque abbia voglia di approfondire non soltanto storie presenti ormai nell’immaginario collettivo, ma anche aspetti della cultura islamica i quali fondendosi compongono lega ai secoli resistente. Lo stile architettonico della moschea è mix equilibrato tra impronta persiana, moresca e mughul. In sede di costruzione, i marmi che la carcassa rivestono sono stati oggetto di selezione accurata. Quello che avvolge la facciata esterna, ad esempio, è stato estratto a Prilep, centro localizzabile nella Macedonia meridionale. Per quel che invece concerne le scalinate internamente poste, il marmo che ciascun gradino sovrasta vede come propria terra natia il Trentino Alto Adige (Lasa). Il tappeto installato sulla pavimentazione del salone principe ha nazionalità iraniana. Le sue dimensioni sono dimostrazione ulteriore di quanto, qui, la maestosità possa esser diventata musa ispiratrice. La superficie, infatti, supera di qualcosa più d’un dito i 5.000 metri quadrati. Le persone che ad esso han lavorato sono state 1.300. Ingredienti di preparazione che alla portata di tutti certamente non è vanno rintracciati sia in lampadari a loro volta impreziositi da cristalli Swarowski sia in un colonnato interno i cui quasi 100 elementi son tutti stati fantasiosamente intarsiati con la madreperla, materia prima che vien ricavata dalla parete interiore della conchiglia di alcune specie di molluschi.

Hotel a 7 stelle che di sfrenata ostentazione è fedele e materiale rappresentazione, l’Emirates Palace è con buon dosaggio di organizzazione beneficiabile a prezzi molto più bassi di quello che ingenuamente si potrebbe essere portati a credere. Se la vacanza in zona si concentra, in alternativa, tra i mesi di marzo ed aprile oppure quando la stagione autunnale è alle porte, le tariffe per notte sono pressochè analoghe a quelle esercitate da una buona struttura ricettiva pentastellata del Vecchio Continente. Volgendo dovuta attenzione ai numeri, la somma delle stanze tange quota 300. Le suites allestite in cima alla struttura sono esclusivamente usabili da coloro che fanno parte della casata reale locale. Nel lasso di tempo compreso fra le 10 del mattino e le 22, la totalità del piano che per ordine squisitamente numerico riporta cifra 1 può esser vista senza dover corrispondere nulla. All’esterno, lo spettacolo non è meno meritevole di ammaliante interesse. Una dozzina sono le fontane, sottili matite che disegnano flussi acquatici ripudianti la banalità. A tre zeri sono invece i dati numerici che interessano gli alberi nei giardini impiantati (circa 8.000). Seppur paragone possa apparire se non altro ardito, menzione che di visuale fisica è solo riassuntivo preludio andrebbe riservata alla cupola che dall’altro sovrasta il Grand Atrium. Nel sovrapporla idealmente a quella che della Basilica di San Pietro è simbolo identificativo, essa vince tal contesa. Particolare addizionale è infine dato dalla spiaggia, riservata a coloro che albergano in loco. La lingua sabbiosa che ne indica punto esatto è lunga quasi 1,5 chilometri.




