Cara, vecchia Londra

Con i suoi quasi 9 milioni di abitanti, Londra è centro nevralgico d’un Regno Unito ai quali i nostri ringraziamenti vanno fatti pervenire per aver inventato il gioco del calcio, per aver deliziato gli amanti della musica con i brani dei Beatles e dei Queen, per aver esportato il piacere pomeridiano del the e per aver plasmato umorismo tanto sottile quanto mai volgare. Tanto vien detto su una città che accoglie lavoratori, abbraccia turisti e sollazza senso visivo. In questa sede, oltre a dar elenco esaustivo di quel che vedere dovrete per forza, vi forniremo dritte che dal solito vogliono rimaner lontane.



I luoghi da non perdere

Tra le piazze londinesi che in ordine d’importanza il resto sovrastano vi è senza ombra di dubbio alcuna Trafalgar Square. Denominazione che sulla sua etichetta è stata redatta va ricondotta alla battaglia di Trafalgar, contesa che nel primo decennio dell’Ottocento vide contrapporsi la marina britannica, posta sotto la guida sapiente dell’ammiraglio Horatio Nelson, e quelle battenti sia drappello spagnolo che bandiera transalpina. Lembo di terra sul quale Trafalgar Square odiernamente poggia ospitò in origine stalle direttamente controllate dalla locale casata reale. Fin dal momento in cui queste ultime divennero oggetto di radicale spostamento (vennero infatti traslate a Buckingam Palace), tutta la zona venne sottoposta ad insieme incisivo di interventi volti a radicale riqualificazione. Colonna che da basamento verso il cielo s’innalza è quella dedicata a Nelson, passato a miglior vita proprio in occasione di uno scontro, quello in precedenza citati, dove le perdite inglesi furono oltre 450. L’obelo, la cui costruzione venne stimolata da ingente stanziamento di fondi a carattere prettamente pubblico, presenza altezza che solo per poco non tocca i 52 metri. Puntando la lente verso il piedistallo, facile intravedere lungo tutte e quattro le sue facciate raffigurazioni bronzee di altrettanti leoni. Nel 1940, il regime nazista tedesco espresse segreta volontà non soltanto d’appropriarsi della colonna, ma anche di trasferirla a Berlino. Aperta al pubblico nel 1824, la National Gallery rappresenta lume che di tal costellazione è irraggiante componente. Data un’appartenenza che tutta la popolazione britannica chiama seppur simbolicamente in causa, entrare al proprio interno non prevede esborso di denaro alcuno. Unica eccezione potrebbe essere rappresentata dalla tutt’altro che sporadico allestimento di esposizioni avente carattere d’eccezionalità. Stando a quelli che sono gli ultimi dati in proposito forniti, risalenti al 2016, sono oltre 6 milioni i visitatori che annualmente varcano accogliente soglia. Le tele, pezzo forte di un’offerta che più ricca non potrebbe essere, sono quasi 2.500. Tra gli artisti che, senza nulla togliere a tutti gli altri, meritano cenno rispettoso ci sono Leonardo Da Vinci, Raffaello, Tiziano, Rembrandt, Monet, Van Gogh, Cezanne e Velazquez.



 

