5 mete adatte a donne che viaggiano sole

<” class=”TPAutoLinks” >” class=”TPAutoLinks” >p” class=”TPAutoLinks” > class=”p2″>Compere e bagni termali costituiscono attività espletabili ormai ovunque. Sempre più sono le donne che, nel voler partire in solitaria, optano quindi non soltanto per mete intramontabili, ma anche per destinazioni del tutto insolite, dove l’avventura non latita. Nella guida che segue, abbiamo cercato di trovare il giusto compromesso, descrivendo quelli che per noi sono gli angoli del mondo che meglio si adattano ad un soggiorno total pink. Pronte?


La Valletta

La tappa iniziale conduce a sud della Sicilia, in un’isola che soprattutto negli ultimi anni sta raccogliendo i frutti d’un successo tanto inaspettato quanto tuttavia motivato. Malta, sia dal punto di vista naturalistico che da quello culturale, merita una visita che non potrà prescindere da quella che è la città Capitale: La Valletta. La sua fondazione, avvenuta ad opera d’un ordine cavalleresco istituito a Gerusalemme intorno all’anno 1000 (i Cavalieri Ospitalieri), va fatta risalire alla seconda metà del Cinquecento. Giunte qui, le cose da vedere sono tante. In questa sede ci limitiamo a suggerirvene due:



    • Il Museo Nazionale di Archeologia. Aperto al pubblico entrante nel 1958, esso è stato oggetto negli anni Novanta di alcuni interventi ristrutturativi, volti a modernizzare una struttura che internamente contiene due collezioni permanenti più un ambiente dedicato alle mostre di carattere temporaneo. Quella riconoscibile col nome di Sala del Neolitico antico racchiude a sé una variegata gamma di reperti risalenti al lasso temporale convenzionalmente compreso tra il 5.200 ed il 3.800 a.C. Parlando di pregevolezza, l’attenzione va inevitabilmente rivolta a piccole opere scultoree, giungenti dal periodo Red Skorba e ritraenti figure umane. Il padiglione in questione comprende altresì una fedele riproduzione degli ipogei, caratteristiche costruzioni di tipo sotterraneo. Dichiarato Patrimonio UNESCO nel 1980, l’ipogeo di Hal-Saflieni è geograficamente appartenente al territorio di Paola, distante soli 3 chilometri dalla Capitale. Dopo il riconoscimento ottenuto dall’UNESCO, l’esecutivo locale fece stampare ben 5.000 francobolli omaggianti un sito scoperto casualmente nel primo decennio del Novecento;



  • La Concattedrale di San Giovanni. Eretta da terra nel 1573, la sua loggia venne seriamente danneggiata dai bombardamenti che qui imperversarono nel 1941. Penetrando internamente, meriterebbero uno sguardo approfondito gli elementi decorativi ornanti la volta. Autore dei dipinti, ciascuno dei quali descrivente l’esistenza di San Giovanni Battista, fu l’artista di origine calabrese Mattia Preti.



Budapest

Lasciando Malta, senza tuttavia abbandonare il Vecchio Continente, il momento è propizio per toccare un’altra destinazione che per caratteristiche ben si adatta ad un viaggio interamente al femminile: Budapest. La sua venuta alla luce va temporalmente collocata nel 1873, anno in cui a fondersi vicendevolmente furono Buda, Obuda e Pest. I suggerimenti, anche in questo caso, saranno un paio:



  • Il Palazzo del Parlamento. Costruito a cavallo tra il 1885 ed il 1904, esso iconizza come pochi altri luoghi una città la cui magia non lascia scampo. L’intento originario, quello cioè di suffragare l’indipendenza dall’Impero austro-ungarico, riesce brillantemente a spiegarne l’indubbia magnificenza. Le dimensioni, difatti, comprovano il raggiungimento di un simile obiettivo. La lunghezza del palazzo ammonta a 268 metri, con la larghezza che appare di poco superiore ai 120 metri. Il punto più alto staziona invece ad un’altitudine pari a 96 metri. Particolare, questo, di non poco conto, in quanto la medesima altezza viene raggiunta anche dalla Basilica di Santo Stefano;



  • La Casa dei vini ungheresi. Balzando da un classico che non passa mai di moda ad una singolarità che invece affascina, ci accingiamo quindi ad attraversare una struttura museale posta frontalmente rispetto all’Hotel Hilton. Dinanzi alla pubblica ammirazione sono state disposte etichette provenienti da una ventina di regioni ungheresi. Le varietà esposte sono in tutto 700, 55 delle quali avrete modo di degustarle in prima persona. Lo scopo del museo, tanto ambizioso quanto tuttavia legittimo, è quello di valorizzare prodotti vinicoli d’assoluto pregio.