Frontalmente rispetto al luogo che abbiamo appeno finito di descrivere, vi è agglomerato di 5 torri il cui attinente appellativo è quello di Etihad Towers. Stando a quelli che sono i dati nel corso degli anni sviscerati, pare che per la sua erezione da terra sia stato necessario esborso di ben 2,5 miliardi di dirham. Scene di alcune anche importanti pellicole sono state girate nelle loro immediate vicinanze. Una di queste, quella che forse è destinataria di maggiore riconoscimento, è il settimo episodio della fortunata saga di Fast&Furious (2015). Destinazione d’uso delle Etihad Towers è variegata, per via della presenza di uffici e residenze, queste ultime sia private che inerenti l’accoglienza turistica. Nella fattispecie in cui il meteo possa dar atmosfera scarna d’ogni fastidiosa e molesta precipitazione, le acque adiacenti ne riflettono con dedita risoluzione fattezze che verso l’azzurro del cielo s’ergono, quasi come nel tentativo di volerne toccare l’intangibile materia. Scendendo ancor più nel particolare, cosa buona e giusta è precisare che la torre numero 1 è espressiva interprete di un ambito turistico che ad Adu Dhabi sta man mano cibandosi d’una fetta sempre più generosa d’economia. E’ il Jumeirah at Etihad Towers, albergo facente parte dell’omonimo gruppo, che nelle sue pareti interne comodamente dimora. Alle stanze tradizionali vanno sommate le suites, per un numero accanto all’uguale a 382 ammontante. Se raffinatezza è peculiarità che da macchia oleosa non deve esser penetrata, un’offerta ricca già di per sé viene ulteriormente rimpinguata da ricercati ristoranti, tre piscine, una spiaggia privata con sabbia fine quanto la grafite ed un centro benessere daranno scalpellata decorativa. A proposito dei ristoranti, a dover esser citato è il Tori No Su, casa della millenaria tradizione gastronomica nipponica. Seguendo moto ascensionale, opportuno sarebbe pigiare il tasto che permetterà di far capatina al piano numero 74. Terrazza avente scopo panoramico costituisce location dove scattare istantanee che mozzeranno il fiato.

Ricredervi dovrete per forza di cose se pensate che il Louvre sia museo avente localizzazione unicamente parigina. L’epiteto del museo che stesso nome porta, frutto di previo accordo proprio col polo transalpino, manifesta semmai bisogno ulteriore ce ne fosse la voglia di bello di cui Abu Dhabi instancabilmente s’alimenta. Inserirlo nel tragitto che prima di partire dovrete mettere a punto vorrà dire associarne coerente posizione geografica all’Isola Sa’diyyat, perimetro nel quale secondo l’esecutivo dovrebbe concentrarsi gran parte dei siti a carattere culturale. A far di esso primo museo per superficie degli Emirati Arabi Uniti (e non solo) basterebbero i suoi ben 24.000 metri quadrati. Più di 20 sono le sale, per esposizioni che sono state sezionate per periodi storici ai quali le opere son riconducibili. Una delle aree è stata infatti dedicata all’antichità, una al Medioevo, una alla modernità ed una alla globalizzazione.  Dopo aver ad esempio attraversato sala dove respirerete la grandezza di Roma e del suo impero, nella sezione che seguirà avrete modo di carpire qualcosa in più sulle grandi regioni monoteistiche del mondo. Segmento che segnerà l’epilogo di tappa così gradita è quello imperniatosi sulla pittura contemporanea. La stragrande maggioranza delle tele è stata importata, neanche a dirlo, dalla Francia. Tra le istituzioni francesi che più di tutte hanno in prestito fornito le proprie opere c’è il Centro nazionale d’arte e di cultura Georges Pompidou. Piatto della casa è senza opportunità smentente il ritratto di Napoleone Bonaparte, firmato Louis David.

Costruito nella seconda metà del Settecento, il Qasr Al-Hosn è palazzo che meglio di qualsiasi rauca e trascurante voce narrante saprà esporre storia, usi, costumi e tradizioni del popolo emiratino. Entrandovi, infatti, diverrete sia uditori di testimonianze audio sia visori di scatti fotografici indietro nel tempo andanti. La torre, angolo dominante d’un quadrilatero che dal moderno si fa prudentemente attorniare, è stata sottoposta alla fine degli anni Trenta ad un intervento ampliativo, a sua volta finanziariamente incentivato dalla concessione della prima licenza petrolifera ad Abu Dhabi. Se, ad oggi, dal caldo ci si protegge con tecnologica conseguenza del progresso che fin qui ci ha portati, il Qasn Al-Hosn ribalta come un calzino siffatto consolidato paradigma. Il suo sistema d’areazione (Barjeel), infatti, è quanto di più ingegnoso si potrebbe immaginare. La brezza che dal mare energicamente soffiava veniva incanalata all’interno di stretti canali. Da non perdere, se appassionati di musica, è il festival annuale che prende medesimo nome del palazzo. La durata dell’evento è di 11 giorni, periodo nel quale si susseguono artisti danzanti ed intonati cantori. L’intento della rassegna è quello di fornire agli astanti indicazione degna d’un repertorio culturale tuttora parzialmente inesplorato.