Stabile nel quale tuttora la famiglia reale britannica soggiorna è, neanche a dirlo, Buckingam Palace. Se le sue mura proferir parola potessero, tanto testimonierebbero d’un esistenza, quella dei componenti della casata dal sangue blu, talvolta caratterizzata da scandali ed eccessi. Di frequente, Buckingam Palace è ricercato palcoscenico sia di ricorrenze riceventi pubblica importanza sia di afflussi di matrice turistica che crisi non conoscono. Tralasciando momentaneamente la materiale estrinsecità d’un luogo che per magnificenza esagera, esso è da sempre elemento simbolico d’un attaccamento, quello che lega i reali al popolo posto sotto la loro giurisdizione, che seppur trapuntato d’alti e bassi mai s’è spezzato. Estensione, se all’oggettività intendiamo tornare, ammonta a circa 77 chilometri quadrati. Quando le rovine del secondo conflitto mondiale velocemente incedettero, il palazzo venne ripetutamente e con deliberata consapevolezza crivellato da colpi dal cielo giungenti. Quel che Hitler erroneamente credeva era di fiaccare il non arrendevole animo britannico radendo al suolo simbolo di chi da sempre lo governava. Gli ambienti che ritmo cadenzato danno ad un tono della voce che dall’informale popolare vuol discostarsi sono quelli che, guardando verso occidente, nel retro sono ubicati. Centralmente rispetto ad essi, ambiente che l’arte mastica senza provar disgusto è gioia per chi della bellezza è sia visore che interprete. La galleria, lunga una cinquantina di metri, è infatti fiancheggiata da opere firmate da autori del calibro di Rembrandt e Rubens. Contabili sule dita d’entrambe le mani sono le stanze che, per denominazione e caratteristiche di tipo architettonico, sono palese omaggio a personaggi che nel palazzo hanno trascorso soggiorno più o meno prolungato. Uno di questi fu l’ultimo zar di Russia, Nicola II. Se puntuali non siete affatto, forse a questo punto dovreste diventarlo. Quando alle ore 11 manca un quarto d’ora, il cambio della guardia è rituale che ininterrottamente la platea delizia dal Seicento. Occhio anche a quante guardie ci sono. Se il loro numero ammonta a 4, ciò sta a significare che la regina è in sede. Ticket avrà costo pari a  25 sterline.




Balzando da monarchia che intoccabile tradizione costituisce ad un potere il quale altro non è che frutto del volere popolare, quel che dinanzi v’attenderà è il Palazzo di Westminster, costruzione nella quale entrambe le camere forniscono risposta a quel che gli elettori da esse s’attendono. Inaugurato nella seconda metà dell’Ottocento, veduta che frontalmente si prospetta è quella corrispondente alla sponda orientale del fiume Tamigi. Pupilla che il tempo misura ed il circondario metaforicamente sorveglia è il Big Ben, la cui torre misura, tra i punti che fine ed inizio segnano, ben 96 metri. Contrariamente a quello che per grossolano errore si potrebbe credere, Big Ben non è epiteto grazie al quale l’orologio, che al mondo è tra i più precisi, si fa universalmente riconoscere. Codesto nome proprio andrebbe infatti per dovere di cronaca attribuito ad una campana che in tutto pesa oltre 13 tonnellate. Il Palazzo di Westminster mostra articolata suddivisione interiore, con 1100 sale i cui utilizzi sono i più diversi. Duo che per materia dove prestigio vien trattato eccellono sono, ovviamente, la Camera dei Lord e la Camera dei Comuni. Nel caso in cui in esso si volesse e si potesse percorrere corridoi coi quali le stanze reciprocamente comunicano, distanza da coprire non senza velo di sudante fatica misurerebbe poco meno di 5 chilometri. Quattro, infine, sono i piani che contribuiscono a darne sviluppo verticalizzante.

Analizzando dimensioni che comprovano senza margine di smentita grandiosità che su tutto e tutti troneggia, la Cattedrale di San Paolo calca piazza riservata a colei che in Gran Bretagna, tra gli stabili aventi valenza ecclesiastica, per distacco ha la meglio. Venuta alla luce nel 1656 su quel poco che rimase a seguito di fiamme che la vecchia cattedrale famelicamente divorarono, essa è nel corso dei secoli stata ambientazione nella quale cerimonie di portata scarna da palpabili frontiere hanno avuto luogo. Se qualche caso esemplificativo volessimo elencare, i termini che nell’elenco puntato potrebbero essere inseriti sarebbero diversi, dai funerali di Margaret Thatcher fino ad arrivare a quelli che privarono il mondo di eroe che dalla distruzione totalitaria ci salvò, Winston Churchill. Dal basso, sollevare lo sguardo significherebbe notare senza criticità una cupola, agli effetti pratici abilmente tripartita, che da quello che in posizione sottostante si trova s’alza fino a tangere quota 111 metri. Riguardosa ispirazione ebbe come principale termine di paragone la Basilica di San Pietro, tempio di una cristianità che dalla Città Eterna spande fragranza ad ora meno impattante. Lateralmente, torri s’antepongono ad altrettante cappelle che da esse cercano affidabile protezione. Sono tre gli organi a canne dai quali note vibratamente echeggiano. Il primo, fratello maggiore degli altri due, venne congegnato nel 1872. Il secondo ed il terzo, rispettivamente, vennero portati a compimento nel 1881 e nel 2001. La Cattedrale di San Paolo sfodera lunghezza di 174 metri. Lapidi aventi consegna d’ordine commemorativo suffragano, tra gli altri, Walter de la Mare, Alexander Fleming, Henry Moore, Hubert Parry e John Donne.