 

Kyoto

Capitale nipponica per oltre 1.000 anni, Kyoto è stata per fortuna graziata dall’ultima guerra mondiale, altrove decisamente meno misericordiosa. La sua essenza, nell’inebriare ogni millimetro delle vostre membra, s’esprimerà inostacolata:



  • Nel Parco Maruyama. Migliaia, ogni anno, sono i transitanti. Le ragioni sono presto dette. Vecchia quanto il più tramandato dei racconti è un’usanza, l’Hanami, talmente seguita da causare, nel momento della fioritura dei ciliegi, movimenti migratori di massa. Quantificabili in milioni sono infatti i nipponici che, dai propri centri abitati, approdano nelle città culturalmente più influenti. Il fenomeno naturale, colorato e degno dei più forbiti elogi, è possibile contemplarlo nel lasso di tempo che va dalla prima settimana di aprile fino a fine maggio. L’Hanami acquisisce un sentore goliardico per via della consumazione, frugale e contemporanea, d’un pasto in compagnia di familiari o amici. Solitamente a terra viene stesa una tovaglia plastificata sulla quale poi poggiare ogni genere di leccornia. Specifici manicaretti vengono preparati per l’occasione. Tra questi vi sono i Mitarashi dango, gnocchi di riso avvolti da una densa glassa fatta con salsa di soia dolce;

  • Nello Shinsenen. La fondazione di questo antichissimo tempio buddista è etichettabile riportando l’anno 824. Alcuni documenti testimoniano un’estensione originaria che, da settentrione a meridione, ammontava a poco più di 400 metri. Nell’853, la peste spezzò in città tante vite umane. In quei giorni funesti, nel tempio furono celebrati rituali volti a quietare l’ira implacabile degli spiriti.




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Tunisia

La Tunisia, se vuoi viaggiare sola o con le amiche d’una vita, è un’opzione che dovresti valutare. Qui, i primi insediamenti umani documentabili sono riconducibili al Paleolitico. Una lunga storia, arrivante fino ai giorni nostri, caratterizza un Paese che lungo le pareti del cuore si incastrerà con coriacea ostinazione. Inizieremmo da Cartagine, senza trascurare né la penetrazione araba né il colonialismo transalpino. Di un filo storico il cui principio si perde nella notte dei tempi, i lasciti più preziosi sono questi:

    • La Grande moschea di Qayrawan. Gli angoli, quello destro e quello sinistro, sono separati da una distanza pari a 415 metri, per una superficie totale di circa 9 chilometri quadrati. Esternamente, i connotati sono quelli tipici di uno stabile fortificato, con pareti murarie erette facendo uso di massi il cui spessore sfiora i 2 metri. Il cortile, raggiungibile varcando sei differenti ingressi lateralmente posti, presenta una conformazione sostanzialmente rettangolare. Il minareto, con ogni probabilità assemblato tra il 724 ed il 743, misura dalla base all’apice 31,5 metri. L’ambiente dedicato alla preghiera, la musalla, vanta un colonnato nel quale si susseguono circa 400 elementi. Le mura del mihrab incorporano a sé una trentina di lastroni marmorei finemente decorati con motivi geometrici;


  • Il Museo nazionale del Bardo. Fondato tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del secolo successivo, il museo consta di 34 stanze. L’esposizione regina è quella trattante i mosaici romani. “Perseo libera Andromeda”, “Corsa di carri in un circo” e “Trionfo di Nettuno” sono solo alcune delle diciture intitolanti opere dinanzi alle quali soffermarsi senza alcuna fretta, gustandone a piccoli morsi ogni minimo aspetto. I mosaici non sono però l’unica attrazione. Altrettanto lodevoli sono sculture ritraenti sia divinità, come Bacco ed Ercole, che protagonisti della mitologia.




Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda, facente politicamente parte del continente oceanico, attira a sé l’occhio di chi, da una vacanza, esige la giusta dose di tranquillità. Il nome che odiernamente la fregia, attribuitole nel Seicento da alcuni cartografi d’origine olandese, va nella nostra lingua tradotto con la dicitura “terra di mare”. Verdeggianti paesaggi rurali, imponenti alture e spiagge che mozzano il fiato forniscono indizi senz’altro importanti ma comunque generici. Scendendo nel particolare, la prova regina l’avreste visitando:



  • Il Monte Cook. Notorio anche con l’epiteto di Aoraki, il Monte Cook è tra le montagne neozelandesi quella che sovrasta tutte le altre. La cima, infatti, giace ad un’altezza di 3.754 metri. L’epiteto costituisce un riverente e chiaro riferimento al cartografo e navigatore britannico James Cook. Il monte appartiene ad un parco nazionale la cui estensione supera i 700 chilometri quadrati. Specie animali, sia endemiche che successivamente introdotte, popolano l’area. Tra queste, ci sono i camosci ed il kea, un pappagallo il cui piumaggio tende ad assumere una colorazione verdastra;

  • Il ghiacciaio Franz Josef. La titolazione rimanda a Francesco Giuseppe I, Imperatore d’Austria fino al 1916. Per godere della beltà di questo luogo, le scelte sono diverse. Camminando, prima di tutto, soprattutto se l’avventura non vi spaventa. Dall’alto poi, a bordo d’un elicottero. Intrappolarne in uno scatto la colorazione, che in alcuni casi s’avvicina ad un blu smorto, è un qualcosa che non potrete non fare. La lunghezza del Franz Josef è di 12.000 metri.

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