Senza svago, una vacanza non potrebbe essere reputata tale. Nel dar naturale sfogo ad esigenza che caratterizza sia i grandi che i piccini, Yas Island esibisce menù quantitativamente nutrito e qualitativamente ineccepibile. Parchi punteggiati d’attrazioni, conditi con presa generosa d’eventi a cadenza periodica, rappresenteranno ragione per la quale quest’isola artificiale non andrebbe neanche per sbadataggine omessa. Se è vero che scindere il vincolo che lega uomo ed acqua sarebbe impresa del tutto priva di razionale realismo, è altrettanto vero che il parco acquatico Yas Waterworld (prezzo del ticket 260 dirham)  dona sfumatura ludica ad un binomio sempre e comunque aperto a nuove forme rappresentative. Sono 15 gli ettari di terreno sui quali esso si stiracchia, con giostre e scivoli che nel rincorrersi allegramente culminano con la Bandit Bomber, una montagna russa oltre 500 metri. Il tema dal quale il parco trae ispirazione va scovato nella vicenda leggendaria di Dana, una giovane lasciatasi trasportare dal monsone dell’avventura. Nell’imbattersi alla ricerca di una perla, responsabile della floridezza del villaggio dal quale essa proviene, ella gode dell’indispensabile supporto di un cammello, di un falco e di un delfino. I nemici da fronteggiare sono invece una banda di fuorilegge ed un serpente accecato da bramosità ed avarizia. Per chi è cresciuto e continua a crescere seguendo alla tv le esilaranti peripezie di Bugs Bunny e Daffy Duck, il Warner Bros World (pezzo del ticket 312 dirham) è fermata che tralasciare non si potrà. Aperto al pubblico nel mese di luglio del 2018, pare che per la sua costruzione sia stata stanziata una cifra pari ad un miliardo di dollari americani. Le giostre sono poco meno di una trentina, i ristoranti garantiranno boccone prelibato e gli spettacoli saranno pane per i denti di una fantasia che qui uscirà da prolungato assopimento. Per via di un caldo torrido che soprattutto nella bella stagione raggiunge picchi davvero elevati, l’intera area è servita da un funzionale impianto di climatizzazione. A catturare la portata dell’occhio sarà, non troppo lontana dal varco d’ingresso, una torre la cui altezza di 61 metri tende a dar sostanza tangibile a quella ancor più celebre che iconizza la casa di produzione statunitense. Dessert ottimo nel dar assuefazione soprattutto a chi dei motori è vero e proprio patito è il Ferrari World, primo luogo al mondo globalmente ispiratosi al leggendario brand automobilistico italiano. Inaugurato nel dicembre del 2010, il Ferrari World ha possibilità di contare dei servigi di un circuito, un teatro, una sala cinematografica con tecnologia 3D ed un padiglione dove a giacere sono i modelli che grande hanno fatto marchio che di successo è emblema.





Se la somma economica che al soggiorno avete destinato appare sufficiente per replicare ad uno shopping che qui è in grado di diventare anche piuttosto dispendioso, il centro commerciale Marina Mall è scalo sul quale poggiare la pianta del piede. Ubicato dal punto di vista geografico in uno dei quartieri più in voga della capitale emiratina, il Marina Mall si suddivide su quattro livelli ed è grande quanto 44 campi di calcio tra loro ravvicinati. Se i negozi dove le migliori case di moda commercializzano i propri capi non vi bastano, soddisferete quel che il cammino verso la spensieratezza esige cimentandovi in una partita di bowling o magari vedendo un film nel cinema multisala. La fontana posta internamente è stata assemblata incollando insieme pezzi di vetro colorati, in un mosaico che riflette mille ed una tonalità. Tra le catene che al Marina Mall avevano sede c’era anche la svedese Ikea, trasferitasi qualche anno dopo.