Cultori d’una disciplina storica modernamente poco e mal studiata, amanti carnali di una Capitale la quale iconizza epicentro d’un impero che anticamente ha dettato legge, curiosi che qui fate scalo perché passivi seguaci dell’arte del “sentito dire”. Che siate o meno assidui partecipanti di uno di questi tre raggruppamenti, niente e nessuno vi salverà da ciò che il British Museum saprà nel vostro animo instillare. Della sua fondazione, avvenuta nel 1753, va reso responsabile Sir Hans Sloane, medico e naturalista britannico. Il polo museale, tra i dieci che se girovaghi del mondo non potrete affatto dalla vostra lista omettere, trattiene a sé qualcosa come 8 milioni di manufatti, temporalmente catalogabili andando a ritroso, scendendo nei pressi degli albori della civiltà e, come se tanto nel mezzo fosse accaduto, tornando nuovamente ad una contemporaneità in costante divenire. La fretta, in loco, è come una pizza ben condita ingurgitata senza aver tempo di gustarne a pieno gli inebrianti sentori. Se al museo vorrete far dedica melodiosa e non troppo corta, la visita andrà spalmata su tratto che possa oltrepassare l’unanime concezione del superficiale. Traslando dito puntante verso ciò che forse di più vi interessa, le collezioni, quelle che da grassoccio blasone sono baciate possono essere in questo modo ripartite:

  • Antico Egitto. Dietro al Museo Egizio de Il Cairo, il British Museum di Londra è area la cui scorza superficiale affagotta il numero maggiore di reperti dall’era dei faraoni arrivanti. Pezzo che ha dato modo d’intrufolarsi negli anfratti più angusti di una civiltà tuttora parzialmente incompresa è la stele di Rosetta, erma le cui iscrizioni impresse sono state redatte sotto forma di grafie tra loro antipodiche: demotico, greco antico e geroglifico. Fu proprio il suo apporto a fornire utili indicazioni volte a decifrare in prima battuta i geroglifici. Appartenente alla collezione personale di Napoleone Bonaparte, la stele di Rosetta venne dagli inglesi addentata quando all’eroe originario di Ajaccio venne inflitta amara sconfitta sulle rive del Nilo;
  • Mesopotamia. Sumeri, Assiri e Babilonesi, popolazioni alle quali tanto dobbiamo e dalle quali

tanto dobbiamo ancora imparare, rivivono sotto spoglie dal tempo usurate ma che mai s’inchinano dinanzi ad un oggi la cui volontà, se imperasse, tutto spazzerebbe via. Fuori dalle movimentate frontiere irachene, il British Museum è casa dove a ronfare beatamente vi è il maggior quantitativo di manufatti alle tre civiltà spettanti (circa 33.000);



  • Roma e Grecia. Statue che nel Partenone ateniese albergavano, frammenti prelevati dal Tempio di Artemide e dal Mausoleo di Alicarnasso sono solo alcune delle gemme trattate da una bottega tanto lussuosa quanto a tutti accessibile. Il Vaso Portland, detto anche Vaso Barberini, è magnete che canalizza dirompente curiosità. Facendo riferimento a quella che appare la datazione più affidabile, periodo in cui ad esso venne data materiale sussistenza fu quello nel quale a regnare su Roma ed i suoi averi era Augusto, il primo imperatore. L’altezza del vaso non sfonda i 25 centimetri, con il diametro che invece è pari a 7,7 centimetri. I motivi rappresentati mostrano fascinosa colorazione blu cobalto;
  • Preistoria. Nel quadrante che sulla Preistoria s’impernia, 2 milioni di primavere han vissuto reperti per i quali il tempo altro non è che concetto confessante.