Diversamente da quello che preconcetto potrebbe ingannevolmente suggerire, il Falcon Hospital non è soltanto posto dove ai rapaci vengono assicurate tutte le prestazioni d’ordine sanitario necessarie. Tra le sue mura, infatti, sono tante le visite guidate il cui obiettivo è quello di consentire ai partecipanti di percorrere tutte le tappe salienti della falconeria, disciplina venatoria in zona ampiamente praticata. La struttura ospedaliera cura, a cadenza annuale, un numero di animali non inferiore alle 6.000 unità.

Se dal centro cittadino volete allontanarvi senza percorrere tratto esageratamente lungo, il Parco Nazionale delle Mangrovie controbatterà a codesto interrogativo consegnandovi occasione di entrare in contatto diretto con l’elemento natura. L’ecosistema che peculiarmente lo contraddistingue è stato posto sotto l’osservante tutela dell’Environment Agency Abu Dhabi. Acquitrini salmastri, aree da fango uniformemente ricoperte e varietà plurime d’alghe sono solo alcuni degli aspetti che dovrebbero delicatamente solleticare volenteroso intelletto. Nel purificare le acque circonvicine, le mangrovie sono schermo che si frappone tra l’impeto del vento ed il rigoglioso verdeggiare della natura. La diversità non riguarda il solo ambito vegetale, ma interessa anche il regno animale. Alcune delle specie che in loco risiedono sono i granchi, gli aironi ed i fenicotteri.






 

Qualche consiglio utile

Quadro riepilogativo, come quello che segue, costituirà utile promemoria di una vacanza, quella ad Abu Dhabi, che perennemente si incollerà nella parte del cuore dove i ricordi più belli insieme festeggiano:

  • Fattore che a vantaggio della città opera è dato dalla quasi completa assenza di criminalità. Il soggiorno, pertanto, risulterà tranquillo, appagante e privo di inconvenienti altrove dietro l’angolo;
  • Come ogni città nella quale l’Islam è religione ufficiale, giorno festivo è per loro il venerdì, con gli uffici che pertanto prolungheranno chiusura fino al sabato. Simile discorso non tocca i negozi ed i centri commerciali. Se approderete durante il loro Ramadan, nelle ore del giorno non potrete fare acquisti. Le attività commerciali spalancheranno i loro battenti quando il sole si nasconderà dietro l’orizzonte, rimanendo aperte fino a notte inoltrata;
  • Oculatezza va rivolta anche all’abbigliamento, il quale andrà adattato sia agli usi locali sia alle prescrizioni d’ordine religioso;
  • Se è vero che per ogni italiano è gesto assimilabile a reato iniziare la propria giornata senza cappuccino, è vero anche che a tale abitudine potrete dar seguito anche qui ad Abu Dhabi. La loro variante prende il nome di camelccino. Il tradizionale latte vaccino viene infatti sostituito da latte di cammello, il cui sapore è per niente preponderante. Secondo suggerimento è il kabsa, pietanza i cui ingredienti principali saranno riso e carne di pollo. Il mix di spezie è affollato, con cumino e cardamomo che sono solo due dei tanti partecipanti. Durante la cottura del riso, aggiunta ulteriore è quella inerente mandorle precedentemente tostate ed uva sultanina;
  • Per visitare Abu Dhabi, il periodo migliore è quello compreso tra gennaio ed aprile, lasso nel quale le temperature sono certamente più sopportabili. I prezzi degli alberghi dipendono, ovviamente, dal tipo di sistemazione. In via del tutto generale, possibile sostenere è che per una stanza in hotel a tre stelle i prezzi vanno dai 45 ai 65 euro. Per un albergo a quattro stelle, invece, le tariffe possono sfiorare quota 150 euro;
  • Il dirham, come accennato in precedenza, è la moneta ufficiale. Al cambio, 1 dirham corrisponde attualmente a 25 centesimi di euro;
  • Se a starvi stretto è il caos della città, non c’è cosa migliore che concedervi fugace intervallo nel deserto che cinge Abu Dhabi. Tour guidati, oltre a farvi assaporare esperienza per sempre rimembrabile, sarà insieme più o meno lungo di istanti nei quali provare la disciplina del sandboarding, la variante su sabbia del normale snowboard. 

 

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