Similmente alla National Gallery, anche la gita al British Museum non richiede alcun esborso economico. Le esposizioni rimangono aperte ogni giorno, dalle 10 alle 17:30. Nella giornata del venerdì, alcuni poli prolungano apertura fino alle 20:30. Il personale non si occupa esclusivamente di preservare quel che sotto le luci dei riflettori viene con delicatezza sistemato, ma anche di restaurare tutti quegli oggetti che senza interventi risolutivi cadrebbero in disgrazia.


 

Selezionare emblema che con profitto riassume tratti e caratteri di una città che nel profondo andrebbe esaminata è impresa che rivelerebbe solo e soltanto elementare approssimazione. Eppure, tra la Torre di Londra ed il quartiere di Southwark, giace un ponte mobile che in una fotografia entrerebbe bussando, ma acquisendo nel giro di qualche secondo tutta la confidenza d’un ragazzo che timidezza alcuna non prova. Il Tower Bridge, soprattutto quando il sole cala, è frame verso il quale qualsiasi gomma cancellante apparrebbe del tutto inefficace. Da terra eretto a cavallo tra il 1886 ed il 1894, il Tower Bridge s’avvalse della fattiva manodopera di 432 operai. I due sostegni, pesanti 70.000 tonnellate ciascuno, sono entrambi fabbricati in calcestruzzo ed hanno il compito di sorreggere lo scheletro d’acciaio. In sede d’apertura, esso presentava altitudine di 40 metri e larghezza annessa ammontante a 60 metri. Quando luccichio irradiato raggiunse apogeo, il ponte veniva giornalmente aperto in cinque intervalli. Nel permettere attraversamento sottostate delle imbarcazioni, il Tower Bridge impiega soli 3 minuti. Se parete apicale di una delle due torri vorrete scalare, altro non dovrete dare che salire rampa di 300 scalini. In alternativa, un ascensore faciliterà simile gesto. Calcolo manchevole d’inesattezza quantifica in 40.000 le persone che ogni giorno percorrono il ponte.

Riconosciuta Patrimonio UNESCO alla fine degli anni Ottanta, la Torre di Londra è fortezza medievale che proietterà storie viste nei soli film. Congegnata tra il 1066 ed il 1087, fu Guglielmo il Conquistatore a desiderarne assemblaggio osservante ragioni squisitamente difensive. Aggiustamenti vennero poi apportati da Edoardo I nel 1307. Elemento che esprime medesimo vigore col quale esordì è senza ombra di dubbio alcuna la White Tower. Altezza della stessa è di 27 metri, con pareti il cui spessore è mediamente pari a 4 metri. Lunga secoli è stata una carriera nella quale i cupi indumenti della prigione indosso le sono stati confezionati. Generalmente, le celle venivano colmate gettando tra le sue mura perimetrali personaggi di rango piuttosto elevato, tutti accomunati da colpevole espletamento di atti arrecanti danno all’autorità monarchica inglese. Cubicoli che per accoglienza non eccellevano erano quelli che dal corso del Tamigi non distavano molto. Quando il pelo dell’acqua seguiva movimento ascendente, i detenuti correvano il serio rischio di perire annegati. Biglietto d’ingresso per la Torre di Londra costa poco meno di 25 sterline.

 

I quartieri più affascinanti

Ciò che d’ogni guida ci diverte di più è l’opportunità di potervi catapultare da un luogo all’altro, compiendo passaggio che dalla notoria saturazione traghetta verso bordi inascoltati ma che tante potenzialità sanno di avere. Nel 1999, una pellicola nel cui cast grandeggiarono star come Julia Roberts ed Hugh Grant è diventato spot per un quartiere, quello di Notting Hill, che prima d’allora quasi nessuno al di fuori di Londra mai aveva sentito nominare. Mercato dove oggettini d’antiquariato spolvereranno la vostra gita di colorata porporina è quello distinguibile col titolo di Portobello Road Market. Dagli abiti agli articoli d’arredamento, da graziosi ninnoli fino ad arrivare a bancarelle dove poter provare ingredienti e preparazioni d’ogni sorta, il mercatino invera l’essenza del commercio in strada. Approdo, soprattutto al termine della Seconda Guerra Mondiale, di chi imbattersi alla ricerca di fortuna voleva, Portobello Road Market s’orna di banchetti nei quali culture all’apparenza inconciliabili s’uniscono in un caloroso abbraccio. Se animo popolare in inganno potrebbe trarvi, farete bene a non illudervi troppo. I prezzi, agli effetti pratici, non appaiono poi così accessibili. Se mai di mente passerà la scena del film omonimo, nella quale lui visionava un film con indosso un vistoso paio di occhiali da sub, sappiate che essa venne girata al Notting Hill Coronet, nato a fine Ottocento come teatro ma poi convertito in cinema nel quale a cadenza giornaliera vengono girate pellicole indipendenti. Chi della pubblicità ha fatto il proprio mestiere, il Museum of Brand Packaging and Advertising sarà paradiso in terra. La struttura ingloba mostra nella quale ed essere esposti sono loghi e confezioni che, decollando dall’era in cui la Regina Vittoria regnava, atterra su modernità che mai approdo stabile rappresenta.

Chi ha tempo, denaro e voglia ed a Londra può quindi trascorrere lasso che i due o tre giorni supera, altri saranno i quartieri nei confronti dei quali far molto più d’un semplice pensierino:



  • A Brixton, etnie separate da vallo linguistico ma accomunate da voglia di dialogare egualmente trovano terreno nel quale creare equilibrata compresenza. Nella parte dove i primi nuclei familiari di stabilirono, vi è fedele ricostruzione del Globe Theater, sala teatrale nella quale esibizione di sé veniva data dalla compagnia fondata da William Shakespeare. Aspetto che  fascia il quartiere di un velo fatto di pura seta è rappresentato dalla street art. Tra le creazioni d’arte muraria più belle vi è quella realizzata da James Cochran e ritraente l’indimenticato David Bowie;

  • Antico rimembrante e contemporaneo dal profitto fin troppo dipendente sono facce d’una medaglia, chiamata Canary Wharf, che se in aria lancerete rifletterà accecandovi la luce d’un sole che a Londra di rado spunta ma i cuori rinfranca. Grattacieli moderni sono quartier generale dove la finanza fiuta il guadagno ed esorcizza la perdita. Passeggiare puntando in su il naso sarà nuova incombenza per chi simili costruzioni forse nemmeno le ha mai vedute. Quando al Natale mancano ormai poche settimane, nella Canada Square viene montata una pista nella quale sul ghiaccio pattinare. Attorno, chioschi saranno destinazione dove bere una bibita calda o mangiare dolcetto appetitoso;

  • Se nel bel mezzo di soggiorno che fisiologico stress alla vostra mente provocherà, di demone che la vacanza non deve rovinare potete sbarazzarvi in un parco dove la tranquillità comanda: Holland Park. La porzione situata a settentrione è grazioso boschetto dove, tra alberi secolari, viuzze ben curate potrete senza fretta percorrere. Nella frazione centrale, invece, c’è il Kyoto Garden, giardino guardante impronta stilistica giapponese sulla cui superficie, negli anni, sono stati piantati alberi di ciliegio ed allestite cascatelle.



 

I locali

Di notte, invece? Cosa fare? Nominare Londra a nulla servirebbe senza ad essa associare la degustazione d’ottima birra in uno dei tanti pub. Data l’immaginabile difficoltà di nominarli tutti, ci limiteremo ad elencare qualche suggerimento:

  • Se gli appartenenti alla vostra comitiva muoiono dalla voglia di scovare pub che, differentemente da quelli aperti solo di recente, simbolizza la veracità british, il Mayflower Pub è opzione della quale non vi pentirete affatto. Lo stabile nel quale risiede è stato costruito nel Settecento e l’atmosfera fa della spensieratezza e dell’accoglienza due dogmi dai quali mai si prescinde;

  • Avventurandovi nella periferia londinese, al 57 di Aldesley Road, l’Andover Arms Pub vi darà benvenuto che calore spande da ogni poro. Anni luce distante dal caos che caratterizza il centro cittadino, esso agevolmente può esser raggiunto usufruendo della metropolitana. I piatti sono pieni, la scelta è ampia, i prezzi sono concorrenziali e la birra è ottima. Se volete di più noi, francamente, ci arrendiamo;

  • Terzo ed ultimo consiglio si chiama Victoria Pub, locale dante nuova linfa ad un teatro vittima di inutilizzo. Nelle pietanze presenti in carta, originalità e tradizione non si escludono vicendevolmente, ma stipulano trattato controfirmato. La stanza allestita per la ristorazione è ammobiliata con comode poltroncine, divani dove perdersi in relax dove il tempo è solo un numero ed un caminetto il cui fuoco sarà miglior compagnia possibile.

Le info

Amaro che alla fine del pasto sta come il cacio sui maccheroni è dato dalla consueta serie di consigli conclusivi:

  • Decidere la zona dove pernottare è una tra le difficoltà maggiori d’ogni viaggio. Soluzione praticamente funzionale ma economicamente non troppo conveniente è quella che vi permetterà di trovare stanza d’hotel nel bel mezzo della zona chiamata Westminster. Le attrazioni principali disteranno un tiro di schioppo e le icone delle quali diventerete abituali visori valgono, con ogni probabilità, il sovrapprezzo al quale sicuramente incorrerete. Se, invece, allo shopping neanche a Londra rinunciate, albergo a Covent Garden è alternativa da vagliare. La monotonia verrà infranta da vicoletti dove magia non è solo una definizione e dove artisti di strada dimostreranno innata bravura. Se, infine, viaggiate con bambini al seguito, stanzetta a Notting Hill è anticamera d’un sogno che si avvererà;
  • La metropolitana di Londra, nel mondo la più antica, si compone di ben 12 linee. La circolazione dei vagoni s’estende dalle 5 del mattino fino alla mezzanotte. Il venerdì ed il sabato, invece, l’attività si prolunga durante tutto l’arco della nottata. Per quel che attiene la rete di trasporti londinese, tra le più efficienti che immaginarvi potete, sono nove i quadranti che suddividono la Capitale. Quelli che vanno dal 6 al 9 interessano i quartieri periferici. Ticket per le zone 1 e 2 (centro città) ha un costo di 4,90 sterline;
  • I quartieri migliori dove poter fare compere sono Oxford Street, Regent Street e Carnaby Street. Incubatoio di tendenze modaiole fin dalla seconda metà dello scorso secolo, Carnaby Street è punto centrale d’una rete di strade circostanti che raggiunge le 13 unità. Transitando sotto al celeberrimo arco, negozietti indipendenti, brand ormai consolidati e botteghe dove professionisti in erba si fanno le ossa saranno incontri davvero ravvicinati;
  • Collaudata quando il nuovo millennio alla porta bussò, il London Eye è una ruota panoramica che vanta numeri di tutto rispetto, sintetizzabili in circa 3,5 milioni di visitatori. Sono 32 le cabine vitree che senso circolare perpetuamente tracciano. In ciascuna di queste può accedere un massimo di 25 passeggeri. Quando le condizioni atmosferiche s’alzano con spirito benevolente, il panorama dall’alto visionabile tocca sia il centro che le periferie. Singola tornata dura più o meno 30 minuti. Un biglietto per il London Eye costa quasi 30 sterline;
  • Spostarsi a Londra senza dover acquistare biglietti è possibile, con la Oyster Card. Si è in presenza di una tessera ricaricabile con la quale potrete pagare le corse sui mezzi di trasporto senza necessità né di comprare un biglietto né di sborsare denaro contante. Acquistarla è facile, dato che in alternativa potrete farvela recapitare direttamente in casa. Sarete liberi di scegliere la somma con la quale caricarla. Vi consigliamo, se vacanza si spalma su un paio di giorni, di cominciare con una ventina di sterline;
  • Con i piatti tipici, gran finale è servito. Sempreverde che anche i bambini delizierà è, facile arrivare ad immaginarlo, Fish & Chips. Si tratta d’un filetto di pesce fritto, accompagnato da porzioni luculliane di spesse e croccanti patatine. Dolce che gusto e semplicità mette d’accordo sarà l’Eton mess, miscuglio di fragole, albume d’uovo montato e vellutata panna. Terzo ed ultimo piatto è il filetto alla Wellington, un trancio di manzo ricoperto da fine strato di friabile pasta sfoglia.
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